La collezione segreta di Francesco Nuti 2


Intervista a Giovanni Nuti sui dipinti del fratello Francesco 

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Grande attesa per la presentazione della collezione segreta del regista, attore, sceneggiatore e produttore cinematografico, Francesco Nuti. Nella mostra, che riaprirà nuovamente le porte a Prato il 28 agosto, verranno esposte le opere che Francesco ha donato al fratello Giovanni. Quello che sicuramente emerge dai dipinti dell’artista, è che la sua, è stata una pittura impulsiva fatta di getto, perché è proprio lì, su quel foglio bianco che Francesco può dar libero sfogo ai suoi sentimenti, quelli reali, e non quelli di Francesco come personaggio pubblico. La carta per Nuti ha sicuramente rappresentato un luogo dove potersi rifugiare in segreto al riparo dagli occhi indiscreti, quegli stessi occhi che oggi, osservano in disparte ciò che sta attraversando. Francesco però è stato è sarà sempre un grande artista, e un personaggio che ha insegnato che dietro un grande nome e un grande professionista c’è una persona, una persona vera, con le sue paure e le sue debolezze, ma con la voglia di rialzarsi e non mollare, nonostante tutto e tutti. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Giovanni Nuti, che ha parlato della collezione segreta di Francesco, e non solo. 

Recentemente è stata presentata la collezione segreta di Francesco Nuti. Di cosa si tratta?
Si tratta della collezione di opere di mio fratello che ho raccolto in tutti questi anni, opere che Francesco mi ha donato e in parte scambiato con mie opere: lui collezionava i miei quadri e io i suoi.

Come è nata l’idea di rendere pubbliche queste opere?
Ho sentito il bisogno di onorare il lavoro di Francesco, soprattutto quello “segreto” appunto, perché mai mostrato in pubblico, come molti disegni del 2011 e alcuni ritratti, non solo pinocchi.

Quand’è che Francesco si è avvicinato al mondo della pittura?
Francesco ha sempre amato le arti figurative, in fondo il suo cinema è una forma di pittura; comunque ha preso in mano il pennello per la prima volta e in modo continuativo nel 1990, in Belgio, quando Isabella Ferrari gli regalò una scatola di acquerelli, pennelli e carta, per fargli passare il tempo in albergo, mentre lei girava il film Oostende. Era la prima, forse l’unica volta che mio fratello faceva “la dama di compagnia”, lui abituato ad essere sempre al centro dell’attenzione, quella volta si dovette “accontentare” di una donna che amava e della pittura che amerà sempre di più.

I suoi primi dipinti furono su carta per poi passare alla tela. Come si è evoluta nel tempo la sua pittura?
Ha iniziato con l’acquerello, una tecnica che fa appello a sentimenti trasparenti, delicati, per poi passare alla tempera acrilica, che dà la possibilità di agire in modo più impulsivo, passionale, forzando il segno sulla tela, quasi fino a lacerarla come ha realmente fatto nelle ultime opere prima del 2006.

La pittura di Francesco, è una pittura impulsiva, che viene fatta di getto. Che cosa vuole trasmettere?
Non solo impulsiva, direi soprattutto materica, ha lavorato anche con il collage, con il metallo, con la plastica, con la fotografia inserita come accordo dissonante nel contesto di stesure di colore astratte. Infatti nella “collezione segreta” esposta alla Galleria Lato di Prato ci sono queste opere, anche concettuali, che pochi, quasi nessuno ha visto fino ad oggi.

Nei suoi dipinti emerge che quasi tutte le figure umane vengono disegnate con un naso da Pinocchio. Si potrebbe definire quasi un’ossessione?
La grande invenzione della pittura di mio fratello è la messa in scena di un’umanità fatta di pinocchi: pinocchi e pinocchie, uomini e donne che forse, come il burattino di Collodi, sono bugiardi, in preda a facili illusioni. Mi viene da pensare all’ossessione per il successo che alimenta il mondo del cinema, sempre in bilico tra arte e mercificazione.

Nessuna esposizione dei dipinti però fino al 2006. Cosa lo spinse poi a mostrarli?
Francesco è sempre stato molto geloso della sua pittura, sembrava quasi la volesse difendere da occhi indiscreti, era la sua zona franca, la dimensione della pura libertà creativa. Ma dopo l’incidente del 2006 e la sua riemersione dal coma, alcuni amici e il sottoscritto gli hanno chiesto di vincere questa diffidenza e così i suoi quadri sono stati catalogati, pubblicati ed esposti, quasi in parallelo con la pubblicazione della sua biografia Sono un bravo ragazzo, edita da Rizzoli.

E’ nel 2011 che viene fatta la prima mostra. Quali i dipinti esposti?
Fu esposta, all’Opificio JM di Prato, quasi tutta la sua produzione, eccetto il nucleo fondamentale della “collezione segreta” in mostra adesso.

Per quale motivo il Pinocchio Rosa, fu il dipinto che lo rese veramente soddisfatto del lavoro fatto?
Perché descrive con crudezza, senza disegno preparatorio, senza vergogna di usare forme anti-accademiche, una visione della femminilità.

Come potrebbe descrivere il Pinocchio Rosa?
Queste sono le sue parole: “E’ un dipinto terribile. Bello e terribile. Segnato dal colore, un rosa saturo, steso con un pennello largo, carico, nervoso. Un corpo massiccio, dalle spalle larghe, braccia tozze e corte, il petto maschile se non fosse per i capezzoli prominenti, l’addome e le gambe più chiare, quasi bianche, con al centro un sesso di donna enorme, prepotente, impenetrabile. Su questo corpo, da ciclope sgraziato, emerge una testa blu, vuota, senza espressione, da cui spunta, di lato, un lungo naso rosa.” [da Sono un bravo ragazzo, Rizzoli, 2011]

La sceneggiatura del film OcchioPinocchio è iniziata proprio con Pinocchio Rosa?
Leggiamo ancora le sue parole: “Era il Dicembre del Novanta. Se penso che OcchioPinocchio è uscito nel Novantaquattro, si può dire che ho iniziato la sceneggiatura del film con la pittura.” [ibidem]

Nella collezione segreta di Francesco Nuti, vi sono molti ritratti inediti che sono stati dedicati sia a lui che a voi familiari. E’ esatto?
Sì, come accennavo, non ci sono solo i suoi pinocchi, ma anche ritratti straordinari, come il suo autoritratto su metallo, dove campeggia l’orologio di mio padre, fermo sulle 12:00, l’ora della nascita di Francesco, l’ora in cui tutto è iniziato.

Lei oltre ad essere un medico è anche uno scrittore e un pittore. Qual’è l’opera di Francesco a cui è più legato?
Certamente Pinocchia Rosa, del 1990, e L’ora, l’autoritratto su metallo che dicevo, realizzato nel 2005. Sono opere in qualche modo opposte: la prima sembra emergere dal magma delle emozioni, delle paure e passioni, l’altra, così rigorosa, sembra un’inquadratura studiatissima di un suo film.

Come definisce suo fratello, come artista?
Se consideriamo che Francesco è attore, regista, scrittore, pittore e poeta, possiamo definirlo un artista rinascimentale. Probabilmente l’aria di Firenze, che ha respirato fin dalla nascita, l’ha reso un intellettuale completo, anche se lui ha sempre diffidato degli intellettuali e delle accademie e soprattutto di quei salotti romani dove la bellezza facile e la ruffianeria aprono le porte alla mediocrità.

E le opere da lui fatte?
Le considero opere sincere, così vere e oneste da far dimenticare l’apparente semplificazione del gesto: in realtà quel gesto, anti-accademico, racconta una spregiudicatezza dello stile e un sofisticato uso della materia. Per fare un solo esempio, in mostra c’è un ritratto di un pinocchio con cappello e papillon, tutto giocato sui toni del verde, dove la camicia è stata dipinta con una forchetta… sì, con una forchetta! Che ha tracciato il ricamo del tessuto.

Dove saranno esposte le opere?
La Collezione segreta è stata esposta alla galleria Lato, di Luca Gambacorti, in piazza San Marco 13 a Prato, dal 13 luglio al 4 agosto e a seguire dal 28 agosto al 15 settembre 2017. Consiglio questa esposizione a tutti gli amici di mio fratello e ai collezionisti d’arte, che potrebbero acquisire un’opera, unica, irripetibile, di Francesco Nuti.

Attualmente Francesco continua a dipingere?
Purtroppo, in questo momento, dopo l’ultimo incidente, è ancora in fase di riabilitazione e non credo abbia il tempo e la forza per dipingere o disegnare.

Vuole aggiungere altro?
Sì. Francesco Nuti è vivo ed è come l’araba fenice, risorge sempre dalle proprie ceneri.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Giovanni Nuti, e ad maiora!

Foto di Margherita Nuti


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2 commenti su “La collezione segreta di Francesco Nuti

  • Enio Drovandi

    Quello che traspare dalle parole di Giovanni, è sempre una sorta di vero affetto per suo fratello.
    Ma non un bene, comune da parenti, ma un sentimento completo verso qualcuno che si ama e al quale si può anche rimproverare tutto.
    Eppoi vi è quella sorta di complicità artistica tra i due, che ha scaturito anche la vena, non meno talentuosa di Giovanni e delle sue note.
    W Francesco.
    Enio Drovandi