In Italia si sminuisce l’educazione fisica nelle elementari: a parlarne Alessandro Barbieri


L’insegnamento della materia è affidata ai maestri e non a degli esperti del settore  


Intervista di Desirè Sara Serventi 

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A gran voce Alessandro Barbieri, laureato in Scienze Motorie, chiede che nelle scuole elementari la materia “educazione fisica”, sia affidata a degli esperti del settore, e non ai maestri di italiano, storia o matematica, per citarne alcuni, che devono insegnare una materia che di fatto non è di loro competenza, con l’aggravante che, se si è indietro con il programma di studi, la lezione motoria slitta senza troppo rammarico. Tanti esperti in campo con i requisiti idonei per poter esercitare tale disciplina, di fatto, si ritrovano a spasso in attesa di essere assunti nelle scuole che aderiscono ai progetti regionali, ma con lo svantaggio che il loro salario è calcolato a prestazione, ovvero, in base alle ore che fanno. Ciò vuol dire che, se per qualsiasi motivo la palestra dovesse risultare inagibile, pacca sulle spalle e l’esperto se ne sta a casa senza paga.

Dove presta la sua attività?
Opero in una scuola elementare di Milano.

Qual è il suo ruolo?
Il mio ruolo è quello di un esperto del Coni, per il progetto Lombardia in gioco.

Potrebbe spiegare in cosa consiste?
E’ un progetto che la regione finanzia, e dove poi il Coni ha l’appalto. Il Coni fa la selezione del personale tramite delle domande, e poi sono le scuole che chiamano.

Che tipo di contratto è quello con cui venite assunti?
E’ un contratto a prestazioni, ovvero l’esperto in questione viene pagato in base alle ore che fa.

Quindi se per qualsiasi motivo la palestra risultasse inagibile, lei non lavora?
Esatto, infatti in eseguito ad un incendio scoppiato recentemente nella scuola, dove la palestra stessa ha subito dei danni, ed è quindi inagibile, ho rischiato di rimanere senza lavoro.

Lei ha detto “ho rischiato”, sta facendo intendere che così non è stato?
Sì, infatti la presidenza della scuola ha deciso che, fino a quando la palestra non sarà agibile mi permetterà di lavorare in aula o in corridoio facendo li le mie lezioni. Questa non
è una cosa scontata.

Per quale motivo?
Perché dopo l’incendio la scuola poteva dirmi di restare a casa, invece ha detto che avrei fatto le lezioni in aula o in corridoio, perché essendo pagato a prestazione, non era giusto che a causa dell’incendio non prendessi un euro.

Quindi?
Percepirò lo stipendio normale di ogni mese, calcolato in base alle ore che faccio a scuola.

Nelle scuole elementari c’è educazione motoria come materia?
Nelle elementari, c’è educazione motoria come materia, che è fatta o dall’insegnante o da un esperto come me. Però, siccome le scuole si devono candidare per avere questo esperto, se queste non vengono scelte per avere l’esperto, le scuole rimangono tutto l’anno senza un professionista che vada in palestra.

In genere chi è l’insegnante che si presta a fare la lezione se non vi è l’esperto?
Può essere l’insegnante di matematica, di scienze, o di italiano per citarne alcuni, a portare i bambini in palestra, però questo è un problema, perché la maestra di italiano è bravissima a insegnare italiano, però con tutto rispetto, in palestra sono più bravo io, perché ho più competenze, e viceversa, io non sarei in grado di fare una lezione di italiano, perché non ho le sue competenze.

La base dello sport a suo parere dovrebbe essere insegnata alle elementari?
Esatto, anche perché noi siamo l’unico Paese d’Europa dove questo non avviene.

In pagella c’è il voto relativo all’educazione fisica?
In pagella da noi c’è il voto di motoria, e molti insegnanti chiedono a me di mettere il voto e io, do loro il giudizio sul bambino. Con molti insegnanti poi, parliamo molto dei bambini, perché quello che si nota in classe si nota anche in palestra, o quello che non si nota in classe si nota poi in palestra.

In cosa consiste il progetto nazionale del Coni, relativo alla sua figura?
Il progetto nazionale del Coni prevede che l’esperto che lavora in una scuola faccia la metà delle ore, perché l’altra metà delle ore lui deve programmare la lezione, ma in palestra ci va l’insegnante da sola. Secondo me è una cosa assurda, perché in palestra se mi accorgo che qualcosa non va cambio esercizio o modifico la proposta, una maestra che insegna italiano difficilmente si accorgerà della cosa. Programmare è una cosa, lavorare sul campo è completamente diverso per via di tutte le modifiche che ci possono essere.

Vuol spiegare l’importanza di questa materia?
L’importanza della materia è data principalmente dal fatto che, i bambini muovendosi imparano e sviluppano degli schemi motori, dove ai bambini viene insegnato a lanciare la palla, saltare, prendere la palla, cioè si cerca di dare il ritmo alle lezioni, ovvero bisogna evitare che il bambino stia fermo. Usiamo tanti palloni durante le lezioni, così se ne scalcia uno gli arriva subito l’altro ed evitiamo che, quando i ragazzi arrivano alle medie e gli arriva un pallone addosso lo evitano con timore. Invece se il bambino ha fatto tutti questi esercizi alle elementari può avere paura, ma davanti alla palla non si inchina sicuramente, piuttosto la respinge col pugno.

Qual è la prima cosa che insegna ai bambini?
Insegno ai bambini il rispetto delle regole e dei compagni, perché col rispetto delle regole ci si diverte. L’obiettivo quando siamo in palestra, è che tutti devono sorridere e che tramite il gioco i bambini imparino a stare insieme.

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Un lavoro a prestazione da poche garanzie?
Essendo un lavoro a prestazione se non vado, non becco un euro, ma io sento la passione per i bimbi, a me piace, io non mi stanco con loro, mi diverto.

Lei ha esperienze lavorative nel mondo del calcio?
Sì, ora lavoro per un club dilettantistico, ma in precedenza ho lavorato anche per club professionistici. Ho lavorato per la Pro Sesto ed il Como e ho fatto alcune relazioni sugli avversari da affrontare per un club professionistico di serie A. Purtroppo la mancanza di fondi nei settori giovanili, anche professionistici, mi ha indotto temporaneamente a lasciare il professionismo e tornare nei dilettanti. Essendo per me un lavoro vero e proprio, dove per ogni allenamento si deve studiare quale situazione si vuole proporre per migliorare l’idea di gioco della propria squadra, non potevo più permettermi a fine anno di rimetterci soldi per via dei mancati pagamenti.

Lei ha preso il patentino?
Sì, ho il patentino di allenatore Uefa B, con il quale posso allenare tutti i settori giovanili ed anche le prime squadre fino alla serie D.

Quindi è abilitato alla professione di allenatore?
Sì, a tutti gli effetti sono abilitato e ogni anno svolgo i corsi della F.I.G.C. per rinnovare il patentino.

Progetti?
Il mio obiettivo è riuscire a crearmi una carriera da allenatore.

Cosa chiede a chi sta al potere?
Che la nostra sia una materia riconosciuta anche alle elementari. Lo sviluppo primario del bambino avviene alle elementari, non esiste che un bambino faccia sport solo quando esce da scuola, ma deve lavorare già da scuola, altrimenti quando arrivano in un campo di allenamento non sanno neanche saltare, anche perché diciamo che, se la maestra è indietro col programma, il bambino non va in palestra. Un bambino a bisogno di sfogarsi e questo lo può fare in palestra giocando ed imparando. Ma questo lo può fare solo se c’è una persona competente in materia che vive il movimento tutti i giorni.

Vuole aggiungere altro?
Grazie infinite per l’attenzione nel leggere queste brevi righe.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Alessandro Barbieri.

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