Intervista a Carlo Prelli 1


Ricopre il ruolo di allenatore in seconda nell’ASDC Gozzano

Intervista di Desirè Sara Serventi 

Ha mosso i suoi primi passi nel calcio, Carlo Prelli, come giocatore nel settore giovanile del Varese, arrivando ben presto ad esordire in prima squadra. Dopo l’esperienza al Varese, approda con successo in serie D al Bellinzago come allenatore in seconda, esperienza positiva considerando i successi raggiunti, tra cui la vittoria nel Campionato di serie D. Prelli ha dimostrato la sua qualificata preparazione e propensione verso questo mestiere, che ha lui permesso di raggiungere degli ottimi risultati. Attualmente Carlo Prelli ricopre il ruolo di allenatore in seconda nell’ASDC Gozzano, società nella quale a suo tempo militò come calciatore.

Chi è Carlo Prelli?
Carlo Prelli attualmente è un uomo che divide la sua vita tra il lavoro e la passione per il calcio, tenendo ben presente che entrambe vanno affrontate seriamente e con professionalità, poi a lato c’è il Carlo Prelli che si dedica alla vita privata ed alla figlia Francesca. Quindi le 24 ore della giornata risultano sempre poche. In ogni caso una vita piena da modo di crescere continuamente; il mio obbiettivo è quello di crescere sempre e poi vedremo perché.

Quando si è avvicinato al calcio?
Sono passati molti anni ma lo ricordo ancora bene: era il 1982 e la nostra Nazionale era in Spagna per i Mondiali. Nel paese dove vivevo, Soriso in Provincia di Novara, presi dall’entusiasmo che ha creato la vittoria della Nazionale ai Mondiali, si è pensato di far nascere una squadra di calcio giovanile (Pulcini) ed iscriverla alla “Coppa Scarabocchio”, che era un Torneo organizzato da una rivista che si chiamava ‘Il Giornalino’. La squadra era formata dai ragazzi del paese che frequentavano le scuole elementari e già dal primo anno ci distinguemmo sul campo; questa fu la mia prima esperienza nel mondo del calcio.

Quali sono le principali difficoltà del settore?
Le difficoltà del settore calcio sono le stesse difficoltà che si incontrano nella vita e nel lavoro. Tutto è in continuo movimento, quindi per non rimaner indietro, si deve stare al passo con i tempi; è una frase fatta, lo so, ma è così. Evolve la metodologia, la tecnologia cambia, l’approccio mentale è diverso rispetto a prima.

Potrebbe essere più preciso?
Metodologicamente cambiano i sistemi di gioco, cambiano i moduli, cambia il sistema di allenamento e cambia la metodologia di allenamento, di conseguenza l’aggiornamento sta alla base di tutto, in ogni caso si deve assimilare e tenere sempre ben presente le basi che a mio parere sono sempre importanti. La tecnologia per l’analisi sia delle prestazioni sia degli allenamenti ormai è diventata fondamentale ad alti livelli e pian piano sta raggiungendo tutte le categorie, di conseguenza anche il calcio a tutti i livelli dovrà adeguarsi. La psicologia o approccio con i calciatori è cambiato radicalmente: ha avuto un percorso parallelo al cambiamento generazionale e sposo le parole di Julio Velasco che dice ‘dobbiamo smettere di dire che non ci sono più i giovani di una volta, ma dobbiamo trovare noi il modo di ottenere il meglio da loro trovando la giusta chiave’.

Vuol raccontare il suo percorso calcistico?
Ho mosso i primi passi nel mondo del calcio come giocatore nel settore giovanile del Varese 1910 arrivando ad esordire in prima squadra all’età di 17 anni dove ho trascorso 4 anni collezionando 35 presenze tra C1, C2 e Interregionale; sono stato convocato, dopo varie selezioni, con la Nazionale U-21 di serie C per un Torneo a Viareggio (bellissima esperienza con Mister Boninsegna). Ho terminato la carriera agonistica collezionando 416 presenze e 135 gol tra serie C, Interregionale, Eccellenza, Promozione e Prima Categoria.

Come può definire la sua esperienza al Varese?
A Varese sono cresciuto, ho fatto il mio percorso calcistico, scolastico e di vita dai 14 ai 21 anni; una bella fetta di vita; quando parlo di Varese si apre un sentimento particolare. Varese diciamo che è stata la mia mentore calcistica prima come calciatore (7 anni) e poi come allenatore (altri 6 anni).

Dopo l’esperienza al Varese lei è approdato in Serie D al Bellinzago, come allenatore in seconda?
Il posto giusto al momento giusto, dopo l’anno di Primavera a Varese (Uno Staff unico, Antonelli, Borri, Cardani, Verderame, Granata, Biffi), il Varese non navigava in buone acque, periodo culminato poi con il fallimento dopo un tentativo di riassetto societario; prima della fine di giugno è arrivata la chiamata da parte del Direttore Generale dello Sporting Bellinzago Mauro Turino per propormi il ruolo di Allenatore in Seconda. Dopo anni di settore giovanile diciamo che c’era la voglia di confrontarmi di nuovo con la realtà delle prime squadre; un anno molto positivo in quanto abbiamo vinto il Campionato di serie D e siamo arrivati alle semifinali della Poule Scudetto (anche qui si sono formate delle amicizie che solo un campo da calcio può regalare Siciliano, Margaglia, Bernaudo e Coretti). Allenatore in Seconda, ruolo che ricopro attualmente nell’ASDC Gozzano del Direttore Alex Casella, prima con Mister Viganò ed ora con Mister Gardano, Iannacone e Pavesi, società nella quale ho anche militato da calciatore per quattro anni, un altro percorso che mi ha fatto crescere ulteriormente sia professionalmente che dal lato umano.

Quali le caratteristiche dell’allenatore in seconda?
Allenatore in Seconda: è un ruolo che puoi svolgere se hai tanta pazienza e tanta passione a mio parere; se sei apprezzato e hai la fiducia di Società e Staff puoi già portare le tue idee sul campo, che possono essere identiche a quelle del Mister o innovative, quindi sviluppare lavori con i quali hai attitudine (ad esempio le attivazioni, lavori per reparto, lavori per le transizioni) sempre in ogni caso in stretta collaborazione con il Mister e lo Staff; Altrimenti devi lasciare in standby i tuoi pensieri e le tue ambizioni per il bene della squadra e del gruppo. Chi ha tanta ambizione e non ha pazienza non può svolgere questo ruolo. Pazienza nel senso che chi ha giocato e vuole allenare sicuramente ha una sua filosofia e gli piacerebbe trasmetterla, perciò deve accantonarla momentaneamente, perché deve ragionare con la testa del Mister con cui collabora. Questa è una difficoltà che non tutti sanno affrontare (io la chiamo professionalità), la passione è quella che ti fa andare avanti perché nonostante tutto fai calcio che è la cosa più bella per te. Quindi devi aggiornarti, stare al passo con le nuove tecnologie (Filmati, Match Analysis) ed essere psicologo perché quando parli, parla il Mister e non tu. Una specie di Doctor Jackill e Mister Hyde, per questo infatti l’Allenatore in Seconda ha il ‘ruolo’ di referente tra squadra e Mister, un ‘tramite’ che ha lo scopo di migliorare e agevolare il passaggio di messaggi reciproci. Sicuramente chi ricopre questo ruolo non lo ricopre perché non ha personalità, anzi penso che si debba essere forti per mettere in disparte le proprie idee per gli altri, ma questo è un percorso che sono sicuro ci  servirà in futuro quando toccherà a noi allenare.

Cosa può dire riguardo al settore che allena?
Il calcio è il calcio, o lo odi o lo ami, non ci sono vie di mezzo, io penso di far parte della categoria di coloro che lo amano. Se hai la passione non ci sono orari, non ci sono limiti e potresti fare calcio 24 ore su 24.

Qual è la prima cosa che insegna ai suoi giocatori?
Dipende sempre da chi ho a che fare, nel senso se allenassi dei ragazzini la prima cosa che insegnerei è l’educazione sportiva e il rispetto dell’avversario, per me sono input importantissimi, che ti porti per tutta la tua carriera; mentre con i grandi e con la mia breve esperienza ho capito che nel calcio si ricercano sempre i problemi e abbiamo tante persone che sono brave ad elencarci i problemi, gli errori e quello che non si è fatto, di conseguenza la prima cosa che insegno è quella di imparare a risolvere i problemi, semplicemente. Se impariamo a risolverli pian piano son convinto che gettiamo una buona base per formare un gruppo, essendo il calcio uno sport di squadra, facciamo un primo passo verso il nostro obbiettivo.

Che requisiti deve avere un buon allenatore?
Sicuramente l’allenatore deve essere preparato, sapere quello che fa e curare i particolari e qui mi affido alle parole di Julio Velasco che dice: “i giocatori fanno un gioco molto semplice, che è quello di grattare sotto la pelle degli allenatori, per vedere se c’è una lieve pellicola di conoscenza o invece veramente sa, se scoprono che non sappiamo davvero di cosa parliamo ci massacrano senza pietà”. Chi vuole allenare deve sapere, molto semplice.

Cos’è per lei il mondo del calcio?
Il mondo del calcio è un insieme di emozioni; saper vincere e saper perdere senza mai abbandonare la strada che si vuole percorrere. Io lo definisco una ‘ruota che gira’ tutto quello che fai prima o poi ti ritorna. E’ anche un mondo che può farti crescere sotto tanti punti di vista ed è alla portata di tutti. Ognuno nelle sua categoria ma tutti hanno la possibilità di farne parte.

Lei ha un sito, di cosa si occupa?
Eccoci, alla prima domanda avevo lasciato una porta aperta ed è questa: Voglio crescere, è il mio obiettivo. Penso che a 44 anni si possa ancora imparare e migliorarsi, quindi questo sito può essere una possibilità di crescita attraverso un sogno nel cassetto che nel mio piccolo si realizza; parlo di piccolo mondo perché la sfida mia e di Nicolò Cardani (Ideatore con me di N.C. Football Coaching) è quella di proporre in modo professionale e serio il frutto della passione per il calcio, condivisa tra amici, proponendo articoli, pubblicazioni, interviste, analisi o semplici chiacchierate. E’ un modo anche per accorciare le distanze che ci separano in chilometri con i tanti amici e quindi è anche un modo per rimanere in contatto con le persone e questo ci piace molto.

Quali sono le tematiche?
Le tematiche variano dalla metodologia alle nuove tecnologie, da schemi e strategie alla match analysis ed allo scouting; abbiamo due rubriche Punto Caccia, con Marco Caccianiga che, oltre ad essere un ‘guru’ come lo chiamo io per quanto riguarda il settore giovanile, è una bellissima nota di colore con il suo Brasile. Abbiamo inoltre la collaborazione con Michele Magrin che ci delizia con i suoi pensieri calcistici e non; insomma diamo spazio a molte idee e molte argomentazioni. L’idea in ogni caso è quella di proporre il tutto in modo semplice e pratico, un po’ come siamo noi.

Progetti?
Progetti tanti e in via di sviluppo: il primo sarà quello di ampliare il sito, arricchendolo con video e analisi di esercitazioni riprese con il drone o con telecamere specifiche a livello collettivo, inoltre la proposta di filmati di esercizi di tecnica di base individuali attraverso percorsi filmati o fotografici. Diciamo che le idee son tante e step by step cercheremo di crescere e di arricchirci.

Che consiglio vuol dare ai giovani che vogliono intraprendere la carriera calcistica?
Principalmente i consigli che darei sono tre: il primo è quello di essere sempre se stessi e mettere tutta la passione che hanno per quello che fanno sempre; in allenamento, in partita e fuori dal campo perché atleti lo si è anche nella vita al di fuori del campo. Il secondo consiglio è quello di non accontentarsi e non pensare mai di essere arrivati perché il percorso è duro per raggiungere gli obbiettivi (per aspera ad astra), ma è facilissimo e soprattutto veloce perdere quello che si è raggiunto. Il terzo consiglio è quello di non mollare mai, questo deve essere un must per un atleta, per se stesso e per il gruppo per chi fa uno sport di squadra, avere a fianco un compagno di squadra che non si da mai per vinto stimola tutti a dare sempre qualcosa in più.

Vuole aggiungere altro?
Ringrazio Sledet.com per avermi ospitato.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Carlo Prelli, e ad maiora!


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