Chiacchierando con il giornalista Diego Paura


“Per essere un bravo giornalista, bisogna avere delle competenze professionali multiple, un background interdisciplinare che unisce saperi teorici e pratici” spiega Paura 


Intervista di Desirè Sara Serventi

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Muove i suoi primi passi nel mondo dell’informazione Diego Paura, presso la redazione sportiva “Rotopress”, mettendo subito in evidenza la sua dimestichezza nel settore. Da allora di strada Diego ne ha fatta, e tanta. Ha infatti collaborato con importanti quotidiani come il “Corriere dello Sport”, “Il Mattino”, “Dipiù”, “Di Tutto”, per citarne alcuni, e ha lavorato con emittenti televisive quali Retequattro, e Raiuno. Attualmente è il responsabile della redazione “Spettacoli” del quotidiano “Roma”, e in più ricopre l’incarico di direttore artistico dell’evento “L’Arcobaleno Napoletano”, una serata di gala che unisce la premiazione di eccellenze e la solidarietà in favore della Fondazione Melanoma onlus. Diego Paura, collabora con la rivista “Ora”, dove cura una rubrica che tratta anticipazioni cinematografiche, cui titolo, è tutto un programma: “Cinema da…Paura”. Ovviamente ogni riferimento non è per niente casuale! 

Se le chiedessi di raccontarsi, cosa risponderebbe?
Ultimogenito di Ferdinando, marittimo sulle navi da crociera internazionali, ed Ileana. Sono altruista e generoso, ma anche vendicativo se mi fanno perdere le staffe. Mi faccio pestare la coda una sola volta… Poi “sbrano”… Non mi tiro mai indietro a nulla, neppure quando c’è solo da prendere mazzate.

Quando è nata la sua passione per il giornalismo?
Da bambino avevo già un certo “orientamento” nei confronti della scrittura e del giornalismo. Amavo tanto leggere e mostravo sempre tanta curiosità verso tutto e tutti. Mio padre dalla Spagna mi portò in regalo una macchina per scrivere. Ne rimasi fologorato. Nell’età adolescenziale adoravo “imitare” i radiocronisti che la domenica raccontavano le gesta calcistiche: anche a scuola mi facevano fare le “voci” di Enrico Ameri e Sandro Ciotti, li sapevo ben imitare anche tecnicamente. Qualcosa iniziava a muoversi.

Dove ha mosso i primi passi nel mondo della scrittura?
Nel 1988 mia madre mi “spinse” ad intraprendere questa attività pur di evitare che finissi per strada a giocare solo a calcio. Fu lei ad invogliare il direttore dell’agenzia di stampa sportiva napoletana “Rotopress”, Giuseppe Maria Pisani, affinché mi convincesse a frequentare la redazione. Ci riuscì… Fui affidato ad Antonio Sacco, grande giornalista attualmente a “Il Mattino”, e da lì partii la mia avventura.

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Come è cambiato a suo parere il mondo dell’informazione?
Prima erano in pochi a fare informazione e a detenere il potere delle notizie. Dispiace solo notare che di questi tempi la professione sia appannaggio anche di “veline” e attricette mancate che si “buttano” in questa professione solo perché dà visibilità. Oggi, per essere un bravo giornalista, o meglio un bravo comunicatore, bisogna avere delle competenze professionali multiple, un background interdisciplinare che unisce saperi teorici e pratici. Inoltre, è indispensabile conoscere nel dettaglio e saper utilizzare le diverse tecnologie disponibili a seconda del contenuto che si vuole veicolare. Compresi i nuovi mezzi di informazione e l’universo dei social media come Facebook, Twitter, LinkedIn e YouTube.

Qual è stato il suo percorso lavorativo?
Dopo la “Rotopress”, nella quale sono stato dal 1988 al 1992, passai a “Il Giornale di Napoli” e, dal 1996, sono in forza al “Roma”, il più antico quotidiano del Mezzogiorno, fondato nel 1862. Non sono mancate collaborazioni prestigiose con quotidiani come “Corriere dello Sport” e “Il Mattino” e periodici del calibro di “Radiocorriere Tv”, “Dipiù”, “Di Tutto”. Ma anche con emittenti televisive tipo Retequattro, per la quale curai l’ufficio stampa del programma musicale “Festival di Napoli” condotto da Emanuela Folliero, e Raiuno dove in cinque anni mi sono divertito nei collegamenti da Napoli dei programmi “Cinematografo” ed “Applausi” di Gigi Marzullo.

Il suo è un curriculum d’eccezione, ma quanti sacrifici ha dovuto fare per emergere in questo campo?
I sacrifici e la gavetta si fanno sempre. A vita. Nessuno ti regala nulla ed io sono davvero soddisfatto di non dover dire “grazie” a nessuno. Solo a mia madre, Ileana, che vide lontano facendomi intraprendere questa attività professionale.

Quale reputa il lavoro più significativo per la sua carriera?
Tutti. Da ogni lavoro ho preso qualcosa che ha contribuito alla mia formazione.

Attualmente quali incarichi ricopre?
Sono responsabile della redazione “Spettacoli” del quotidiano “Roma”. In più dal 2012 ricopro l’incarico di direttore artistico dell’evento “L’Arcobaleno Napoletano”, una serata di gala che unisce la premiazione di eccellenze e la solidarietà in favore della Fondazione Melanoma onlus.

Che caratteristica deve avere un giornalista per fare la differenza?
Deve raccontare la verità, anche se scomoda.

Cosa non dovrebbe mai fare un giornalista?
Vendersi.

Dal 1996 lei lavora nel quotidiano “Roma” , dove dirige la redazione “Spettacoli”. Come redattore è un bachettone o un amicone?
Sono un amicone sia in redazione con i colleghi, sia per quel che concerne gli artisti con i quali ho un rapporto speciale: forse a Napoli, per quel che riguarda il mio settore, sono l’unico a non chiudere mai la porta in faccia ad un artista che mi chiede una pubblicazione. Ognuno merita spazio: io non guardo al colore politico, purtroppo in tanti lo fanno. Se non sei amico della “parrocchia” non trovi spazio sugli altri giornali.

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Lei e sua moglie, l’attrice Anna Capasso, siete sempre in prima linea, quando si parla di solidarietà. Vuole parlare dell’evento “L’Arcobaleno Napoletano”?
È una bella manifestazione, giunta alla sua quinta edizione, che va in scena a dicembre al teatro Sannazaro di Napoli. L’ideatrice è proprio mia moglie Anna Capasso, che trova il tempo, tra il suo lavoro e l’“accudirmi”, anche di pensare ad organizzare una kermesse dalla nobile finalità. Infatti, nasce come serata di gala e di premiazioni per le eccellenze della Campania, e coniuga la solidarietà attraverso la collaborazione con la Fondazione Melanoma onlus presieduta dal professore Paolo Ascierto dell’Istituto dei Tumori “Pascale” di Napoli. Da due anni l’evento è condotto da Veronica Maya, in precedenza è stato presentato da Franco Di Mare: due partenopei “doc”.

Come riuscite a conciliare i vostri molteplici impegni?
Tranne le ore che impiego in redazione, con mia moglie Anna praticamente vivo l’intera giornata. E questo mi fa stare bene. Appena ho l’occasione la seguo anche in trasferta, a Roma o Milano, ma senza mai entrare nella sua attività professionale. Per sua fortuna ha un agente dello spettacolo che la gestisce ed un qualificato ufficio stampa che le dà i giusti suggerimenti. Io sono solo suo marito, e basta così. Professionalmente non metto bocca, nonostante il settore lo viva da vicino. Non interferisco su nulla che la riguardi professionalmente.

Per lei c’è una nuova importante collaborazione con la rivista “Ora”, dove ha uno spazio tutto suo. Può descrivere la sua rubrica?
Sì, ho accettato volentieri l’invito del direttore Lorella Ridenti che ha voluto affidarmi uno spazio sul suo settimanale. Mi fa tanto piacere, anche perché Lorella è una persona dolcissima e preparatissima e perché “Ora” è un giornale che è facile da leggere, molto aperto ai giovani. La rubrica tratta anticipazioni cinematografiche, ovvero dò spazio a 3 film in uscita settimanalmente oltre alla “top ten” degli incassi delle sale italiane.

“Cinema da… Paura”. Ogni riferimento è puramente casuale?
Beh, abbiamo voluto giocare sul mio cognome. E credo ci siamo riusciti. È un titolo che suscita molta ilarità, abbiamo centrato l’obiettivo. Si presta a doppia interpretazione.

Cosa ha di diverso la sua rubrica, rispetto ad altre che parlano di “cinema”?
Poco o niente. Diamo semplici anticipazioni, “condite” da un mio giudizio.

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Vuol dare un parere sull’industria cinematografica italiana?
Credo sia in netta ripresa, e questo non può che farmi piacere. È giunta l’ora che in Italia inizi qualcosa di positivo, che ritorni a splendere il sole.

Progetti?
Ho un piccolo progetto che, al momento, voglio tenere ancora segreto. Poi, voglio migliorare il format de “L’Arcobaleno Napoletano”. Renderlo un premio importante, sempre di più.

Vuole lasciare un messaggio ai lettori di Sledet.com?
Ai lettori voglio soprattutto augurare uno splendido 2017. In più dico loro di leggere sempre le splendide interviste e i servizi realizzati da Sledet.com

Sledet.com ringrazia per l’intervista Diego Paura, e ad maiora!

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