Cercavo qualcos’altro: intervista al regista Alessio Rupalti


“La passione per il cinema mi nasce dentro giorno per giorno” afferma Rupalti 


Intervista di Desirè Sara Serventi

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Si può definire una passione innata per il cinema quella del regista Alessio Rupalti, una passione, che lo spinge a lasciare senza nessun rammarico la facoltà di architettura per dedicarsi completamente alla forma d’arte a cui realmente si sente legato, ovvero, quella per il cinema. Dopo aver affinato le sue abilità nelle riprese e nel montaggio video, cresce in lui l’interesse verso la professione di regista, in cui fin da subito mostra una evidente propensione. Tanti i lavori da lui fatti, e tutti di qualità, tra cui, il cortometraggio dal titolo “Cercavo qualcos’altro” che ha ricevuto diversi riconoscimenti in varie parti del mondo. Recentemente Alessio Rupalti ha ricevuto il “Premio Vincenzo Crocitti” come giovane regista emergente 2016. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Rupalti, che si è raccontato.

Se le chiedessi di raccontarsi, cosa risponderebbe?
Racconterei la storia di un ragazzo che, all’età di 25 anni ha deciso di lasciare quello che già conosceva per andare a Roma e scoprire con i suoi occhi quello che a Genova viveva solo di riflesso: il cinema.

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Quando è nata la sua passione per il cinema?
E’ difficilissimo stabilire una data per questa domanda perché in realtà la passione per il cinema mi nasce dentro giorno per giorno. Dico sul serio, ogni singola cosa che vedo e che posso in qualche modo attribuire al cinema mi fa innamorare sempre di più di questa straordinaria arte. Se vogliamo però identificare un momento della mia vita che oggi posso considerare “la scintilla” che ha dato inizio a questa attrazione verso il cinema, mi viene da pensare a quei pomeriggi del mio primo anno alle scuole medie.

Cioè?
La professoressa d’Italiano aveva destinato due pomeriggi al mese alla visione di film d’autore. Ricordo che i miei compagni approfittavano di quelle ore pomeridiane o per ripassare o per chiacchierare tra loro, o per approfondire quei primi amori che, i più svegli avevano già avuto modo di conoscere. Io invece non staccavo gli occhi di dosso da quel piccolo schermo che proiettava le immagini di quei film, che la maggior parte dei miei coetanei trovavano noiosi. Io ne rimanevo affascinato ogni volta. Ricordo Ladri di biciclette, Roma città aperta, Il grande dittatore, Riso amaro. Io devo a quegli appuntamenti al buio se ho capito così presto quale sarebbe stata la mia ambizione nella vita.

Può raccontare il suo percorso cinematografico?
Riassumere gli anni di un adolescente impegnato nella scoperta del mondo e di se stesso non è facile, tanto più difficile è raccontare l’entusiasmo ostacolato dalle difficoltà che inevitabilmente s’incontrano quando si decide d’intraprendere un percorso che speri ti conduca nel mondo del cinema, un percorso che nella sua fase iniziale non ti sostiene economicamente. Più crescevo però e più avevo voglia di raccontare delle storie, e attraverso il montaggio video ho iniziato a farlo. Finito il liceo iniziai l’università, che lasciai però, dopo pochi mesi.

Poi che successe?
Volevo lavorare nel cinema e per non far pesare questa scelta ai miei genitori, decisi di cercare un lavoretto part-time che mi avrebbe aiutato a sostenere i costi dei miei primi cortometraggi. Nel 2011 la scelta poi di trasferirmi a Roma e avere la grande opportunità di lavorare affianco del maestro Avati. Non dimenticherò mai la prima volta che mi ha ricevuto nel suo ufficio. Grazie a lui ho avuto modo di conoscere quel cinema che ci ha resi celebri in tutto il mondo. Molti dei suoi racconti sono un patrimonio che conserverò gelosamente dentro di me per sempre.

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Vuol parlare del cortometraggio “Cercavo qualcos’altro”?
“Cercavo qualcos’altro” è stato un progetto molto importante per me, e fu realizzato quasi a costo zero. Credevo nel progetto come ci hanno creduto tutti i professionisti che ci hanno lavorato dando il loro prezioso contributo, e sono contento che gli sforzi fatti siano stati ripagati da tutti i riconoscimenti ottenuti in giro per il mondo.

Che ricordo ha del primo premio che ottenne con il corto?
Ricordo che ero sul set di un film, e finite le riprese corsi a cambiarmi: non volevo fare tardi alla cerimonia dove avrebbero annunciato il vincitore. Mi misi un abito nero, una camicia bianca e sopra una cravatta nera. A causa del traffico dovetti prendere la metro dove mi sentii gli occhi addosso degli altri passeggeri per tutto il viaggio. Scesi nei pressi del Vaticano e, una volta giunto nel complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia dimenticai per un momento il motivo per cui mi trovavo li: quegli edifici al loro interno erano straordinari. Durante la cena di Galà fecero il mio nome dopo aver presentato le nominations. Quanta emozione quella sera. Quello fu il primo di una lunga serie di premi che ricevette “Cercavo qualcos’altro”.

In veste di regista lei è più bacchettone o un amicone?
Mi reputo un regista “amicone” finché le persone che ho davanti rispettano il lavoro di squadra. Ma credo sia più opportuno rivolgere questa domanda alle persone che mi hanno sopportato sui miei piccoli set.

Qual è stata la principale difficoltà che ha riscontrato per la realizzazione del cortometraggio?
La difficoltà più grande che ho riscontrato per la realizzazione del corto é stata quella di trovare dei fondi che mi permettessero di realizzare il film proprio come l’avevo pensato durante la scrittura. Ma siamo in molti a voler diventare “scrittori d’immagini” e la diffidenza è tanta, soprattutto davanti a un ragazzo giovane proveniente da un’altra città italiana. Così ho dovuto rivedere la sceneggiatura sacrificando delle cose qua e là.

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Recentemente ha ricevuto il “Premio Vincenzo Crocitti” come giovane regista emergente 2016. Cosa può dire sul premio?
Il Premio Vincenzo Crocitti è stato un premio inaspettato ma ben accolto. Ricevere un riconoscimento come questo mi incentiva a non demordere soprattutto in questo periodo dove, come nel caso di “Cercavo qualcos’altro”, sono alla ricerca di persone che vogliano investire su di me per la realizzazione del mio nuovo progetto. Ho trovato l’iniziativa ammirevole, e non posso non complimentarmi con l’ideatore del premio: Francesco Fiumarella. Come lui credo che investire sui giovani sia la carta vincente per fare un tentativo di salvataggio del nostro meraviglioso Paese. I giovani hanno tante cose da dire, e questo premio glielo permette di fare. Mi rammarico di non essere mai riuscito a incontrarlo di persona ma questo premio mi ha permesso di conoscere meglio che persona straordinaria doveva essere Vincenzo Crocitti.

Attualmente su cosa è impegnato?
Continuo a percorrere quella strada iniziata vent’anni fa. Continuo ad innamorarmi del Cinema scrivendo la sceneggiatura di quello che sarà il mio primo Film. Il resto per il momento, è top secret.

Cosa vuol dire ai lettori di Sledet.com che leggeranno la sua intervista?
Grazie! Perché se siete arrivati fino a questo punto vuol dire che sono riuscito a non annoiarvi.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Alessio Rupalti, e ad maiora!

 

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