Intervista a Francesco Branchetti, in scena con Barbara De Rossi con il recital Coro di donna e uomo


“Un recital a due voci, in cui il coro e la polifonia vengono create dal lavoro attoriale e vocale di due voci, una maschile e una femminile” spiega Branchetti

Intervista di Desirè Sara Serventi

Saranno in scena il 9 Luglio, Francesco Branchetti e Barbara De Rossi al Festival della Versiliana con il recital a due voci dal titolo “Coro di donna e uomo”, firmato dal drammaturgo Gianni Guardigli. Uno spettacolo dove la regia è curata da Branchetti, e che ha tutte le caratteristiche per creare interesse e grande attesa tra il pubblico, non solo per la storia raccontata, ma anche per le grandi capacità attoriali dei due artisti, che in scena dovranno interpretare diversi personaggi. Sembra proprio che Barbara e Francesco siano riusciti a creare una grande affinità lavorativa, che risulta ben tangibile tutte le volte che i due stanno sul palcoscenico, infatti, ogni spettacolo teatrale che gli vede protagonisti riscuote sempre un notevole successo. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Francesco Branchetti che ha parlato del recital.

Lei e Barbara De Rossi sarete in scena al Festival della Versiliana, nel recital “Coro di donna e uomo” di Gianni Guardigli. Vuol descrivere lo spettacolo?
Innanzitutto si tratta di uno spettacolo particolare in quanto si tratta di un recital a due voci, scritto per me e per Barbara De Rossi da uno dei drammaturghi italiani contemporanei più autorevoli e rappresentati in Italia e all’estero Gianni Guardigli, un autore che, qui, ha avuto la capacita straordinaria di costruire drammaturgicamente un viaggio poetico temporale e spaziale in cui personaggi di ispirazione classica o Shakespeariana si alternano a personaggi di secoli più vicini a noi, fino ad arrivare a personaggi del nostro presente più doloroso e dilaniato e tutto ciò passando in rassegna, episodio dopo episodio, i multiformi e prismatici sentimenti che hanno legato uomo e donna e che hanno caratterizzato e segnato i loro rapporti, a volte tortuosi e dolorosi altre volte passionali o dalla tenerezza infinita.

Ha detto che si tratta di un recital a due voci?
Sì, si tratta di un recital a due voci, in cui il coro e la polifonia vengono create dal lavoro attoriale e vocale di due voci, una maschile e una femminile, che però, episodio dopo episodio, si moltiplicano fino a diventare moltitudini di voci di donne e di uomini che evocano “mondi” nel tempo e nello spazio.

Potrebbe descrivere i personaggi che interpreta nel recital?
In questo caso interpreto una serie di personaggi classici e moderni; in alcuni episodi Guardigli ha saputo rileggere in chiave molto attuale alcuni degli snodi drammatici più importanti dei personaggi e delle vicende più popolari dell’immaginario shakespeariano di tutti i tempi e, accanto a tutto questo, interpreto uomini dell’ottocento nelle loro visioni e problematiche legate al rapporto con l’altro sesso; si tratta di un viaggio straordinario per un attore poter spaziare tra immaginari shakespeariani e scenari psicologici di uomini tardo ottocenteschi, fino ad arrivare a personaggi che provengono dalla più scottante attualità.

Cosa può dire riguardo ai personaggi interpretati da Barbara De Rossi?
Barbara fa un viaggio interpretativo altrettanto difficile che va dalle eroine di matrice classica ai doloranti personaggi femminili del tardo ottocento che lottavano per guadagnarsi la loro autonomia e libertà nei confronti dell’uomo e all’interno del rapporto matrimoniale e familiare fino alla più scottante e dolorosa attualità rappresentata da personaggi come Saida o Abla.

Qual è a suo avviso la difficoltà principale nell’interpretazione di questi personaggi?
La difficoltà per entrambi e la scommessa di questo recital a due voci è quella di mostrare come il variare di epoche, culture e latitudini possa aver cambiato la forma e le modalità di certe gravissime problematiche e certo i passi avanti sono stati tanti nel tempo, ma che talvolta le similitudini e purtroppo le problematiche stesse, talvolta le violenze e le prevaricazioni sono le medesime a latitudini e longitudini diverse e in epoche diverse.

Lei oltre ad essere il protagonista insieme a Barbara De Rossi, ne curerà anche la regia?
Si ho curato la regia, il disegno luci e ho lavorato molto ad una sorta di contrappunto musicale alle voci, utilizzando composizioni straordinarie del maestro Pino Cangialosi.

Su cosa sta puntando la regia?
In un recital a due voci il lavoro di regia è, oltre che musicale e illuminotecnico, ovviamente soprattutto incentrato sul ricostruire con le voci e pochi elementi mimici profili psicologici chiari e distinti di molti personaggi che, nel giro di poco tempo, ci conducono in epoche diverse, nazioni e culture diverse, ed è un lavoro di cesello molto interessante e gratificante sia per gli attori che per il regista.

Che messaggio volete trasmettere al pubblico con Coro di donna e uomo?
Il messaggio è sempre che il percorso della volontà di “conoscere” e di “mettersi in discussione”, scoprendo ciò che è apparentemente “l’altro da noi”, è l’unico che potrà un giorno allontanare da noi violenza e sopraffazione.

Il recital ha dei momenti divertenti?
Naturalmente il recital ha anche momenti divertenti e racconta anche quello che di bello può esserci tra donna e uomo e mi auguro che questo viaggio temporale e spaziale, negli infiniti e talvolta labirintici rapporti che uomo e donna possono avere, possa condurre lo spettatore, in Versiliana ma anche nelle altre città dove porteremo il recital, in un viaggio piacevole e affascinante.

Sledet.comringrazia per l’intervista Francesco Branchetti, e ad maiora!

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