Parla del Canyon Fishing l’esperto Andrea Parravicini  


E’ uno sport quasi estremo, dove gli esperti pescano in luoghi difficilmente raggiungibili, rispettando sempre l’ambiente: il pesce catturato infatti viene subito rilasciato 


Intervista di Desirè Sara Serventi

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E’ un appassionato di sport Andrea Parravicini, una passione soprattutto per l’alpinismo e la pesca, e che lo ha portato a creare insieme a Fabrizio, Daniele e Marco Borri, un’originale tecnica di pesca naturalistico sportiva, il Canyon Fishing. E’ un Perito agrario Perravicini, specializzatosi come architetto del verde e di taglio su pianta attraverso la tecnica del Tree-Climbing. Ha scritto insieme a Fabrizio e Marco Borri il “Manuale del Canyon Fishing”, un manuale dove vengono forniti insegnamenti e consigli di sicurezza in questi ambienti. La caratteristica del loro essere pescatori sportivi consiste nel rispettare l’ambiente infatti, una volta catturato il pesce, questo viene subito rilasciato, usando sempre la massima accortezza durante tutto il processo. 
 
Canyon Fishing, da dove deriva questo nome?
Come spesso accade la terminologia anglofona è molto più orecchiabile rispetto al ricco e sicuramente più colorito italiano. L’idea di chiamare questa innovativa tecnica con un termine che potesse anzitutto suonare bene, rimanere in mente e riassumere in modo chiaro questa pratica era l’ideale; nasce così il “Canyon Fishing”.

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Può spiegare in cosa consiste?
Si tratta di una pesca talvolta estrema che ho sviluppato negli anni con i fratelli Borri, Marco, Daniele e Fabrizio; è il frutto della passione per la pesca, la natura e lo sport condivisa sin dai tempi delle superiori all’Agraria di Limbiate. Si pratica nei Canyon, gole o forre come dir si voglia. Nell’espressione più classica consiste nel risalire o discendere un torrente con un natante e/o guadarlo, tramite l’ausilio di corde, pagaia, ancoraggi e soste per agevolare il recupero dei materiali e dei compagni. In questo modo è possibile pescare in luoghi difficilmente raggiungibili, alla ricerca di predatori, quali i salmonidi, a spinning una tecnica che prevede utilizzo di canna con mulinello, esche artificiali e ripetuti lanci per animare l’esca e insidiare il pesce. L’azione di pesca sulla carta avviene in modo semplice, ma prima di iniziare bisogna raggiungere il punto di partenza o punto base dell’orrido (attenzione!). Una volta raggiunto il punto base, si gonfia il gommone e si prepara tutto il materiale per la pesca e la sua sicurezza. Dove non è possibile guadare o superare gli ostacoli arrampicando, attraverserete, se consentito dalla legge, il ripido torrente con il gommone. Considerando un gruppo di quattro persone, il primo pescatore vi sale e, contrastando la corrente o sfruttandola, raggiunge un punto comodo per allestire la prima sosta, adoperando se necessario cordini e moschettoni, sfruttando alberi e rocce. Una volta in sicurezza, si lega una cima al gommone che verrà recuperato dalla cima opposta, precedentemente legata dai compagni rimasti al punto base.

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Qual è l’approccio corretto con questa disciplina?
Sicuramente come ha detto Matteo De Falco, Direttore Editoriale Pesca Tv – Sky 236, nella puntata su Sky di Passione Artificiale: “I Canyon Delle Fario”, dove ho avuto l’onore di partecipare presentando il Canyon Fishing, l’approccio corretto non può prescindere da: rispetto, passione, divertimento e sicurezza!

Come vi preparate per questa avventura?
La preparazione richiede una condizione fisica globale adeguata e una certa preparazione tecnica per quanto riguarda nodi, manovre, oltre che esperienza in ambiente montano. Difatti sconsiglio vivamente di improvvisare! Meglio prima frequentare corsi di arrampicata o Tree Climbing, come abbiamo fatto noi e di andare con persone esperte; mai soli! Tecnicamente considerando tutto il materiale da trasportare per la pesca: gommone, pagaia, caschi, corde, moschettoni, pompa, radioline, oltre alla classica attrezzatura da pesca, i preparativi richiedono sicuramente tempo e organizzazione per non dimenticare nulla a casa.

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Tree Climbing, di che cosa si tratta?
Le faccio una premessa. Mi sono diplomato in Agraria e successivamente mi sono specializzato come Architetto del verde. Lavorando poi come giardiniere ho sentito l’esigenza e il desiderio di specializzarmi ulteriormente e arricchire il mio bagaglio culturale lavorativo frequentando un corso di Tree Climbing: tecnica di arrampicata che consente, una volta imbragati, di accedere alla chioma dell’albero e muoversi in sicurezza, passando da un ramo all’altro al suo interno. Nel mio lavoro mi permette di raggiungere altezze in maniera autonoma e effettuare tagli in altro modo difficilmente effettuabili a causa, di strutture che possono impedire l’utilizzo di mezzi ingombranti. Nella pesca invece il Tree Climbng sommato all’esperienza alpinistica maturata insieme ai miei compagni sono stati la ricetta vincente per sviluppare una tecnica funzionale, affidabile ed efficace.

Il tragitto che percorrete non è dei più agevoli. Quali i principali rischi a cui si può incorrere?
I rischi sono molteplici, i principali sicuramente sono: le piene improvvise, e la caduta di sassi.

Dopo il percorso a piedi arriva il momento di utilizzare il gommone. E’ una prassi sempre necessaria?
No non è sempre necessario. Dipende dalla morfologia del Canyon e dai livelli dell’acqua. Alcuni Canyon possono essere abbastanza larghi e confortevoli da potersi muovere senza natante con piccoli passaggi su roccia o semplicemente guadando.

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Insieme a Fabrizio e Marco Borri ha scritto il primo libro sul Canyon Fishing. Come è nata l’idea del libro?
Il “Manuale Del Canyon Fishing”, con la preziosa prefazione di Matteo De Falco, è nata per gioco e passione. Era da qualche tempo che scrivevamo articoli sulla storica rivista “Pesca In”, che ha poi patrocinato il Manuale. Essendoci accorti nel tempo di aver ideato una tecnica unica abbiamo deciso, su idea di Marco, di sviluppare il testo e pubblicarlo con la Calzetti&Mariucci Editori che è specializzata in libri e dvd per lo sport . L’editore ci ha dato fiducia colpito dall’originalità e unicità della tecnica e a maggio 2016 lo ha pubblicato.

Di cosa parla nello specifico?
Nel Manuale vengono presentati materiali ed attrezzature, forniti insegnamenti e consigli per la pesca e la sicurezza in questi ambienti; senza tralasciare gli aspetti romantici ed etici della disciplina che devono accompagnare il Canyon Fisher durante le avventure in questi luoghi incontaminati a “caccia” di trote.

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Cosa intende dire con “aspetti romantici ed etici”?
Romantici perché ogni qual volta un pescatore si avventura in questi ambienti non può che innamorarsi, lasciano in lui un qualche cosa di romantico ogni qual volta vi si allontana. Etici perché il pescatore sportivo, al contrario di quanto comunemente si possa pensare, rispetta l’ambiente, è la sentinella del degrado ambientale perché osserva, si interessa e tutela la natura. Certo ha l’indole del cacciatore, ma la preda non la uccide, la libera attuando accortezze specifiche durante la pesca; quali: utilizzare ami singoli e senza ardiglione, rapido recupero del pesce, mantenere il pesce in acqua durante tutte le operazioni post cattura, usare delicatezza, slamare adeguatamente con pinza, ossigenare il pesce prima del rilascio. “I pesci sono troppo preziosi per essere catturati una sola volta. Il pesce che tu rilasci è un tuo regalo per un altro pescatore e ricorda: esso può essere stato un simile regalo per te” (Lee Wulff).

Perché chi legge l’intervista dovrebbe acquistare il libro?
Anzitutto per passione e interesse verso un approccio innovativo per quanto riguarda la pesca a spinning in torrente. E in secondo luogo, senza peccare di presunzione, perchè essendo io con i miei amici il creatore del Canyon Fishing è l’unico disponibile sul mercato sull’argomento, scritto da pescatori esperti e preparati in materia.

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Vuol lasciare un messaggio ai lettori di Sledet.com?
Ne approfitto per citare una frase di uno dei più grandi alpinisti della storia per lanciare un messaggio: “non esistono proprie montagne, si sa, esistono però proprie esperienze. Sulle montagne possono salirci molti altri, ma nessuno potrà mai invadere le esperienze che sono e rimangono nostre” (Walter Bonatti). Interessiamoci e prendiamoci cura dell’ambiente in modo che anche altri possano vivere le loro esperienze: in fiume, in torrente, in lago o in mare e far godere delle bellezze della natura anche le future generazioni di pescatori e non.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Andrea Parravicini.

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