A tu per tu con Iacopo Melio


“Ognuno deve essere una piccola rivoluzione sociale, in qualcosa”

Intervista di Desirè Sara Serventi

Iacopo Melio è uno che sa cosa vuol dire essere dalla parte dei più deboli e tutelarli in tutto e per tutto, perché una cosa è certa, quando si parla di parità e uguaglianza sociale non si può certamente fare spallucce e far finta di niente, e per questo motivo Iacopo è sempre in prima linea a lottare. E’ da anni ormai che porta avanti con la sua onlus “Vorrei prendere il treno” diversi progetti legati alla disabilità, e ognuno di questi riscuote sempre un grande interesse generale. Un progetto dove è proprio lui, in veste di presidente, che si fa carico di portare avanti iniziative di tutto rispetto. Iacopo è uno che si definisce un “orgoglioso rompiscatole”, e ironizza sul fatto che per spostarsi utilizza le quattro ruote perché…nato comodo! E senza alcun dubbio si può dire che l’essere nato comodo non è stato un limite per raggiungere i suoi obiettivi. Studia Scienze Politiche e lavora come freelance nel mondo della comunicazione digitale. In questi anni, sui social e non solo, il suo nome è passato alla ribalta, attirando grande attenzione su di se. Ha vestito i panni di cantante insieme a Lorenzo Baglioni, con cui ha spopolato in rete e sulle classifiche con il brano “Vengo anch’io – no, tu no!”. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Iacopo Melio, che si è raccontato.

Chi è Iacopo?
Sono un giovane studente universitario come tanti (come tanti fuori corso), ho 25 anni e vivo in provincia di Firenze con i miei genitori e mia sorella di 10 anni. Studio Scienze Politiche e lavoro come freelance nel mondo della comunicazione digitale, soprattutto come giornalista per Fanpage.it , il giornale online più letto d’Italia. Da sempre sensibile e attivo in difesa dei diritti sociali e civili, porto avanti da tre anni ormai, con la mia onlus #vorreiprendereiltreno, progetti legati alla disabilità, per sensibilizzare soprattutto all’abbattimento delle barriere architettoniche.

Dici di essere un “orgoglioso rompiscatole” e ironizzi sul fatto che, per spostarti usi le quattro ruote, perché sei nato comodo. Nello specifico per cosa sei un “rompiscatole”?
Sono un testardo idealista che affronta la vita “a muso duro”, per citare un grande uomo, difendendo i propri valori e le proprie idee sempre e comunque in modo fermo e, spero, coerente. Credo che occorra mettersi in gioco ogni giorno, costantemente e a partire dalle piccole cose, per poter attivare il cambiamento culturale del quale abbiamo tanto, troppo, bisogno. Voltarsi dall’altra parte o rassegnarsi, accettando le cose per come sono anche quando non ci piacciono, lo trovo decisamente controproducente quando si promuovono battaglie sociali.

E’ da qualche anno che porti avanti una grande battaglia dal titolo “Vorrei prendere il treno”. Ma da quel bel dì, cos’è cambiato realmente?
Ovviamente il problema dei mezzi persiste, così come quello delle barriere architettoniche. Molto spesso infatti è difficile anche solamente arrivare ai treni a causa delle numerose barriere (scale, scalini, ascensori guasti) presenti all’interno delle stazioni. I treni poi, soprattutto quelli regionali e di periferia, sono vecchi, e per questo non idonei: essendo un problema prettamente economico ci possiamo far poco se non adeguarci ai tempi e alle risorse a disposizione.

Nessun passo avanti?
C’è stato un passo avanti a livello culturale, senza dubbio: si sta lentamente accorciando il tempo necessario per prenotare l’assistenza specializzata per poter viaggiare (prima occorreva richiederla entro 48 ore almeno, adesso in alcuni casi bastano 24 ore). Anche poter prendere il treno quando si vuole, magari improvvisando un viaggio estemporaneo, è un diritto, non solo la garanzia del buon esito.

Secondo te perché i politici non reputano così importante il problema che voi possiate prendere il treno quando volete?
Non si tratta solo di treni, ma di disabilità in generale. Problematiche legate ad una cerchia apparentemente ristretta di persone non sono appetibili per la politica, non portano voti e non creano valore se risolte. In realtà si tratta di un problema culturale urgente da risolvere: dobbiamo far capire che siamo tutti coinvolti nella disabilità, direttamente o meno, e che un Paese più accessibile è un Paese migliore per tutti, non solo per chi si sposta in carrozzina o ha disabilità sensitiva.

A tuo parere è più difficile abbattere le barriere architettoniche, culturali o sociali?
Assolutamente quelle culturali e sociali. Quando insegniamo alle persone che possono essere artefici del destino anche degli altri, potendo dare o togliere aiuto a qualcuno, vengono meno anche le barriere architettoniche perché gli spazi vengono concepiti in modo completamente diverso, cioè “per tutti” e condiviso, senza etichette.

In genere sei uno che rompe gli schemi?
Ci provo. Ognuno deve essere una piccola rivoluzione sociale, in qualcosa.

Ti occupi di sensibilizzare e promuovere i diritti umani e civili. A tuo parere nel nostro Paese questi vengono calpestati?
Vengono calpestati nel momento in cui non si garantiscono quegli strumenti necessari che possono permettere le persone di esser libere e fare ciò che vogliono, come tutti, a partire dal costruirsi il futuro che preferiscono in piena autonomia (non solo lavoro ma anche sostegno e assistenza domiciliare, per dirne una).

Ti abbiamo visto in veste di cantante insieme a Lorenzo Baglioni, ed è indiscutibile il grande successo che avete avuto con il brano, ma il canto non è proprio il tuo forte. Che dici?
Assolutamente no! Lasciamo fare ad ognuno le sue cose. È stato però divertente girare quel video, è potentissimo come strumento di sensibilizzazione. Sicuramente non voglio che manchino collaborazioni ironiche e leggere, di questo tipo, anche in futuro, perché la differenza l’abbiamo fatta proprio nel modo in cui abbiamo raccontato la disabilità, non triste e compassionevole ma col sorriso! Lorenzo Baglioni poi, da grande artista, ha perfettamente tradotto le mie richieste mettendole in musica e video, veicolando il messaggio proprio come volevo che fosse trasmesso.

Racconti un aneddoto divertente capitato durante la registrazione del brano?
Sinceramente, non c’è stato nulla di particolare: sembra assurdo ma ci siamo conosciuti la mattina stessa e in meno di due ore e con un (quasi) buona la prima abbiamo girato il tutto. Nessun errore specifico o incertezza, a parte il mio imbarazzo: eravamo noi, molto sciolti e con tanta voglia di divertirci trasmettendo un messaggio positivo. Ed è stata forse questa naturalezza la chiave vincente, secondo me. Un video apparentemente semplice tra amici ma con un importante peso dietro.

Accantonata la carriera di cantante, in veste di portavoce dei diritti e dell’uguaglianza sociale sei imbattibile. Qual è il tuo segreto? 
Non c’è nulla di segreto se non l’esser me stesso, nel bene e nel male, simpatico o antipatico. Condivisibili o meno che siano le mie idee, le porto avanti con fermezza, senza nascondere nulla di me, tanto meno la vita privata, ed è forse questo contatto costante e vicinanza con chi mi segue che rende (anche se tramite social) certi legami umani e caldi, vivi. Perché le persone riconoscono che non c’è un’istituzione ma una persona come loro a spendersi, con e per loro, con le stesse esigenze e gli stessi sogni. Forse è questo il vero segreto: aver scelto di non esser una “guida” ma un compagno di viaggio, al fianco.

Spesso sei stato vittima di insulti via web, da parte di persone discutibili. Per cosa vieni principalmente attaccato?
Sostanzialmente di fare politica o di sfruttare la mia disabilità per scopi lavorativi, come se un disabile debba occuparsi solamente di sociale (gratis) e non possa mai fare carriera o esser partecipe della società. Ho sempre fatto politica e ho sempre lavorato nella comunicazione, molto prima da quando è nata la Onlus e quindi attenzione mediatica, semplicemente nessuno mi conosceva e se ne era accorto. Per loro dovrei ritirarmi o fare solo volontariato, senza “sconfinare”. Ovviamente si tratta di un discorso privo di senso: credo che la partecipazione sia un diritto ma soprattutto un dovere di cittadino.

Agli insulti si è potuto constatare che rispondi con eleganza: merito di un grande self control? 
Il self control ripaga sempre con affetto da parte di chi ti stima e ammira, e questo è tutto ciò che basta. Non si può piacere a tutti, ed è giusto così, altrimenti ci sarebbe della discriminazione: tanto vale concentrarsi su chi, invece di demolire ciò che di buono fai a grande sforzo, è pronto ad accoglierlo, a gioirne, e condividerlo con te. Mi concentro sul bello, insomma, perché il brutto non merita di rubarci le energie, soprattutto quando è fine a se stesso e non è né costruttivo né critico.

Quali successi hai raggiunto di cui puoi essere orgoglioso con la Onlus Vorrei prendere il treno?
Aver partecipato ad una videoconferenza col Parlamento Europeo durante una giornata dedicata alla mobilità pubblica, riportando l’esperienza della campagna di sensibilizzazione #vorreiprendereiltreno e facendomi portavoce di certe esigenze pubbliche, è stata sicuramente una grande soddisfazione per me.

Cosa significa portare avanti questa battaglia?
Significa lavorare 24 ore su 24 in progetti e collaborazioni affinché le persone possano lentamente cambiare il loro punto di vista e approccio nei confronti della disabilità su più fronti, costruendo insieme una società più inclusiva e accessibile che si può.

Attualmente in cosa sei impegnato?
Abbiamo da poco acquistato un’automobile che destineremo al mio comune (Cerreto Guidi) da utilizzare per il trasporto scolastico di ragazzi disabili. Oltre a questo importante traguardo continua il lavoro di sensibilizzazione con eventi, convegni, incontri nelle scuole… Praticamente almeno un paio a settimana!

Progetti?
Cerco di vivere passo passo questa avventura, senza darmi scadenze a lungo termine ma portando a casa risultati uno alla volta. Abbiamo aperto due settimane fa la nostra prima sede e sarà sicuramente un punto di riferimento importante per quei progetti e quelle collaborazioni che nasceranno d’ora in poi. L’intento resta quello di non smettere di sensibilizzare, online e sul territorio, per una cultura sempre più inclusiva, e lo faremo con ogni canale possibile.

Vuoi lasciare un messaggio ai lettori di Sledet.com che leggeranno la tua intervista?
Lottare sempre per quello in cui credete, senza farvi rubare gli ideali da nessuno! Ognuno di noi è fondamentale se sceglie di mettersi in gioco, e chiunque può fare la differenza! Ma solo uniti si può andare lontano.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Iacopo Melio, e ad maiora!

 

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