Processo Black Money: assolta la cosca Mancuso


Il Coordinamento Nazionale Antimafia Riferimenti chiede immediata ispezione ministeriale al tribunale di Vibo Valentia


Articolo di Desirè Sara Serventi 

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Ha creato sgomento e scalpore la sentenza emessa nel processo Black Money. E’ stata infatti inattesa la sentenza che ha assolto la cosca Mancuso dall’accusa di associazione mafiosa. Ed è proprio Adriana Musella, Presidente del Coordinamento Nazionale Antimafia, da anni in prima linea nella lotta alla mafia, a puntare i piedi e scendere in piazza scandalizzata per la decisione presa dal tribunale. Adriana Musella ha espresso piena solidarietà al Pm Manzini, pubblica accusa nel processo contro la cosca Mancuso, e a gran voce chiede sia fatta un’immediata ispezione ministeriale al tribunale di Vibo Valentia, per la sentenza emessa. Ed è ancora Adriana Musella, che con sdegno in un nota afferma che: “Per i giudici del tribunale di Vibo Valentia i Mancuso non sono mafiosi. Per chi non fosse bene informato, trattasi della più potente cosca della ‘ndrangheta. Denunciamo con forza la situazione pericolosissima in cui versano, per alcuni aspetti, i tribunali calabresi dove talvolta si assiste all’assurdo di vedere persone perbene sotto inchiesta e gli ‘ndranghetisti assolti. Purtroppo non tutti i magistrati sono uguali e spesso si è ostaggio di meccanismi artificiosi e subdoli. La Manzini che in pubblica udienza è stata offesa e oltraggiata dal boss Pantaleone Mancuso, non è stata in alcun modo protetta, allora, nelle sue funzioni, dal tribunale di Vibo Valentia. Oggi viene beffeggiata per la seconda volta da una assurda sentenza. L’8 febbraio il tribunale di VV composto da tre giovani magistrati si è ritirato in camera di consiglio all’hotel Le muraglie. In data 17 febbraio, dopo 9 giorni, ha dato lettura del dispositivo della sentenza, lasciando tutti sconvolti. Hanno condannato Antonio, Giovanni, Giuseppe Mancuso per reati di usura ed estorsione oltre che armi, Papaianni Agostino per estorsione, Cuppari Leonardo per estorsione, Prestia Antonio per estorsione, Muscia Gaetano per usura, Fialek Damian per usura e violenza privata, Velardo Antonio per associazione finalizzata alla commissione di reati finanziari escludendo l’associazione mafiosa Mancuso. L’indagine aveva portato ad un provvedimento di fermo e di sequestro urgente, eseguiti in data 7 marzo 2013; a cui è seguita ordinanza del Gip di Catanzaro in data 25 marzo 2013 e di sequestro di immobili e imprese. Nella fase di indagine, il Tribunale del Riesame e la Corte di Cassazione, interessate dalle impugnazioni dei difensori, hanno confermato l’impianto accusatorio avvalorando la sussistenza dell’associazione mafiosa Mancuso. Dopo il rinvio a giudizio, alcuni imputati hanno optato per il giudizio abbreviato, che si concludeva con condanna anche per partecipazione all’associazione mafiosa Mancuso, con conseguente riconoscimento della esistenza del gruppo mafioso sul territorio della provincia vibonese.
La Corte di Appello, a seguito di impugnazione proposta nei confronti della sentenza emessa dal GUP, con proprio provvedimento in data 18 maggio 2016, confermava l’esistenza dell’associazione mafiosa Mancuso. Improvvidamente, gli imputati – il nocciolo duro della vicenda- che ha optato per il giudizio dinanzi al Tribunale di VV, sono stati assolti per associazione mafiosa. La conseguenza è drammatica! Siamo tornati agli anni ’80 quando si affermava che i Mancuso non sono una cosca di ‘ndrangheta”, questo quanto detto a gran voce da Adriana Musella Presidente del Coordinamento Antimafia Riferimenti.

 

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