Intervista al brillante regista italiano Max Croci


Al posto tuo: la divertente commedia diretta da Max Croci con Luca Argentero, Stefano Fresi e Ambra Angiolini


Intervista di Desirè Sara Serventi

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Luci dei riflettori puntati sul talentuoso e qualificato regista Max Croci. Una passione per il cinema la sua, innata, che lo ha portato ad affermarsi con successo in breve tempo nel panorama cinematografico italiano. Tanti i cortometraggi da lui fatti, e tanti anche i riconoscimenti, che ben presto si è portato a casa. E’ infatti il suo primo corto dal titolo “Queen Be” a partecipare al prestigioso Festival “Cinema Giovani” di Torino, ed a ottenere qualche riconoscimento in altri festival, per poi proseguire come una macchina da guerra alla riscossa di altri premi, come nel caso del cortometraggio “Rosso Tigre” che ha vinto diversi premi, arrivando addirittura in pole position al Torino Film Festival. E la sua escalation verso il successo è proseguita alla volta dei Nastri d’Argento, sei in totale, e cinque andati ai protagonisti di alcuni corti. Quando si trova dietro la macchina da presa Max Croci mette in evidenza tutta la sua abilità in campo della regia, confezionando sempre dei film che sono all’insegna dell’originalità e della professionalità. Dopo tanti “corto”, l’anno scorso è approdato al suo primo lungometraggio, “Poli Opposti”, una commedia romantica e allegra con Sarah Felberbaum e Luca Argentero. Ed è ancora Argentero ad essere tra i protagonisti insieme a Stefano Fresi e Ambra Angiolini del suo secondo lungometraggio recentemente uscito nelle sale, dal titolo Al posto tuo. Con Ambra questa non è la prima esperienza lavorativa con Croci, infatti entrambi hanno alle spalle alcuni cortometraggi girati insieme, lui nelle vesti di regista e lei di attrice. Ed è proprio Max Croci che ha svelato ai microfoni di Sledet.com che sta già lavorando il suo terzo film, una commedia tutta nuova, con Ambra e con Carolina Crescentini. Grande attesa quindi da parte del pubblico per questo nuovo lavoro, dove sicuramente il divertimento sarà garantito! Certi lavori cinematografici, come “Al posto tuo”, fanno capire che il cinema italiano non ha niente da invidiare a quello di altri Paesi.

Muovi i tuoi primi passi come art director ed illustratore, per poi decidere di intraprendere la carriera di regista. Come è avvenuto questo passaggio?
Ho iniziato a lavorare come illustratore perché amavo molto disegnare e poi ho continuato in pubblicità come art director. Però il cinema è sempre stata la mia grande passione e per questo motivo ho sentito l’esigenza di provare a girare un cortometraggio. Erano gli anni ’90 e “Queen Be”, questo il titolo del primo corto, partecipò subito al Festival “Cinema Giovani” di Torino ed ottenne qualche riconoscimento in altri festival.

Da allora hai continuato a fare tantissimi cortometraggi?
Esatto! Ho continuato a fare cortometraggi, praticamente con una frequenza di quasi uno all’anno.

Con “Rosso Tigre” il tuo secondo cortometraggio, sono arrivati i primi premi?
Sì! Rosso Tigre ha vinto diversi premi ed è arrivato in pole position al Torino Film Festival. E mi ha dato poi modo di lavorare come regista in pubblicità.

Quindi ti sei dovuto dividere tra i corti, e la parte più commerciale?
Per anni mi sono diviso un po’ tra i cortometraggi, che erano la mia passione e il mio “sguardo” e il lavoro più commerciale di regista pubblicitario. Poi è arrivata la TV: la sit-com “La strana coppia” con Luca e Paolo e una lunga collaborazione con Sky, con documentari e speciali sul cinema. E finalmente, lo scorso anno, è arrivato il lungometraggio “Poli opposti”.

Dove ti sei formato cinematograficamente?
Devo dire che purtroppo non ho frequentato scuole o corsi di cinema, sono autodidatta.

Che cosa intendi dire?
Che la mia formazione si è creata attraverso il consumo maniacale di cinema, soprattutto quello del passato. Ai “miei tempi” non c’era internet ed era molto più difficile recuperare film, ricostruire la carriera o la filmografia di un regista, per cui passavano le notti a registrare film dalla TV e compravo i libri. Diciamo che era un po’ più complicato, ma anche più divertente se vuoi, anche perché andavi in libreria e ti imbattevi in un libro che parlava di cinema, o in una monografia su qualcuno che non conoscevi, o in un saggio che ti ispirava e allora iniziavi a “studiare” un regista e andavi alla ricerca spasmodica delle videocassette dei film citati in quei libri.

Il tuo è stato un lavoro di ricerca?
E’ stato un lavoro, se vuoi, anche di ricerca e poi ovviamente c’è stata l’importantissima esperienza sul campo, perché girare cortometraggi aiuta tantissimo.

Per te non sono tardati ad arrivare premi e riconoscimenti. Qual è quello a cui sei più legato?
Beh… Il primo premio è quello che ti ricorderai per sempre.

Nel tuo caso qual è stato il primo?
Nel mio caso è stato il terzo premio al Festival del Cinema di Torino. Ricevere un riconoscimento in una sala piena di gente, per la prima volta, è un emozione che ti porterai sempre con te. E poi i Nastri d’Argento! Sei in totale e cinque ai protagonisti di alcuni corti! Ogni premiazione è una grande emozione ed una gioia immensa, anche per tutte le persone che hanno collaborato (spesso gratuitamente) al corto.

Oltre che di regia, ti occupi anche di insegnamento?
Tengo degli incontri con gli studenti dell’ICMA (Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni) ed è una cosa che mi piace moltissimo fare. In realtà ho un approccio molto teorico perché non solo racconto loro della mia esperienza, ma mostro scene da film del passato e insisto su questo perché mi rendo conto che oggi la maggior parte di questi giovani non conosce i registi di un tempo ed è un peccato. E’ una gioia far scoprire loro una sequenza, una soluzione di montaggio, un movimento di macchina pensato da quei grandi maestri. Mi piace poi farli ragionare sulle scelte da intraprendere.

Qual è la prima cosa che insegni loro?
Parlo loro della diversità dello sguardo, del punto di vista, spronandoli ad andare alla ricerca di un loro “sguardo”, che è una cosa importante se vogliono fare i registi.

A tuo parere per selezionare un attore è preferibile: il provino, parlare a quattro occhi con lui, o vedere qualche suo lavoro anteriore?
Secondo me funzionano tutte e tre le cose, anche insieme.

Cioè?
Diciamo che quando pensi ad un attore – o ti viene proposto – spesso conosci già il suo lavoro, perché hai visto i suoi film, e se non è così la curiosità ti spinge a recuperare qualche suo lavoro, anche solo una piccola interpretazione. Poi per me è importante fare una prima chiacchiera con lui – o con lei – e scoprire anche un po’ la persona, non solo l’attore, parlare non necessariamente del ruolo o del film. Poi naturalmente un provino è decisivo per la scelta finale. Se sei indeciso tra due o più attori fare un provino su parte, magari con il partner che l’attore o l’attrice avrà sul set, diventa fondamentale, anche perché lo guardi, lo studi, magari ti fa pensare a cose del personaggio che non avevi valutato prima. Per cui sono importanti tutte e tre le cose.

Quanto conta per te il rapporto personale?
Per quanto mi riguarda è molto importante anche il rapporto personale. Ad esempio, conoscevo bene il lavoro e il talento di Luca Argentero, ma quando l’ho incontrato per la prima volta sono stato conquistato dalla persona. Una lunga chiacchierata che ha segnato l’inizio di una bella amicizia, nata da stima reciproca e cresciuta giorno dopo giorno sul set.

Con Luca Argentero avevi già lavorato?
In realtà il film nelle sale in queste settimane “Al posto tuo” è il nostro secondo lavoro insieme, nato anche perché ci eravamo trovati molto bene sul set di “Poli opposti”, il mio primo lungometraggio che all’epoca ancora non era stato distribuito. Come Luca ha detto anche in conferenza stampa, ha accettato di interpretare questo secondo film “sulla fiducia”, visto il buon rapporto nato sul primo set. Confesso che mi piacerebbe moltissimo continuare a lavorare con lui.

Anche con Ambra Angiolini ti sei trovato molto bene?
Esatto! Ho conosciuto Ambra qualche anno fa, quando le ho chiesto di interpretare un cortometraggio dal titolo “Countdown” e lei, generosissima, ha accettato.

Perché dici generosissima?
Generosissima perché per girare “Countdown” avevo un budget super ridotto e lei ha accettato di lavorare gratuitamente, come del resto l’altra protagonista del corto, la splendida Carla Signoris. Dopo il felice esito di “Countdown” le ho proposto subito un bis, “Ladiesroom” con Lucia Ocone e un tris “Era bellissima”. Poi finalmente il lungometraggio.

Cosa puoi dire su Ambra Angiolini, lavorativamente parlando?
Ambra è bravissima e molto selettiva, ed è una nota di merito, e non accetta di lavorare ad un progetto in cui non crede. Ha poi un approccio al personaggio e al film decisamente “tosto”, per cui ci siamo anche trovati in disaccordo su alcune cose, lei è molto schietta e te lo dice senza mezzi termini. Questo è ottimo perché anche discutendo si trova la strada giusta per raccontare al meglio una scena e un personaggio.

Cosa deve avere una sceneggiatura perché susciti il tuo interesse?
Nel caso di “Poli Opposti” ho trovato tantissimi elementi interessanti. Si trattava di una commedia romantica, e quindi già questo mi riportava alla mente molti classici che amavo degli anni ’50 e ’60, non soltanto americani. Mi divertiva moltissimo l’idea di riproporre una formula “vintage” con un linguaggio contemporaneo, che giocasse anche con gli stereotipi di quel tipo di cinema, dal bacio romantico sotto la pioggia, con la musica e i violini di sottofondo, ai battibecchi amorosi che i due caratteri opposti si scambiano all’inizio del film. Aggiungiamo a questi ingredienti, ampiamente e magnificamente cucinati dal cinema hollywoodiano, un po’ di glamour ed il gioco è fatto!

E se si parla di “Al posto tuo”, cosa ti ha portato ad accettarne la regia?
Ha contato molto il cast, il fatto di poter lavorare di nuovo con Luca Argentero e di potergli affiancare Ambra Angiolini e Stefano Fresi, un attore che stimo tantissimo e che mi aveva regalato un piccolo cameo in “Poli Opposti”. Mi piaceva tantissimo l’idea di creare una nuova coppia comica, perché Luca e Stefano, pur essendo molto diversi, si bilanciano perfettamente. Poi mi stuzzicava molto l’idea alla base del film, ovvero il fatto di scambiare la propria vita con quella di un’altra persona, seppur per un breve periodo di tempo. Stimolante, no? Non ultimo il fatto di poter lavorare su un trattamento un po’ personale, che quasi contamina la commedia, leggerissima, con note surreali e richiami ad altri generi: come quando un semplice scambio di sguardi si trasforma in un momento di sfida da film western.

Al posto tuo è un “buddy film”, un genere molto più comune in America?
Esatto. Mi piaceva l’idea di trattare questo genere molto americano, il “buddy movie”, all’italiana. Il meccanismo è il medesimo: due personaggi molto diversi tra loro che all’inizio sono uno contro l’altro e poi… Beh, non posso svelare altro.

Una commedia divertente che però tocca un tema abbastanza attuale, ovvero la crisi del Paese, perché una persona è costretta a vestire i panni di un altro per tenersi il lavoro?
E’ così. Infatti anche questa era per me un’idea vincente. La commedia, come tradizione, si basa per il 90% delle volte su un evento “drammatico” o contemporaneo, affrontato però in maniera ironica. La difficoltà di mantenere il proprio posto di lavoro purtroppo è una triste realtà e gli sceneggiatori hanno cercato di trattare l’argomento in maniera delicata e leggera. Chi non farebbe qualsiasi cosa pur di mantenere il proprio posto di lavoro?

Come sei nei panni di regista, un bacchettone o un amicone?
Io come carattere tendo a fare l’amicone, perché mi piace creare una bella atmosfera sul set. Secondo me se il lavoro si affronta con la stima reciproca e il sorriso sulle labbra, in qualche modo poi nel film si vede e diventa quasi tangibile. Sono fortunato perché ho trovato sempre attori disponibili a creare un rapporto di questo tipo e il risultato è una sorta di, non dico famiglia, ma quasi!

Chi tra gli attori di “Al posto tuo”, ha improvvisato maggiormente nelle battute?
Stefano Fresi è un attore che ama molto improvvisare e proporre battute a raffica, che in sceneggiatura non erano previste. E non lo fa per aggiudicarsi una battuta in più o per avere un riflettore puntato addosso, lo fa per il bene del film, la cosa più importante.

In qualità di regista sposi questo approccio?
Io sposo assolutamente questo tipo di approccio.

Si vocifera che tu al lavoro sia un precisino?
Diciamo che ho spesso le idee ben chiare su quello che voglio ottenere, per questo arrivo spesso sul set con lo Storyboard e questa è una mia caratteristica.

Vuoi raccontare un aneddoto divertente durante le riprese del film?
Uno dei momenti più divertenti forse appartiene alla scena iniziale del film, dove assistiamo ad una sorta di simulazione di guerra. Giocare a fare “Platoon” è stato esilarante, con Fresi in acqua e Luca armato fino ai denti. Non avevo mai girato nulla del genere, è stato assai stimolate, un modo per iniziare una commedia in maniera imprevista.

Sei un regista del “buona la prima”, o preferisci coprirti le spalle con altre riprese?
No, non sono tanto da “buona la prima”. Mi piace portarmi a casa più ciak. Purtroppo, però, il tempo è sempre nemico per cui non riesco a girare mai tutti i ciak che vorrei.

Quanto sono significativi per un regista i cortometraggi?
Ti direi che i cortometraggi sono molto significativi per un regista che vuole iniziare e che vuole poi approdare al lungometraggio, perché con i corti si è più liberi di esprimersi, o almeno così dovrebbe essere, e poi rappresenta un ottimo biglietto da visita per farsi conoscere. Ancora oggi alcuni miei cortometraggi sono molto rappresentativi del mio gusto e sono molto contento di averli fatti.

Per te cosa rappresenta “Poli opposti”?
La svolta.

Puoi essere più preciso?
Pur non essendo mia, quella di “Poli” è una sceneggiatura in cui ho creduto molto. Ho ritrovato molte cose “mie”, rappresentative del mio gusto. E’ il film che ha segnato il passaggio al cinema “vero”, che mi ha fatto incontrare attori favolosi e che mi ha obbligato a misurarmi con qualcosa “di enorme” che non avevo mai fatto.

Perché?
Perché un conto è stare sul set per due, tre giorni quando giri uno spot o un cortometraggio, un conto è starci sei settimane. E’ un mettersi alla prova continuo, con la responsabilità di arrivare ad avere un prodotto in grado di soddisfare sia il pubblico che i produttori che hanno creduto in te e che, naturalmente, sia rappresentativo del “tuo sguardo”.

Il web a tuo avviso aiuta i giovani ad emergere nel mondo dello spettacolo?
Oggi si è abbastanza fortunati in questo senso perché il web permette di far circolare il proprio lavoro. In poco tempo si raggiunge un pubblico molto ampio che commenta, apprezza, condivide. Quando io ho incominciato a fare i primi cortometraggi non era così. C’erano i festival ed il pubblico era ridottissimo.

Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere il tuo mestiere?
Il consiglio è di studiare, di innamorarsi o rinnamorarsi sia del cinema classico che di quello contemporaneo, di guardare tanti film e naturalmente leggere, scrivere e girare più cose possibili.

Perché le persone dovrebbero vedere “Al posto tuo”?
Perché è un film senza pretese se non quella di intrattenere il pubblico per un’ora e mezza. E’ una commedia leggera in cui si sorride, si ride e si viene conquistati da un cast di attori meravigliosi. E poi è interessante porsi la domanda “Io scambierei la mia vita con quella di qualcun altro?”, no?

E’ con questa tua risposta è rigoroso fare a te la stessa domanda, quindi, scambieresti la tua vita con quella di qualcun altro?
Ovviamente ci ho pensato tantissimo e me lo hanno chiesto in tanti in queste settimane. Ti direi che da un lato sarebbe molto divertente come esperimento, poi ovviamente dipende dalla posta in gioco.

Sarebbe?
Se si tratta di farlo per un motivo importantissimo come quello di mantenere il proprio posto di lavoro, probabilmente sì.

Quindi cambieresti?
In questo momento non mi cambierei con nessun altro, sono contento di lavorare già al terzo film, per cui, non farei il cambio con nessuno!

Hai lasciato trapelare che stai lavorando al terzo film? 
In realtà ti dirò che lo sto già montando. E’ di nuovo una commedia, di nuovo con Ambra Angiolini, ma stavolta, la coppia è tutta al femminile. Con Ambra c’è Carolina Crescentini.

Quando dovrebbe uscire?
Primavera dell’anno prossimo.

Vuoi dare un tuo parere sull’industria cinematografica italiana?
Tutti dicono… un disastro.

E tu che dici?
Io ci vedo del positivo, nel senso che comunque stiamo facendo dei bellissimi lavori, vedo film italiani di un livello sempre più alto, anche se il pubblico snobba un po’ il nostro cinema. Ci sono delle storie raccontate benissimo e che vale la pena vedere.
Negli ultimi anni abbiamo conquistato delle vette altissime con i nostri super registi e non solo in Italia.

Vuoi lasciare un messaggio ai lettori di sledet.com ?
Il messaggio è che dovete amare il cinema e anche il cinema italiano! Bisogna sostenere il nostro lavoro andando in sala un po’ più spesso. Questo aiuterebbe tanto. Poi al cinema c’è una cosa meravigliosa ed unica: la condivisione con gli altri. Buona visione.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Max Croci e, ad maiora!

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