Intervista al Match Analyst Lorenzo Favaro


“Il Match Analyst è un mix tra: un bravo allenatore, un buonissimo tattico e un bravo tecnologico”

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Tutte le società che si rispettino dovrebbero vantare tra il loro staff tecnico il “Match Analyst”, una figura preparata che talvolta viene presa sottogamba poiché non reputata di fondamentale importanza per l’esito positivo di una partita. Si tratta di grandi professionisti che sono indispensabili per portare ad alti livelli una partita di calcio. Lo sa bene Lorenzo Favaro, noto match analyst, grande tattico, qualificato allenatore ed ex giocatore, che in questi anni si è fatto conoscere per le sue notevoli competenze in materia. Diligente nel suo lavoro e determinato, è uno che del match analysis ha fatto la sua professione, una professione all’insegna della serietà e della competenza, perché una cosa è sicura: Lorenzo è uno che non si è improvvisato in questo settore, ma ha una ricca esperienza lavorativa alle spalle che gli ha permesso di raggiungere importanti obiettivi. E’ uno infatti che sa bene che in questo campo niente va lasciato al caso. Ha un bagaglio di conoscenze e un curriculum lavorativo di tutto rispetto, ed è per questo che il suo nome nell’ambiente calcistico è sinonimo di garanzia e professionalità. Lorenzo è anche un allenatore specializzato in tecnologia, con alle spalle un corso come analista tattico, elementi da non sottovalutare quando si sta dietro ad una telecamera, ma che infatti gli permettono di svolgere in modo competente le riprese, sia che queste siano indirizzate a una squadra, che al singolo atleta, agevolando quindi il lavoro che dovrà poi fare l’allenatore quando si troverà a dover valutare il video in questione. La sua competenza non è certamente passata inosservata alla Dartfish, società leader nel mondo per Match Analysis, che ha scelto proprio Favaro come docente in Italia delle tecnologie degli allenatori e dei match analyst. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Lorenzo Favaro, che ha parlato non solo del suo qualificato percorso lavorativo, ma ha spiegato chi è il “match analyst”.

Quando è nata la sua passione per il mondo del calcio?
Il calcio è la mia passione fin da piccolo, così come credo l’abbiano tutti i bimbi che vogliono diventare calciatori, e devo dire che ero anche bravo. Io sono di Mestre, e attorno a noi ci sono diverse realtà calcistiche, questo significa una certa selezione: il Padova calcio, il Treviso, il Vicenza, il Venezia; ma più giocavo e più vedevo, e in particolare gli altri notavano per me, la possibilità di andare tra i professionisti.

A mandare in fumo la sua carriera calcistica fu una lussazione alla spalla?
Esatto. Mi lussai una spalla e fui costretto a restare fermo per un anno e mezzo.

Ma la sua passione non le permetteva di appendere le scarpe al chiodo?
Volevo lavorare nel mondo del calcio, quindi, decisi di seguire subito un percorso di allenatore; mi documentavo, andavo ai corsi, seguivo la rivista “ Il Nuovo Calcio”, un’ottima rivista calcistica, e per farla breve entrai un po’ nel giro.

Quando arrivò la grande svolta?
La svolta di tutto è stata il 9 luglio del 2006, quando l’Italia vinse la Coppa del Mondo a Berlino.

Potrebbe essere più preciso?
Il giorno dopo il trionfo i “Media” e soprattutto la Gazzetta dello Sport, iniziò a dare spazio alla notizia che l’Italia di Lippi era stata avvantaggiata dalla figura di un componente dello Staff, che si occupava di reperire dalle “videocassette” tutte le azioni degli avversari per creare poi, delle “clip” per lo Staff. All’epoca avevo già acquistato una telecamera, e mi piaceva riprendere gli allenamenti e le partite per fare poi i montaggi video e farli vedere in seguito ai ragazzi. Notai subito dei risultati positivi in quello che stavo facendo, per cui vedevo la possibilità di fare un qualcosa che mi piaceva, ovvero l’allenatore, e unire così le due passioni: quella per il calcio con quella per la tecnologia.

A un certo punto decise di lasciare la carriera di allenatore, per dedicarsi completamente alla “match analysis”?
Esatto. Decisi di abbandonare la carriera come allenatore di calcio, per dedicarmi totalmente a cercare un po’ quelle che erano le aziende che lavoravano in Italia in questo campo.

La sua ricerca cosa le permise di trovare?
Trovai due società: l’Opta e la Digital Panini, che si occupavano di raccogliere i dati statistici e fare i montaggi video, ovvero le clip.

Lei chiamò queste società?
Sì, chiamai entrambe le società chiedendo di collaborare con loro.

Cosa le risposero?
Ricevetti una porta in faccia da entrambe.

Non furono certamente due porte in faccia a placare la sua sete di lavorare nel settore della match analysis?
Esatto, girai un po’ per l’Italia e notando che effettivamente c’era poca gente che stava facendo questo lavoro, fui rafforzato sempre più dall’idea di poterlo fare.

Quindi?
Iniziai a entrare in contatto con allenatori e altre figure importanti, fino a che, per merito di una mia idea imprenditoriale, vinsi una borsa di studio della Camera di Commercio di Venezia, che mi permise di trascorrere 15 giorni all’estero nella Comunità Europea, presso un’azienda che faceva il tipo di lavoro che avrei poi svolto in Italia.

Chi era questa azienda?
Entrai in contatto con la famosa “Nacsport” che è una “software house” spagnola con sede nelle Gran Canarie. Loro mi fecero vedere come lavoravano e io, nel mio piccolo, portai un po’ della mia esperienza fatta in Italia. La Nacsport era, e lo è tutt’ora, il leader nel servizio di video analisi per quanto riguarda, tra gli altri sport, il basket e l’hockey su prato. Loro fornivano il servizio sia della vendita del software, sia il servizio di video analisi, praticamente si occupavano di fare la ripresa e anche l’analisi tecnica. Questa società era presente durante le Olimpiadi, i Campionati mondiali, ovvero dove la nazionale spagnola era in qualche modo presente.

In Italia la Nacsport non aveva alcun rivenditore?
In Italia non avevano alcun rivenditore, e quindi iniziai io. All’epoca, però, continuavo a fare il mio lavoro nell’area dell’amministrazione, ma di pari passo il sabato e la domenica giravo l’Italia per andare a presentare questo “Software” a tutte le società di calcio della serie A. Andai alla Juventus, al Milan, all’Inter, e questo mi permise di entrare in contatto con le società professionistiche.

Quale fu per lei la prima esperienza importante nel settore?
La prima esperienza importante che feci e che mi diede anche un certo lustro a livello mediatico, fu il torneo “Uefa Region Cup”. Ogni regione ha una rappresentativa di giovani dilettanti che si confrontano, e chi vince il Campionato Italiano poi si scontra con le altre regioni dell’Europa, come se fosse una Coppa Campioni. Il Veneto, l’anno precedente, vinse il Campionato, per cui era il rappresentante dell’Italia. Fu lì che incrociai un allenatore a cui spiegai nel dettaglio quello che facevo, e lui mi volle come componente dello Staff tecnico della squadra.

Quale era il suo ruolo?
Facevo la ripresa degli avversari, nonché l’analisi.

Il suo lavoro fu decisivo per la squadra?
Possiamo dire che nella partita contro la Polonia il mio lavoro risultò determinante: tutte le indicazioni che avevo raccolto sulla squadra polacca avevano dato delle informazioni su delle contrapposizioni tattiche da prendere che, guarda a caso, una volta attuate misero in crisi gli avversari, e non riuscirono a vincere. Quella partita fu vinta da noi per 1 a 0.

All’inizio la sua figura fu presa sotto gamba?
Diciamo che all’inizio rappresentavo un costo eccessivo, addirittura un capriccio del mister.

Poi?
Dopo i risultati, fu riconosciuta l’importanza del mio lavoro che risultò determinante per il passaggio del turno.

I social le hanno dato una mano per farsi conoscere ancora di più?
Sì, e in particolare Facebook, dove iniziai a pubblicare tutti i miei lavori spiegando anche tutto quello che facevo. Devo dire che fin da subito mi contattarono tante persone interessate a quello che facevo, e che tutt’ora faccio.

Dopo che il suo nome iniziò a girare, venne contattato da società italiane?
Proprio così. La “Sics”, mi chiese di lasciare la “Nacsport” per collaborare per loro. Era un bel salto: la Sics lavorava con la Nazionale e le squadre di serie A. Per farla breve, mi proposero di seguire le squadre dilettanti, perché volevano avere una persona di riferimento come me.

Lei accettò?
Accettai l’offerta e questo mi permise di entrare in contatto e confrontarmi con chi lavora tra i professionisti, la nazionale e comunque con altre realtà calcistiche. Da qui poi, iniziai a lavorare in serie D.

In serie D con chi stava a contatto?
In particolare collaboravo con tutti gli allenatori, e devo dire che ci fu un vero e proprio passaparola sul mio operato, cosa che mi portò un aumento di visibilità.

Vuol dire che iniziarono a chiamarla come rappresentante della sua categoria?
Quando iniziarono a fare i primi corsi a livello nazionale, chiamavano i video analisti professionistici e poi, per i dilettanti chiamavano me.

Fu allora che iniziò a fare dei corsi indirizzati agli allenatori dilettanti?
Sì. Le persone mi chiedevano il perché non tenessi dei corsi. Il problema era che, anche se in Italia iniziavano ad esserci dei corsi sulla video analisi, questi erano molto teorici e più adatti a delle persone che lavoravano in serie A, per cui mancava proprio questo passaggio nei dilettanti. Lo stesso discorso vale per la Lega Pro, infatti venivo contattato da componenti di Staff Professionistici che mi chiamavano per chiedermi soluzioni.

Quando la collaborazione si è trasformata in un vero lavoro?
Essendo questa una figura nuova, sarebbe stato un rischio troppo grosso lasciare il mio posto di lavoro come dipendente, per cui ho sempre rimandato questa decisione, finché nel 2015, viste le continue richieste e i continui corsi che stavo facendo, ho visto la possibilità e delle ottime prospettive di lavoro per fare il grande salto. Avevo, infatti, tutte le competenze per muovermi in questo settore in Italia.

Quindi?
Ho chiuso con il lavoro da dipendente e ho dedicato tutto l’anno scorso a riattivare tutti i miei contatti: la video analisi è diventata, quindi, un lavoro a tempo pieno.

Lei è uno che nel suo lavoro trasmette entusiasmo?
Quello che desidero trasmettere è l’entusiasmo, non a caso mi ritrovo spesso ad affermare: “fate quello che vi piace, però dovete essere in grado di farlo bene”. Molte volte mi è capitato di stare accanto a persone che che mi chiedevano la copia del filmato perché, non essendosi muniti di batteria di scorta, la telecamera si era spenta. Quando ti rendi conto che i tuoi competitor sono proprio queste persone, allora capisci la differenza. Non mi sono improvvisato nel settore, ho gestito aziende e so come creare un business. Ma soprattutto, il lavoro che faccio è una cosa che mi piace.

Lei ha detto che non si è improvvisato nel settore, anche perché nasce come allenatore?
Sono un allenatore specializzato in tecnologia. Volevo lavorare nello sport e mi sono creato un bel bagaglio di conoscenze per poterlo fare nel migliore dei modi.

L’essere un allenatore le dà un punto in più?
Sono stato un allenatore e ho fatto un corso come “analista tattico”, questo mi permette, quando sto dietro alla telecamera, di riprendere con gli occhi dell’allenatore. Questo piccolo dettaglio sicuramente va ad agevolare il tecnico che dovrà poi valutare il video.

Lei fa la relazione della partita che poi presenta all’allenatore?
Il mio scopo non è quello di fare la relazione scritta, ma è quello di passare a lui il video affinché siano lui e il suo Staff tecnico a vederlo e valutarlo. Anche io, chiaramente, sono in grado di farlo, però è una cosa che devono fare loro in prima persona, perché sono loro che allenano i giocatori, per cui riescono a valutare sicuramente meglio la loro prestazione. Se facessi l’analisi sarebbe un errore, perché non conoscendo le loro metodologie di lavoro e i giocatori, non potrei permettermi di dire “qui avete sbagliato, c’è stato un errore” quando magari è stata una cosa programmata. Posso dare delle indicazioni oggettive su quello che ho riscontrato, sulla partita degli avversari, poi come a prendere le contromisure deve pensare l’allenatore.

Lei è l’unico in Italia che inizierà a fare dei corsi in maniera pratica?
Esatto.

Niente è lasciato al caso. Che cosa serve per organizzare un buon lavoro di “match analysis”?
Serve, innanzitutto e come elemento indispensabile, un video girato in maniera corretta, ciò significa che, in base al lavoro che devo fare, andrò a fare un diverso tipo di ripresa. Anche la zoomata è fondamentale per una buona ripresa tattica. Talvolta le persone, non avendo grosse conoscenze di quelle che sono le riprese tattiche, “scopiazzano” le riprese televisive, ma questo significa che spesso sfumano molto per cercare di vedere il giocatore e questo non permette all’allenatore di vedere come si muovono tutti gli altri componenti della squadra.

Che tipi di ripresa vengono fatte?
Le riprese fatte sono di tre tipi: tattica, da campo e sul singolo.

Può descriverle nello specifico la ripresa tattica?
La ripresa tattica è una ripresa in cui si cerca di includere tutti i giocatori che partecipano al gioco. In questo modo è proprio tattica perché ciò che interessa è vedere la squadra come si muove.

Che tipo di ripresa è quella da campo?
La ripresa da campo, invece, è una ripresa che solitamente viene utilizzata per l’analisi degli avversari, ossia permette di riprendere i giocatori che partecipano in una specifica zona di campo d’azione. Questa ripresa è leggermente zoomata rispetto a quella “tattica”, perché c’è la necessità di riconoscere i giocatori. Con la ripresa tattica, dovendo riprendere tutti i giocatori, lo zoom quasi non viene toccato, per cui, è quasi impossibile, anche a livello visivo, riconoscere il numero della maglia dei giocatori.

Quando si ha la ripresa sul singolo?
La ripresa sul singolo, infine, si ha quando si vuole mettere in luce le capacità biomeccaniche, per cui anche fisiche dei giocatori. In questi casi lavoro con una telecamera fissa sull’atleta, in modo tale da poter vedere anche la sua corporatura e come si muove in campo.

Il lavoro a chi può essere indirizzato?
Direttamente per la tua squadra oppure per quella avversaria. Solitamente, quando la ripresa è indirizzata alla squadra, l’allenatore richiede la ripresa tattica perché vuole vedere come si muovono tutti i giocatori, e non è un problema se non si vede il numero della maglia, perché lui riconosce i suoi atleti. Quando invece si vanno a vedere gli avversari ci vuole la ripresa da campo, perché bisogna poter riconoscere i giocatori che partecipano all’azione. Infine, se la ripresa è stata fatta per conto di un procuratore o di un giocatore, va fatta in modo tale che ci sia solo l’atleta al centro del video.

Quanto tempo prima arriva al campo?
Questa è una cosa che mi contraddistingue: arrivo un’ora prima del fischio d’inizio, praticamente arrivo anche un po’ prima della squadra.

Per quale motivo?
Perché ho bisogno di scegliermi la postazione migliore per riprendere.

Ci svela il punto migliore?
Il punto più alto e al centro del campo, perché solo da qui si può vedere tutto quanto.

Che cosa succede dopo il fischio finale?
Succede che, se sto seguendo la squadra del Mister gli faccio una copia del video della partita su hard disk, in modo tale che lui, alla fine della partita, può averla subito. Poi vado in ufficio e carico la partita sulla rete e la invio direttamente a tutto lo Staff tecnico, compresi i giocatori.

Match analysis: quanto conta nel calcio?
Diciamo che è un elemento ormai basilare per tutte le categorie, perché permette di valutare in maniera oggettiva davanti ad un video la prestazione sia del giocatore che della squadra.

E’ importante per un allenatore?
Secondo me è indispensabile. L’allenatore vuole vedere l’azione in video e non leggere una relazione su carta.

Come è cambiato il calcio da ieri ad oggi?
C’è più consapevolezza sia da parte dei giovani calciatori che dei professionisti.

Che cosa intende dire?
Si iniziano a curare i dettagli. Per esempio: Tizio è uno dei portieri che para più rigori in assoluto. Lui chiede di vedere i video di tutti i rigori calciati dai giocatori da quando questi hanno iniziato a giocare. I giocatori oggi vogliono informazioni.

Quali le principali difficoltà del settore?
Potrei dire il poco riconoscimento della figura professionale che rappresento, soprattutto da parte di chi deve pagare. Da parte dello Staff e dei giocatori ha assunto un ruolo fondamentale, non è ancora così per il direttore sportivo e il presidente che, invece, devono pagare.

Chi è il Match Analyst?
È un “mix”. Il match analyst dovrebbe essere: un bravo allenatore, un buonissimo tattico e un bravo tecnologico.

Vuol parlare della Sport analisi?
Con un’estrema sintesi potrei rispondere: Sport Analisi è la tecnologia a disposizione degli allenatori per valutare la prestazione dell’atleta. In realtà Sport Analisi è un’azienda veneziana fondata nel 2013, con l’intento di fornire soprattutto servizi di ripresa e di analisi per dilettanti e professionisti, e naturalmente per dare un’immagine professionale di quello che è il lavoro che faccio. Il titolare di Sport Analisi è un mio carissimo amico, la prima persona che ha creduto in me e si chiama Alvise Vivian. Ora però, Sport Analisi “fa rima” con Lorenzo Favaro perché negli ultimi due anni mi sono impegnato anima e corpo per trasformare questo logo in un brand. E con successo. Mentre Alvise rimane il mio, importantissimo, braccio destro.

La Dartfish società leader nel mondo per la Match Analysis, ha scelto lei come docente delle tecnologie in Italia degli allenatori e dei Match Analyst?
Poter lavorare per Dartfish, leader nel mondo per questo tipo di lavoro e fare da docente, è una bella soddisfazione. Per me è un tassello in più verso l’alto: è un bel traguardo collaborare come docente, e non come venditore, è un qualcosa in più perché la mia professionalità è veramente riconosciuta. Sono un punto di riferimento.

Cosa si aspetta da questa esperienza?
Poter entrare con nuove realtà sportive diverse dal calcio, quindi nuovi modi di lavorare ed analizzare la prestazione degli atleti o della squadra, tutto questo non fa altro che aumentare il mio bagaglio di esperienze professionali, fondamentale nel mio lavoro.

Prossimo obiettivo?
Olimpiadi di Tokio.

Chi è Lorenzo Favaro?
E’ un Match Analyst che ha avuto il coraggio di fare della propria passione il proprio lavoro, investendo moltissimo in formazione, aggiornamento, tecnologia e con tanto tanto lavoro sul campo.

Che consiglio vuole dare ai giovani che intendono svolgere la sua professione?
Dovete essere disposti a investire in corsi di formazione per saper usare un computer e altri supporti, oppure per saper fare un programma di tattica. Dovete fare anche un corso per allenatori e andate a vedere come lavorano le società. Formatevi, documentatevi, guardate e imparate come fanno i grandi, e cogliete quello che vi serve e rielaboratelo a modo vostro, senza copiare!

Sledet.com ringrazia per l’intervista Lorenzo Favaro, e ad maiora!

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