Intervista a Filippo Lorenzon, il match analyst della Nazionale di calcio under 21


“Il nostro compito è quello di mettere la squadra e lo staff tecnico nelle condizioni migliori per andare ad affrontare una gara”

Intervista di Desirè Sara Serventi

Filippo Lorenzon è il match analyst della Nazionale under 21, un ruolo che svolge in maniera esemplare dando sempre allo staff tecnico tutte le informazioni riguardanti quello che accade in campo, sia per quanto riguarda i propri atleti che per la squadra avversaria, al fine così di ottimizzare il rendimento dei propri giocatori. Ha iniziato a collaborare in veste di match analyst con la Federazione nel 2008, collaborazione che, data la professionalità e la qualificata preparazione, porta tutt’ora avanti con notevole grinta. I suoi lavori sono tutti all’insegna della qualità, qualità data anche dalle ampie conoscenze tecnico-tattiche nel settore. Le sue analisi video non sono mai standardizzate, poiché per lui è fondamentale apportare sempre delle innovazioni nelle sue analisi, per far sì che l’interesse da parte dello staff e degli stessi atleti non diminuisca col passare del tempo. Il lavoro di Filippo è un lavoro dove la tecnologia gioca un ruolo molto importante ed è per questo che è fondamentale aggiornarsi sempre sulle novità in campo tecnologico, così come infatti lui fa da sempre. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto lo stimato Filippo Lorenzon che ha raccontato il suo percorso lavorativo ma anche di quella che è la figura del match analyst.

Quando è nata la sua passione per il mondo del calcio? 
Avevo cinque anni quando ho iniziato a giocare a calcio e diciamo che, inizialmente è partita solamente a livello di hobby, quindi nello specifico per arrivare a questa professione è stato un percorso completamente scollegato da quello della passione. C’era la passione per il calcio ma, mai avrei pensato di fare questo lavoro.

Lei ha iniziato il suo percorso lavorativo nell’ambito della match analysis lavorando per delle aziende del settore?
Esatto. Ho iniziato lavorando per due aziende specializzate del settore: una italiana e una multinazionale estera, che si occupavano, e si occupano tutt’ora, di statistiche e prodotti per la match analysis su livello professionistico, quindi: raccolta statistiche, software per le persone che si occupano di match analysis, e altro ancora.

Contemporaneamente iniziò anche la sua collaborazione con la Federazione?
Ho continuato a lavorare per questa multinazionale sino al 2013, e contemporaneamente nel 2008, ho iniziato anche la collaborazione con la Federazione; una collaborazione che prosegue tutt’ora per quel che riguarda la match analysis.

Nel frammezzo fece anche delle altre esperienze lavorative?
Ci sono state un paio di esperienze in diversi club italiani, e in aggiunta un’interessante esperienza estera fatta con la Nazionale dell’Arabia Saudita con la quale ho collaborato alla scorsa Coppa d’Asia.

Come è cambiata nel tempo la figura del match anlyst?
Quando ho iniziato, c’erano delle aziende specializzate che facevano dei servizi per i club, e richiedevano nello specifico la figura del match analyst, quindi, c’era molta specificità di ruolo. Oggi invece il ruolo del match analyst sta diventando “di moda” e, al pari di miei colleghi molto aggiornati e professionali, ci sono molte persone che, non voglio dire che fanno lavori di bassa qualità, ma magari si improvvisano.

Sta dicendo che è facile improvvisarsi nel settore?
Diciamo che è facile improvvisarsi nel settore anche perché alla fine del lavoro, basta avere il filmato della partita e farne un’analisi.

Cioè?
Quando si ha un filmato di una partita e si dispone di un programma la match analysis si fa, poi ovviamente, se questa non è fatta da dei professionisti sarà abbastanza evidente, anche perché bisogna avere una specificità per sapere come fare queste riprese. Bisogna inoltre avere delle conoscenze di base, che poi migliorano con l’esperienza sul campo.

Da quanto dice si evince che è un percorso che si fa nel tempo?
Esatto. Quando ho iniziato era una professione proprio agli albori, quindi, se ripenso anche quello che potevo offrire all’epoca all’allenatore, beh, sicuramente è meno di quello che posso offrire oggi.

Per quale motivo?
Perché l’analisi statistica sicuramente non era evoluta come lo è adesso, così come il sistema di ripresa, e poi i software che possiamo utilizzare in questo momento non esistevano anni fa, quindi era un lavoro più “rudimentale”, se così vogliamo chiamarlo. Infine, ma non da meno, le mie conoscenze erano decisamente meno profonde di quanto no lo siano adesso.

Che caratteristiche deve avere un match analyst?
Io credo che sia di fondamentale importanza innanzitutto avere una conoscenza abbastanza ampia del settore calcistico, cioè nello sport che si va ad analizzare. Deve inoltre avere delle sufficienti nozioni anche di tipo informatico.

Lei per conoscenza cosa intende nello specifico?
Intendo che bisogna avere innanzitutto delle conoscenze tecnico-tattico abbastanza approfondite, e poi non certamente di minore importanza, anche delle conoscenze del proprio staff di lavoro.

Cioè?
Voglio dire che, se collaboro con un allenatore è necessario che io conosca bene il suo pensiero, il suo modo di allenare, e il suo credo calcistico per poter poi fare la mia analisi; analisi che, saranno indirizzate sulle sue esigenze nella maniera più specifica.

Spesso lei usa dire che un match analyst deve essere “propositivo”. Cosa vuol dire in questo contesto?
Il mio lavoro è un po’ particolare perché in Nazionale abbiamo i giocatori per un periodo limitato durante l’anno, ma un match analyst di un club, che deve lavorare per diversi mesi con una squadra, secondo me, deve essere innovativo nel modo di proporre e nel modo di dare le proprie informazioni all’allenatore e alla squadra. Non si può infatti proporre sempre la stessa cosa ad un tecnico, ma bisogna cercare di dargli qualcosa di nuovo.

Tipo?
Tipo un analisi statistica un po’ diversa, oppure canali di video fatti con delle animazioni diverse. Bisogna rendere accattivante la nostra video analisi, per non essere standardizzati nel modo di lavorare. Per questo ovviamente bisogna essere sempre aggiornati.

Lei è stato uno dei primi match analyst presenti in Italia. Come veniva vista inizialmente la sua figura?
Quando sono entrato in Nazionale il mio lavoro era relativamente nuovo, quindi veniva visto con un occhio particolare, perché non si conosceva tanto questa figura e di conseguenza, non c’era tutta questa apertura per le analisi video. Adesso le cose sono cambiate, tutti i club la incominciano a fare anche per il settore giovanile, quindi gli atleti arrivano in prima squadra che conoscono benissimo di cosa si tratta, sono praticamente abituati a convivere con questo tipo di lavoro.

Questo cosa vuol dire?
Che come un giocatore sa che nel suo lavoro c’è la fase di preparazione fisica e preparazione tattica, sa anche che nel suo lavoro c’è la parte di analisi video. Ormai questa, è una componente che per loro è diventata la normalità.

Il giocatore ha molta curiosità sui risultati della match analysis?
Sì. Il giocatore di suo è curioso ed è molto interattivo, anche se devo fare una piccola distinzione. Posso dire per esperienza che, c’è molta più interattività nel calcio femminile rispetto al calcio maschile. Nel calcio femminile ci sono più interventi e domande duranti i meeting da parte delle donne che non dagli uomini.

Un match analyst cosa deve analizzare nello specifico?
Secondo me sono due le macroaree da analizzare: il match studio e il team studio, e aggiungerei anche l’analisi degli allenamenti.

Potrebbe spiegare cos’è il match studio?
Il match studio è l’analisi fatta sulla nostra gara, e l’analisi del singolo giocatore durante la partita.

E il team studio?
E’ l’analisi dell’avversario che andiamo ad affrontare.

Qual è il suo compito nello specifico?
Il mio lavoro lo definisco sempre un po’ a piramide. Il mio compito infatti, è quello di dare all’allenatore il maggior numero di informazioni possibili rispetto alla squadra che andiamo ad affrontare, poi questa piramide più sale verso l’alto, più le informazioni diventano più piccole, fino ad arrivare alle informazioni che si danno alla squadra.

Chi c’è alla base di questa piramide?
Alla base della piramide ci sono io che raccolgo più informazioni possibili sull’avversario che andiamo ad affrontare, poi salendo più su, ci sono le informazioni che io passo all’allenatore e allo staff tecnico, fino ad arrivare alla punta della piramide dove ci sono le informazioni da dare ai giocatori, che devono essere quelle essenziali e più importanti.

Qual è la prima cosa che dice ai ragazzi durante i suoi corsi?
Bella domanda! Beh, di solito gli dico per chi lavoro… scherzo! Di solito punto molto l’attenzione sul nostro lavoro. Il nostro compito è essenzialmente quello di mettere la squadra e lo staff tecnico nelle condizioni migliori per andare ad affrontare una gara. Preciso ovviamente, che noi non siamo assolutamente quelli che prevedono il risultato, o quello che succederà in campo, ma siamo quelli che mettono lo staff tecnico e i giocatori nelle condizioni migliori di lavorare.

Ovviamente le variabili in campo sono sempre dietro l’angolo?
Esatto. Si può analizzare una squadra avversaria in un modo, ma poi quando arrivi allo stadio ti accorgi che questa ha cambiato sistema di gioco, ha cambiato i giocatori, e il tutto ovviamente prende una piega diversa.

E in quel caso che succede?
L’importante per noi e aver fatto tutto quello che era possibile sapere sugli avversari per affrontare al meglio una squadra. Non bisogna mai essere negligenti in questo lavoro. Bisogna essere informati sempre sullo storico della squadra avversaria.

Ci svela qual è la posizione migliore per le riprese?
Dipende sempre dalla grandezza dello stadio. Il punto migliore è molto soggettivo.

Il suo qual è nello specifico?
Io preferisco il punto più alto dello stadio, nella posizione centrale, in linea con il centro campo. Poi è chiaro che, in uno stadio più basso, dove non si riesce ad avere una ripresa di tutto il campo, è preferibile la ripresa da una posizione laterale. Una posizione molto interessante, e che utilizzano molti, è nel punto più alto dello stadio dietro la porta dove si riesce a vedere l’ampiezza del campo.

E’ importante nel suo lavoro l’aggiornamento?
E’ fondamentale restare aggiornati perché è un lavoro che si basa sulla tecnologia, e ci sono tante aziende che propongono software nuovi. Bisogna lavorare in maniera semplice, veloce ed efficace.

Cosa non deve fare un match analyst?
Sormontare i piedi ad un allenatore. Noi facciamo parte dello staff tecnico, però, quello che facciamo deve essere sempre avallato dall’allenatore. Se per me c’è un errore durante la partita, non lo posso segnalare a nessuno, ma devo dirlo direttamente al tecnico che deciderà il da farsi.

Cosa deve avere di base un qualificato match analyst?
Deve avere di base un bagaglio di ampie conoscenze tecnico-tattico.

Cosa rappresenta per lei essere l’analista della Nazionale under 21?
Penso che innanzitutto è un motivo di ambizione ed orgoglio lavorare con la Nazionale, anche perché da la possibilità di poter partecipare alle competizioni più importanti. Inoltre apre molto gli orizzonti calcistici, perché da una visuale a 360° sul calcio internazionale.

Lei come match analyst della Nazionale ha delle responsabilità: come riesce a gestire lo stress del suo lavoro?
Lo stress maggiore lo si vive durante le competizioni, quando il tempo è molto ristretto tra le varie gare e bisogna produrre velocemente dei lavori di qualità. La mia responsabilità è quella di dare allo staff tecnico delle informazioni, cerco pertanto di assicurarmi di aver svolto tutto al meglio e senza dimenticanze; quando penso di aver fatto questo, posso dire di essere soddisfatto.

Qual è il sacrificio più grande nel suo lavoro?
Soprattutto durante le competizioni, si è soggetti a delle lunghe assenze da casa lontano dalla famiglia; considero questo il più grande sacrificio.

Chi è il match anaylst?
E’ la persona che si deve occupare in maniera oggettiva di tutto quello che accade in campo, raccogliendo il maggior numero di informazioni possibili, al fine di ottimizzare il rendimento dei giocatori in campo.

Che consiglio vuol dare ai giovani che vorrebbero affacciarsi a questa professione?
Di iniziare a guardare le gare con un occhio critico, non solo da tifosi, provare ad interpretare le partite e a trovare delle proprie chiavi di lettura. Ed inoltre di guardare gare di vari campionati e categorie, non limitarsi ad un solo torneo o ad un’unica squadra. Infine, consiglio comunque qualche corso specifico per ampliare la propria visuale sulla professione, a breve tra l’altro partiranno quelli ufficiali della Fgci.

Prossimi progetti?
Il Campionato Europeo! Tra poco più di un mese andiamo in ritiro per il Campionato Europeo e ci sono grandi ambizioni. In passato ho fatto un terzo posto e un secondo posto, quindi adesso, mi aspetto il massimo. E’ un campionato di altissimo livello ed è anche molto competitivo.

Vuole aggiungere altro?
Sì. Voglio ringraziare Michele Crestani (Ceo di Sics) grazie al quale quindici anni fa mi sono approcciato a questa professione. Un grazie anche a Maurizio Viscidi (coordinatore nazionali giovanili) che considero il mio maestro dal punto di vista tattico. Ringrazio infine Antonio Gagliardi (match analyst Nazionale A), collega da più di un decennio, amico col quale riesco sempre a confrontarmi in maniera molto costruttiva.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Filippo Lorenzon, e ad maiora!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *