Le ragioni del No al Referendum Costituzionale: intervista al Consigliere della Regione Lazio del M5S, Gianluca Perilli


“Votiamo No, perché è una pessima riforma e fortemente antidemocratica” asserisce a gran voce Perilli 


Intervista di Desirè Sara Serventi

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Chiaro e dettagliato nel parlare il consigliere della Regione Lazio del M5S, l’avvocato Gianluca Perilli. Perilli, è il Vice Presidente Commissione Affari Costituzionali e Statutari, Affari Istituzionali, nonché Membro Commissione consiliare speciale sulle infiltrazioni mafiose e sulla criminalità organizzata nel territorio regionale, che scende in piazza per spiegare le ragioni del “No” sul Referendum Costituzionale che si terrà il 4 dicembre nel nostro Paese. I microfoni di Sledet.com lo hanno raggiunto per intervistarlo, riguardo il referendum.

Perché votate “No”?
Votiamo No, perché è una pessima riforma e fortemente antidemocratica.

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Quali sono a suo parere i vizi principali della riforma?
I vizi sono tanti, il più evidente è quello di non produrre nessuno dei vantaggi prospettati. Il risparmio che produrrà l’istituzione del nuovo Senato è ad esempio molto ridotto, e ancora tutto da dimostrare.

Ma questa riforma, accelererà i procedimenti legislativi?
No, al contrario, creerà molti più contenziosi per i procedimenti visto che la riforma prevede fino a dieci tipi diversi di procedimenti legislativi.

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Secondo lei dunque non ci deriverà un risparmio dall’abolizione del Senato?
Chiariamo anzitutto che non è un’abolizione ma è la costituzione di un organo diverso. La Ragioneria dello Stato, che certo non si può accusare di faziosità, ha attestato che il risparmio dovrebbe essere intorno ai 40 milioni, una cifra di gran lunga inferiore agli oltre 540 milioni di euro che costa il Senato ogni anno a tutti noi.

Quindi un risparmio obiettivamente esiste?
Ripeto che è tutto da dimostrare. Dal “conteggio” vengono esclusi i costi delle segreterie politiche e degli assistenti dei nuovi senatori, i rimborsi per le spese di viaggio dei Consiglieri Regionali che verranno quantificati in seguito con apposito atto normativo. Se si fosse proceduto, come richiesto da noi ad un taglio delle indennità dei parlamentari, si sarebbe risparmiato molto di più.

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Allora questa riforma a chi va a giovare?
Favorirà solo l’attuale maggioranza guidata da Renzi e la sua idea di un uomo solo al comando.

Perché?
Perché se è anche vero che i poteri del Premier non vengono aumentati direttamente con la riforma, il suo ruolo va messo in relazione con gli effetti che derivano dalla nuova legge elettorale e da tutte le altre previsioni contenute nella riforma che vanno a modificare le procedure di elezione dei membri della Corte Costituzionale e del Presidente della Repubblica.

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Cosa può dire riguardo l’elezione dei senatori?
I senatori verranno eletti dai Consigli Regionali in conformità delle scelte espresse dai cittadini al momento del rinnovo dei Consigli stessi. Questa clausola frutto di un compromesso in seno alla maggioranza è assolutamente fumosa e non si capisce come verrà poi materialmente applicata.

Sul tema dei Consiglieri Regionali e delle elezioni indirette, cosa può dire?
Secondo alcuni Costituzionalisti questa previsione violerebbe la sovranità popolare sancito dall’Art 1 della Costituzione che si esercita nella elezione diretta e nella investitura diretta dei propri rappresentanti.

Ma da quanto dice, si evince che questa riforma è scritta male?
Questa riforma è scritta non male, malissimo. Si veda l’art. 70 della Costituzione che dall’attuale formulazione di 9 parole (La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere) passerà ad un arzigogolo di circa 400.

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Non c’è stato modo di intervenire per rendere il testo della riforma più comprensibile?
No. Tutti i nostri emendamenti sono stati respinti, le proposte nel merito puntualmente ignorate. Ogni dissenso è stato messo a tacere, perfino quello di due parlamentari della maggioranza, sostituiti in commissione per via del loro atteggiamento “critico”.

Voi dite che questo è un referendum oppositivo?
E’ un referendum oppositivo in quanto consente ad una minoranza di opporsi al volere della maggioranza parlamentare rimettendo la decisione nelle mani del Popolo Sovrano.

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Può parlare della revisione del titolo V della Costituzione?
La riforma dei titolo V ha il suo peso. Si ritorna a una visione centralistica dello Stato, rispetto alla riforma costituzionale del 2001 che aveva concesso alle Regioni più autonomia decisionale in molte materie importanti. Viene formalmente abolita la legislazione concorrente, quella tra Stato e Regioni ma questo non porterà a eliminare il contenzioso dinanzi alla Corte Costituzionale.

Per quale motivo?
La potestà concorrente è solo formalmente abolita. Permangono ancora alcune zone d’ombra intorno all’interpretazione e alla portata delle “disposizioni generali e comuni” che lo Stato potrà dettare in alcune importanti materie come la tutela della salute ed il governo del territorio. Senza poi considerare la così detta “clausola di supremazia” che consentirebbe allo Stato di intervenire in ogni momento su materia di competenza esclusiva delle Regioni quando lo richieda “la tutela dell’unità giuridica e economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”.

Vuole lasciare un messaggio ai lettori di Sledet.com?
Semplice. Votare No.

Sledet.com ringrazia per l’intervista il Consigliere della Regione Lazio del M5S, Gianluca Perilli.

 

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