Notre Dame de Paris: intervista all’artista Tania Tuccinardi


Nella nota opera popolare interpreta il doppio ruolo di Fiordaliso ed Esmeralda

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Quando si parla di talento e di arte gli occhi non possono che essere puntati verso l’affermata artista Tania Tuccinardi, infatti ogni qualvolta che compare in scena ciò che emerge, oltre all’evidente talento in campo musicale e alla sua qualificata preparazione, è sicuramente la sua determinazione e la sua grande concentrazione nell’interpretare i ruoli che le vengono affidati. La sua prima esperienza teatrale è stata con l’opera “Giulietta e Romeo” di Riccardo Cocciante, ma da allora di tempo ne è passato, e la poliedrica Tania si è distinta per le sue doti canore, per quelle recitative e per la sua professionalità. Dal 2016 è approdata nel grande cast della famosa opera popolare “Notre Dame de Paris”, l’opera tratta dall’omonimo romanzo di Victor Hugo, scritta da Luc Plamondon e messa in musica da Riccardo Cocciante, in cui interpreta il doppio ruolo di Fiordaliso ed Esmeralda. Quando la Tuccinardi sta sul palco le sue spiccate doti interpretative e la sua estensione vocale rendono la sua esibizione un capolavoro, inoltre la naturalezza e il realismo dell’interpretazione permettono allo spettatore di dimenticare la figura dell’attrice in modo da dare spazio e rilievo all’autenticità del carattere, il tutto merito alla facilità con cui l’artista riesce a calarsi nel personaggio da interpretare. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Tania Tuccinardi, che si è raccontata.

Quando è nata la sua passione per il mondo della musica?
Bella domanda! In casa mia si respira musica da sempre, poiché mio papà è un cantante e bassista. Ha cominciato col primo gruppo musicale all’età di 14 anni, mi ha trasmesso in pieno la sua passione. Prima ancora che io nascessi ha comprato un pianoforte, con l’idea che l’avrei suonato io. Ho iniziato e studiato per 5 anni poi ho lasciato, ma canto da quando ero bambina.

Il suo debutto in teatro è con l’opera Giulietta e Romeo di Riccardo Cocciante. Che ricordo ha di quel periodo?
E’ stata la mia prima esperienza in campo teatrale con debutto in Arena di Verona, ormai 10 anni fa. Ricordo perfettamente i due mesi di allestimento di quello spettacolo in cui ogni cosa era nuova, e c’era tantissimo da apprendere e da imparare. E’ stato bello trovarsi in un cast così giovane, entusiasta e pieno di voglia di fare. Tra l’altro il tutto seguito passo dopo passo da Riccardo Cocciante che ha voluto assistere e curare la costruzione dello spettacolo da vicino.

Dal 2016 interpreta il ruolo di Fiordaliso nell’opera popolare Notre Dame de Paris. Come è approdata nel cast?
Ho fatto semplicemente una audizione. L’aneddoto è che mi sono proposta dall’inizio per il ruolo di Esmeralda, dato che cercavano un cast totalmente nuovo. All’annuncio che poi ci sarebbe stato il ritorno del cast storico avevo un po’ incassato il colpo e messo via l’esperienza di quei provini. Poco dopo è arrivata la chiamata per entrare ufficialmente a far parte del cast e quindi della tournèe come Fiordaliso potendo affiancare artisti che ho sempre ammirato dalla platea. Successivamente, dopo 160 repliche da principessa in abitino rosa e tacchetti, sono passata a vestito verde e piedi scalzi.

Qual è la principale difficoltà che ha riscontrato?
Non direi difficoltà, ma come in ogni cosa nuova che si affronta ci si impegna giorno dopo giorno, replica dopo replica a plasmarsi e prendere sempre più la forma del personaggio che si sta interpretando. Chiaro che è stato forte l’impatto con un palco e uno spettacolo di queste dimensioni, affiancando artisti con un bagaglio di esperienza sicuramente più grande del mio, e con un sorprendente seguito di successo e pubblico, che Notre Dame continua ad alimentare da ormai 14 anni.

Per lei Fiordaliso ha rappresentato professionalmente una grande opportunità?
Fiordaliso è stata una grande opportunità e motivo di gran soddisfazione. Mi ha permesso di sperimentare a livello vocale e di misurarmi dal punto di vista interpretativo in maniera differente rispetto agli altri personaggi che ho portato in scena precedentemente. Sicuramente mi ha dato anche grande visibilità, che spero di aver sfruttato nel migliore dei modi possibile.

Lei quando è in scena che cosa porta di se?
Provo a portare in scena il personaggio con le sue caratteristiche e peculiarità. Sfogliando tra le pagine del mio essere trovo sempre qualche sfumatura che posso usare per arricchirlo e farlo mio. In Fiordaliso porto il mio miglior atteggiamento da “stronza”. Fiordaliso è una ragazzina innamorata e ferita. Chi da adolescente non ha covato in sè la voglia di una piccola vendetta?! Esmeralda ha un’indole selvaggia e incosciente, fiera e libera che gioca e si diverte ma allo stesso tempo dotata di un alto grado di innata seduttività. In questo caso mi gioco tutta la mia parte istintiva, aiutata dall’interazione coi miei colleghi sul palco.

Che tecnica utilizza per calarsi nel personaggio da interpretare?
E’ importante essersi costruiti mentalmente una storia, viverla sul palco ma soprattutto da dietro le quinte. Per Fiordaliso è fondamentale, dati i suoi lunghi momenti di pausa fuori dalla scena. Sfruttare il coinvolgimento emotivo anche delle scene degli altri per covare dentro di sé tutte le sensazioni necessarie per esprimersi al meglio nei suoi soli tre brani, ma decisivi all’interno dello spettacolo.

Sicuramente sono tre pezzi non semplici ne a livello vocale, ma nemmeno a livello di interpretazione. E’ corretto?
Già, sono tre momenti distanti e completamente diversi l’uno dall’altro. Il primo in cui sicuramente vien fuori l’eleganza e la freschezza di una ragazza giovane, innamorata, promessa sposa dell’affascinante cavaliere Febo.

E nel secondo pezzo?
In “Bello come il sole” Fiordaliso è sicuramente l’alter ego di Esmeralda. Le ombre delle due donne sul tulle e ciò che cantano mostra le due personalità così diverse, ma accomunate dall’amore per lo stesso uomo.

E nel terzo brano, “La cavalcatura”?
La cavalcatura è il brano più rilevante di Fiordaliso. E’ il suo momento sotto i riflettori. Il punto in cui prende in mano la sua vita, quella di Febo e definisce le sorti di quella di Esmeralda. E’ donna, e non più una ragazzina e per dimostrarlo al suo cavaliere deve esporsi come non ha mai fatto prima.

Quando interpreta Fiordaliso, qual è il pezzo che le si adatta maggiormente?
Sicuramente “La cavalcatura”, è quello più vicino a me.

Per quale motivo?
In particolare per la tessitura vocale e per il fraseggio.

Lei in scena interpreta sia Fiordaliso che Esmeralda. Parlando di Esmeralda, qual è il pezzo che sente più suo?
Credo “Mio Febo”. Ha una scrittura libera e arriva in un momento molto bello del secondo atto, che personalmente trovo fortemente coinvolgente e ricco.

Tra Fiordaliso ed Esmeralda quale ruolo le crea più difficoltà nell’interpretazione?
Sono due personaggi molto diversi, che richiedono un impegno vocale e fisico differente. Sicuramente aver interpretato prima Fiordaliso, mi ha enormemente aiutato a dar vita alla mia Esmeralda.

Perché?
Perché da Fiordaliso ho avuto modo di guardare dall’esterno il tutto, per circa 160 repliche. Ho potuto prendere le giuste “misure” e maggiore confidenza col palco, insomma un modo più soft di immergermi nel vivo della storia.

Vuol raccontare un aneddoto divertente capitato in scena?
Ci sono vari aneddoti divertenti. Abbiamo il nostro modo di giocare e farci dei piccoli scherzetti, impercettibili all’occhio del pubblico ma che alimentano la complicità tra di noi e che spesso ci aiutano a ricaricarci. Quando saliamo sul palco, per quelle 2 ore e mezzo lontane dalla realtà ci concentriamo sullo spettacolo, ma qualche volta la stanchezza può avere la meglio! Sono divertenti i momenti in cui giriamo nel backstage coi costumi di scena, quando siamo ancora noi ma con degli strani abiti addosso o un trucco particolare. Quando abbiamo degli scleri di follia pre-show e facciamo delle foto stupide. Insomma siamo un pò matti! Gli scherzi delle ultime repliche sono sempre quelli più esilaranti, poichè iniziano discretamente e poi diventano qualcosa di irrecuperabile. Nell’ultima dell’anno scorso, durante La Cavalcatura Graziano si è alzato dal pouf e ha cominciato a giocare a una specie di “acchiapparella”, in cui non sono più riuscita a seguire i movimenti di scena ed è stato complicato non ridere. Messa alle strette sono dovuta uscire dalla quinta opposta.

Cos’è per lei il teatro?
E’ sicuramente un modo meraviglioso per spogliarsi dai soliti abiti e poter provare delle emozioni e sensazioni che nella vita reale non si possono vivere.

Quale reputa l’esperienza più significativa per la sua carriera?
Sicuramente le opere popolari “Giulietta e Romeo” e “Notre Dame de Paris” sono state molto importanti, hanno significato la prima il mio debutto in teatro, l’altra la realizzazione di un sogno… ma anche le migliori palestre vocali. In linea più generale ogni spettacolo che ho avuto la fortuna di fare mi ha regalato qualcosa che porto sempre con me e che cerco di tirar fuori all’occorrenza nelle esperienze successive.

Cosa può dire lavorativamente parlando su Riccardo Cocciante?
E’ un grandissimo professionista. E’ una persona molto attenta e scrupolosa, decisamente centrato sul rispetto dell’esecuzione musicale quanto sull’emotività. E’ affascinante sentirlo parlare di musica, quasi magnetico. Dopo Giulietta e Romeo ho preso parte ad alcuni suoi concerti “Cocciante canta Cocciante” ed è stata una magia condividere il palco con un artista del suo calibro. Sono felice di aver avuto l’opportunità di lavorare nuovamente con lui.

Qual’è la prima cosa che le ha detto Cocciante?
Ricordo questa cosa un po’ simpatica: il primo giorno di lavoro e registrazione dei brani dello spettacolo ero un po’ tesa. Incontravo i miei colleghi per la prima volta, cantavo Fiordaliso per la prima volta, rivedevo Riccardo dopo tempo. Così sono entrata in sala, ho messo le cuffie e Riccardo che aveva percepito il mio mood mi ha detto :”Tania rilassati”. E’ stato inaspettato e mi ha fatto sorridere.

Cosa vuol dire per lei far parte del cast di Notre Dame de Paris?
Canto. Faccio parte di uno degli spettacoli più grandi in Italia. Scritto da Riccardo Cocciante. Posso affiancare alcuni artisti che ho ammirato da spettatrice. Calco palchi importanti e da gennaio sono anche Esmeralda, cosa posso dire?! Sono fortunata.

Come si sono rapportati con lei i suoi colleghi?
Tutti in maniera splendida. Giò, Lola, Matteo, Vittorio, Graziano e Leonardo sono diventati come una famiglia, mi hanno accolto da subito col sorriso facendomi sentire parte viva del gruppo, nonostante fossi una new entry. Sono dei bravi artisti, ma soprattutto delle persone meravigliose. E’ un piacere vivere la tournèe con loro e con tutto il resto del cast, siamo un bel gruppo.

Chi è Tania?
Una ragazza normalissima, a cui piacciono le cose semplici, che approfitta dei ritagli di tempo libero per godersi le amicizie, la famiglia e i suoi due barboncini. Fondamentale è che nella mia vita non manchi mai la musica!

Che consiglio vuol dare ai giovani che vorrebbero intraprendere la sua professione?
L’unico consiglio che posso dare è sicuramente quello di seguire le proprie passioni ma senza perdere la connessione con la realtà. Impegnarsi e perseguire i propri obiettivi. Non accontentarsi dei piccoli risultati ma partire da quelli per continuare a migliorarsi, in questo mondo non si smette mai di studiare e imparare.

Progetti?
Ho delle cose in cantiere, ma per scaramanzia preferisco non parlarne. Vedremo…

Sledet.com ringrazia per l’intervista Tania Tuccinardi, e ad maiora!

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