A tu per tu con Miriam Galanti


“Lavorare con Giancarlo Giannini nel fashion movie The Good Italian II è stato molto bello, lui mi ha dato tanti consigli”

Intervista di Desirè Sara Serventi

Un talento innato per la recitazione quello di Miriam Galanti, talento che è ben visibile quando sta in scena o sul set, infatti ogni personaggio da lei interpretato riesce a catturare in modo naturale l’attenzione del pubblico, e non solo per la passione che mette nell’interpretare il ruolo che viene lei affidato, ma anche perché è ben visibile la sua qualificata preparazione artistica. E’ un’attrice versatile Miriam, che può vantare esperienze lavorative e ruoli interpretati di successo, come quando ha lavorato con Giancarlo Giannini nel fashion movie “The Good Italian II, dove sia lei che Giannini vestivano il ruolo di protagonisti. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Miriam Galanti, che si è raccontata.

Se le chiedessi di raccontarsi cosa risponderebbe?
Non saprei davvero come rispondere e sicuramente la mia risposta cambierebbe un po’ ogni giorno perché sono molto istintiva. Oggi mi sento di dire che Miriam è una ragazza che è dovuta crescere molto velocemente, è una ragazza malinconica ma che ama ridere, che ama le cose semplici, e che ha imparato a rialzarsi velocemente. Conservo ancor un lato di ingenuità che però crescendo sta mano mano andandosene e questo un po’ mi dispiace. Mi ritengo una persona generosa e molto aperta alle novità.

Quando nasce la sua passione per il mondo della recitazione?
Nasce da un’esigenza personale. Avevo bisogno di buttare fuori quello che avevo dentro, ma sentivo anche l’esigenza di tirare fuori queste cose in un modo costruttivo e non in un modo distruttivo, e la recitazione è la cosa che ho sentito più vicino a me.

Lei si è formata presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Vuol parlarne?
Partecipai al provino anche se, devo confessare che in realtà non avevo mai pensato di poter fare un’accademia di recitazione, perché occupava tutta la giornata e io all’epoca frequentavo l’università a Roma. Certo a Roma mi ero trasferita proprio per fare l’attrice e dunque decisi di provarci totalmente. Partecipai al provino pensando di poter far coincidere le due cose, ovvero i miei studi universitari con quelli di recitazione.

Invece?
Invece mi sono resa conto che per come sono fatta io, la cosa non era possibile. Io ho tante energie, però le devo veicolare in un’unica direzione. Quindi una volta fatto il provino ed essere stata presa, ho abbandonato l’università e ho subito capito che il mestiere dell’attrice, era quello che volevo fare.

Ha partecipato a diverse serie televisive, è esatto?
Sì, ho lavorato nella serie televisiva “Don Matteo” e “Che Dio ci aiuti”.

Tra i vari cortometraggi in cui lei ha lavorato, Metamorfosi è uno tra quelli che ha riscosso un grande successo?
Metamorfosi, che è stato diretto da Gilles Rocca, ha avuto un grandissimo successo. E’ un corto che parla del femminicidio ed è stato scelto dal Ministero degli Interni per rappresentare l’Italia in Europa contro il femminicidio. Metamorfosi a livello lavorativo mi ha dato molto.

Con questo corto ricevette anche un premio?
Esatto. Venni premiata alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, come Giovane Promessa del Cinema italiano.

Lei ha lavorato affianco di Giancarlo Giannini nel fashion movie “The Good Italian II”?
Sì. E’ stata una bellissima esperienza lavorativa, anche perché io e Giancarlo Giannini eravamo i protagonisti. Abbiamo girato in Italia, poi la produzione l’ha portato in tanti concorsi internazionali. Lavorare con lui è stato molto bello anche perché, è stato con me carinissimo e mi ha dato tanti consigli.

Qual è uno dei consigli che Giannini le ha dato?
Mi ha detto di divertirmi sempre quando recito perché il lavoro dell’attore deve essere prima di tutto un gioco, deve essere ogni volta come un ritorno all’infanzia, alla fanciullezza, quando si giocava ad una qualsiasi cosa e ci si credeva profondamente e totalmente, ogni azione era reale e non pensata. Infatti recitare in inglese si dice: to play.

Ricorda qualche aneddoto particolare capitato durante le riprese?
Una volta stavamo girando una scena e c’era il campo su di me, ovvero ero inquadrata solo io e non lui. Ad un certo punto Giancarlo ha chiesto di poter vedere in macchina come fosse l’immagine, e ricordo che disse: Miriam è molto più bella di così, le luci non vanno bene! Infatti fece cambiare tutte le luci.

A livello professionale cosa le ha dato l’esperienza accanto a Giannini?
Recitare insieme ad un mostro sacro del cinema come lui ti fa crescere molto. Avere la possibilità di poterlo osservare e “studiare” sul set è una fortuna per una giovane attrice.

Ha recitato nello spettacolo dal titolo “Miracoli” che si è tenuto presso alcuni teatri di Roma. Vuol parlarne?
Ho fatto questo spettacolo, “Miracoli!” diretto dal regista Marcello Cotugno, con i detenuti di due carceri di Roma: Rebibbia e Regina Coeli. Nello spettacolo c’era anche un’altra attrice, Agustina Risotto Interlandi ed eravamo affiancati da uno psicoterapeuta. Insieme ai detenuti di questi carceri abbiamo scritto uno spettacolo che raccontava della loro vita, è stato uno spettacolo che ha riscosso un grande successo, infatti l’abbiamo portato in scena più volte a Roma e abbiamo prolungato anche la programmazione. E’ stato un percorso bellissimo ma anche difficile, anche perché loro all’inizio erano chiusi rispetto all’idea di fare uno spettacolo, poi invece si sono aperti e insieme ci siamo divertiti molto, abbiamo instaurato anche un bellissimo rapporto e addirittura nelle repliche insegnavano loro a me. Da loro ho imparato ad essere più spontanea sul palcoscenico. Loro erano molto talentuosi a recitare, molto reali, senza sovrastrutture.

E’ andata in scena anche nello spettacolo teatrale Misantropo al teatro Eliseo di Roma?
La regia era di Francesco Frangipane e la protagonista era Lucrezia Lante della Rovere. Inutile dire che è stata un’esperienza davvero bella, recitare all’Eliseo è un sogno che si è realizzato, infatti ho sempre desiderato poter calcare quel palco. Siamo stati in scena dieci giorni ed ogni sera abbiamo fatto sold out. Una bella soddisfazione.

Si avvale della presenza di un actor coach per aiutarla a calarsi nel migliore dei modi nel personaggio che deve interpretare?
Questa è una bellissima domanda. Io ho studiato ovviamente tante tecniche, però poi ognuno apprende tanti metodi per trovare il suo. Io ho un personal coach che è Sergio Valastro. Non lo conosco da moltissimo ma è diventata una persona molto importante nella mia vita. L’ho conosciuto poco prima di iniziare le riprese dell’ultimo film che ho girato, dal titolo Scarlett. Il ruolo che dovevo interpretare era molto difficile, e allora ho chiesto a questa produzione molto disponibile e molto attenta alle mie esigenze se potessi avere un actor coach che mi seguisse prima e durante il set, e la risposta è stata affermativa, quindi ho scelto Sergio Valastro. Con lui abbiamo fatto un lavoro molto difficile, ma siamo riusciti a trovare delle strade e dei modi molto personali per interpretare il mio personaggio, un personaggio con molte sfaccettature.

Il lavoro fatto con Valastro è stato anche terapeutico?
Per me è stato molto terapeutico. Ho perso mia sorella di leucemia e ho perso anche mio padre, e in realtà ho iniziato a recitare per questo motivo, perché ho vissuto la malattia di mia sorella in pieno, e tenevo nascosta dentro di me quella sofferenza del passato che invece aveva bisogno in un qualche modo di uscire. Insieme al mio actor coach siamo andati a trovare i buchi neri di questi eventi traumatici e abbiamo lavorato per metterli a servizio del personaggio che dovevo interpretare in Scarlett. Raccontata così può sembrare devastante ma posso assicurare che è un’esperienza molto bella, formativa e che ti fa crescere insegnandoti a gestire la tua emotività.

In Scarlett è la protagonista. Vuol parlare del film?
Scarlett è un’opera prima, è un thriller psicologico diretto da Luigi Boccia e prodotto dalla DreamWorld Movies. Il cast è composto da Loredana Cannata e Ivan Castiglione, ma siccome siamo ancora nella fase di montaggio, non posso dire altro.

Con la stessa casa di produzione state scrivendo il film Metamorosi?
Sì e lo stiamo scrivendo insieme a Gilles Rocca e ad un altro sceneggiatore. Io interpreto Daphne, la protagonista. Sento di dover fare nel mio piccolo qualcosa per la libertà della donna per ribellarci verso questo maschilismo presente.

E’ un tema, quello sulla violenza contro le donne di cui lei si occupa spesso?
E’ un tema che mi sta molto a cuore, sogno una società in cui non esistano differenze tra uomo e donna e vorrei che ogni donna si sentisse libera di essere ciò che vuole, senza cadere nel retaggio di una società ancora troppo maschilista e ancora troppo basata sul concetto di “possesso”.

Qual è la principale difficoltà nel mondo della recitazione?
Ogni lavoro ha le sue difficoltà, ma sinceramente non saprei indicarne una specifica. Sicuramente una difficoltà per quanto mi riguarda è superare la timidezza iniziale, quell’imbarazzo che alle volte provo quando mi approccio inizialmente ad un personaggio, ma una volta che l’ho compreso la timidezza passa e mi metto a studiare, a provare e riprovare per far diventare il personaggio un tutt’uno con me.

Chi è Miriam quando sta lontano dalle luci dei riflettori?
Una ragazza, ormai una donna, che ama fare sport soprattutto all’aria aperta, che ama nuotare, andare in bicicletta e che ha anche imparato ad amare la solitudine. Nella solitudine riesci a capire chi sei. Qualche mese fa ho fatto un pezzo di Via Francigena con zaino in spalla dormendo in ostelli o rifugi ed è stata un’esperienza meravigliosa. Il trauma è stato tornare alla vita quotidiana nella società che ci circonda. Alle volte sento il bisogno di isolarmi, ma sono anche consapevole del fatto che per realizzare i propri obiettivi bisogna impegnarsi ogni giorno, non si può fuggire.

Attualmente in cosa è impegnata?
Sto girando un cortometraggio con la regia di Camilla Percuoco. Il corto si intitola “Accanto a me”, l’argomento principale è la dipendenza affettiva. Sono felice di far parte di questo progetto anche perché alla regia c’è appunto una donna ed inoltre è una donna molto sensibile, abbiamo instaurato un bel rapporto sul set.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Miriam Galanti, e ad maiora!

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