Premio Vincenzo Crocitti: intervista a Francesco Fiumarella 1


“Molti artisti non sono valorizzati e credo che non sia corretto. Chi ama questo lavoro deve avere il diritto di farsi vedere” spiega Fiumarella


Intervista di Desirè Sara Serventi

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E’ giunta alla quarta edizione il “Premio Vincenzo Crocitti”, un evento ideato e creato da Francesco Fiumarella, il cui obiettivo principale è quello di associare una volta per tutte il nome del grande attore del panorama cinematografico italiano Vincenzo Crocitti al suo volto. Infatti troppo spesso si è potuto constatare, con grande rammarico, che ciò che viene riconosciuto dal pubblico è solo il suo viso, facendo passare così in secondo ordine nome e carriera. Fiumarella, in virtù dell’amicizia con Vincenzo, ha deciso di dedicargli questo premio, un premio però che ha un importante obiettivo alle spalle. I microfoni di Sledet.com  hanno raggiunto Francesco Fiumarella, che oltre ad essere autore del premio e promotore dell’evento, ha anche una grande passione e un talento innato per l’arte e il mondo dello spettacolo. Spesso infatti, lavora su dei monologhi con tematiche di vita e sociale, che poi recita e fa girare sul web, e collabora con poeti e scrittori il quale chiedono proprio a lui di prestare la sua voce per recitare le proprie opere. Fiumarella con l’umiltà che lo caratterizza, ha spiegato quanto fosse importante per Crocitti dare spazio ai giovani artisti. Tenendo quindi fede al pensiero di Vincenzo, ha deciso di accendere le luci dei riflettori sugli artisti emergenti che lavorano in questo campo senza però ottenere, nonostante le qualità artistiche, il giusto riconoscimento: troppo spesso infatti grandi artisti risultano essere vittime di una mancata meritocrazia. Per questo motivo Fiumarella ha deciso di rimboccarsi le maniche e scendere in campo per valorizzare attraverso questo premio non solo il talento, ma anche la passione per un lavoro che spesso non da la giusta gratificazione. Ogni anno tanti risultano i personaggi premiati, a livello non solo nazionale ma anche internazionale, che sono riusciti a fare nel corso della loro carriera la differenza; ma la differenza non solo sul piano lavorativo, anche umanitario. Il premio Vincenzo Crocitti è un’istituzione no profit, che mira appunto non al guadagno ma ad una sorta di riscatto verso chi ama questo lavoro. 

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Lei è l’ideatore e il creatore de “Il premio Vincenzo Crocitti”. Come nasce l’idea?
In maniera molto semplice,Vincenzo era un mio carissimo amico.

Amicizia a parte, perché ha deciso di dedicar lui, questo premio?
A parte l’amicizia che avevo con Vincenzo, ho deciso di dedicar lui questo premio, sia per la sua carriera, ma principalmente perché a livello di nome non viene mai riconosciuto dal pubblico.

Potrebbe essere più preciso?
Vincenzo dal pubblico viene riconosciuto più che altro per la sua faccia, perché comunque lui era un personaggio popolare, per cui, la gente lo identifica con il suo volto e non tanto con il nome. Allora, ho deciso di poter dare la possibilità, attraverso il suo ricordo, di far associare al pubblico il nome al suo volto, perché per me questa è una cosa importantissima per tenerlo in piedi. Lui è stato uno dei più caratteristi del cinema italiano, infatti non tutti sanno che ha lavorato con Mario Monicelli in un capolavoro che è “Un borghese piccolo piccolo”. Sul set, interpretava il figlio di Alberto Sordi, e vinse un David di Donatello per l’interpretazione di quel personaggio.

Questo è un premio internazionale?
Esatto. Siamo alla quarta edizione, e ogni anno vengono premiati personaggi provenienti da tutte le nazioni. Il premio come attrice internazionale quest’anno, è andato all’attrice brasiliana Vania De Moraes, che tra l’altro, lavorò con Crocitti in “Un medico in famiglia”. L’anno scorso abbiamo premiato Diego Garcia della soap opera “Il segreto”, per citarne alcuni.

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Il premio Vincenzo Crocitti, punta gli occhi sui giovani emergenti?
Assolutamente sì, perché questa era anche la filosofia di Vincenzo. Quando ci incontravamo noi parlavamo anche di cinema, televisione, fiction e diciamo che, il pensiero di Vincenzo era proprio quello. Dopo la malattia lui non ha avuto tantissimi lavori perché a livello fisico non ce la faceva, anche se aveva dei progetti e voleva continuare a lavorare in questo mondo.

Lui credeva molto nei giovani?
Lui credeva molto nei giovani artisti, credeva nelle possibilità che i giovani dovevano avere per poter emergere in questo mondo.

Lei sta portando avanti la filosofia di Vincenzo?
Diciamo che in base alla sua filosofia, dopo la sua scomparsa ho detto: io questo attore lo voglio ricordare, e attraverso il premio che gli sto dedicando voglio dare la possibilità ad artisti, giovani interpreti, artisti emergenti, di poter valorizzare le proprie passioni, e farli conoscere al pubblico facendo vedere quello che stanno facendo attraverso il loro curriculum.

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Quali le categorie premiate?
Le categorie riguardano il mondo della televisione, radio, e di tutta l’arte in generale.

Quali sono le caratteristiche che valutate al fine della premiazione?
Valutiamo l’impegno di ogni artista, dall’emergente al professionista, oltre ai loro curriculum teniamo conto dell’umiltà di ognuno e dell’educazione. Personalmente prediligo la gente che pur sapendo di avere grandi caratteristiche ama volare basso. Sicuramente non vengono scelte persone arroganti e presuntuose che credono di sapere tutto della vita. Per noi l’umiltà è una grande marcia.

Questo premio è un premio che guarda solo ai giovani o vi è qualche eccezione tra gli artisti che nonostante il loro talento, non sono riusciti ad emergere?
Il nostro premio riguarda tutti, non vi sono selezioni di età, sicuramente i giovani con meno esperienza e visibilità devono essere più valorizzati, ma allo stesso tempo vogliamo dare la possibilità ai professionisti meno giovani di non essere dimenticati. Oltre all’evento delle premiazioni si ha anche la possibilità di ascoltare chi ha più esperienza e magari imparare, per noi tutto questo è uno scambio di pensieri.

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Cosa volete riconoscere agli artisti con questo premio?
Sicuramente l’impegno, la passione e la voglia di crescere ed esteriorizzare le proprie capacità, senza aver paura di ricevere dei no, non tutti danno questa possibilità, noi invece cerchiamo ogni anno di non dimenticare chi si è proposto l’anno precedente. Purtroppo molti artisti non sono valorizzati e credo che non sia assolutamente corretto. Chi ama questo lavoro prima o poi deve avere il diritto di farsi vedere e condividerlo con chi ha la stessa passione.

La sua è un’istituzione no profit?
Assolutamente sì.

Chi c’è dietro di lei?
Dietro di me, c’è il mio comitato organizzatore, che diciamo è molto familiare, nel senso che, preferisco far gestire l’organizzazione alla mia famiglia, essendo un’associazione no profit. Il premio Vincenzo Crocitti, è una forma di organizzazione culturale, diciamo un ritrovo artistico, infatti, nell’ultima edizione hanno detto molte persone premiate da volti noti, che si sono sentite in famiglia, perché noi non vogliamo fare qualcosa di troppo formale, nel senso che, la gente che viene premiata non si deve impaurire di parlare, dire la sua, e raccontare le proprie esperienze.

Chi vi finanzia?
Tutta questa organizzazione ovviamente comporta dei costi, ma fortunatamente abbiamo degli sponsor che ci appoggiano, e non si tratta di grandi nomi, sono sponsor cui soldi servono per le piccole spese, come quelle per la location.

I personaggi noti che voi contattate come reagiscono al vostro invito?
Quando io contatto col comitato i vari personaggi noti, quelli che vengono, non si fanno pagare perché capiscono qual è l’obiettivo.

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Può fare dei nomi?
Quest’anno è venuto Stefano Fresi, che era amico di Vincenzo, e lui non ha chiesto un euro. Anche Karin Proia non ha chiesto denaro, e stesso discorso per Nicolas Vaporidis. Tutti quanti stanno appoggiando questo tipo di filosofia, perché sanno che effettivamente per i giovani è difficile poter emergere.

Lei in questo settore non è uno che si è improvvisato solo perché era amico di Crocitti?
La passione del cinema e dell’arte a parte l’amicizia con Vincenzo, è sempre stata un qualcosa che mi porto avanti fin da piccolo. Anche io ho lavorato in televisione, ho collaborato con qualche regista quindi, ho vissuto il mondo dello spettacolo, e siccome ho visto che l’ambiente è molto difficile, voglio dare una possibilità a tutti.

Si vocifera che lei voglia portare questo premio anche all’estero. Conferma queste voci?
Sì è vero, Vincenzo lo voglio portare anche all’estero, stiamo infatti strutturando un gemellaggio col Paraguay.

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Su quali basi è stato scelto il Paraguay?
In seguito a un viaggio che ho fatto in Sud America, ho visto che ci sono tantissimi artisti che vogliono essere valorizzati e quindi, in unione col Centro culturale che verrà aperto in Paraguay, esporteremo la cultura italiana all’estero. Noi abbiamo tantissimi personaggi che hanno fatto la storia del cinema, e che purtroppo non sono conosciuti all’estero.

Qual è la frase che ricorda più spesso, detta a lei da Crocitti?
Vincenzo mi diceva: Francesco sappi che il successo arriva, ma quando non servirai più al business, non sarai più nessuno. Infatti, in Italia abbiamo avuto dei grandi personaggi, che quando non servivano più al business venivano spazzati col belloccio di turno.

Chi è Francesco?
Francesco è un ragazzo come tanti, è una persona semplice, che lavora, ed è sposato con una bellissima moglie. Sono un ragazzo che guarda quello che sta accadendo in Italia, non gli piacciono le cose sbagliate, e cerca di dare delle possibilità alle persone.

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Quando non è impegnato nell’organizzazione dell’evento di cosa si occupa?
Lavoro presso una grande azienda ma allo stesso tempo continuo a dedicarmi alla mia principale passione, quella dell’arte e del mondo dello spettacolo. Come dicevo prima sono un grande osservatore di quello che accade nel nostro paese, allora quando ho tempo lavoro su dei monologhi con tematiche di vita e sociale, mi diverto a recitarli e farli girare sul web. Cerco sempre di dar voce a chi non ne ha sempre, nel rispetto altrui. Qualche volta mi capita anche di collaborare con poeti e scrittori il quale, mi chiedono di prestare la mia voce per recitare le proprie opere. Per me è una grande soddisfazione in quanto reputo le collaborazioni artistiche essenziali e fondamentali per tenere sempre viva la propria passione. Cerco di non stare fermo e cogliere il bello di ogni cosa e situazione e fare di questo un solido bagaglio di vita.

Progetti?
Ho in mente qualche bel progetto sempre in ambito artistico e culturale che possa unire molte persone di ogni Nazionalità. Ho iniziato a lavorarci nel 2015 e sto continuando a lavorare per la realizzazione. Non posso dire di cosa si tratta, ma sono certo che sarà una grande cosa.

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Vuol lasciare un messaggio a coloro che leggeranno l’intervista?
Il messaggio che voglio lasciare ai lettori di Sledet.com e che bisogna sempre credere in quello che si fa. Non bisogna assolutamente dare la possibilità agli altri di giudicarti, perché molte persone purtroppo si fanno intimorire dai giudizi altrui, ed è una cosa sbagliatissima, perché molti poi, non riescono più a raggiungere i propri obiettivi.

Vuole aggiungere altro?
Volevo ringraziare Sledet.com per la professionalità, oltre questo, spero nel mio piccolo di continuare a realizzare i miei, e i sogni di molte persone che ogni giorno lottano per raggiungerli. Viviamo in un mondo molto difficile, e da qualche anno l’Italia sta attraversando un periodo non proprio roseo, ma prima o poi spero che le cose cambino e migliorino per tutti. Perché credo che ognuno di noi debba realizzare ciò per cui lotta quotidianamente con sacrificio, e non parlo solo dello spettacolo e dell’arte, ma in generale. Spero che i giovani possano realizzarsi, trovando un lavoro che li gratifichi, perché è un diritto, e spero di vedere valorizzata la meritocrazia in ogni ambito perché sono stanco di vedere la gente triste e arrabbiata per un sistema che non va.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Francesco Fiumarella, e ad maiora!

 

 


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