Intervista all’acrobata dell’opera Notre Dame de Paris Alberto Poli


“Le acrobazie vanno imparate ed affrontate per gradi, senza volersi subito lanciare nelle cose difficili”

Intervista di Desirè Sara Serventi

Tra gli acrobati italiani un posto di rilevanza lo sta certamente assumendo il talentuoso Alberto Poli. Quando infatti si tratta di sfidare le leggi di gravità con delle grandi acrobazie, lui è sempre in prima fila, specialmente da quando è entrato a far parte del cast degli acrobati della nota opera popolare “Notre Dame de Paris”, opera tratta dall’omonimo romanzo di Victor Hugo, scritta da Luc Plamondon e messa in musica da Riccardo Cocciante. Poli, quando è in scena durante l’opera, si arrampica sui muri, si dondola e salta dalle campane, cimentandosi inoltre in prestigiose acrobazie, lasciando sempre il pubblico estasiato. Ciò che emerge in Alberto, oltre alla sua evidente e qualificata preparazione, è sicuramente il fatto che nel corso degli anni è riuscito a crearsi uno stile originale, in modo tale che ogni suo movimento non possa mai essere scontato o banale. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Alberto Poli, che si è raccontato.

Quando è nata la sua passione per la ginnastica acrobatica?
Trasmettevano in tv dall’Arena di Verona l’opera Notre Dame de Paris, quando avevo 12 anni, e mi ricordo che mentre ero sul divano con i miei genitori, e ho visto gli acrobati, ho detto: “questo è quello che voglio fare! Voglio riuscire a fare quello che fanno loro!”. Da lì ho incominciato ad allenarmi per gioco, in giardino con un vecchio materasso, e poi a sedici anni mi sono iscritto in una palestra di ginnastica artistica per migliorare la tecnica. Ma non avevo mai pensato che sarebbe potuto diventare un lavoro. Nel 2007, io e alcuni miei amici abbiamo creato il Team Vertical Limit, un gruppo di acrobati e ballerini con cui abbiamo fatto numerosi spettacoli in Italia e tournèe all’estero come buskers.

Chi è un acrobata?
Un acrobata è qualsiasi artista che si cimenta in una disciplina che porta il proprio corpo a sfidare le leggi di gravità, come il trapezista, l’equilibrista, o il verticalista.

Nello specifico chi sono gli acrobati che si esibiscono nell’opera, Notre Dame?
Nello specifico sono quelli che animano “La festa dei folli”, “La corte dei miracoli” e altro ancora. Sono quelli che fanno i salti mortali correndo come dannati e arrampicandosi sui muri, o che dondolano e saltano dalle campane.

Per fare queste acrobazie ci vuole un’adeguata formazione?
Ci siamo formati tantissimo prima di cominciare lo spettacolo. Ci hanno fatto lavorare duramente, e infatti siamo arrivati a un punto in cui anche stare in verticale su un braccio solo, a otto metri di altezza, come nel pezzo “La corte dei miracoli” è una cosa che, seppur inizialmente ci sembrasse allucinante, adesso facciamo senza neanche pensarci. Arrivi ad abituarti a qualsiasi cosa, anche se il vero pericolo è proprio abituarsi troppo, perché si rischia di non prestare più la dovuta attenzione, e di farsi veramente male.

Che qualità bisogna avere per praticare questa disciplina?
La qualità secondo me più importante è tenere a mente che queste acrobazie vanno imparate ed affrontate per gradi, senza volersi subito lanciare nelle cose difficili. Bisogna lavorare sulle basi, e valutare sempre la portata e i rischi di ciò che si fa. E’ più una atteggiamento mentale che fisico.

Lei è uno degli acrobati dell’opera Notre Dame de Paris. Come è approdato nel cast?
Lavoravo come agente di commercio a Modena, e decisi di fare un viaggio di volontariato aiutando a gestire un Bed & Breakfast su un’isola di Panama. Vedendo il modo in cui la gente viveva, così semplice, con un contatto così stretto con la natura, e con un livello di stress veramente minimo rispetto a quello a cui siamo abituati noi, ho riflettuto: “c’è molto di più da vedere nel mondo, ci sono modi di vivere che neanche conosciamo, ma che possono rendere molto più felici pur offrendo di meno”. Di ritorno dal viaggio, mi sono detto: “qualsiasi cosa capiti, voglio riuscire a cambiare il mio modo di vivere”. Due giorni dopo essere rientrato in Italia, è arrivata una mail con un bando di audizione: “cercasi acrobati per Notre Dame de Paris”. Mi sono candidato, e dopo due selezioni svoltesi a Roma, sono stato scelto tra i cinque acrobati del cast.

In che modo si svolge la tournée?
La tournée si divide in due parti: la tournée invernale e quella estiva. Quella invernale è sicuramente la parte in cui siamo più impegnati, perché abbiamo spettacoli sia di mattina/pomeriggio che di sera. In quei giorni entriamo in teatro alle 14:00, e usciamo all’una di notte. Da maggio a settembre, invece, abbiamo la tournée estiva con spettacoli solo alla sera: entriamo in teatro verso le 19:00 per prepararci, truccarci, vestirci e scaldarci, e il resto della giornata siamo liberi di goderci i posti in cui ci troviamo.

A suo avviso qual è la principale difficoltà nel suo lavoro?
Riuscire a mantenere la stessa carica in tutti gli spettacoli, questo penso sia la difficoltà più grande. Da marzo 2016 siamo arrivati a quota 270 spettacoli, e la cosa più difficile è riuscire a non cadere nella monotonia. Bisogna riuscire sempre a emozionare il pubblico come fosse la prima volta, che è poi ciò che differenzia uno spettacolo che funziona da uno che non funziona.

Cosa vuol dire per lei far parte del cast di un’opera così importante, qual è Notre Dame de Paris?
Quando ho saputo che ero stato preso è stata una gioia sconfinata, soprattutto perché il cast é quello originale che avevo amato da bambino. E’ stata l’esperienza più incredibile della mia vita, anche perché è tra le mura della cattedrale che ho conosciuto la mia morosa, Beatrice Zancanaro. Anche lei faceva parte del cast di Notre Dame de Paris come ballerina, mentre adesso lavora al Cirque du Soleil.

Cosa può dire lavorativamente parlando su Riccardo Cocciante?
E’ una persona molto gentile, disponibile, sorridente, sempre molto cortese. A detta dei cantanti, che lavorano con lui, è molto esigente, e pretende sempre il massimo da ognuno di loro.

Che consiglio vuol dare ai giovani che vorrebbero intraprendere questa professione?
Il consiglio che do è quello di dedicarsi alla ginnastica artistica, ma senza limitarsi all’allenamento in palestra. E’ importante cercare di portare fuori ciò che si è appreso, perché gli spettacoli si fanno sui palchi di legno. Molti ginnasti, che sono fenomenali in palestra, su una superficie rigida fanno molta più fatica, perché è completamente diverso da ciò a cui sono abituati. In più, consiglio di mischiare tante discipline diverse per creare il proprio stile originale, perché altrimenti si finisce col fare sempre le stesse identiche cose ed essere uno dei tanti.

Chi è Alberto?
Un ragazzo un po’ stravagante che, adesso che ha raggiunto questo sogno d’infanzia, deve capire come vuole impostare il suo futuro. Sono appassionato di viaggi in solitaria, soprattutto come volontario, per dare una mano e vivere un paese come un locale e non come un turista. Mi piace filmare e montare video, infatti gestisco il canale Youtube del Team Vertical Limit dove vengono testimoniate tutte le nostre imprese! Alberto adesso è questo, un mix di cose.

Progetti?
Attualmente, viaggiare il più possibile accumulando esperienze e trovare un modo per stare insieme alla mia morosa, magari per crearci ognuno il proprio futuro insieme da qualche parte sul pianeta. Quindi, gli obiettivi adesso sono due: capire quale sarà la prossima impresa in cui cimentarmi, perché è ancora un’incognita, ed esplorare il mondo con Beatrice!

Sledet.com ringrazia per l’intervista Alberto Poli, e ad maiora!

 

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