Intervista al talentuoso pianista Davide Santacolomba: la sua sordità non è un limite per suonare


“La mia soddisfazione più grande risiede nei sorrisi della gente alla fine dei miei concerti” spiega Santacolomba


Intervista di Desirè Sara Serventi

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Quando le sue dita poggiano sulla tastiera si assiste ad un vero e proprio spettacolo, che lo straordinario ed esperto pianista Davide Santacolomba è in grado di offrire attirando con naturalezza l’attenzione di tutto il pubblico, per la sua precisione ritmica e timbrica, quando sta davanti al suo pianoforte. Davide non è semplicemente un pianista, ma si può definire un vero talento nell’arte della musica. Il giovane, infatti, soffre di un’ipoacusia neurosensoriale bilaterale, che consiste nella perdita di udito nel registro di suoni medio-acuto, in parole più semplici, sente quasi come una persona normale, i suoni gravi fino alle frequenze medie, mentre non sente i medi e gli acuti. E così Davide, deve prima studiare i brani trasponendoli nel registro più grave per poi riportarli nel registro originale, facendo così il doppio del lavoro rispetto agli atri. La sua preparazione musicale, data da un qualificato percorso di studi, ha lui permesso dopo una selezione, di essere ammesso nel 2015 al Master of Arts in Music Pedagogy presso il Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano nella classe della Prof.ssa Anna Kravtchenko. Attualmente Davide Santacolomba è impegnato sia per gli esami intermedi di pianoforte didattica musicale del master in Svizzera, che per i suoi attesissimi concerti che si terranno a Sorrento e a Palermo.

Quando è nata la sua passione per la musica?
Il mio primo approccio alla musica è avvenuto proprio quando io e la mia famiglia ripetemmo gli esami clinici per accertare i miei problemi uditivi a Milano. Nella residenza dove risiedevamo vi era un pianoforte; la padrona di casa una sera, dopo
cena, intonò delle semplici e famose note che possono essere piacevoli per un bambino. Erano quelle di Fra’ Martino campanaro. Era la prima volta che vedevo e sentivo questo strumento da vicino e, dopo che la signora ebbe finito di suonare quella melodia, mi avvicinai al piano e la riprodussi di stampo, anche perché fortunatamente la melodia era stata eseguita nel registro medio dove riuscivo a sentire.

Qual è stata la sua formazione musicale?
Dopo l’avvenimento di Milano cominciai a nutrire un forte interesse per la musica e cominciai a prendere le prime lezioni di piano presso il Centro Paolo Borsellino guidato dal nostro parroco, Don Giuseppe Bucaro. Ricordo ancora quando tutti i compagni portavano da casa la diamonica per eseguire i brani con una mano soltanto ed io, spavaldo, mi vantavo della mia piccola tastierina Casio 2 ottave, con la quale eseguivo i brani con tutte e due le mani e a memoria. Ricordo che durante le lezioni di musica nella mia scuola media c’era sempre una gran confusione, ma quando toccava a me eseguire il pezzo, i compagni, improvvisamente, restavano in silenzio ad ascoltarmi. All’età di tredici anni cominciai a prendere le prime vere lezioni private di pianoforte con la mia prima insegnante, adesso cara amica, Paola Sciotto, che con molta pazienza mi preparò per l’esame di Ammissione al Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo, che tenni a quattordici anni e al quale fui felicemente ammesso.

Come fu il primo anno in conservatorio?
Il primo anno in conservatorio non fu tutto rose e fiori, forse non lo è per nessuno e ancor di più per me che ho un bel problema addosso! Tuttavia, tra alti e bassi, delusioni e incoraggiamenti andai avanti. Passai il secondo, il terzo, il quarto anno e così via con una “grande” insegnante, la mia amatissima e stimatissima Prof.ssa Giovanna De Gregorio, che insieme a me volle abbracciare quella sfida che la mia passione mi imponeva: suonare al pianoforte. Devo molto a questa persona che con fermezza e materna autorevolezza mi ha guidato nei restanti lunghi anni di conservatorio conducendomi con fierezza al sospirato traguardo del mio diploma accademico, conseguito il 4 marzo 2015, con 10 e lode.

Lei soffre di un’ipoacusia neurosensoriale bilaterale. Di cosa si tratta?
Questa patologia consiste nella perdita di udito nel registro di suoni medio-acuto. Sento, quasi come una persona normale, i suoni gravi (bassi) fino alle frequenze medie, per capire fino al centro del pianoforte, mentre non sento i medi e gli acuti.

Ci svela qual è la tecnica che utilizza per imparare i brani?
Una persona con un udito normale prima di suonare una nota immagina quale sia il suo suono, e dopo averla suonata avrà la possibilità di avere una conferma o una smentita della sua precedente immaginazione. Si sa che la musica segue una logica consequenziale, ovvero una nota sarà seguita o preceduta sempre da un’altra, quindi da una premessa vi sarà sempre una conseguenza. Ma io questo privilegio, purtroppo, non l’ho mai avuto e quindi ho dovuto fare uno studio e un lavoro pazzesco, affidandomi interamente all’orecchio della mente per il tocco, all’espressività, al tatto.

Può essere più preciso?
Il mio “orecchio mentale” funziona così: attraverso la conoscenza del registro dei suoni gravi e medi posso ricostruire nella mia mente lo stesso tocco e carattere nel registro dei suoni acuti, così cerco di studiare dapprima i brani trasponendoli nel registro più grave per poi riportarli nel registro originale; poi il senso tattile mi permette di volta in volta di assumere un elevato controllo per la precisione ritmica e timbrica. Studiando molto lentamente i brani cerco di sentire il tasto sotto le dita e cerco di memorizzarne il movimento per riprodurlo in velocità.

Il suo percorso di studi non è stato sicuramente dei più semplici. Ha mai pensato di abbandonare la musica?
La musica per me è parte integrante della mia vita. E non è il tempo che le dedico ciò che è importante, quanto piuttosto ciò che Lei mi concede e mi regala. A volte mi sembra di impazzire quando alcuni pezzi ostici mi costringono a svariate ore di studio. Provo rabbia quando non riesco in qualcosa, certo, in ciò influisce anche il mio problema che, pur se al 60% superato con l’impianto cocleare sostenuto all’orecchio destro, pur sempre un limite lo pone. Ovviamente anche nel passato non sono mancati i momenti di sconforto: molte volte sono, infatti stato tentato, di abbandonare la musica perché riconoscevo i miei limiti e non riuscivo a capire quale sarebbe stata la soluzione per affrontarli e superarli. Avevo paura del mio futuro e pensavo di non farcela.

Quindi?
Ma proprio in quei momenti ho messo sempre davanti il cuore, un grande desiderio di provare e di trasmettere agli altri le emozioni, la bellezza, la nobiltà, la purezza e tutte le sensazioni che la musica regala. Sensazioni fisiche che vanno oltre l’udito. Come l’amore. E allora rivedevo tutto come una sorta di sfida. Il mio forte “credo” in essa ritornava e mi spingeva a voler valicare i limiti che dai miei problemi uditivi mi venivano imposti. Così, attraverso questo studio folle ho potuto sviluppare una sensibilità diversa, un istinto generato da vibrazioni, riflessioni interiori e movimento del corpo.

Qual è il suo motto per andare avanti?
C’è il motto di un grande che in quei momenti e ancora oggi riecheggia dentro di me “Volli, volli, fortissimamente volli”. E così vado avanti. Del resto non riesco davvero più ad immaginare la mia vita senza il mio Piano, senza la mia Musica. Questa strada l’ho presa da solo, non mi ha mica costretto nessuno. I miei progetti nascono dalla mia passione, ma spero che questi, un giorno non troppo lontano, possano anche darmi l’opportunità di una buona posizione sociale ed economica. Il lavoro, i sacrifici pagano, no?

Attraverso un complesso intervento chirurgico è riuscito a recuperare frequenze inesistenti per il suo udito naturale? 
Un anno prima di laurearmi mi rivolsi all’Azienda Ospedaliera di Otochirurgia di Padova e l’Illustre Prof. Martini, insieme a tutta la sua eccezionale equipe, mi disse che mi avrebbe sottoposto ad impianto cocleare. Non solo: mi disse che per me che sono un musicista, avrebbe scelto il meglio tra gli impianti cocleari esistenti.

E’ quello che ha fatto?
Così è stato e da tre anni io convivo con Advanced Bionics. E insieme ai miei medici di Padova sento di dover il mio super ringraziamento allo staff di questa speciale azienda che continua ad assistermi con puntualità, e con rapidità e cortesia intervenire allorquando mi si presenta un guasto.

Che cosa gli ha permesso di recuperare l’impianto?
Oggi posso affermare che con il mio impianto recupero tutte le frequenze, inesistenti col mio naturale udito. E man mano che passa il tempo, anche con i mappaggi e la logopedia, che purtroppo ultimamente ho trascurato per motivi di studio e di concerti, il mio udito sta progressivamente migliorando e con esso tutte le mie condizioni di vita.

E’ migliorata anche la comunicazione verbale?
La mia comunicazione verbale è, notevolmente migliorata: riesco ad avere la giusta intonazione, mentre prima parlavo in maniera piatta. Come per il parlato, anche la percezione della musica sta migliorando sensibilmente e adesso posso suonare anche in ensemble da camera riuscendo a seguire il suono di un violino o di altri strumenti. Privilegi che prima erano pura utopia.

Oltre ai miglioramenti nella comunicazione verbale e nella musica, quali altri suoni nuovi ha scoperto?
Oltre ai progressivi miglioramenti nella comunicazione verbale e nella musica, pian piano sto anche cominciando ad apprezzare suoni del tutto nuovi come la bellezza nella complicità di un sussurro, il pigolio degli uccelli e da questi capire se sono tristi o gioiosi, la compagnia delle cicale su un albero, o ancora dei gabbiani nei luoghi portuali, il fruscio di una foglia trasportata dal vento o il rumore che questa fa se calpestata e capire che è giunto l’autunno, riconoscere i propri cari dal rumore dei passi o i cani dal loro abbaiato. Tutti suoni completamente nuovi, compagnie completamente nuove.

Lei è anche un compositore?
Mi definisco un improvvisatore, per cui le mie non sono altro che composizioni estemporanee, improvvisazioni.

Ha vinto un Master presso il prestigioso conservatorio di Lugano?
Dopo una selezione durissima sono stato ammesso, in maggio 2015, al Master of Arts in Music Pedagogy presso il Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano nella classe della Prof.ssa Anna Kravtchenko. Mi sento davvero fortunato di avere avuto questa grande opportunità sotto la guida di una grande artista che sicuramente potrà approfondire le mie conoscenze in campo musicale e migliorare le mie competenze di pianista, giungendo a farmi cogliere il senso più profondo e puro che la musica può avere, sviluppando le mie potenzialità tecniche, correggendone anche le imperfezioni, imprimendo rigore pur se nella libertà, al fine di poter condurmi a suonare in maniera sempre più corretta, precisa ed armoniosa, facendo di me un pianista vero, profondo, esigente.

Come si trova a Lugano?
Lugano è un posto incantevole, pacifico, rilassante, a misura d’uomo, che riesce a farmi isolare dalle ingordigie mondane e portarmi nei meandri più interni della mia intrinseca passione. Qui riesco bene, infatti, a passare ore e ore con il mio pianoforte quasi senza accorgermene.

Nella sua città non era così?
A casa, nella mia città, invece non è proprio così, perché lì sono distratto dalle tante deconcentrazioni che la vita di routine porta inevitabilmente ad avere: il dolce far niente, lo stare insieme con gli amici, le feste, le donne, i cocktails, il mare, gli svaghi. Non dico che qui sono uno stinco di santo, ironicamente parlando, ma questo luogo riesce a rendermi sereno, mi sta migliorando, mi sta facendo crescere. Del resto quando si è soli, lontano dalla famiglia, lontano da mamma, ahimè o si cresce, o si cresce. Però qui non mi sento solo. Nella casa dove vivo ci sono molti amici siciliani che studiano come me in conservatorio. Con loro sto vivendo questo viaggio meraviglioso e quanto mai austero alla ricerca del perfezionamento, alla ricerca di una dimensione di vita che riesca ad appagare le nostre aspettative, che riesca a dare forma e risposta al perché di tanto studio, di tanti sacrifici.

Ha trovato differenze con la tecnica usata in Italia?
L’insegnante con cui studio è Ucraina ed ha la tecnica russa, che è molto diversa da quella italiana. Ho dovuto reimpostare tutto dall’inizio ma adesso ne sto traendo grandi benefici.

E’ difficile a suo parere emergere nel mondo della musica?
Per quanto riguarda la musica classica è difficile in generale. In Italia impossibile! Per avere un posto da insegnante in Italia è praticamente utopia! Per divenire concertista classico invece è molto difficile perché la musica classica richiede molto! Ed è giusto che solo i migliori facciano carriera. Poi ci sono anche altre cose, musicisti che fanno musica spazzatura, fenomeni da baraccone che vincono i talent, preferisco non parlarne.

Quale tra i suoi concerti, quello che ricorda con più piacere?
A Varsavia in occasione del Festival Beats of Cochlea organizzato dal Prof. Henryk Skarzynski in cui ho suonato nella “Chopin Hall” dell’Università di Chopin. Un luogo di prestigio e un pubblico formidabile.

Qual è stata la soddisfazione più grande che ha avuto in campo musicale?
La mia soddisfazione più grande risiede nei sorrisi della gente alla fine dei miei concerti.

Il suo talento in campo musicale è ben tangibile, ma durante il suo percorso è capitato di ricevere dei no?
Il primo anno in conservatorio a Palermo non è stato tutto rose e fiori poiché questo mio primo Maestro non credeva in me e cercava anche di demoralizzarmi sostenendo che con la mia sordità non avrei mai avuto un futuro in musica. Così, seppur con un voto minimo, ma soprattutto in assenza del mio Maestro, che decise di non presentarsi e che due ore prima mi chiamò consigliandomi di non presentarmi poiché il suo parere sarebbe stato fondamentale, insistetti, feci e superai l’esame di conferma al secondo anno, col quale se si veniva bocciati si usciva dal conservatorio. Dopo l’esame decisi di studiare con la Professoressa Giovanna De Gregorio.

Qual è il pezzo del suo repertorio a cui è più legato?
Terzo Intermezzo di J.Brahms, op.117. Secondo una mia interpretazione di fantasia è il racconto di un uomo interiore, sensibile, sincero, ora triste per la situazione in cui vive ora nostalgico per il ricordo dolce del passato felice.

Cosa significa per lei la musica?
La musica è parte di me, io e lei conviviamo in un connubio indissolubile. Non riesco, non voglio, e non posso passare un giorno senza la mia Musa vitale; è più forte di me, soprattutto perché in lei riesco a trovare tutto me stesso. È difficile spiegarlo a parole, ma sicuramente tutti coloro che amano la musica come me possono capire il senso delle mie parole.

Che tipo di pianista si definisce?  
Prettamente Classico ma a volte mi piace divertirmi con altri generi. Rock, Rock’n roll, Pop, Heavy- metal, Electro!

Che consiglio vuol dare a chi intende intraprendere il mestiere del musicista?
E’ una strada molto difficile ragazzi, ma percorretela! Ne vale la pena!

Attualmente in cosa è impegnato?
Sto preparando il repertorio dei miei prossimi concerti, ovvero il 18 dicembre a Sorrento, e il 22 Dicembre a Palermo, e studio per gli esami intermedi di pianoforte e didattica musicale del master in Svizzera.

Progetti?
Divenire un concertista in giro per il mondo.

Sledet.com ringrazia per l’intervista il pianista Davide Santacolomba, e ad maiora!

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