Chiacchierando con la scrittrice Marta Lock


“Essere una scrittrice vuol dire essere promoter di se stessa, esperta di pubbliche relazioni e di social media” spiega Marta


Intervista di Desirè Sara Serventi 

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I romanzi da lei scritti raccontano storie e situazioni cui le persone facilmente si possono riconoscere, e sceglie per universalizzarli, di ambientarli sempre in paesi stranieri. Una delle caratteristiche evidente per chi segue gli scritti di Marta Lock, è sicuramente il fatto che non da mai una descrizione fisica troppo dettagliata ai suoi personaggi perché per lei questo, non è importante per la storia, e da quindi più spazio alle caratteristiche psicologiche. Per Marta Lock non sono tardati ad arrivare anche diversi premi e riconoscimenti per i suoi lavori. Segue con successo una sua rubrica dal titolo “L’Attimo Fuggente, sul quale scrive i suoi aforismi quotidiani, e attualmente è impegnata sia con la promozione del suo libro “Ricomincio da te” che con la cena di beneficenza, da lei promossa e che si terrà in odierna data per raccogliere fondi in favore delle popolazioni del Centro Italia colpite dal terremoto.

Chi è Marta Lock?
Marta Lock è una donna prima di tutto. Una donna che ha vissuto, che è caduta e che si è rialzata un’infinità di volte, una persona che ha imparato dal proprio passato e ha trovato in ogni evento la linfa vitale per progredire, crescere, misurarsi con se stessa ma anche con gli altri. Un essere umano che ha sofferto e che ha fatto soffrire, come tutti nella vita, che è riuscita a trovare negli ostacoli la più grande risorsa perché è grazie a quelli che è diventata più forte. Una sognatrice positiva e solare che non ha mai perso di vista i propri obiettivi pur avendo saputo momentaneamente accantonarli se si rendeva conto che le opposizioni erano troppe perché quello che viveva fosse il momento giusto per realizzarli. Marta Lock è una combattente che ha scoperto che l’altro non è un oppositore, non è un antagonista, è semplicemente un essere umano che pensa, parla e reagisce in base al proprio modo di essere, alla propria esperienza e non, come spesso si percepisce, qualcuno contro cui andare semmai da capire e valutare se è possibile proseguire il proprio cammino insieme o no. E’ una persona che non ha mai smesso di essere semplice perché è la semplicità che ci permette di apprezzare le piccole cose quotidiane, quei regali emotivi che rendono la vita più bella e ogni giorno sorprendente.

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Quando si è avvicinata al mondo della scrittura?
Ho scritto il mio primo romanzo nel 2010, dunque molto tardi considerando la mia età anagrafica; potrei dire che il giro di boa della mia vita si è verificato a 40 anni! Credo che la strada di ogni artista si sveli nel momento in cui è pronto ad accoglierla, esistono musicisti, pittori, per cui la tendenza naturale è chiara ed evidente fin da subito, ma ne esistono altrettanti a cui l’impulso creativo si è manifestato tardi, probabilmente perché dovevano fare un percorso di vita lungo prima di giungere a essere capaci di liberare le proprie emozioni, perché è questo che fa un artista, racconta emozioni, qualunque sia il modo in cui le esprime. Io appartengo a questa seconda categoria, probabilmente la mia consapevolezza interiore aveva bisogno di maturare, di scoprire e conoscere, dovevo esplorare e confrontarmi con me stessa e con gli altri; solo dopo questo lungo percorso ho sentito la spinta irresistibile a mettere su carta tutte le emozioni e la vita accumulate fino a quel momento. Dal 2010 in avanti è stato come se si fosse aperta una diga da cui le parole uscivano inarrestabili: 5 romanzi pubblicati e uno in uscita, i miei aforismi quotidiani, il mio sito web martalock.net aperto per dare spazio alla mia rubrica L’Attimo Fuggente, poi due raccolte di aforismi di cui una dove li ho associati a quadri di pittori emergenti contemporanei e un saggio, Ricomincia da te, che mi ha vista impegnata per tutto il 2016 con presentazioni in giro per l’Italia.

Qual è il genere dei suoi romanzi?
I miei romanzi si possono definire “di formazione”, prendendo la definizione statunitense, io preferisco chiamarli “di vita” perché racconto storie, emozioni, situazioni, che chiunque di noi può vivere o aver vissuto almeno una volta nel corso della propria esistenza, qui come ovunque nel mondo. Infatti una delle mie caratteristiche è di ambientarli sempre in paesi stranieri forse per universalizzarli, per suggerire che ciò che viviamo, soffriamo o per cui gioiamo noi oggi, può essere vissuto con altrettanta intensità da qualsiasi persona dall’altra parte del globo, diversa per colore della pelle, cultura, religione perché davanti alle emozioni siamo tutti uguali, diversi forse nel modo di esprimerle ma non certo per l’intensità e per gli sconvolgimenti che ci provocano. Altra cosa che mi contraddistingue, legata proprio a questo concetto, è quella di non dare mai una descrizione fisica troppo dettagliata per dare ampio spazio invece alla caratterizzazione psicologica: dei miei personaggi si ricorda il pensiero, il modo di sentire e di vedere le cose, i meccanismi che li portano all’azione, mentre quasi non si percepisce il loro aspetto esteriore perché non è importante per la storia.

Quali sono gli elementi basilari di una storia?
Per me è fondamentale la semplicità e la scorrevolezza del linguaggio poiché questo rende possibile all’autore di condurre il lettore in profondità senza quasi che se ne renda conto, senza rendergli più pesante nella forma qualcosa che già lo è nella sostanza, catturandolo così all’interno della forza dell’emozione del momento raccontato. Poi sono fondamentali i dialoghi, far entrare chi legge dentro il libro come se stesse guardando un film, per rendere il racconto più vicino a ciò che si vive quotidianamente con la differenza, rispetto a una pellicola o alla televisione, che chiunque si può sentire protagonista o regista, immedesimandosi magari se le emozioni o le parole pronunciate dal personaggio sono simili a ciò che verrebbero dette o pensate dal lettore. Infine il ritmo, che è per me un equilibrio tra scene descritte e ciò che avviene, che deve essere sempre alto per rendere avvincente un romanzo quasi come se fosse un giallo, pieno di colpi di scena e avvenimenti che si susseguono, importantissimi per tenere il pubblico incollato alle pagine senza riuscire a chiudere il libro.

Il suo romanzo d’esordio è stato “Notte Tunisina”. Di cosa tratta?
Notte Tunisina, che in questo momento non è disponibile perché in fase di revisione e di nuova edizione, racconta di una ragazza che per riuscire a staccarsi da una storia malata, di quelle che ti intrappolano e non ti lasciano andare, va a lavorare a Djerba come barista all’interno di un villaggio turistico di cui è direttore il suo migliore amico. E lì incontra l’uomo ideale, quello che ha sempre sognato, quello che fa e dice tutto nel modo giusto… fino al momento in cui circostanze misteriose lo inducono a sparire. Lì inizia la ricerca spasmodica di una verità che sembra sfuggire e far ripiombare la protagonista Sara, nello stesso vortice da cui era appena riuscita a uscire.

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Da Notte Tunisina ha poi scritto “Quell’anno a Cuba”. Vuol parlarne?
Quell’anno a Cuba nasce invece come dichiarazione d’amore, mia, a un paese bellissimo in cui ho vissuto otto lunghi mesi e di cui volevo raccontare il modo di vivere, le radici, la musica, la gente e i luoghi, così ho scelto di raccontarlo attraverso gli occhi di Tracy, donna forte e determinata che rinuncia a tutto per inseguire il proprio sogno di fare la coreografa negli hotel internazionali e di farlo proprio lì, nella splendida isola caraibica. Il suo cuore è rapito dai colori, dagli odori e da tutto ciò che i suoi occhi vedono, e da un impenitente dongiovanni cubano che però lei riesce perfettamente a tenere a bada e con cui farà un indimenticabile viaggio su e giù per il paese. Ma poi la sua determinazione, il voler perseguire un nuovo obiettivo, prendono il sopravvento e la inducono, di nuovo, a mettere in secondo piano tutto il resto per inseguire il suo sogno. Anche in questo romanzo colpi di scena continui conducono il lettore all’inaspettato finale.

Con la sua terza opera dal titolo “Ritrovarsi a Parigi”, sono arrivati i primi riconoscimenti?
Questo libro ha vinto un Primo Premio a Ponsacco (PI), un Premio della Critica a Casoria (NA) e un Premio Giuria Giovani a Mesagne (BR) ed è stata un’immensa gioia per me ricevere questi riconoscimenti.

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Anche Miami Diaries ha ricevuto dei riconoscimenti?
Sì, anche Miami Diaries ha vinto un Premio del Presidente a Caserta e un Premio della Critica a Rovigo. Questo romanzo è molto particolare perché ho voluto usare degli stralci della mia rubrica L’Attimo Fuggente, come voce fuori campo che approfondisce dal punto di vista riflessivo e psicologico le vicende dei tre protagonisti. Sam, Violet ed Hanna sono tre rampolli ricchissimi e viziati della Miami di South Beach che da un giorno all’altro si ritrovano a doversi rimboccare le maniche perché i padri delle due ragazze, costruttori edili soci in affari, vengono arrestati per frode fiscale e i loro beni, compresa buona parte dei fondi fiduciari delle due ragazze, confiscati. Dunque la loro vita cambia bruscamente costringendole a fare ciò che mai avevano fatto prima: lavorare!

Qual è il romanzo da lei scritto a cui è più legata?
In realtà sono legata a ognuno di loro perché hanno segnato la mia crescita interiore, hanno accolto le emozioni che volevo esprimere e in cui, in alcuni tratti, intravedo dei miei percorsi. Non sono autobiografici ma alcuni episodi, romanzati e trasposti in un altro tempo e in un altro luogo, si sono verificati davvero e questo a volte mi fa sorridere, altre mi ricorda una sofferenza, un periodo difficile che ho superato.

Vuol dare un parere sul mondo dell’editoria in Italia?
Io credo che l’editoria italiana sia a un punto di svolta perché da un lato viviamo, come mai prima d’ora, un momento quasi di monopolio anche distributivo da quando le major si sono fuse comprendendo quindi anche i distributori di riferimento, già i più grandi a livello nazionale, dall’altro però si sta aprendo un sottobosco di piccole e medie realtà che stanno cambiando il modo di pensare di molti scrittori. Certo è che questo sottobosco spesso si rivela una giungla perché, purtroppo, quasi quotidianamente – e lo dico in qualità di Referente Regionale per la Lombardia della mia associazione di categoria, il Club degli Editoriali – dobbiamo assistere alle vicende di scrittori che non si vedono riconosciuti i diritti d’autore o a cui vengono richiesti importi stratosferici per pubblicare il loro libro. Esistono però anche molte case editrici sane, che quasi sono tornate al passato per il modo in cui seguono e affiancano i propri autori, le quali credono fermamente che i talenti nazionali vadano fatti emergere e promossi perché non hanno niente da invidiare ad autori internazionali che spesso vengono tradotti in Italia solo e unicamente perché hanno avuto successo nel loro paese d’origine, dove c’è un orientamento più propositivo nei confronti degli autori emergenti locali.

Cosa vuol dire essere una scrittrice?
Essere una scrittrice oggi vuol dire essere promoter di se stessa, esperta di pubbliche relazioni e di social media, non si può più prescindere da questi tre elementi, e uscire per incontrare il proprio pubblico perché il contatto, il guardare negli occhi i lettori, interagire con loro, è fondamentale per raccontarsi di più, per comunicare di presenza ciò che normalmente leggono, e far conoscere i propri lavori. La figura dello scrittore così com’era anni fa quando rimaneva inchiodato davanti alla scrivania senza fare nulla, convinto che fossero gli altri a promuoverlo, ormai non esiste più perché il mondo è cambiato e perché le case editrici non investono più nella promozione, ci sono altri mezzi ormai per farlo e a disposizione di tutti perciò, autori, rimbocchiamoci le maniche perché in fondo il libro è nostro, gli autori siamo noi, il resto viene da sé e la casa editrice per prima, vedendo il nostro impegno, si adoprerà per supportarci al meglio.

Ha una rubrica dal titolo “L’Attimo Fuggente”. Scrive degli aforismi?
In realtà la rubrica L’Attimo Fuggente è nata dal mio desiderio di approfondire qualcuno dei miei aforismi, quelli che avevano ricevuto più Mi piace durante la settimana o quelli che mi ispiravano di più nel momento in cui mi mettevo al computer per scrivere l’articolo. Sono frasi di tipo filosofico-emotivo, pillole quotidiane specchio dell’emotività contemporanea, che si prestano perfettamente a sviluppare temi che ruotano intorno al mondo delle relazioni, dei sentimenti e delle emozioni con tutte le difficoltà e i blocchi che si generano, oggi più di ieri. Perché sembra diventato imperativo nascondersi, perché è più facile evitare di guardare qualcuno negli occhi trincerandosi dietro lo schermo di un cellulare, perché confrontarsi e affrontare le emozioni fa paura, fa perdere il controllo e ci fa sentire esposti. Ma loro esistono e non possiamo fare a meno di guardarle in faccia prima o poi, è questo che succede ai miei lettori, che poi hanno acquistato Ricomincia da te il saggio figlio della rubrica, si interrogano e si lasciano trasportare all’interno di se stessi per osservare la realtà da un punto di vista diverso dal proprio, più aperto all’altro, più empatico.

Che messaggio vuol lanciare con i suoi aforismi?
Ho iniziato a scrivere il mio aforisma quotidiano, che ho chiamato Pensiero della sera, nel 2010 quando ho aperto il mio profilo Facebook. Inizialmente volevo semplicemente esprimere un’emozione, la prima che mi veniva in mente, poi però mi sono resa conto che le frasi erano diventate un appuntamento fisso per le persone che mi seguivano e che aumentavano di giorno in giorno. Molti mi chiedono come faccia a dire sempre la cosa giusta nel momento in cui hanno bisogno di leggerla, in realtà io semplicemente libero ciò che loro hanno dentro di sé e non riescono a esprimere; questo grazie alla mia capacità di ascolto della mia interiorità e di quella degli altri, anche quando tentano di nasconderla, e grazie al dono che ho ricevuto di essere capace di dar vita alle emozioni attraverso le parole scritte. Quindi il messaggio che ne esce forse è quello di fermarsi, ascoltarsi e cogliere quell’attimo emotivo che se lasciato sfuggire non tornerà più in quell’esatto modo e con la particolare intensità di quel momento.

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Attualmente in cosa è impegnata?
Sto ultimando il tour di Ricomincia da te che è durato un intero anno e che mi vedrà il 18 dicembre alla Libreria Goldoni di Treviso, evento organizzato e voluto dalla presidentessa dell’Associazione Arte Scalza Claudia Rossetti, in collaborazione con La Tavolozza Trevigiana e poi il 18 gennaio sarò nella splendida Biblioteca Civica Vittorio Sereni di Melzo, con il patrocinio e il sostegno del Comune di Melzo e con la collaborazione del Gruppo di lettura della città, moderatore d’eccezione sarà il giornalista e criminologo, nonché Comandante di Polizia Locale, ingegner Flavio Lucio Rossio. Poi ho promosso una cena di beneficenza per raccogliere fondi in favore delle popolazioni del Centro Italia colpite dal sisma, di cui sarà protagonista della beneficenza il mio libro Pensieri per l’Arte in cui ho associato 150 dei miei aforismi ad altrettanti quadri di pittori contemporanei. L’evento che si terrà proprio oggi è stato accolto con entusiasmo e organizzato da Simona Amore, presidentessa del Lions Club di Milano Brera che lo ha fatto rientrare nella cena di Natale del Club. Sono molto felice di questa collaborazione perché io e Simona ci siamo sentite molto vicine per sensibilità e nell’amore per l’arte e la cultura.

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Progetti?
Da febbraio in poi mi dedicherò completamente al lancio nazionale del mio nuovo romanzo, Dimenticando Santorini, edito da Talos Edizioni, che avrà luogo il 15 marzo nella Palazzina Liberty di largo Marinai d’Italia a Milano con il patrocinio della Comunità Ellenica di Milano per cui ringrazio la presidentessa, Sofia Zafiropoulou, che si è subito fatta avanti per inserire il mio libro, che di fatto celebra anche l’energia di un popolo di grande cultura e tradizione filosofica e storica, all’interno della programmazioni degli eventi culturali dell’associazione. La prefazione al romanzo è stata curata, con mio grande onore e lusinga, da Massimo Pedroni, autore radiotelevisivo, scrittore, critico letterario ed ex consigliere del Teatro Argentino di Roma, mentre la copertina è stata realizzata dalla bravissima artista Katia Malizia, pittrice e creativa a tutto tondo. Il libro sarà disponibile dal 1° di marzo ma ordinabile già da gennaio.

Vuol lasciare un messaggio ai lettori di Sledet.com?
Vorrei salutare i lettori di Sledet.com con uno dei miei aforismi, quello forse che più si lega al mio percorso, al mio seguire quel flusso che mi ha portata esattamente dove mi trovo oggi e che auguro di fare a tutti perché ha il sapore della felicità: Ogni giorno può essere un bel giorno per scegliere di stare bene. Ogni giorno può essere un bel giorno per scegliere di essere noi.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Marta Lock.

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