Da Los Angeles l’intervista all’attrice Erica Manni


“Ho finito di girare nel ruolo di co-protagonista “The American King”, un film con Akon, Ben Howard e Nick Moran. E’ stata un’esperienza incredibile, lavorare a fianco di attori di tale calibro”

Intervista di Desirè Sara Serventi

Ha studiato recitazione negli Stati Uniti presso la New York Academy, l’attrice Erica Manni mostrando fin da subito il suo talento e la sua dedizione verso questa professione. Erica quando sta in scena mette in evidenza non solo la predisposizione verso la recitazione, ma anche la sua grande passione, passione che l’ha spinta ad avvicinarsi anche al mondo della regia. Il suo bagaglio formativo è stato arricchito in maniera notevole, quando ha avuto modo di confrontarsi con il grande Francis Ford Coppola partecipando al progetto mirato a coniugare il teatro con il cinema. L’attrice ha appena finito le riprese del film “The American King”, dove interpreta il ruolo di co-protagonista, insieme a personaggi del calibro di Akon, Ben Howard e Nick Moran. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Erica Manni che si è raccontata.

Se le chiedessi di raccontarsi cosa risponderebbe?
Direi che sono una persona estremamente curiosa con un amore innato per la vita e le persone. Ogni aspetto dell’esistenza mi affascina e mi nutre, e ricerco costantemente stimoli per una crescita sia personale sia artistica.

Dove si è formata artisticamente?
Ho molte passioni, che ho coltivato a fondo negli anni. Ho approfondito tutto ciò che riguarda le arti visive (pittura, modellato, disegno, design) nel liceo privato di Bergamo Andrea Fantoni. Per quanto riguarda la recitazione invece, ho seguito diversi corsi durante le scuole medie e superiori e una volta finito il liceo ho seguito un corso a tempo pieno ad un’Accademia privata di Roma e poi alla New York Film Academy a New York.

Ci vuol parlare del suo percorso lavorativo?
Ho sempre amato leggere e mi sono innamorata del teatro partendo dal testo, dall’idea di una storia che prende vita e “redime” lo spettatore. A 17 anni ho scoperto la figura del regista teatrale e ho sentito come una scossa elettrica da capo a piedi: sapevo che quella sarebbe stata la mia strada. Ho deciso di continuare con una carriera da attrice con l’obbiettivo di approdare, negli anni, al ruolo di regista.

Predilige la regia o la recitazione?
Le trovo entrambe stupende, in modi diversi. Credo sia fondamentale avere un’esperienza da attore per capire il ruolo del regista, quindi ho deciso di immergermi in primis nella recitazione. L’attore crea e mette a nudo un personaggio, rende vivo e presente un essere umano in ogni suo dettaglio e ossessione. Il regista è colui che coordina l’intreccio di tutte le vite presenti in scena, con una prospettiva specifica, che viene offerta allo spettatore. Se dovessi scegliere tra le due, sarei in difficoltà, perché pur esplorando aspetti diversi, sono entrambe fondamentali nella narrazione.
Quale reputa ad oggi l’esperienza più significativa per la sua carriera?
Mi viene difficile rispondere in termini di lavoro, ossia quale sia stato ad oggi il progetto “migliore” a cui ho partecipato.

Quindi?
Risponderei invece che la scelta più significativa per la mia carriera sia stata decidere di investire in me stessa e provare a sognare mettendocela tutta, giorno per giorno.

Per quale motivo ha preferito lavorativamente parlando, l’America all’Italia?
Per innumerevoli ragioni. In Italia mi sono sempre sentita stretta, come soffocata, dalle regole, dalle tradizioni, dal pensiero comune che di rado si approccia alla novità con genuina curiosità. In America, o meglio, nelle grandi città Americane, trovo uno slancio ed un entusiasmo che sento molto miei. C’è voglia di fare, di mettere in attivo le idee e di crescere rapidamente.

Quali differenze ha trovato tra l’industria cinematografica Italiana e quella Americana?
L’industria cinematografica Italiana ha molti piu limiti rispetto a quella Americana, sia in termini di produzione sia in termini di distribuzione. In Italia mancano molti mezzi, sia a livello finanziario sia a livello pratico.

Le produzioni indipendenti, a suo avviso, aiutano i giovani che vogliono emergere in questo settore?
Le produzioni indipendenti in America sono spesso molto ben organizzate e sì, possono rappresentare un’enorme trampolino di lancio per artisti emergenti.

Cosa può dire riguardo ai casting a cui ha partecipato negli Stati Uniti?
Nel corso di questi 5 anni negli Stati Uniti ho avuto modo di partecipare ad innumerevoli provini, considerando che la media è di 2/3 audizioni al giorno. Nel totale sono state sicuramente più le esperienze positive di quelle negative e trovo interessante come negli ultimi due anni si sta affermando sempre di più il metodo dei “self-tape”: lo scritto arriva via email e l’attore fa il provino da casa, mandando il filmato dell’audizione direttamente al casting director.

Ha trovato più meritocrazia in Italia o in America?
Sicuramente di più in America. In Italia molte volte si sale di livello grazie a parentele o raccomandazioni strategiche, qui invece se non hai talento e dedizione non vai avanti. La competizione è estrema e nessuno ha tempo per coloro che mancano di competenza e professionalità.

Lei ha lavorato per un progetto con Francis Ford Coppola. Che cosa ha rappresentato per lei questa esperienza lavorativa?
E’ stata un’esperienza formativa eccezionale. Era un esperimento per coniugare teatro e cinema e Coppola ha lavorato personalmente con ogni persona presente (eravamo circa 40) per la preparazione di diverse scene. Abbiamo lavorato sull’analisi del testo e integrato la tecnica dell’improvvisazione alla memorizzazione esatta delle battute.

Cosa può dire riguardo a Coppola?
L’ho trovato incredibile. Il fatto che fosse lui di persona presente sia alle audizioni sia nella preparazione degli attori è segno di infinito amore per l’arte della recitazione e volontà di trasmettere il proprio sapere con generosità e umiltà. Mi ha toccata a fondo. Persone cosi rappresentano un modello di riferimento che tengo ben ancorato al mio cuore.

Attualmente in cosa è impegnata?
Ho appena finito di girare “The American King”, un film con Akon, Ben Howard e Nick Moran diretto da Jeta Amata. Avevo il ruolo di co-protagonista nei panni di Francesca, una ragazza che lavora all’ambasciata Italiana in Nigeria e cerca di aiutare la sua migliore amica nella conquista del futuro re. E’ stata un’esperienza incredibile, lavorare a fianco di attori di tale calibro mi ha emozionata e gratificata a fondo.

Progetti?
A breve inizierò a girare una nuova Web Series in cui sarò una delle attrici protagoniste. La serie affronta in modo comico e attuale le dinamiche delle relazioni tra persone con diversi orientamenti sessuali.

Vuole aggiungere altro?
Ringrazio di cuore Sledet.com e spero che questa intervista possa ispirare altri a seguire se stessi e le proprie passioni. Non c’è nulla di più bello per me che vedere la gioia di qualcuno libero in se stesso e nelle proprie forme di espressione. Tutto ciò che faccio è per questo, vivo nel desiderio profondo di liberare altri nel mio cammino di liberazione.

Sledet.com ringrazia per l’interista Erica Manni, e ad maiora!

 

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