Intervista alla nota artista Aida Abdullaeva


“L’arte è una continua ricerca di significato”

Intervista di Desirè Sara Serventi

Ha una talento innato per l’arte la pittrice, Aida Abdullaeva, e una passione per quello che fa, che è ben evidente in ogni opera da lei creata. Nel suo percorso formativo e lavorativo ha avuto modo di confrontarsi con dei grandi maestri, come: Nedo Da Gualdo, Carini Angelo, Fulberto Frillici, Vittorio Pimpinelli e Arnaldo Pauselli, per citarne alcuni. I suoi dipinti catturano positivamente l’attenzione della critica, che le ha sempre riservato delle frasi di alto livello. Ogni opera e ogni mostra da lei fatta infatti, è sempre all’insegna del successo, dato dalla qualità dei lavori creati, che l’hanno resa un’artista stimata e nota non solo in Italia, ma anche all’estero.

Qual è stata la sua formazione artistica?
La mia origine artistica ha due momenti importanti. Il primo è a Tashkent, in Uzbekistan, dove ho frequentato l’Istituto Artistico e poi ho conseguito la laurea in Lettere e Scienze Culturali (Scienze Artistiche di Metodologia e Organizzazione delle Attività Educative e Culturali); e non vorrei tacere della passione trasmessami da mia madre, grande amante dell’arte. Il secondo momento è stato in Italia, dove ho conosciuto l’arte della ceramica, a Gualdo Tadino dove sono stata allieva dei grandi maestri Fulberto Frillici, Nedo da Gualdo e Carini Angelo. Poi, è stato il Maestro Arnaldo Pauselli a credere in me e lanciarmi nel mondo dell’arte con le mostre in Italia e all’estero, che ad ora sono più di settanta tra personali e collettive.

Che ricordo ha della sua prima opera?
Difficile risalire alla prima opera, di primo acchito risponderei di un disegno da bambina in cui ho ritratto un amico di mio padre, ospite in casa nostra, che mia madre ha voluto conservare; ma pensandoci un po’, la mia prima opera è il disegno a matita della testa del Davide. Questo lavoro mi ha fatto appassionare all’Italia, all’arte italiana, e in particolare all’arte del Rinascimento. Forse, chi ci è nato non si rende conto della fortuna e del privilegio di vivere e muoversi quotidianamente tra tanta bellezza.

E’ nel 2002 che inizia a lavorare presso la bottega della ceramica artistica del maestro Vittorio Pimpinelli. Cosa può dire di quel periodo?
E’un periodo bello della mia vita, in cui ho scoperto l’arte della ceramica, che mi ha affascinato, alla quale ho dedicato tanto tempo e ne ho tratto tante soddisfazioni. E’ un lavoro che mi ha arricchito sia umanamente che artisticamente, è completamente diverso dalla pittura su tela, esige tante conoscenze tecniche ed insegna la pazienza, la modestia e l’attesa. Il risultato di tanto lavoro lo conosci solo all’uscita dal forno quando i componenti chimici hanno fatto reazione. E’ stato, poi, Vittorio Pimpinelli, vedendo la mia passione e i miei risultati, a spingermi a frequentare la scuola di ceramica.

Nel 2006 riprende a dipingere su tela frequentando lo studio del maestro Arnaldo Pauselli?
Il lavoro della ceramica artistica mi aveva portato al tratto preciso, raffinato, tendente al realismo e alla perfezione; il maestro Pauselli con le marine mi ha sciolto la mano e mi ha offerto un altro modo di vedere e di rappresentare, mettendo a fuoco non il particolare ma l’insieme come risultato di tanti tocchi e tratti; per intenderci potrei dire che il passaggio è stato dal realismo all’impressionismo. I paesaggi e le marine del maestro Pauselli hanno molto arricchito la mia storia artistica.

Quale genere predilige nella pittura?
La mia formazione mi porta a preferire il realismo, la rappresentazione il più possibile aderente al reale, nelle sue forme vere ma belle, naturali; di qui la mia passione per il Rinascimento, in cui l’ideale è reale e il reale è ideale. Il lavoro dell’arte, dipingere è, per me, un modo di intervenire sulla realtà, di vedere e trasformare il mondo e le cose, per cui è necessario e inevitabile cercare di rendere le cose come sono e più belle di come sono, come vorrei che fossero senza smentirle e quindi rispettando il vero.

E nella ceramica?
Nella scuola dei maestri Gualdesi, l’arte della ceramica raggiunge l’apice quando il ceramista è in grado di rifare perfettamente colori e forme dei soggetti riprodotti. Intendo non la ceramica decorativa ma quella che riproduce opere di noti artisti. Questo perché non si usano i colori come nella pittura a olio ma si usano ossidi di metalli, che solo dopo la cottura al forno assumono determinati colori, per cui occorre avere tante conoscenze tecniche e conoscere segreti che solo con l’esperienza si apprendono.

La critica con lei ha sempre avuto ottime parole. Quale quella che ricorda con più piacere?
Ho sempre avuto buoni rapporti con la critica, che ringrazio per avermi accompagnato nel corso della mia esperienza artistica, non saprei quale scegliere tra la critica di Vittorio Sgarbi, Paolo Levi, Elena Gollini, Giuseppe Martucci, Alfredo Barbagallo, ed altri, perché ognuna per aspetti diversi ha colto elementi importanti e per me preziosi.

Tra le mostre da lei fatte quale reputa la più importante?
E’ un po’ difficile per me giudicare quale sia la più importante tra tutte le mostre in Italia e all’estero, forse, potrei dire “Spoleto Arte incontra Venezia”, curata da Vittorio Sgarbi e con la partecipazione di Dario Fo, Eugenio Carmi e José Dalì, una collettiva del 2014 che ha riscosso un notevole successo di critica e di pubblico.

Cos’è per lei l’arte?
Per me l’arte è un momento fondamentale della vita, e non saprei pensare la mia vita senza l’arte; per me l’arte è un modo di percepire, sentire, vedere le cose, di immaginarle e viverle. Senza lo specchio dell’arte il mondo, la vita, credo, non avrebbero senso; l’arte è una continua ricerca di significato. Sin da bambina, sollecitata da mia madre, che si dedicava anche lei all’arte ed aveva una ricca biblioteca con tanti libri d’arte, ho passato ore a dipingere. Ricordo che nei ricevimenti, quando la mia casa si riempiva di ospiti, amici dei miei genitori, io in un angolo, già all’età di sei anni li ritraevo con i pastelli. La passione del ritratto mi è sempre rimasta. Attraverso la pittura mi sembra di ridare ordine e senso al mondo. Ed oggi, come all’età di sei anni, è viva la voglia e il bisogno di riordinare le cose e renderle degne di vita.

E’ difficile emergere in questo settore?
Certamente, e oggi è più difficile di qualche anno fa. Oggi, non ci sono più i galleristi di una volta che si prendevano cura di un artista, che scommettevano e investivano su di lui. Oggi l’artista è isolato, lasciato solo e l’artista deve essere anche promotore di se stesso. L’aspetto commerciale, che è sempre esistito, attualmente è assolutamente preponderante, e questo scoraggia sino ad indurre tanti all’abbandono. Con l’arte non si vive, oggi, più che mai, occorre avere un grande amore per l’arte e una grande caparbietà per andare avanti.

Cosa vuole trasmettere con le sue opere?
Che la vita, il mondo, nonostante le storture e le sofferenze, va vissuta intensamente, i colori vanno scoperti ed esaltati, dietro le apparenze spesso ingannevoli va ricercato il vero sentimento e va dato significato alle cose. Quando ritraggo un soggetto ricompongo le cose e gli do ordine, e così riordino la mia vita e le cose intorno a me. Il messaggio che vorrei condividere è di adesione alla vita e di armonia.

Attualmente in cosa è impegnata?
Attualmente mi dedico alla mia passione di promuovere l’arte e la bellezza. Per giugno sto preparando una mostra internazionale dal titolo “Angeli” di fotografia, arte digitale e arte moda. Nel futuro vorrei promuovere l’arte e la bellezza.

Vuole lasciare un messaggio ai lettori di Sledet.com che leggeranno la sua intervista?
Sì, che bisogna curare la dimensione artistica che è dentro ogni uomo, perché di tutto possiamo fare a meno ma non della bellezza; che gli artisti, nonostante le difficoltà, devono continuare a dipingere; che bisogna educare i giovani ad amare e ad apprezzare l’arte e che bisogna tutelare il grande patrimonio artistico in Italia e nel mondo, perché l’arte, il bello è la nostra salvezza. Viva l’arte, viva la vita.

Sledet.comringrazia per l’intervista Aida Abdullaeva, e ad maiora!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *