Intervista all’attore, sceneggiatore e regista Daniel Bondì


Ha scritto, diretto e interpretato il cortometraggio Conosce Qualcuno? con Max Tortora e Alice Bellagamba


Intervista di Desirè Sara Serventi

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Un talento innato quello che caratterizza l’attore, sceneggiatore e regista Daniel Bondì nel campo della recitazione. Ha scritto, diretto e interpretato il cortometraggio dal titolo Conosce qualcuno?, che vede tra i protagonisti Max Tortora e Alice Bellagamba. Una storia autobiografica quella raccontata nel “corto” che gli ha permesso di ricevere al Festival del Cinema di Venezia tanti applausi sul red carpet oltre che, il consenso favorevole da parte della critica. La sua formazione artistica è data da un qualificato percorso di studi effettuati sia in italia che all’estero. Attualmente Daniel Bondì è in pre-produzione con una commedia che si intitola Mr Dollar.

Dove ti sei formato artisticamente?
Ho fatto un laboratorio teatrale con Marco Perrone, e ho frequentato cinque anni di Scuola di Teatro con lui, poi sono andato a formarmi in America, infatti ho studiato recitazione a Los Angeles, Parigi e Londra, e ho studiato le lingue: inglese, francese e spagnolo.

E’ durante una Master Class a Roma che fai la conoscenza dell’acting coach, Bernard Hiller?
Esatto, lui era a Roma per una Master Class intensiva di due giorni sull’improvvisazione comica. A fine della lezione mi chiese se volevo andare a studiare recitazione con lui a Los Angeles.

Cosa hai risposto?
Non me lo sono fatto dire due volte e sono partito, anche perché stiamo parlando  del coach di Cameron Diaz e di atri personaggi di fama internazionale! Quindi è diventato il mio acting coach. Con lui ho viaggiato tantissimo per lavoro.

Hai lavorato sia per il Cinema che per il teatro e la televisione. Quali sono le differenze che hai trovato?
Ti devo dire che la differenza l’ho trovata tra le nazioni, più che nei metodi di recitazione.

Puoi essere più preciso?
In realtà la recitazione è una, ed è universale. Per gli studi che ho fatto posso dire che, per me recitare equivale a verità. Recitare, vuol dire condividere le proprie emozioni con le persone che ti stanno guardando che sia in tv al cinema o in teatro. Poi è vero che c’è una differenza nella preparazione di un personaggio nel cinema piuttosto che nel teatro.

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Hai scritto, diretto e interpretato il cortometraggio “Conosce qualcuno?”. Vesti meglio i panni di sceneggiatore, regista o attore?
Io sono prevalentemente uno sceneggiatore ed un attore.

Come mai hai voluto curarne la regia?
Il fatto di voler dirigere mi ha dato la possibilità di avere un contatto diretto con gli attori e di trattare gli attori nel modo in cui, vorrei essere trattato io sul set.

Per quale motivo?
Perché molti registi stanno più attenti al movimento macchina piuttosto che alla direzione umana di un attore. Ti spiego, curare la regia di “Conosce qualcuno?” mi dava la possibilità di andare e decidere io sul montaggio, e questo devo dire che è stato estremamente bello. Il montaggio, la scelta dell’immagine, dei movimenti macchina, del ciak giusto, sono tutte cose che devi sentire.

Qual è per te il ciak determinante?
Perché un ciak sia determinante non è importante il movimento macchina o quale sia la luce giusta, io preferisco che stiamo tutti al buio ma sentiamo qualcosa a livello umano. Per me è fondamentale tutto questo. Questo mi è stato insegnato dai vari coach che ho avuto in America.

Dove nasce l’idea del corto “Conosce qualcuno?”.
Nasce da un appuntamento che ho avuto in uno Studio di Produzione Cinematografica, dove ero andato per presentare un mio progetto. Loro mi hanno chiamato e mi hanno detto che gli sarebbe piaciuto incontrarmi perché la sceneggiatura era molto interessante. Una volta arrivato lì, questo produttore mi ha detto che gli piaceva molto e che aveva già parlato con diverse persone che io conoscevo benissimo.

Chi erano queste persone?
Io in realtà non conoscevo queste persone, non sapevo neanche di chi stesse parlando, perché in realtà mi aveva scambiato per un altro, e stavo lì per questo.

E’ su questa vicenda quindi che hai deciso di farne un cortometraggio?
Diciamo che ho cercato di trasformare un’esperienza negativa, in una positiva.

Cos’è successo quando chi avevi difronte ha capito dell’errore?
Quando si è capito lo scambio di persona in quell’appuntamento, questo mi ha detto “comunque, ho letto anche la sua di sceneggiatura, ci piace molto e potremmo produrla abbastanza facilmente”, e aggiunse “lei conoscesse qualcuno?”.

Cosa gli hai risposto?
Che non conoscevo nessuno, quindi non si è fatto niente.

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Nonostante questo sei riuscito a portare la storia sul set, e hai ricevuto tanti applausi sul red carpet oltre che il consenso favorevole dalla critica al Festival del Cinema di Venezia?
E’ vero, al Festival del Cinema di Venezia ai giornalisti è piaciuto molto. Alla proiezione sono venute le testate internazionali, e si sono interessate tantissimo al mio film, infatti, mi hanno chiamato dal Sud America, dalla Spagna, chiedendomi se era un racconto di fantasia, oppure no. E io, ho detto loro che era autobiografico, e lì che è la tristezza!

Qual è stata la principale difficoltà che hai incontrato nel cortometraggio?
Non ho avuto alcuna difficoltà. Ho incontrato tutte persone meravigliose che hanno sposato il progetto, come Max Tortora che ha letto la sceneggiatura, e ha accettato subito.  Lui è un essere umano  meraviglioso. Poi c’è Alice Bellagamba che è una bravissima attrice, oltre mia fidanzata.

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Cosa puoi dire lavorativamente parlando su Alice?
Lei è un attrice versatile, e questa è una caratteristica molto rara. Ho lavorato con molti attori e attrici, e posso dire che alcuni di loro possono interpretare solo determinati ruoli. Alice no, lei è una macchina da guerra! Per me è stato bellissimo lavorare con lei.

Su Max Tortora?
Che è una persona meravigliosa a livello professionale, e mi sono trovato benissimo a lavorare con lui. E’ una persona disponibile, aperta mentalmente, e molto umile nel lavoro. E’ facile lavorare con lui.

Sul set sei un bacchettone o un amicone?
Sono molto concentrato e so già quello che vado a fare e qual è il prodotto finale. Poi, quando vedo che quello che abbiamo preparato sta venendo estremamente bene, allora sono felice e mi rilasso. Per me la cosa più importante, e che tutti diano il massimo per la riuscita del progetto.

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Racconti un’aneddoto divertente durante le riprese?
Un aneddoto che oggi mi fa ridere, ma che in realtà all’epoca non mi fece ridere per niente, anzi, mi fece davvero “incazzare” fu quando chi si doveva occupare di trasferire le scene al computer del girato giornaliero, perse tutto il materiale. Fu una difficoltà enorme, anche perché il budget era estremamente ridotto, e i tempi più ridotti del budget. Abbiamo dovuto riorganizzare tutte le scene, ma tutti si sono messi a disposizione e, affezionati al progetto hanno deciso di non essere pagati, capendo il dramma delle schede e materiale andato perso.

Disponibilità da parte di tutti?
Sì, perché andiamo tutti nella stessa direzione, siamo tutti sulla stessa barca, e se la barca esce dal porto conquistiamo il mare, se affonda, affondiamo tutti insieme. Quindi, cerchiamo con la massima energia e con l’amore, di portare a casa un progetto tutti insieme.

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Un tuo parere sulle produzioni indipendenti?
Tanta stima per loro. Le produzioni indipendenti in Italia partoriscono i film più belli.

Attualmente in cosa sei impegnato?
Sono in pre-produzione con una commedia, si intitola Mr Dollar, è una commedia intelligente, che fa ridere ma riflettere allo stesso tempo, accade tutto in una sola location e ci sono circa venti personaggi principali; per il momento non posso dirvi di più ma molto presto potrò essere più preciso.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Daniel Bondì, e ad maiora!

 

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