Il viaggio di Ecuba: a parlarne è il regista Francesco Branchetti


“L’Ecuba del nostro spettacolo è un personaggio moderno, che vive oggi la condizione della profuga e dei profughi”

Intervista di Desirè Sara Serventi

C’è grande attesa per il nuovo spettacolo teatrale del regista Francesco Branchetti, che riesce ogni volta a coinvolgere il pubblico con i lavori che porta in scena. Dopo il successo de “Il bacio” che lo vedeva rivestire non solo il ruolo di regista ma anche quello di protagonista maschile insieme a Barbara De Rossi, in veste invece, di protagonista femminile, a breve sarà nuovamente a teatro per curare la regia de “Il viaggio di Ecuba” di Gianni Guardigli. Branchetti con questo spettacolo che debutterà al Teatro Tor Bella Monaca, vuole portare in scena tutta la sofferenza di quelle persone che loro malgrado, sono costrette spinto dalla disperazione a lasciare il proprio Paese d’origine. Ad interpretare Ecuba, sarà l’attrice Isabella Giannone, che già in passato ha lavorato fianco a fianco a Branchetti. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto il noto regista che ha parlato dello spettacolo.

Dopo il successo teatrale “Il bacio” con Barbara De Rossi, a breve la rivedremo a teatro con lo spettacolo “Il viaggio di Ecuba” di Gianni Guardigli. Vuol parlare dello spettacolo?
“Il viaggio di Ecuba” di Gianni Guardigli è uno spettacolo che porta in scena il dolore e la sofferenza di chi è costretto a lasciare il proprio paese e racconta il “viaggio nella solitudine e nello strazio dell’anima” che spesso tutto questo comporta e ci fa conoscere un personaggio divorato dal dolore e dalla più schiacciante disperazione come quello di Ecuba; l’Ecuba del nostro spettacolo è un personaggio moderno, contemporaneo che vive oggi la condizione della profuga e dei profughi e che in molti aspetti ci riporta all’Ecuba classica; ma il nostro è uno spettacolo profondamente incentrato sulla contemporaneità dell’essere straniero, profugo, orfano e privo di tutto, osteggiato, disprezzato e profondamente “non voluto”. Questa Ecuba ricorda la regina di Euripide, come sostiene Guardigli, nel furore con cui si scaglia verso l’ingiustizia e verso l’ipocrisia del potere. Uccide per vendetta e si scaglia con ferocia contro chi ha commesso crimini indicibili. Ma è profondamente moderna perché è “piccola” oserei dire piccolo-borghese. E’ una donna che ha vissuto in una dorata normalità gli anni più belli della sua vita e poi ha perso tutto perché la storia ha decretato così. Si è trovata dalla parte sbagliata nel momento sbagliato e ha dovuto fare i conti con le vergognose piccinerie che avvolgono l’animo umano, ha vestito i panni della profuga in un mondo che detesta la diversità perché ha paura di tutto, in un mondo che detesta il dolore altrui perché ha paura degli specchi. Ha calpestato l’orticello del vicino di continente che vive chiuso arroccato col solo scopo di mantenere i miserabili privilegi che un destino incomprensibile gli ha riservato. Questa Ecuba è assassina e spirituale allo stesso tempo. Spoglia l’essere umano e lo rende nudo incapace di nascondere le sue debolezze, urla la sua verità come una coscienza spietata può parlarci di notte quando i sogni hanno il coraggio di urlarci in faccia le verità più scomode. In questo, Ecuba, sostiene sempre Guardigli, diventa una povera donna di oggi che porta in sé le intuizioni di un profeta. Per l’autore andare ad attingere nel patrimonio immenso della tragedia greca è vitale come attaccarsi a una bombola di ossigeno quando il respiro non basta. Essere madre oggigiorno, in un momento di esodi imponenti e dolorosi vuole dire “sentire” attraverso la pelle e la sensibilità di una madre che “canta la sua pena” di fronte al disfacimento del suo mondo che considerava “normalità”. La perdita della patria, della terra, della tranquillità e, ancor più, la perdita dei figli che se ne vanno a uno a uno è il toccante motivo delle tappe della vita di questa “mater dolorosa” che vive il passaggio fra due periodi storici in cui il futuro è una paurosa incognita.

Chi è l’Ecuba moderna?
Questa Ecuba moderna, come l’ha disegnata Guardigli, parla un linguaggio “misto”, un susseguirsi di racconto di una piccola vita che si scontra con i terreni problemi del quotidiano con improvvise impennate poetiche, che elevano la sua sensibilità al “linguaggio di tutte le madri”, alla lingua del cuore di chi dà la vita e non si rassegnerà mai al vedere questa stessa vita che si dissolve, preda dell’ingiustizia che si annida nel potere, nelle guerre, nelle prevaricazione. E’ un’Ecuba, scrive Guardigli, che viaggia a piedi fra i binari dell’Europa in cui c’è chi erige muri di filo spinato e c’è chi chiude pesanti porte di vecchi treni. Ma c’è anche chi si accosta al viandante per passargli una bottiglietta d’acqua e c’è chi offre una branda di una stanza di una casa modesta per condividere il viaggio terreno con altri esseri umani compagni di cammino.

In queste opere, a suo avviso qual è il compito del teatro?
I tempi che stiamo vivendo ci proiettano verso un’inevitabile riflessione sul senso della vita e sul valore di essa. Fino a qualche anno fa il rispetto di questo potente valore sembrava una intoccabile sicurezza. Ora siamo sempre meno sconcertati di fronte a uno scivolamento continuo e inesorabile verso l’assuefazione di fronte a raccapriccianti spettacoli di totale disprezzo della sacralità della propria vita e di quella degli altri. Ecco perché sempre più decisamente sento, in totale sintonia con Gianni Guardigli, la necessità di dare al teatro e alla scrittura teatrale il suo compito di sondare e riflettere su ciò che significa “essere umani” e “agire da umani”.

Come mai la scelta di portare in scena “Il viaggio di Ecuba”?
Per la voglia di raccontare dal di dentro il dolore e l’umanità di chi non trova più il suo posto nel mondo, per la voglia di raccontare “la normalità” di quello che spesso viene vissuto come l’altro da se.

In che modo sta impostando la regia dello spettacolo?
È una regia quasi interamente incentrata sul lavoro con l’attrice sui piccoli gesti, sulle piccole sfumature, si tratta di un lungo lavoro “di cesello” su ogni passaggio emotivo che il testo impone; i sentimenti che cambiano inesorabilmente si leggono nelle espressioni, nei piccoli gesti, negli sguardi, nel “piccolo“ vivono i sentimenti che caratterizzano i passaggi di questo terribile viaggio nella disperazione e nel dolore. Naturalmente oltre al lavoro con Isabella Giannone poi ovviamente ci sarà anche un lavoro musicale molto attento ad accompagnare stati d’animo, passaggi ed emozioni di questo terribile viaggio nell’inferno privato e profondo di questo personaggio.

Che caratteristica deve avere una scrittura teatrale per suscitare il suo interesse?
Un testo per suscitare il mio interesse deve riflettere i conflitti che realmente la nostra società sta vivendo sia a livello personale e individuale che sociale e collettivo ed è estremamente difficile trovare una scrittura teatrale che riesca a farsi carico da un punto di vista poetico, morale, etico e tematico dell’enorme potenza conflittuale e tragicità di tutto quello che stiamo vivendo oggigiorno.

Lei in questo caso non sarà in scena, ma cura solo la regia dello spettacolo. Chi interpreterà Ecuba?
Ecuba sarà interpretata da Isabella Giannone, un’attrice straordinaria che già in prova sta dimostrando una travolgente capacità di immedesimarsi, di “aderire” con il corpo, l’anima e la voce ad un personaggio peraltro molto difficile e tormentato come quello della nostra Ecuba.

Lei ha già lavorato con Isabella Giannone?
Con Isabella Giannone ho fatto tantissimi spettacoli, abbiamo già lavorato insieme tantissime volte in spettacoli anche importanti come ”Antonio e Cleopatra”, “Macbeth” “Tre operai “e moltissimi altri e devo dire che lavorare con lei è meraviglioso per la passione travolgente, l’entusiasmo, la professionalità e il grandissimo impegno che mette in tutto quello che fa in scena.

Cosa rappresentano per lei le tragedie greche?
Avere la possibilità di tornare ad analizzare i sentimenti dell’uomo e farlo nella dimensione dell’assoluto. Concordo con Guardigli quando dice che andare ad attingere nel patrimonio immenso della tragedia greca è vitale come attaccarsi a una bombola di ossigeno quando il respiro non basta.

Che linguaggio parla l’Ecuba moderna?
Questa Ecuba è moderna e parla un linguaggio “misto”, un linguaggio strettamente contemporaneo al quale si alternano appunto improvvise impennate poetiche, che elevano la sua sensibilità al “linguaggio di tutte le madri”.

Quali similitudini vi sono con i nostri tempi?
Il viaggio di Ecuba è totalmente immerso, sprofondato, con il suo dolore, con la sua feroce e scottante tematica nella nostra epoca, è uno spettacolo immerso nella più triste e drammatica attualità, ferita, dolorante, immerso infine nella sua più scioccante incapacità di trovare soluzioni “umane” ai drammi degli uomini.

Cosa vuole far emergere da questo spettacolo?
La profonda umanità del personaggio della nostra protagonista, il dramma profondo del personaggio di Ecuba e del suo “viaggio” terreno e vorrei che, ogni volta che il tema dell’immigrazione viene affrontato da qualsiasi parte politica, non ci si dimenticasse mai il “concreto essere umano” di cui stiamo parlando e su cui magari stiamo dibattendo.

Quando andrete in scena?
Lo spettacolo debutterà al Teatro Tor Bella Monaca il 19 di maggio e sarà in scena il 19, 20 e 21 maggio a Tor Bella Monaca e poi proseguirà in tournée nella prossima stagione teatrale nei mesi di ottobre e novembre.

Perché dovremmo andare a vedere “Il viaggio di Ecuba”?
Per la straordinaria capacità interpretativa e adesione emotiva che Isabella Giannone sta regalando a questo personaggio e che senz’altro ci farà rivivere il viaggio doloroso e straziante di Ecuba che tanta storia contemporanea ci farà tornare alla mente.

Programmi futuri?
I miei programmi futuri dopo il debutto adesso al Teatro Tor Bella Monaca de “Il viaggio di Ecuba” con Isabella Giannone, sono la ripresa durante l’estate del recital “Coro di donna e uomo“ con Barbara De Rossi e poi nella stagione invernale prossima la ripresa de “Il Bacio” di Ger Thijs sempre con Barbara De Rossi che tornerà in scena dal 15 gennaio fino alla metà di aprile.

Vuole aggiungere altro?
Venite a teatro a vedere Il viaggio di Ecuba il 19, 20 e 21 maggio al Teatro Tor Bella Monaca a Roma.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Francesco Branchetti, e ad maiora!

 

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