Intervista a Lorenzo Motta, ex sottocapo della Marina Militare Italiana 1


“Nessuno ci avvisò che vi era la presenza di uranio impoverito e nessuno si preoccupò di darci i dovuti mezzi di protezione individuale per quanto riguarda l’esposizione ad agenti tossici” 

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Ha partecipato a diverse missioni all’estero l’ex sottocapo di Marina Militare Italiana Lorenzo Motta, tra le quali svariate operazioni di antiterrorismo e antipirateria. Durante queste operazioni però nessuno si prese la briga di avvisar lui o gli altri militari che in quelle zone vi era la presenza di uranio impoverito, e di conseguenza nessuno mise a disposizione gli adeguati mezzi di protezione individuale che potessero proteggerli dall’esposizione. Fu così che, dopo essere tornato dalla sua ultima missione, a Motta fu diagnosticato il linfoma di Hodgkin. Da allora l’ex sottocapo di Marina deve fare i conti non solo con la malattia, ma anche con il sistema per dimostrare che questa, è stata causata dal servizio prestato all’estero durante le missioni. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Lorenzo Motta, che si è raccontato.

Lei decide di arruolarsi nella Marina Militare Italiana, la sua storia però prende una piega drammatica. Vuol raccontare cosa è successo?
L’anno 2002 decisi di arruolarmi nella Marina Militare, quindi frequentai a Taranto il corso di specializzazione. Finito il corso di specializzazione mi inviarono in un’unità molto operativa della Marina Militare, ovvero in una nave con base a La Spezia. La nave iniziò a navigare dal 2002 al 2007, e io partecipai a diverse missioni all’estero della Marina Militare, come nel Golfo Persico, Enduring Freedom per la pacificazione del territorio Afghano, per citarne alcune. Le operazioni a cui partecipai erano operazioni di antiterrorismo e antipirateria, e durante queste missioni, nessuno ci avvisò che vi era la presenza di uranio impoverito, e di conseguenza nessuno si preoccupò di darci i dovuti mezzi di protezione individuale per quanto riguarda l’esposizione ad agenti tossici.

Dove si trovava l’uranio impoverito?
L’uranio impoverito all’impatto rimane circoscritto nella zona di esplosione, il problema sono le nanoparticelle scaturire dall’esplosione. Le stesse, essendo più leggere, hanno più capacità di trasporto contaminando aria, terra e falde acquifere.

Per voi quindi, nessun mezzo di protezione?
Noi italiani non avevamo mezzi di protezione.  

Potrebbe essere più preciso?
Certo! In due particolari occasioni: campagna umanitaria a Djbouti e in Bharein, mi accorsi di forze della coalizione che avevano una dotazione diversa da quella nostra. Ovviamente non intendo solo a livello vestiario, avevano proprio delle maschere monofiltro.

Mi permetta, ma osservando che le forze della coalizione indossavano mezzi di protezione non vi siete mai chiesti il perché?
Come potevamo chiedici il perché, non conoscendo questa cruda realtà tenuta nascosta a migliaia di soldati.

Chi doveva avvisarvi?
Più che avvisarci, dovevano semplicemente tutelarci.

Le autorità italiane erano state informate della presenza in quei territori di uranio impoverito?
Assolutamente sì. Col tempo poi, si scoprono gli altarini, da quello che si è venuti a conoscenza già dal 1992, la nostra nazione era sta avvisata.

Perché non vi avvisarono?
Non è ho la più pallida idea. So solo che, per questa mancanza di avviso noi militari continuiamo ad ammalarci e morire.

Quale era il suo grado nella Marina?
Sottocapo.

Quali erano le sue mansioni durante le missioni?
Specialista nel sistema di combattimento, telecomunicatore. A bordo mi occupavo di accettazione, smistamento e controllo di messaggistica classificata. A terra invece facevamo cose che preferirei non dire, in quanto la Procura della Repubblica sta facendo delle eventuali indagini.

Quando si è accorto di esser venuto a contatto con sostanze tossiche?
Nel 2005 ero appena arrivato a Palermo dopo la mia ultima missione, quando improvvisamente mi accorsi di un gonfiore nella parte destra del collo, e dopo alcuni mesi mi fu diagnosticato un linfoma di Hodgkin. Mi sottoposi a otto cicli di chemioterapia e trentacinque sedute di radioterapia per debellare questo male, e fui sottoposto a due interventi.

Poi cosa accadde?
Accadde che un giorno arrivarono a casa i carabinieri che mi notificarono una lettera della Marina Militare. Nella lettera vi era scritto che, siccome avevo fatto tre mesi di malattia, se la mia malattia si fosse protratta per ulteriori tre mesi le mie competenze stipendiali si sarebbero ridotte a zero, e fu infatti quello che successe.

Lei nel periodo in cui non percepì alcun stipendio venne sfrattato?
Non percependo alcun stipendio non avevo più soldi per pagare la casa, e quindi non potendo pagare, il tribunale di Palermo mi diede lo sfratto esecutivo.

Quindi cosa decise di fare?
Nel 2005 intrapresi in modo pacifico le richieste affinché mi venisse riconosciuta la causa di servizio con la relativa definizione di vittima di dovere.

Cosa le risposero?
Dopo cinque anni risposero che non vi era nessuna attinenza con la mia malattia e il servizio prestato all’estero.

Quando iniziò il servizio nella Marina lei era sano?
Assolutamente sì, era sano come un pesce. Inoltre nel caso mio specifico nel 2003 decisi di frequentare il 54esimo Corso Incursori del Comsubin (Comando Incursori). Tale Comando è definito l’élite per la nostra nazione, e il personale che chiede di parteciparne viene fortemente posto a visita. Anche in quel caso ero sano.

Vi è qualche prova che può dimostrare che la sua malattia è stata causata dal servizio prestato?
Certo. Ho fatto analizzare i miei campioni biologici in un centro scientifico di Modena, che si occupa di vedere se dentro i linfonodi ci sono agenti di contaminazione, e nei miei linfonodi hanno trovato numerosissime particelle di metalli pesanti. Nel rapporto c’è scritto che questo è un segno inequivocabile delle esposizioni ambientali a cui sono stato sottoposto.

Lei ha mostrato questo documento?
Assolutamente sì.

Cosa le hanno risposto quando ha presentato questa prova?
Non l’hanno tenuta neanche in considerazione.

Allora cosa ha fatto?
Sono stato costretto a passare da una via pacifica che volevo intraprendere con l’amministrazione, a una via un poco più drammatica che è quella del tribunale, e ho fatto ricorso al Tar Lazio che in primo grado mi ha dato ragione.

Quindi ha avuto quello che voleva?
No perché hanno appellato la sentenza al Consiglio di Stato.

Chi ha appellato la sentenza?
Il ministero della Difesa e il Ministero Economia e Finanza.

Il Consiglio di Stato cosa ha risposto?
Anche il Consiglio di Stato mi ha dato ragione, quindi sono due sentenze a favore mio, ma sono stato costretto a fare un giudizio di ottemperanza, in cui chiedo al tribunale di intervenire.

Potrebbe essere più preciso?
Dopo queste due sentenze, insieme ai miei avvocati, speravamo che tutto fosse finito. Invece l’Amministrazione Statale ha negato per l’ennesima volta.

Quindi?
Nel giudizio di ottemperanza il Tar Lazio ha nominato una consulenza tecnica d’ufficio, cioè un medico che sta ponderando l’ordinanza emessa e se le espressioni fatte dall’amministrazione possono essere attendibili. L’udienza è stata fissata per il mese di marzo.

Cosa si aspetta da questa sentenza?
Semplicemente giustizia. Specie se si constata uno stato di accanimento nei miei confronti.

Che cosa vorrebbe dire a chi sta ai vertici del potere?
Vorrei semplicemente dire: mettetevi trenta secondi nella situazione che viviamo noi ormai da anni.

Dopo la malattia il suo ruolo è cambiato. Vuol dire di cosa si occupa?
Oggi sono un dipendente civile del Ministero della Difesa.

Che cosa le causa a livello fisico la contaminazione con l’uranio impoverito?
Sia la contaminazione e la patologia che ho avuto e che risulta in remissione, allo stato attuale mi causa dei problemi agli arti inferiori e al braccio destro. Oltre i mille complessi che una persona si fa essendo stato costretto a vivere una vita che non voleva vivere.

A carico di chi sono le spese dovute alla contaminazione con le sostanze tossiche?
Purtroppo se non hai un riconoscimento da parte dello Stato tutto è a carico nostro.

Vuole aggiungere altro?
Sto combattendo sulla multifattorialità perché credo che oltre all’uranio impoverito, alle nanoparticelle di metalli pesanti, siano molto implicanti il tipo di somministrazione vaccinale che ci venivano fatti. Anche i vaccini ci hanno devastato.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Lorenzo Motta, e ad maiora!


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