Intervista all’osteopata del Bari Calcio Francesco Loiacono 2


“A differenza della medicina tradizionale che concentra i propri sforzi sulla ricerca ed eliminazione del sintomo, l’osteopatia considera il sintomo un alleato e mira all’individuazione della causa che lo ha generato”

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Competenza e professionalità sono elementi ben tangibili nell’osteopata Francesco Loiacono, che negli anni è riuscito a farsi un nome degno di stima non solo da parte dei colleghi ma anche da coloro che si sono affidati ai suoi trattamenti osteopatici. Loiacono ha alle spalle un qualificato percorso di studi che gli ha permesso di svolgere il suo lavoro distinguendosi dalla massa di ciarlatani che spesso circola indisturbata in Italia, paese in cui non vi è alcuna regolamentazione definita per tale professione, motivo per il quale sempre più persone rischiano, a discapito della loro salute, di imbattersi in praticanti senza alcun titolo. Ma nel mondo sportivo solo i più qualificati e preparati sono ricercati, e infatti sono sempre di più le società calcistiche che vogliono all’interno dei loro staff la figura dell’osteopata, e questo Loiacono lo sa bene, che infatti da diversi anni ormai è l’osteopata del Bari Calcio. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Francesco Loiacono, che ha spiegato in cosa consiste il lavoro dell’osteopata e non solo.

Cos’è l’Osteopatia?
L’osteopatia è un sistema di diagnosi e trattamento che basandosi su conoscenze mediche tradizionali come l’anatomia e la fisiologia, attraverso specifiche manipolazioni, si dimostra efficace per la prevenzione, la valutazione ed il trattamento di disturbi che interessano non solo l’apparato neuro-muscolo-scheletrico ma anche quello cranio-sacrale e viscerale.

Qual è la differenza con la medicina tradizionale?
A differenza della medicina tradizionale allopatica, che concentra i propri sforzi sulla ricerca ed eliminazione del sintomo, l’osteopatia considera il sintomo un “alleato” e mira all’individuazione della causa che lo ha generato.

Quando nasce la sua passione per il mondo dell’osteopatia?
Più di venti anni fa, a Mesagne, partecipai ad un congresso in cui si parlava di osteopatia, mi incuriosì la relazione di un osteopata che parlava di connessioni tra malocclusioni dentali e cervico dorsalgie così come mi appassionò l’esposizione di un caso clinico in cui veniva dimostrato come una banale distorsione di caviglia avesse potuto generare una importante lombalgia.

Qual è il percorso di studi indicato per tale professione?
Quando mi sono iscritto vi potevano accedere i laureati in Medicina e Chirurgia o in Fisioterapia o in Scienze Motorie, con il passare degli anni hanno esteso l’accesso ad altre figure sanitarie oltre che ai ragazzi appena maturati.

Il suo nello specifico quale è stato?
Ho una Laurea in Fisioterapia. Poi ho un Master di I livello in Management e coordinamento delle professioni sanitarie, con una tesi sperimentale in Scienze Osteopatiche.

Quando iniziò a lavorare come fisioterapista?
Iniziai a lavorare nel 1998 come fisioterapista del servizio di riabilitazione di una casa di cura privata.

Poi?
Nel 2001 sempre come fisioterapista firmai il contratto per la Asl Ba, dal 2016 visti i numerosi impegni chiesi e ottenni dalla mia azienda, dove tutt’oggi lavoro, l’incarico part time.

Ha collaborato anche con la Nazionale di Pallamano?
Dal 2004 al 2006 ho collaborato con la Nazionale senior di Pallamano, e poi nel 2009 ho aperto il mio studio a Conversano, dove tutt’ora esercito.

Lei prima di svolgere la professione di osteopata, svolgeva quella di atleta. E’ esatto?
In parte, nel senso che non c’è mai stato un momento in cui abbia fatto soltanto l’atleta, facendo tanti sacrifici, ho dovuto conciliare lo studio, il lavoro e lo sport;

Ha giocato anche con il Crotone?
Nel 2002 firmai con il Crotone, poi due mesi dopo la firma decisi di iscrivermi alla scuola di Osteopatia, il Presidente Claudio Liotti mi colpì tanto ed in positivo naturalmente, comprese la mia decisione e non si oppose al fatto che tornassi a casa;

Questa decisione rappresentò per lei un grande cambiamento?
Fu sicuramente una decisione che diede una svolta importante anche al mio futuro di atleta, ottenni la rescissione del contratto e mi avvicinai a casa per giocare in serie A2.

Fu un trasferimento studiato a tavolino?
Eccome! Era un trasferimento che mi consentiva di conciliare gioco e studio.

Vinse uno scudetto?
Sì. Col Conversano che è la squadra della mia città, ho vinto uno scudetto e una coppa Italia nella stagione 2005/06.

Lei è un osteopata. Di cosa si occupa?
Di esaminare il paziente a 360°, quindi andare all’origine del dolore e provare a disinnescare tale origine con manipolazioni efficaci e sicure.

Per chi è indicato il trattamento osteopatico?
Le indicazioni sono diverse e tante da elencare.

Quali quelle più comuni?
Quelle più comuni sono le lombalgie, le cervicalgie, le cefalee, le condizioni post traumatiche, le condizioni post operatorie ortopediche, le aderenze, le cicatrici, le problematiche legate all’articolazione temporo mandibolare, le vertigini, i disturbi della digestione, le difficoltà del transito intestinale, i disturbi viscerali, le problematiche neonatali.

Vi sono delle controindicazioni?
Vengono considerate controindicazioni tutte quelle urgenze mediche e quelle malattie con danno organico importante per le quali sarebbe impossibile ripristinare l’autoguarigione.

Come svolge un trattamento?
Ritengo molto importante la raccolta anamnestica a cui dedico buona parte della prima seduta, quindi effettuo una batteria di test che mi portano ad avere un’idea più dettagliata della problematica che il paziente può presentare, infine effettuo il trattamento vero e proprio, il tutto solitamente varia dai 40 ai 60 minuti.

Che mezzi utilizza per fare le diagnosi?
Le mani e la vista; nei casi che lo richiedono mi faccio un’idea più chiara e dettagliata del caso specifico dando uno sguardo ad esami strumentali come risonanze magnetiche o ecografie.

Quali tecniche utilizza sui pazienti?
Il trattamento osteopatico è sempre globale e personalizzato, non esistono trattamenti viscerali piuttosto che strutturali o cranio sacrali, ogni osteopata decide autonomamente in che modo svolgere una seduta e quali tecniche utilizzare.

Le pressioni che voi applicate sul corpo del paziente, nonostante siano leggerissime, riescono a risolvere situazioni spesso invalidanti. Come è possibile?
Prova ad ascoltare le pulsazioni a livello dell’arteria radiale, se eserciti con le dita della mano opposta all’arteria da ascoltare una pressione energica ascolterai ben poco, se invece le dita le appoggi dolcemente sentirai molto meglio il battito.

Bisogna essere degli esperti nel riuscire ad ascoltare correttamente?
Nella mia scuola abbiamo iniziato sin dal primo giorno ad esercitarci nell’ascolto delle strutture muscolari piuttosto che craniali o viscerali. Testando centinaia di volte una determinata parte del corpo assieme all’esecuzione di esercizi propedeutici all’ascolto si arriva in modo relativamente semplice con una leggerissima pressione.

Ci sono limiti di età per il trattamento osteopatico?
Non ci sono limiti di etá, si possono trattare indifferentemente neonati e anziani.

A suo parere come è vista l’osteopatia in Italia?
I dati emersi dalla prima indagine demoscopica sulla diffusione e la conoscenza dell’osteopatia in Italia rivelano che sono circa 10 milioni gli italiani che vanno dall’osteopata e che il 90% di questi si dichiara molto soddisfatto del trattamento.
Sono dunque i dati a dimostrare che l’osteopatia è scelta e apprezzata da milioni di cittadini ed è quindi già una professione radicata sebbene non ancora riconosciuta. Naturalmente c’è anche chi non la condivide, chi ne critica i principi, chi ne conduce una battaglia personale, è il gioco delle parti!

Non essendo riconosciuta vi è la possibilità di imbattersi in dei ciarlatani. Come è possibile tutelarsi da tali impostori?
Certo che ci si può imbattere con dei ciarlatani! C’è gente che frequenta corsi di soli sei mesi o al massimo un paio d’anni e dice di essere osteopata. La situazione purtroppo è complessa, non vi è ancora una regolamentazione ben definita e così sino a quando ciò non accadrà ci troveremo sempre di fronte a situazioni a dir poco “strane” ed equivoche.

Lei è l’osteopata del Bari calcio. Come interviene l’osteopatia nel calcio? 
Innanzitutto c’è da dire che sempre più società sportive professionistiche hanno nei loro staff un osteopata e sempre più atleti, professionisti e non, ne richiedono la presenza. Sin dal ritiro precampionato, in stretta collaborazione con staff tecnico e staff medico, valuto ed esamino l’atleta a 360°. Spiego ai ragazzi le corrette dinamiche di movimento, le giuste posture, ricerco con visite accurate e test specifici tutte quelle disfunzioni articolari, ossee, miofasciali, viscerali che possono comportare un’alterazione dell’assetto posturale, tutto ciò per contribuire al miglioramento delle performance e prevenirne gli infortuni.

Come si approccia con gli atleti?
Da settembre in poi riduco notevolmente la raccolta anamnestica rispetto a quello che ho fatto in ritiro o rispetto a quello che faccio di solito in studio, tutto ciò perché con il calciatore ti relazioni quotidianamente, lo vedi ogni giorno, sai tutto del suo problema e dell’evoluzione dello stesso, tra noi membri dello staff poi ci teniamo in contatto 24 ore 24. L’approccio vero e proprio all’atleta è il medesimo rispetto a quello che utilizzo con i pazienti in studio, ciò che cambia con il calciatore sono certamente i tempi, quelli di trattamento, devi essere quanto più sintetico possibile, e quelli concernenti il risultato, il giocatore deve star bene subito, nell’immediato e tutto questo comporta una serie infinita di situazioni che soltanto chi è stato e sta nel mondo del calcio può immaginare.

Che ricordo ha del suo primo lavoro al servizio di un calciatore?
La primissima esperienza con un calciatore l’ho avuta con Gianluca Zambrotta, ero a Cassano delle Murge a studiare un macchinario isocinetico, lui fece un po’ di sedute di isocinetica dopo l’intervento di meniscectomia, ricordo che rientrò in campo per Parma Bari e fece anche gol.

Quanto è importante la sua figura all’interno di uno staff tecnico?
In Italia è ritenuta importante e lo diventerà sempre più, così come lo è in Inghilterra o in Francia: nel Regno Unito è tutta un’altra musica, la professione è riconosciuta e di conseguenza una serie di aspetti cambiano in positivo naturalmente, in Francia ci sono società come Nantes in cui addirittura è il medico stesso ad essere osteopata.

Lei è presente durante le partite?
Nelle partite casalinghe sempre, in trasferta spesso e volentieri.

I medici consigliano il vostro intervento?
Finalmente iniziano ad arrivare in studio pazienti con prescrizioni fatte da medici di base, ortopedici o fisiatri che consigliano il trattamento osteopatico, una cosa impensabile sino a qualche anno fa; oggi sono contento di aver avviato con diversi specialisti un importante e stimolante rapporto di fiducia.

Che consiglio può dare alle persone che vorrebbero intraprendere questa professione?
Steve Jobs diceva che l’unico modo per fare un ottimo lavoro è amare quello che si fa, il consiglio che do a chi vorrebbe intraprendere questo mestiere dunque è di farlo soltanto se realmente innamorati, appassionati, e alla luce delle ultime normative vigenti sulla nostra professione, bene informati.

Progetti?
Vorrei creare una sorta di anagrafe di osteopati di società di calcio, incontrarci annualmente, condividere esperienze, lavori, risultati, in un certo senso identificarci, valorizzarci; Marco Cesarini collega bravo e preparato, oggi al Fulham si era già mosso affinché agli osteopati venisse data la possibilità di tesseramento, ma purtroppo la commissione medica di Coverciano non ha mai ceduto e questo certamente anche perché non vi è ancora un riconoscimento ufficiale della nostra professione come professione sanitaria.

Vuole aggiungere altro?
Spesso leggo sui social diatribe assurde tra fisioterapisti e osteopati: accuse, offese, rivalità, addirittura querele, minacce, non le capisco! Cerchiamo di badare più al benessere del paziente, dell’atleta, della persona, deve essere quella la nostra missione, che lo si curi poi con tecniche osteopatiche piuttosto che con terapia fisica o con manovre fisioterapiche poco importa! L’abbiamo capito o no che non esistono terapie miracolose, che non esiste il fisioterapista o l’osteopata migliore d’Italia! Mettiamo da parte personalismi e guerre di potere, lavoriamo secondo scienza e coscienza e vogliamoci bene!

Sledet.com ringrazia per l’intervista l’osteopata Francesco Loiacono, e ad maiora!


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2 commenti su “Intervista all’osteopata del Bari Calcio Francesco Loiacono

  • Massimiliano Simone

    Per esperienza personale, posso confermare la validità di Francesco, non sono un calciatore professionista ma grazie a lui ho potuto giocare parecchi anni senza problemi!

    Grande Fra!