Intervista a Francesco Vaccariello, il responsabile dell’area fisica dell’Atalanta calcio 1


“Ritengo che una abilità preponderante per gestire al meglio la cura alla performance del professionista sia la flex ability e tutte le forme legate al controllo motorio” 

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Una passione per il mondo dello sport, quella di Francesco Vaccariello, che si è trasformata ben presto in una vera professione, professione che ha sempre svolto con cura e precisione, permettendogli quindi di farsi un nome degno di stima tra chi lavora nel settore. Il suo essersi distinto fin da subito lo ha portato a divenire il responsabile dell’area fisica dell’Atalanta Calcio. Vaccariello ha alle spalle un qualificato percorso di studi e lavorativo che gli ha permesso di apprendere l’arte di questo mestiere con competenza. Sa perfettamente che nel suo lavoro niente deve essere lasciato al caso per far si che in campo si veda la differenza e che gli atleti possano dare il meglio, e sembrerebbe proprio che Vaccariello in questo riesca alla perfezione. Responsabile dell’area fisica, collabora con lo staff che segue l’allenatore mettendosi a disposizione delle metodologie e delle scelte tecniche di mister Gasperini. Ma per essere un grande professionista bisogna anche essere aperti al confronto, e non solo con lo staff tecnico, anche con gli stessi atleti, e questo viene considerato da Francesco di fondamentale importanza, il tutto però nel rispetto sempre dei ruoli. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Francesco Vaccariello che ha parlato del suo ruolo nell’Atalanta.

Quando è nata la sua passione per il mondo del calcio?
Tutto è nato dalla mia passione per lo sport e le attività di movimento in generale. Penso che ogni persona cresca e divenga ciò che è. Quindi se si fa ciò che si è diventa molto più semplice essere soddisfatti della propria vita lavorativa.

Dove si è formato?
Ho conseguito la Laurea in Scienze Motorie presso l’Università di Verona.

Vuol raccontarci il suo percorso lavorativo, quindi dai suoi inizi fino ad oggi nell’Atalanta come referente dell’area fisica per conto della società?
Durante lo svolgimento dell’università praticavo l’attività di allenatore di calcio in società dilettantistiche, lavoravo nell’ambito del fitness e del recupero funzionale e svolgevo l’attività di istruttore di nuoto. Nel contempo conseguivo diverse abilitazioni quali comunicazione, chinesiologia, personal training, direzione sportiva, per completare il mio percorso di crescita. Sono entrato a far parte del mondo Chievo – settore giovanile – con il Prof. De Bellis, che saluto e ringrazio, vivendo l’emozione di stare a contatto con ragazzi che militavano in un mondo professionistico, per poi passare come preparatore alle categorie giovanili del Cittadella. L’attività in prima squadra è iniziata con mister Gregucci dal 2006 al 2008(Serie B), poi con mister Cevoli al Foligno(C1). L’anno successivo, sono approdato all’Atalanta. L’anno sportivo è stato un po’ delicato (con il cambio Conte-Mutti) e, in seguito poi al cambio di proprietà, la società mi ha chiesto di rimanere per continuare nel progetto (Colantuono-Reja-Gasperini) e, attraverso anche un piano di lavoro sul settore giovanile sono diventato responsabile dell’area fisica nel vivaio. A distanza di anni è incredibile pensare a come sono strani e, in questo caso, belli i casi della vita.

Qual è la principale differenza tra il calcio giocato e il lavoro dietro le quinte?
Gli addetti ai lavori sanno che il rettangolo di gioco è “solo” il punto di arrivo di un lavoro svolto in equipe. Come ogni lavoro vanno rispettate regole, modalità e doveri. Il calcio giocato è la parte fondamentale che ci porta a vivere il nostro lavoro al meglio.

Chi è un preparatore atletico?
Oggi il preparatore atletico è una figura polivalente che si occupa dell’area fisica, delle relazioni interne ed esterne, delle analisi e di molte altre situazioni che spesso esulano dalla propria specifica competenza. E’ un ruolo fatto di “letture” e di osservazioni che portano il professionista a divenire malleabile in funzione del momento e delle scelte che vanno prese insieme allo staff.

Per che cosa si caratterizza la sua figura?
Il mio ruolo all’interno di Atalanta è quello di essere responsabile dell’area fisica e di collaborare con lo staff che segue l’allenatore mettendomi a disposizione delle metodologie e delle scelte tecniche dell’allenatore. Tale compito prevede la collaborazione con i tecnici, gli altri preparatori atletici e i dirigenti in tutte le aree della società.

Quanto è importante per il preparatore atletico il dialogo con l’allenatore?
La relazione efficace e la capacità di comunicare all’interno di uno staff sono di fondamentale importanza per raggiungere l’obiettivo sportivo prefissato.

E nel suo caso specifico, con mister Gasperini?
Nel mio caso specifico, prendendomi cura dei dettagli della prevenzione e dei sistemi complementari alle attività prestative, è fondamentale per capire i sistemi tramite i quali è possibile stabilire strategie che permettano ad ogni singolo atleta di ottenere lo stato di benessere psico-fisico ottimale.

E’ importante a suo avviso informare i calciatori sul lavoro che andranno ad eseguire?
Un giocatore consapevole spesso persegue gli obiettivi con maggiore impegno. A volte però le strategie comunicative possono essere differenti anche in funzione delle “letture” quotidiane e delle scelte condivise prestabilite.

Gli atleti che hanno subito degli infortuni ricevono una preparazione specifica per il loro caso?
Ogni atleta, indipendentemente dal fatto che sia infortunato oppure no, ha una preparazione individualizzata. Logicamente chi ha subito un infortunio è inserito in un progetto di recupero e supervisione dello staff medico atletico specifico che dipende dalla tipologia di infortunio.

Che tecniche utilizza per prevenire gli infortuni?
Il complesso di strategie utilizzate per gestire la diminuzione dell’incidenza di infortuni sono elementi fondamentali per ricercare lo stato di benessere dell’atleta e del gruppo squadra. Essi dipendono da fattori quali l’età individuo e l’età di squadra, gli infortuni pregressi, i carichi settimanali, la percezione del carico e, innumerevoli altri. Ritengo che una abilità preponderante per gestire al meglio la cura alla performance del professionista sia la flex ability e tutte le forme legate al controllo motorio. Flex ability e forza sono due facce della stessa medaglia.

Qual è il modulo di gioco che predilige?
Il calcio è bello perché è molto variabile. Tutte le forme tattiche hanno caratteristiche vincenti ma dipendono anche dall’avversario. Le valutazioni di questo genere non mi competono ma è logico che a ognuno piaccia uno schema oppure l’altro a seconda anche dei giocatori che ha a disposizione.

Come si relaziona con gli atleti?
In tutti gli ambiti professionali è giusto mantenere un ruolo. E’ la prima caratteristica del lavoro. Un allenatore o uno staff incidono perché sanno mantenere equilibrio nella relazione con gli atleti. Non devono però mancare momenti ludici e di sano spirito di gruppo per gestire anche l’emotività e il benessere di un ambiente professionale.

Spesso gli occhi della critica sono rivolti verso la preparazione atletica quando le cose non vanno nel migliore dei modi. Cosa può dire a riguardo?
Spesso. E’ vero. Fa parte del sistema. E’ giusto essere messi in discussione l’importante è farlo con consapevolezza. Spesso chi giudica, e non solo riguardo l’ambito fisico, non ha la competenza né le corrette modalità di osservazione.

Perché è così importante monitorare col Gps gli atleti in campo?
E’ importante come sono importanti altre cose. Non fondamentale. Il Gps restituisce un feedback riguardo una parte del carico esterno. Questo ambito è molto complesso e il nostro settore professionale sta portando avanti sviluppi e riflessioni con cautela.

A suo avviso a miglior prestazione corrisponde la miglior partita?
Se per miglior prestazione si intende miglior carico esterno (estrapolato da Match Analysis o Gps) allora assolutamente no. Ma correre tanto e bene aiuta a vincere.

Qual è il sacrificio più grande che deve affrontare nel suo lavoro?
Ritengo di essere una persona fortunata quindi ogni sacrificio è fatto ben volentieri. La cosa che manca di più è la vicinanza a famiglia e amici ma, ripeto, sono molto fortunato.

Cosa può dire sull’Atalanta?
Una società esemplare cresciuta passo dopo passo e che guarda al futuro con forza, passione ed entusiasmo.

Che caratteristiche deve avere un buon preparatore atletico?
Deve avere dei valori, carisma, competenza e capacità di relazione.

Chi è Francesco quando non veste i panni di preparatore?
Soprattutto un marito, un padre e una persona che crede nell’amicizia.

Vuol dare un consiglio ai giovani che vorrebbero intraprendere questo lavoro?
Semplicemente di studiare, provare a perseguire la propria passione ed essere molto disponibili e positivi.

Vuole aggiungere altro?
Ringrazio gli allenatori, i colleghi e le società che mi hanno aiutato a crescere e lo fanno tuttora e ringrazio la mia famiglia per il supporto.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Francesco Vaccariello, e ad maiora!


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Un commento su “Intervista a Francesco Vaccariello, il responsabile dell’area fisica dell’Atalanta calcio

  • Massimo Gennaro

    Ho conosciuto Francesco molti anni fa, ed era anche un ottimo giocatore, intuitivo, riflessivo, scaltro nei movimenti senza palla, corretto con l’ avversario e di supporto ai compagni. La sua passione lo ha portato a questo punto, da non considerare come arrivo, ma punto di partenza per una futura esperienza in ambito europeo, che ti auguro di cuore.