Intervista a Lello Senatore: allenatore dei portieri del Frosinone Calcio 1


“Per allenare devi sapere bene quello che fai. Giocare è una cosa, allenare è totalmente diverso”

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Quando si parla di allenare al meglio un portiere gli occhi non possono non essere puntati verso l’esperto Lello Senatore, allenatore dei portieri presso il Frosinone Calcio, che nel corso degli anni è riuscito, per merito della sua qualificata esperienza, a scoprire diversi giovani talenti, da cui è poi riuscito ad ottenere altissime prestazioni sportive. Per Senatore è di fondamentale importanza instaurare dei rapporti di stima e fiducia reciproca con i portieri che ha di fronte, questo perché necessita conoscere non solo le qualità calcistiche dell’atleta, ma anche le sue caratteristiche caratteriali, così da poterne curare al meglio i difetti. Lello Senatore è un esperto di tattica che può tra l’altro vantare delle ottime conoscenze tecniche, garantite dai continui corsi d’aggiornamento che frequenta in modo da poter sempre fornire ai suoi atleti le ultime metodologie e tecnologie apportate nel settore. Lello può vantare di aver allenato tanti numeri uno, tra cui l’attuale portiere dell’Inter Samir Handanovič con cui ha instaurato un duraturo rapporto d’amicizia. Senatore è ormai da anni che lavora fianco a fianco con il tecnico Pasquale Marino, esperienza che è iniziata al Foggia ed è poi proseguita nel tempo, fino a giungere ad oggi nel Frosinone. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Lello Senatore che si è raccontato.

Quando è nata la sua passione per il mondo del calcio?
Fin da piccolo nutrivo la passione per il calcio e in particolare mi piaceva giocare nel ruolo di portiere. Poi mio padre a 12 anni, mi portò a giocare in una società dilettantistica, e da lì inizio tutto.

Il suo debutto in veste di allenatore come avvenne? 
Iniziai per divertimento quando un amico che allenava in prima categoria mi chiese di allenare i suoi portieri. Io accettai la sua offerta, e da quel momento in poi la passione per il calcio è diventata un lavoro. Dalla prima categoria, sono arrivato ad allenare anche diversi portieri della serie A.

Quale reputa l’esperienza più significativa per la sua carriera?
Sicuramente quella di Foggia, in particolar modo la stagione 2002-2003.

Per quale motivo?
Perché è a Foggia che ho incontrato Pasquale Marino, l’attuale tecnico del Frosinone. Ho lavorato due anni con lui: un anno in C2 e un anno in C1, ottenendo grandi risultati, infatti abbiamo vinto il Campionato passando dalla C2 alla C1.

Poi?
Dopo Pasquale passò all’Arezzo in serie B, e purtroppo io non potei seguirlo, ma lui mi disse queste testuali parole: “Ricordati che se faccio carriera, tu sarai uno di quelli che chiamerò e farai parte del mio staff”.

Fu di parola?
Sì! Dopo tre anni un giorno mi chiamò e mi disse: “Te la senti di venire ad allenare i portieri dell’Udinese?”. Ovviamente gli risposi di sì. Ed è da allora che lavoro sempre al suo fianco.

Lei ha mosso i primi passi nel mondo del calcio in veste di portiere, ma il ruolo di allenatore è ben diverso?
Esatto. Giocare è una cosa, allenare è totalmente diverso.

Potrebbe essere più preciso?
Per allenare devi sapere bene quello che fai, devi capire che tipo di portiere hai davanti, devi conoscere le sue caratteristiche, il suo passato calcistico e in primis l’aspetto caratteriale. Tutto questo per instaurare un rapporto di autostima e fiducia reciproca.

La fiducia tra di voi è importante?
La fiducia è importantissima! Io devo essere preparato a tirar fuori da lui il meglio. Questo discorso ovviamente vale per tutti e quattro i ragazzi che alleno. Da ognuno di loro cerco di capire sia i loro pregi che i loro difetti.

Una volta capiti cosa fa?
Esalto i pregi e curo i difetti.

Come definirebbe il portiere?
Un soggetto polivalente capace di adattarsi immediatamente alle molteplici situazioni e alle svariate difficoltà esecutive che una gara propone. Tecniche e tattica sono degli aspetti che vengono immediatamente dopo.

Quindi?
Quindi la figura dell’allenatore dei portieri è indispensabile nel calcio moderno poiché l’insegnamento del ruolo deve essere minuzioso, oltreché individualizzato.

Quanto conta la preparazione mentale nei portieri?
Per me conta tanto. L’aspetto più importante è quello di capire cosa elabora mentalmente un portiere con il quale lavori e ti confronti quotidianamente.

Potrebbe essere più preciso?
L’allenatore deve essere in grado di entrare nella psiche dell’atleta e solo se riuscirà a farlo risulterà in perfetta sintonia con lui, in tal senso ho la possibilità di lavorare al meglio per esaltarne le qualità.

Su cosa punta principalmente i suoi allenamenti?
In sintesi: analisi degli errori in allenamento e in gara con video; rilevazioni delle prestazioni, esercizi speciali in collocamento con l’allenamento tattico; partite in allenamento e partite di controllo e competizione ufficiale.

I suoi insegnamenti sono mirati alla tattica?
L’allenatore dei portieri deve ovviamente sapere di tattica, in modo da avere gli elementi per affrontare la squadra avversaria.

Come si rapporta con i portieri?
Abbiamo un rapporto di correttezza e stima reciproca, non andando mai oltre quello che è il rispetto dei ruoli. Io con loro ci parlo tanto, e cerco di trasmettere un senso di sicurezza per far si che il rapporto vada avanti nel tempo.

E’ cambiata la figura degli allenatori dei portieri?
Sì, con l’uso della tecnologia, ad esempio mi avvalgo del supporto di foto e video di conseguenza la seduta di allenamento non si conclude con il finire della stessa, ma il lavoro continua nella sala video del centro sportivo. Lo scopo è quello di intervenire dove ritengo esistano delle mancanze da colmare.

I suoi portieri sono propensi a fare ciò che viene loro detto?
Sì. Sia Massimo Zappino, Francesco Bardi, Valentin Cojocaru e Mattia Palombo, lavorano tanto e non solo in campo, ma studiano i video che di volta in volta passo loro, e lo fanno in maniera molto attenta, perché vogliono conoscere al meglio gli avversari che andranno ad affrontare.

Quanto conta l’altezza nei portieri?
Devo dire che se un portiere non ha determinate caratteristiche fisiche, a certi livelli non ci può arrivare. Per me la struttura fisica è importantissima, poi chiaramente possiamo trovare un portiere non alto ma che ha presenta caratteristiche esplosive ed elastiche e allora ovviamente il discorso cambia. Quindi l’altezza è importante, come lo sono altre caratteristiche.

Che cosa non deve fare un suo portiere?
In tanto non prendere goal, e svolgere il proprio lavoro con serietà e dedizione, ed infine comportarsi professionalmente anche fuori dal campo.

E’ vero che voi usate il Gps anche per il portiere?
Esatto. Noi usiamo il Gps catapult g5 per i nostri portieri, in modo da poter analizzare accuratamente la qualità del loro lavoro.

Qual è stata la partita che quest’anno vi ha dato più filo da torcere?
Quella in casa dello Spezia, finita per zero a zero, grazie ad un’ottima prestazione del nostro portiere.

Quanto contano gli aggiornamenti nel suo lavoro?
Sono molto importanti. Io faccio aggiornamenti tutti gli anni, e cerco di apprendere il meglio per accrescere il mio bagaglio informativo. Gli aggiornamenti permettono di confrontarsi con altri colleghi, e questo nel mio lavoro è fondamentale.

Lei ha allenato tanti numeri uno, tra cui l’attuale portiere dell’Inter Samir Handanovič. Cosa può dire lavorativamente parlando su Samir?
Samir è un guerriero nato, lui il calcio lo vive a 360°, ed è per questo che si parla sempre di lui. E’ sicuramente un grande professionista sia dentro che fuori dal campo. L’anno scorso sono stato a Milano tre giorni ospite a casa sua, ci siamo confrontati su aspetti interessanti del nostro lavoro, come degli aspetti importanti sull’alimentazione. Mi ha detto delle cose che devo dire mi hanno fatto aprire gli occhi.

E’ sempre lei che ha lanciato il portiere del Bologna, Antonio Mirante?
Antonio Mirante lo vidi giocare che era ancora piccolo in un torneo a Salerno, e io all’epoca allenavo i portieri del Sorrento. Praticamente notai subito che era bravo, e siccome il Sorrento stava cercando un portiere, per il settore giovanile, ne parlai con il direttore che decise quindi di prenderlo e dopo due anni fu venduto alla Juventus. Dopo qualche anno lo allenai al Parma.

Lavorativamente parlando come è il tecnico Pasquale Marino?
Lui è un vincente! E’ uno che ama molto questo lavoro, è partito dal basso ed è arrivato nel calcio che conta.

E’ importante il rapporto con lo staff?
Molto importante, anche perché noi rappresentiamo l’allenatore.

Qual è il sacrificio più grande del suo lavoro?
La famiglia. Facendo questo lavoro vedo poco sia mia moglie Mena che i miei figli: Anna Chiara ed Enrico. Devo sicuramente dare merito a mia moglie per il supporto che mi da e per come ha educato i nostri figli, in una maniera eccellente.

Come riesce a gestire lo stress del suo lavoro?
La gestione dello stress nel nostro lavoro è importante, devi evitare di lasciarla trasparire. Le emozioni che derivano dal risultato finale ti possono esaltare in alcuni casi, o abbattere in altri.

Cos’è per lei il mondo del calcio?
E’ vita!

Progetti?
Arrivare sempre più in alto, crescere e confermare quanto ho fatto di buono fino ad oggi.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Lello Senatore, e ad maiora!


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