Spettacolo teatrale Solo cento volte: intervista a Emiliano De Martino


“Il teatro serve a crescere, a incuriosirsi, a giocare insieme, come io spero lo spettatore faccia durante questo spettacolo” spiega De Martino 


Intervista di Desirè Sara Serventi

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Grande attesa al Teatro Ambra Garbatella di Roma per la seconda edizione dello spettacolo “Solo cento volte”, scritto e diretto dall’attore e regista Emiliano De Martino in collaborazione con Rever. Si tratta di una nuova riedizione con un nuovo cast e una nuova drammaturgia. Uno spettacolo all’insegna non solo del sorriso, ma anche della riflessione verso una malattia ancora poco conosciuta quale è la Sindrome di Ganser. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto il regista De Martino che ha spiegato l’importanza di divulgare la conoscenza di questa patologia, una malattia che dal 1848 ad oggi , conta solo 100 casi accertati, questo spiega appunto il titolo dato. Ogni spettacolo portato in scena da Emiliano De Martino, mette in evidenza le qualità artistiche e professionali del qualificato regista. Emiliano ama parlare di temi importanti, e lo fa nel migliore dei modi, ovvero con un sorriso, senza però sminuire il valore clinico, psichiatrico o sociale delle persone che ne sono affette, infatti il suo intento è quello di sensibilizzare e divulgare questa sindrome rara per far si quindi, che la ricerca possa fare un passo avanti verso questo tipo di malattie. I lavori portati in scena da Emiliano De Martino si caratterizzano non solo per l’originalità delle storie raccontate, ma anche per la curiosità con cui riesce ad attirare l’attenzione del pubblico per le trame portate in scena.

Dal 1 al 4 dicembre sarai in scena al Teatro Ambra Garbatella, con lo spettacolo che hai scritto e diretto dal titolo “ Solo cento volte”. Cosa significa per te portare in scena per la seconda edizione questo spettacolo?
Devo dire che è davvero molto gratificante portarlo in giro. In realtà è una nuova riedizione con un nuovo cast e una nuova drammaturgia.

Quest’anno non reciti nello spettacolo?
Essendoci appunto un nuovo cast, io quest’anno non recito nello spettacolo, ma mi sono concentrato particolarmente sulla regia, e questo mi da modo di sperimentare delle strade nuove, anche nel raccontare questa strana storia.

Solo cento volte. Da dove nasce il titolo?
Beh il titolo nasce dalla conseguenza logica di quello che è poi, la sindrome vera.

Puoi essere più preciso?
La Sindrome di Ganser è una patologia psichiatrica realmente esistente e molto rara. Dal 1848 sino ad oggi ne sono stati accertati solo 100 casi, e da qui appunto il titolo: Solo cento volte.

Tratti con leggerezza e divertimento un tema molto importante, ovvero la Sindrome di Ganser. Puoi spiegare di cosa si tratta?
La Sindrome di Ganser in breve è una sorta di sdoppiamento della personalità, nel senso che il paziente che ne è affetto tende a sviluppare una vera e propria proiezione sulla quale va a riversare tutti i propri disagi o tutti i propri desideri. Molto spesso porta il paziente a non scindere più il suo mondo immaginario da quello reale portandolo così a un epilogo che poi è prevedibile, e che non vi dico, ma che vedrete in scena.

Che messaggio vuoi portare con il tuo spettacolo?
Il messaggio è sicuramente quello di riuscire a parlare di qualcosa di importante, ma con un sorriso, senza andare a sminuire ovviamente il valore clinico, psichiatrico e sociale per chi ne è affetto, anzi, tentiamo di sensibilizzare e divulgare un pochino questa sindrome rara.

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Da chi è composto il cast?
A parte me che sono appunto l’autore, regista e il produttore insieme a Rever, il cast artistico è composto in primis da Lorenzo Patanè che è il dottor Malena, poi c’è Simona Sorbello che è Camilla, Alessia Mancarella che è Susanna, Shany Martin che è Piero, Luca Restagno interpreta Cesare, e c’è colui che interpreta la Sindrome di Ganser, in una maniera spettacolare, che è Enrico Epifani. Poi c’è il cast tecnico che è il mio aiuto e il mio braccio destro, che è Carlo Alberto Biazzi.

Come ti sei avvicinato a questa sindrome?
In realtà è data dalla mia passione per la scrittura, oltre ovviamente alla mia attività di attore. La scrittura è collegata anche a una sensibilità che ho verso la psicologia, la psichiatria, mi piace, la studio da anni e cerco di essere vicino a delle realtà anche di insegnamento, dove ho avuto anche la possibilità sia di insegnare che di fare delle regie con dei ragazzi diversamente abili, che mi hanno dato tantissime soddisfazioni e che amo, perché sono delle persone davvero speciali. E quindi ho cercato di raccontare qualcosa che riuscisse a fondere tutte le mie passioni, e in più anche aiutare qualcuno.

Come descriveresti “Solo cento volte” alle persone?
Solo cento volte non è da raccontare, ma è da vedere. Sicuramente può sembrare banale come risposta, ma alle persone io dico: venite a vederlo, perché andrete via divertiti dallo spettacolo, incuriositi, e anche un po’ più cresciuti verso un qualcosa che magari ignoravate, ma che esiste e quindi, il teatro serve anche a questo, a crescere, a incuriosirsi, a giocare insieme, come io spero lo spettatore faccia durante questo spettacolo.

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Qual è la principale difficoltà che hai incontrato nel portare in scena il tuo spettacolo?
Le difficoltà maggiori sono state nella parte pratica. Io quest’anno ho deciso di star dietro le quinte, quindi a parte il testo, ho fatto regia e produzione, e questo è molto impegnativo perché non avendo finanziamenti pubblici, mi son dovuto reinventare delle strade alternative. Ci sono dei finti produttori o dei sedicenti produttori che vogliono produrre, ma quando devono “cacciare” dei soldi hanno paura, e quindi ho deciso di fare tutto da solo, anche se ringrazio chi ha collaborato a questo progetto. In primis devo ringraziare Gabriele di Rever, poi Pino Maggi, Fiera del Mobile, Maurizio Carrara e Natalia Rinaldi che è la mia stilista. Quindi il mio ringraziamento principale va a loro che hanno risolto la mia difficoltà principale.

Come regista sei più un bacchettone o un amicone?
Non sono ne un regista, ne un bacchettone, ne un amico, ma sono solo una persona che vuole dire delle cose, e ha creato un gruppo per poterle dire, dei filtri attraverso i quali dico queste cose.

Cosa ti aspetti da questo spettacolo?
Da questo spettacolo mi aspetto tanto. Questo spettacolo è composto da bravissimi attori, è uno spettacolo che merita di girare in varie parti d’Italia infatti, sto cercando di trovare dei modi, delle collaborazioni, delle distribuzioni per portarlo in giro, e mi appello a tutti, pubblici e privati di contattaci alla mia mail personale, oppure solocentovolte@gmail.com per avere più informazioni e cercare di portare questo spettacolo sia per le scuole, che è molto educativo per i ragazzi, sia per la gente in tutta Italia.

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Progetti?
Tanti, intanto sopravvivere a questo delirio dello spettacolo, poi c’è il Cinema e altro di cui non posso ancora parlare.

Vuoi lasciare un messaggio ai lettori di Sledet.com?
Lascio un grandissimo saluto e un sorriso a tutti i lettori di questa splendida realtà. Ringrazio Sledet.com per questa splendida intervista, e venite a vedere Solo cento volte.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Emiliano De Martino, e ad maiora!

 

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