Sinusite. A parlarne è il chirurgo otorinolaringoiatra Giancarlo Capasso


“Attualmente la FESS è l’approccio chirurgico di scelta ai seni paranasali, avendo sostituito tecniche ormai andate in disuso quali la Caldwell-Luc o Ogston-Luc”

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Il Dott. Giancarlo Capasso dirige con competenza l’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria della Clinica Stabia, dove pratica circa trecento interventi l’anno di chirurgia endoscopica e dei seni paranasali, e non solo. Negli anni il dr. Giancarlo Capasso, noto medico chirurgo specialista in otorinolaringoiatria con un curriculum di tutto rispetto in cui spiccano la notevolissima casistica operatoria e i periodi di formazione in prestigiose Cliniche universitarie Europee, si è caratterizzato per la costante ricerca di nuove tecniche chirurgiche in grado di fare la differenza in campo medico. Attualmente è uno dei maggiori esperti di chirurgia endoscopica dei sei seni paranasali e del basicranio anteriore. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto il dr. Giancarlo Capasso che ha parlato della sinusite, spiegando non solo che cosa s’intende per questa patologia, ma anche quali sono le terapie più adatte e le nuove tecnologie a disposizione di medici e pazienti e che lui adotta da anni.

Che cos’è la sinusite?
La sinusite è un processo infiammatorio della mucosa dei seni paranasali, quattro cavità (mascellare, etmoidale, frontale e sfenoidale) disposte all’interno delle ossa della faccia e in comunicazione con le fosse nasali attraverso piccoli orifizi chiamati osti.

Come vengono classificate?
Le sinusiti si classificano in acute e croniche. Nelle sinusiti acute, a causa di infiammazioni o infezioni nasali, gli osti si chiudono e vi è un arresto del normale passaggio di muco dai seni paranasali verso il naso, con conseguente ristagno delle secrezioni, infiammazione della mucosa, e possibile successiva sovra infezione batterica dei seni paranasali; per questa ragione, più propriamente si dovrebbe parlare di “rinosinusiti “. La reale incidenza della sinusite è difficile da stabilire, ma la patologia è sicuramente frequente. Ciò anche in relazione del fatto che in ogni rinite virale, comune raffreddore, la mucosa dei seni paranasali è interessata per il 90%.

E per le sinusiti croniche?
Per le sinusiti croniche i pazienti più a rischio sono persone che soffrono di deficit del sistema immunitario (es. diabetici), con anomalie anatomiche delle strutture delle cavità nasali (deviazioni del setto nasale, concha bullosa), pazienti allergici con ipertrofia congestizia dei turbinati inferiori e medi o polipi nasali determinati dall’allergia stessa , pazienti con reflusso acido rinofaringo-esofageo.

Vi è una particolare tipologia di sinusite, ovvero la sinusite ondotogena. Potrebbe descriverla?
La sinusite odontogena colpisce esclusivamente i seni mascellari in seguito a patologie dei denti dell’arcata superiore o in seguito a interventi odontoiatrici in tale sede. La sinusite può essere definita acuta, se i sintomi hanno durata inferiore ai 30 giorni; cronica, se i sintomi persistono per più di 90 giorni.

Come viene diagnostica la sinusite?
La diagnosi, normalmente di competenza otorinolaringoiatrica, prevede una visita ORL completa con fibrorinoscopia ed ispezione accurata delle cavità nasali, eventualmente una tomografia assiale (TC massiccio facciale) nei casi di sinusite acuta ricorrente o cronica. I sintomi possono essere piuttosto differenti.

Quali nello specifico i sintomi?
Nelle forme acute la sintomatologia è caratterizzata dallo scolo di secrezioni nasali per lo più muco-purulente (rinorrea), difficoltà respiratoria nasale e senso di pesantezza o dolore a livello delle guance, della fronte e talvolta del vertice della testa. Tali sintomi tendono ad essere più accentuati la mattina al momento del risveglio. La comparsa di febbre o di tumefazioni a carico della faccia o dell’occhio sono sintomi poco frequenti e spesso indicatori di forme più avanzate o in fase di complicazione.

Invece nella sinusite cronica?
Nella sinusite cronica la sintomatologia è meno spiccata e può essere caratterizzata principalmente dallo scolo nasale, talvolta anche solo catarrale, dall’ostruzione nasale, da tosse soprattutto notturna e frequenti episodi di algie facciali e cefalea frontale .

Quali sono le terapie da adottare nelle forme di sinusite acuta?
Le forme di sinusite acuta vengono generalmente trattate con terapia medica, che prevede l’uso di antibiotici e cortisonici per via sistemica e locale, lavaggi nasali con soluzioni saline, decongestionanti nasali, antistaminici. La terapia ha una durata generalmente di almeno 10 giorni.

Nel caso di sinusite cronica?
La sinusite cronica è suscettibile di guarigione con appropriati interventi chirurgici che prevedono la rimozione delle cause che determino il non corretto funzionamento e ventilazione dei seni paranasali, ripristinando la funzione degli stessi e una corretta funzione ventilatoria nasale. In passato i pazienti erano prevalentemente operati in anestesia generale con interventi chirurgici più invasivi che richiedendo un controllo più adeguato del sanguinamento intraoperatorio, e dunque un’anestesia totale profonda.

Vi è qualche innovazione chirurgica in questo campo?
Il trattamento chirurgico della patologia infiammatoria dei seni paranasali ha subito drastici cambiamenti negli ultimi anni con l’introduzione di nuovi strumenti tecnologici e lo sviluppo di nuove tecniche chirurgiche endoscopiche.

Sta forse parlando della FESS?
FESS è l’acronimo inglese di Functional Endoscopic Sinus Surgery, ovvero chirurgia funzionale endoscopica dei seni paranasali, ed è la metodica chirurgica atta a risolvere i problemi disventilatori alla base delle forme croniche o recidivanti di sinusite e delle forme acute complicate.

Quando viene utilizzata questa metodica chirurgica?
Attualmente la FESS è l’approccio chirurgico di scelta ai seni paranasali, avendo sostituito tecniche ormai andate in disuso quali la Caldwell-Luc o Ogston-Luc.

Su cosa si base questa metodica?
La metodica si basa sull’utilizzo di un endoscopio capace di fornire un’immagine ingrandita delle strutture interne delle fosse nasali, e di una serie di strumenti da taglio e non.

Quando fu introdotto il concetto di chirurgia endoscopica funzionale dei seni paranasali?
Il concetto di “chirurgia endoscopica funzionale dei seni paranasali” che ha il fine di ripristinare la fisiologica aerazione dei seni paranasali e di facilitare il drenaggio delle secrezioni all’interno della cavità nasali, fu introdotto da Messerklinger, in Europa nei primi anni ’70 e sostenuto da Kennedy, negli Stati Uniti, negli anni ’80. Negli ultimi vent’anni, l’endoscopia nasale, con le sempre più sofisticate apparecchiature ottiche, disponibile in diverse varietà di diametri (2.7 mm e 4 mm) e di angolazioni (0°-30°-45° e 70°) in grado di garantire un’eccellente visualizzazione e illuminazione del campo operatorio, e con i sistemi di video-registrazione, è diventato il gold standard nel percorso diagnostico e terapeutico della patologia dei seni paranasali.

Quali sono le indicazioni per la chirurgia endoscopica delle cavità paranasali?
Le indicazioni per la chirurgia endoscopica delle cavità paranasali derivano dalla combinazione di elementi che tengono conto della storia del paziente, dei risultati dell’esame diagnostico endoscopico e delle immagini topografiche.

Qual è il fine dell’intervento chirurgico?
E’ fondamentale ricordare che il fine dell’intervento chirurgico non è la creazione di un’ampia cavità a margini arrotondati che metta in comunicazione tutte le cavità paranasali, ma la rimozione delle varianti anatomiche che creano ostruzione e l’asportazione della mucosa più alterata. Il rivestimento mucoso deve essere conservato il più possibile.

Potrebbe spiegare in cosa consiste l’intervento chirurgico?
Il primo step chirurgico prevede l’eliminazione di eventuali deviazioni del setto nasale che possono ostruire l’accesso alle aree anatomiche dei seni paranasali. Di seguito si procede, in relazione all’interessamento di una o più strutture, all’apertura degli osti dei seni mascellari tramite antrotomia, dell’etmoide anteriore, del seno frontale, dell’etmoide posteriore ed infine del seno sfenoidale. A fine intervento vengono posizionati, per almeno 48 ore, un tampone per ciascuna fossa nasale, necessari per impedire l’ emorragia, una delle maggiori complicanze post-operatorie.

Quanto è invasivo questo genere di intervento?
Con l’avvento della chirurgia endoscopica e di metodiche di immagini dettagliate, gli interventi chirurgici sono divenuti meno invasivi i pazienti sono preferibilmente operati in anestesia locale-topica con sedazione combinata. In questo modo i pazienti stessi possono dare segnali di dolore o di qualsiasi altro fastidio. L’anestesia generale è riservata ai casi più complessi. Un ulteriore passo avanti nella chirurgia endoscopica “mininvasiva” è stato fatto con l’introduzione della tecnica della “ Baloon Sinuplasty “ che prevede, in casi selezionati e quando vi sia solo una patologia degli osti (aperture) dei seni paranasali, l’introduzione di cateteri o stents negli osti stessi per allargarne l’apertura e favorire fisiologicamente la ventilazione e il drenaggio dei seni paranasali. Tecnica molto efficace e di scarso impatto sul paziente per la sua miniinvasività.

Sledet.com ringrazia per l’intervista il dr. Giancarlo Capasso, e ad maiora!

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