A tu per tu con l’attore Stefano Fresi 1


“Questo è un lavoro in cui bisogna lavorare tanto per costruire poi una solidità. Se hai avuto una formazione solida, poi resisti” spiega Fresi


Intervista di Desirè Sara Serventi 

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Occhi puntati sull’affermato attore italiano Stefano Fresi, che negli anni ha dimostrato la sua versatilità nell’interpretare con successo, qualsiasi ruolo venga lui affidato. Fresi nasce come compositore, per poi avvicinarsi in modo molto semplice e naturale al mondo della recitazione, dimostrando fin da subito il suo grande talento come attore. Sono tanti i personaggi che nel corso degli anni Stefano ha interpretato, e in tutti, ciò che è emerso è la sua grande preparazione artistica appresa direttamente sul campo. Fresi, è reduce del successo che lo ha visto al cinema con il film di Max Croci dal titolo “Al posto tuo”, dove veste il ruolo di protagonista insieme ad Ambra Angiolini e Luca Argentero. Recentemente ha ricevuto il Premio Vincenzo Crocitti, dove è stato premiato come “Miglior Attore Cinematografico dell’anno”. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Stefano Fresi che ha parlato del suo percorso artistico, e non solo.

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Chi è Stefano?
E’ un uomo felice e sereno, che ha fatto della sua passione il suo lavoro e quindi, ha il sorriso dalla mattina alla sera. Sostanzialmente sono un uomo soddisfatto, sereno, e ritengo di aver costruito delle cose nella mia vita, per le quali oggi, mi dichiaro uno riuscito. Ho un bambino, una famiglia, sono un uomo fortunato e realizzato.

Nasci come compositore, per poi avvicinarti al mondo della recitazione. Come è avvenuto questo passaggio? 
Il passaggio è avvenuto in modo molto semplice, ovvero, perché mi avevano affidato le musiche di uno spettacolo teatrale. Il mio compito era quello di dover scrivere le musiche e suonare dal vivo col pianoforte. Qui ho incontrato il teatro, e mi sono innamorato perdutamente di questo mondo meraviglio che è quello della recitazione, e ho quindi detto: proviamo a farlo! E così è stato; sono diciassette anni che lo faccio. Ho iniziato a fare le due cose insieme, e continuano a viaggiare insieme.

Ti senti più a tuo agio nel ruolo di compositore, o in quello di attore?
Mi sento a mio agio in entrambi i ruoli. Vivo di quello che amo, amo queste forme di arte, questi mestieri, e mi piace farli tutti e due, e mi trovo meglio, quando faccio una delle due cose.

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Qual è stata la tua formazione artistica?
Ho fatto degli esami al conservatorio da un maestro privato e poi, quando intorno ai diciotto anni ho incontrato il teatro, non ho avuto alcuna formazione accademica. Non ho fatto accademia, non ho fatto centri sperimentali, ma ho semplicemente incominciato a lavorare. La mia formazione è stata sul campo. Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi maestri come: Proietti, Corsini del Teatro Vittoria, con gente molto forte. Credo che, se sei una spugna attenta, il poter lavorare direttamente in scena sia una accademia straordinaria.

Da quanto hai detto si evince che tu eri una spugna ben attenta?
Io sono molto curioso, quindi cercavo di capire e di domandare tanto alle persone con cui lavoravo.

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Parli del tuo esordio nel mondo dello spettacolo?
Il mio esordio è stato con un trio musicale, formato da me, mia sorella Emanuela e Antonio Fornari con cui tuttora collaboro. Il trio si chiama “Favete Linguis” ed è un trio vocale, con cui abbiamo fatto teatro. Proprio l’anno scorso, abbiamo festeggiato venticinque anni di carriera.

Che cosa fatte per l’esattezza?
Facciamo teatro comico musicale.

Quali sacrifici hai dovuto fare per farti un nome?
Ho fatto la gavetta necessaria. Questo è un lavoro in cui bisogna lavorare tanto per costruire poi una solidità. Se hai avuto una formazione solida, poi resisti.

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Qual è stato il film che ha dato una svolta alla tua carriera?
Per me la svolta è arrivata con il film “Smetto quando voglio”. Mi ha cambiato la vita, ma preciso che non ha cambiato me, ha cambiato la percezione di me ai produttori. Da allora infatti ho fatto molti film importanti in questi anni.

Hai lavorato al cinema, in teatro e in televisione. Quale reputi l’esperienza più significativa per la tua carriera?
Forse proprio quella con Edoardo Leo in “Noi e la Giulia”, perché è il personaggio più lontano da me.

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Puoi essere più preciso?
Il personaggio di Claudio è un fallito, ha perso la moglie, il negozio, quindi, misurarsi con un personaggio così diverso, è stata una sfida divertente e faticosa, ed è stato un bel lavoro.

Prediligi lavorare in scena o su un set?
Sono due mondi talmente diversi, che non ti saprei dire. Mi piacciono delle cose dell’uno e delle cose dell’altro.

Tipo?
Del cinema mi piace questa possibilità di rifare le cose fino alla migliore possibile, e il fatto che poi, quella scena rimane. Il bello del teatro invece, è questo rapporto che c’è col pubblico. Penso che l’uno sia la palestra per l’altro. Un buon attore deve praticare tutte e due le cose.

Alcuni dicono che un buon attore si riconosce da come recita a teatro. Ti trovi d’accordo?
No, io credo che un buon attore, è quello che recita bene, ovunque stia recitando. Non credo quindi, che sia legato al dove.

Un tuo parere sull’industria cinematografica italiana?
E’ un’industria che produce buoni lavori. Ultimamente sta vivendo un periodo felice, anche perché stanno producendo dei bei film.

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Sei reduce del successo del film cinematografico “Al posto tuo” di Max Croci. Vuoi parlarne?
Mi sono divertito tantissimo nel fare questo film. Max Croci è una persona adorabile e straordinaria. E poi, è stato bellissimo poter lavorare di nuovo con Luca Argentero. Tra me e Luca è nata un’amicizia importante, e ho ritrovato anche Ambra Angiolini col quale avevo il film “Viva l’Italia”. E’ stata un esperienza veramente positiva, il film è stato un buon film, onesto e divertente. Poi mi sono trovato a vestire i panni di un persona così distante dal mio personaggio.

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Racconti un aneddoto divertente capitato durante le riprese? 
La scena che faccio sotto la doccia, dove sbatto la testa al telefono della doccia, e io in modo del tutto naturale lo uso e canto come se fosse un microfono. Questa cosa non era assolutamente nel copione, ho sbattuto davvero infatti, hanno dovuto fare un lavoro sul suono, perché in sottofondo si sentivano le risate degli operatori, che stavano in bagno con me, perché non se lo aspettavano. La scena poi, è finita nel film.

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Cosa puoi dire su Max Croci?
La cosa che mi piace di Max è questo suo non togliere mai un piede dall’eleganza e dal glamour degli anni ’50 e ’60. Adoro questo suo saper essere moderno pur strizzando l’occhio ai sapori e ai colori di quegli anni.

E su Luca Argentero e Ambra Angiolini?
Sono due grandissimi professionisti, due lavoratori che non si fermano mai. Il pregio che hanno in comune e che sono estremamente propositivi.

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Cioè?
Nel senso che con loro è sempre bello lavorare, perché non c’è un atteggiamento critico verso la sceneggiatura. Loro sono molto bravi a mettersi in bocca le battute e a masticarle e renderle più fluide, come in una conversazione normale. Hanno voglia di fare le cose nel migliore dei modi per rendere le scene il più reale possibile.

Si vocifera che anche tu sei uno che ama mettersi le battute in bocca?
Diciamo che mi devono mettere il freno!

Cosa deve avere un copione per suscitare il tuo interesse?
Le domande che non mi faccio mai sono: chi ha scritto il copione, e da dove viene. Leggo la storia, se mi piace la trama e il mio personaggio e quindi, incontrano il mio gusto lo faccio.

Sulle produzioni indipendenti, che dici?
Spesso sono quelle che partoriscono delle idee più coraggiose. Se un grande produttore può investire dovrebbe farlo sul cinema indipendente e sui giovani. In Italia ci sono dei talenti eccezionali a cui andrebbe data la possibilità di esprimersi.

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Recentemente hai ricevuto un importante premio?
Ho ricevuto il premio Vincenzo Crocitti, che è il premio che viene dato agli attori emergenti, giovani e non. Sono stato premiato come “Migliore Attore Cinematografico dell’anno”.

Cosa ha significato per te?
Ha significato un riconoscimento per il lavoro fatto, perché capisci che hai lavorato bene, e poi il riconoscimento del settore è importante. Sono contento per questo premio perché volevo molto bene a Vincenzo. Era un uomo e un attore straordinario, e quindi prendere un riconoscimento in suo onore, per me è motivo di grande orgoglio. E poi devo dire che, ho notato che c’era un’umiltà e un’umanità di fondo nell’organizzazione di questo premio, che spesso manca. Questa umanità mi è piaciuta molto.

Attualmente in cosa sei impegnato?
Mi sto dedicando al teatro, con uno spettacolo che debutterà il 22 marzo al Teatro Piccolo Eliseo di Roma, e si chiama “L’isola degli schiavi” con la regia di Ferdinando Ceriani, e oltre ad essere attore scrivo anche le musiche. E poi ad aprile sarò impegnato con un altro spettacolo teatrale.

Vuoi lasciare un messaggio ai lettori di Sledet.com ?
Vogliatemi bene, perché io ve ne voglio.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Stefano Fresi, e ad maiora!


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