A tu per tu con Pasquale Esposito: il nuovo volto di Gomorra


“Il personaggio che interpreto è il boss di Forcella” 

Intervista di Desirè Sara Serventi

Artisticamente Pasquale Esposito si è formato tra l’Italia e gli Stati Uniti, dove ha avuto modo di apprendere e perfezionare nel migliore dei modo l’arte recitativa. Tanti i personaggi da lui interpretati, sia in teatro che in televisione, e in tutti i ruoli che gli sono stati affidati ciò che è emerso è la sua qualificata preparazione artistica, che gli permette di calarsi nel migliore dei modi nel personaggio da interpretare. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Pasquale Esposito, che si è raccontato.

Se le chiedessi di raccontarsi cosa risponderebbe?
Che preferirei essere raccontato da altri. E’ di gran lunga più interessante.

Quando è nata la sua passione per il mondo della recitazione?
Molto presto! A Napoli, che è la città in cui sono nato, si giravano, e ancora si girano un sacco di film, e ho cominciato quindi a lavorare prestissimo. Poi ho lasciato verso i diciassette anni la mia città per trasferirmi a Roma dove ho continuato con il teatro.

Dove si è formato artisticamente?
La domanda è interessante, anche perché io ancora sento che mi sto formando. Amo formarmi partendo dal non seguire niente di prestabilito, ne metodi tecnici ne di stili, piuttosto amo camminare in un sentiero non ancora percorso. So per esperienza di anni, che la creatività è un tesoro che non può essere insegnato ma solo scoperto. E’ un processo originale, ognuno deve scoprire la sua chiave. Comunque artisticamente mi sono formato tra l’Italia e gli Stati Uniti con insegnanti americani tra i quali: Susan Batson, Susan Strasberg la figlia di Lee Strasberg, Sandra e Greta Seacat, l’unica italiana è stata Francesca De Sapio membro dell’actor Studio che insegnava a Roma e poi Dominque De Fazio anche lui membro dell’actor Studio col quale ho studiato tanti anni. Per Dominique ho anche insegnato per quattro anni al suo Studio tra l’Italia e la Germania.

Poi?
Ho fondato una compagnia in Germania con la quale oggi faccio ricerca e progetti artistici e insegno tutto in inglese, la Research Company Art and Awareness, Artandawareness.net. 

Vuol parlarci del suo percorso lavorativo?
Il mio è un percorso che nasce dal teatro. Teatro come evento vitale, espressivo e comunicativo. Ho iniziato a lavorare subito e ricordo il mio primo ruolo, fu da protagonista. Ho debuttato facendo Romeo, in Romeo e Giulietta in una compagnia sperimentale con la regia di Adriana Carli e poi ho continuato facendo tante tournée teatrali con diversi registi: Cobelli, Carlo Cecchi, Giancarlo Sepe e Patroni Griffi. Poi ad un certo punto ho cominciato a lavorare per la televisione, tante piccole cose in serie televisive come Carabinieri, La squadra, Don Matteo, e quando abitavo a Los Angeles ho lavorato in film indipendenti. Poi dopo aver debuttato con “A looking glass”, lo spettacolo della mia compagnia a Monaco, è arrivata una sequenza di audizioni a Roma per Gomorra, in cui mi è stato dato il ruolo di un nuovo boss, che appare in questa terza serie.

Quale reputa l’esperienza più significativa per la sua carriera?
Un’esperienza significativa l’ho avuta con la mia compagnia, dove ho curato la regia dello spettacolo. E’ stata probabilmente una delle più significative perché ho dovuto prendermi cura prima degli attori e della totalità dello spettacolo e poi del mio ruolo di attore. Questa esperienza ha rinnovato il mio essere attore e regista.

Lei ha lavorato sia in Italia che all’estero, quali sono le principali differenze che ha trovato?
Le differenze sono tante e alcune sono a mio parere fondamentali. Negli Stati Uniti c’è più consapevolezza del linguaggio cinematografico, sanno quanto è importante sul set l’autenticità e quindi danno molta libertà e responsabilità all’attore. In Europa invece la mia sensazione, ovviamente con delle eccezioni, è quella che stanno ancora curando il significato delle parole, curano molto la fotografia ma non la veridicità di quello che accade dal momento del ciak. Devo dire invece che lavorando per la produzione di Gomorra, mi sono sentito in una produzione di valore in Italia.

Quali tecniche utilizza per calarsi nel personaggio che deve interpretare?
Ho studiato per anni il metodo sviluppato da Lee Strasberg all’interno del group theatre sulle basi prese da Stanislasky, per cui per anni ho usato molto le mie emozioni personali per rendere vero un personaggio. Poi continuando lo studio e la ricerca, e soprattutto da quando ho la mia compagnia, non uso nessun metodo anzi, non amo tecniche ne metodologie. Affronto ogni progetto, ogni ruolo, partendo da una ricerca del luogo dove la storia accade e la ricerca degli avvenimenti che accadono a quel personaggio umanamente parlando, e li esploro in prima persona. Questo è un processo che faccio più con l’atteggiamento di un bambino che non con quello di un attore che invece usa una tecnica per entrare nel ruolo.

Qual è il genere in cui preferisce recitare?
Devo dire che non ho generi preferiti, amo le belle sceneggiature e i bei testi teatrali. Amo l’autore Tennesse Williams, amo le sceneggiature di Paolo Sorrentino, ma non ho preferenze di genere se sono ben scritte. Sono uno story teller, come si dice in inglese, e ogni storia ha la sua importanza.

Lei fa parte del cast di Gomorra 3. Vuol parlare del suo personaggio?
Prima dell’uscita non posso dire tanto se non che, il personaggio che interpreto è il boss di Forcella. La cosa buffa è che sono nato a meno di dieci minuti da quella zona. E’ un personaggio che ama vestire bene e ha un senso di eleganza che non sta solo nel vestire ma in un’etica che si vedrà molto bene tra i giovani.

Qual è stata la principale difficoltà nell’interpretare questo ruolo?
Beh la violenza prima di tutto. Mi ricordo che il regista dopo la seconda audizione mi ha chiesto di vedere la prima e la seconda serie, e cosi ho fatto. Dopo che le ho guardate ho detto a mia moglie: sai che non sono mica sicuro di voler fare questo progetto.

Invece?
Poi sono stato preso dalla bellezza delle scene e dalle persone meravigliose che hanno lavorato a questo progetto.

Attualmente in cosa è impegnato?
In un progetto arrivato da poco, due gemellini di cui insieme a mia moglie mi prendo cura ogni giorno, è un impegno per eroi.

Progetti?
Ho un progetto in UK con la mia compagnia. A parte questo, sta per uscire un documentario sulla mia ricerca artistica in inglese “Something from Nothing” e ci sono due produzioni cinematografiche di cui però non posso dire niente, posso dire che verranno girati in inglese e sono dei progetti internazionali cinematografici.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Pasquale Esposito, e ad maiora!

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