Dal carcere gridò la sua innocenza Aldo Scardella


Accusato di omicidio in base a dei sospetti e non a degli indizi: intervista a Cristiano Scardella


Intervista di Desirè Sara Serventi 

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Era il 1985 quando Aldo Scardella, un giovane universitario cagliaritano, venne accusato dell’omicidio del proprietario di un market, e sulla base di sospetti inconsistenti, arrestato. La storia di Aldo, ha dell’incredibile. Fu un tragico errore giudiziario infatti, a rendere Scardella una vittima della giustizia. Non solo fu spedito in galera sotto totale isolamento, ma venne privato di tutti i suoi diritti, tra cui quello di poter nominare subito dopo l’arresto, un avvocato. Poco servì l’esito in favore del giovane universitario della perizia fatta sul passamontagna trovato a pochi passi dalla sua abitazione, questo infatti, non fu sufficiente per rendere Aldo nuovamente un ragazzo libero. Troppe furono per lui le pressioni psicologiche, e l’etichetta di assassino era un fardello troppo pesante da portare, e per questo non riuscendo più a sopportare questa ingiustizia, in carcere si tolse la vita. Nel foglio il giovane lasciò scritta solo una frase che è quella che oggi caratterizza il nome di Aldo Scardella, ovvero: muoio da innocente. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Cristiano Scardella, fratello di Aldo, che ha raccontato la tragica vicenda, e il percorso giudiziario a suo avviso ingiusto e privo di umanità nei confronti di un innocente cui unica colpa fu quella di abitare troppo vicino dal luogo del delitto.

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Degli uomini armati entrarono per una tentata rapina in un market di Cagliari, uccidendone il titolare. Dell’omicidio venne accusato suo fratello Aldo?
Sì, venne accusato e arrestato perché una fonte mai identificata, dichiarò di aver visto Aldo nei pressi del market qualche giorno prima del delitto.

Può raccontare cosa accadde nel market?
Tre banditi armati e mascherati si introdussero nel negozio del commerciante. Con precisione non si è mai avuta la chiara dinamica dei fatti. Si sa che il titolare del market venne colpito da tre colpi di arma da fuoco e il terzo fu sparato, mentre si stava accasciando in terra. A sparare fu più di uno. I colpi raggiunsero il commerciante all’addome, nella parte ascellare e al collo. Il genero della vittima non si sa come, ma riuscì a fuggire mentre il commerciante veniva sparato.

E’ vero che Aldo si trovava nei pressi del negozio? 
Aldo si trovava nei pressi del market non solo quel giorno ma tutti i giorni, anche perché era obbligato a percorrere quella strada per andare a casa.

Per essere stato arrestato avranno trovato qualche indizio?
Vicino a casa di Aldo fu trovato un passamontagna dei rapinatori, e sospettarono fosse il suo.

Può essere più preciso?
Il passamontagna fu trovato a due palazzi da casa nostra, e ho il dubbio che fosse appartenuto ai rapinatori. Perché chi trovò il copricapo lo vide ben visibile, invece la polizia verbalizzò che era ben occultato. La strada dove fuggirono due banditi poteva portare nella nostra via, ma in realtà conduceva anche in altre strade. Erano solo sospetti, congetture non suffragate da nessun indizio.

Quindi?
La polizia fece l’indagine olfattiva. A un cane fu fatto annusare il passamontagna per vedere se attraverso questo esame olfattivo avrebbe riconosciuto tra le persone sospettate il proprietario.

In questa indagine il cane riconobbe in Aldo il proprietario?
Il cane non riconobbe in Aldo il proprietario del passamontagna.

Sta forse dicendo che l’esito fu a favore di suo fratello?
Sì fu a favore suo, e quell’indagine olfattiva fece un’altra vittima: mio fratello Mario, brigadiere della guardia di finanza che si sentì umiliato e offeso nell’onore. Un anno dopo la morte di Aldo, è morto di leucemia.

Nonostante questo che lei sta raccontando, Aldo venne arrestato?
Sì perché dissero che uno dei banditi era alto quanto Aldo. In quel periodo invece, mezza Sardegna era alta quanto lui.

Da quanto ha detto si evince che suo fratello venne arrestato per dei sospetti, e non per degli indizi veri e propri?
In base a questi elementi che erano sospetti e non indizi, hanno decretato l’ordine di cattura, quindi Aldo è stato arrestato per presunzione di colpevolezza.

Può raccontare dell’arresto?
Aldo è stato arrestato senza che ci avvisassero. Venne un poliziotto a casa con la scusa che doveva firmare un verbale, ma in realtà era per arrestarlo.

Cioè?
Quando ci recammo in questura, ci dissero che l’avevano condotto in un carcere segreto.

Per quale motivo venne condotto in un carcere segreto?
Per evitare che si inquinassero le prove comunicando con lui.

Voi sapevate dove si trovava?
Non sapevamo dove fosse e per oltre una settimana Aldo non ha avuto la possibilità di nominare un avvocato.

In quale carcere lo portarono?
Prima a Oristano e poi a Cagliari.

Era in isolamento?
Sì e gli negarono tutto, dalla possibilità di fargli pervenire la biancheria intima, al poter ricevere visite assidue. Per lui fu un isolamento durissimo, per questo motivo si tolse la vita in carcere.

Come reagì a tutto questo?
Non lo posso sapere perché in quei momenti non avevamo avuto colloqui, ma quando ebbi modo di vederlo si sentiva malissimo perché non era una normale carcerazione, ma una tortura.

Suo fratello lasciò un foglio scritto?
Sì, dove scrisse: muoio da innocente.

Quando è arrivata la verità sulla sua innocenza?
Anni dopo, quando un esponente della malavita cagliaritana si assunse la responsabilità dell’accaduto, portando in causa altre persone, che furono poi processati e condannati.

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Lei ha scritto un libro che si intitola “Fuori dalla gabbia”. La storia raccontata è quella di Aldo?
Principalmente racconta la storia di Aldo. Nel libro viene denunciato quello che è accaduto e l’ingiustizia che ha subito, anche perché è stato uno tra i casi giudiziari più anomali e crudeli di cui la giustizia italiana si è resa protagonista.

Qual è il messaggio che vuole dare con il libro?
L’ho scritto per dare un messaggio di come la malagiustizia può comportarsi come i criminali comuni, se non peggio, avendo il potere e le armi. In ogni caso non è un libro che condiziona nessuno, ma dà la possibilità di farsi un opinione,

Siete stati risarciti?
Non siamo mai stati risarciti, anche perché la legge all’epoca non lo prevedeva.

La storia di suo fratello è conosciuta?
In Sardegna è abbastanza conosciuta, ma secondo il mio parere dovrebbe vivere sempre come monito, perché è stata una storia infame.

Ad oggi avete ottenuto giustizia per Aldo?
No, non sono state rilevate le responsabilità dei suoi persecutori e non hanno mai detto la verità sul suo arresto strano, e la sua morte circondata da tanti punti oscuri, come quando i medici durante l’autopsia, hanno fatto figurare dosaggi e quantità di una terapia metadonica inesistente.

A suo fratello è stata dedicata una piazza?
Sì, c’è una piazza proprio vicino al negozio in cui fu ucciso il commerciante, di nome piazza Aldo Scardella.

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Chi era Aldo?
Era un ragazzo brillante iscritto in economia, molto altruista con una grande sensibilità e un intelligenza disarmante.

Vuol dire qualcosa ai lettori di Sledet.com che leggeranno l’intervista?
So che potete pensare che quello che è successo a mio fratello a voi non capiterà, ma vi chiedo di riflettere sullo strapotere della giustizia, sono 4 milioni gli errori giudiziari negli ultimi 50 anni. Questo dovrebbe far meditare.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Cristiano Scardella.

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