Chiacchierando con Ester Vinci: new entry nel cast di Squadra Antimafia


Sul set di Squadra Antimafia veste il ruolo di Rebecca, moglie del vice questore Carlo Nigro, interpretato dall’attore Giulio Berruti


Intervista di Desirè Sara Serventi

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Spazia tra la danza, la recitazione e l’intrattenimento, l’artista siciliana Ester Vinci riscuotendo in tutti i campi un grande successo, dato sia dal suo talento innato che dalla sua evidente preparazione artistica, che gli ha consentito di poter recitare e danzare in importanti teatri italiani. L’attrice si è diplomata presso l’Istituto Statale d’Arte, e durante gli studi scolastici ha coltivato le sue passioni per la danza e la recitazione. Ha iniziato a lavorare al Teatro Massimo di Palermo Ester Vinci, dove ha continuato a formarsi tra studio e una continua pratica di palcoscenico per poi diplomarsi, al Teatro Biondo Stabile di Palermo e frequentando dopo, anche la scuola di teatro Teates, e successivamente la scuola di Musical di Gino Landi, insieme a vari seminari di recitazione per il cinema. Tante le sue collaborazioni in importanti trasmissioni televisive, e tanti i ruoli da lei interpretati sia per la televisione che per il teatro. Attualmente Ester Vinci, fa parte del cast della fiction “Squadra Antimafia 8” nel ruolo di Rebecca, moglie del nuovo Vice Questore Carlo Nigro, interpretato da Giulio Berruti. Sul suo personaggio Ester Vinci lascia trapelare ben poco, una cosa però è certa, l’attrice riuscirà come sempre a sorprendere positivamente il suo pubblico, portando sul set tutta la sua preparazione e la passione che ha per la recitazione, elementi che fanno di lei una grande attrice.

Se ti chiedessi di raccontarti, cosa risponderesti?
Sono una persona molto riservata e quando mi fanno questa domanda mi trovo in difficoltà. Forse, è anche per questo che da piccola mi sono avvicinata alla recitazione, perché solo con questa riesco a raccontarmi ed esprimere le mie emozioni. Sono una persona molto timida nella vita privata, nonostante il tipo di lavoro che svolgo e che mi mette sempre difronte a un pubblico, in continuo contatto con la gente. E’ talmente complicata, affascinante, sorprendente la vita che per ora la vivo. Un giorno, quando e se smetterò di danzare, recitare, cantare, allora la ripercorrerò e a chi avrà la pazienza e il piacere di ascoltarla la racconterò. Ogni giorno è una sfida nuova e ho sempre la paura di non riuscire a risolvere o superare tutti gli ostacoli che la vita ci pone davanti, poi la sera sorrido sorprendendomi di avercela ancora per una volta fatta! Ritengo di essere una persona abbastanza forte quanto fragile, in continua lotta tra questa mia fragilità e sensibilità che combatto per trasformarla in una forza piena di energie. Ciò che conosciamo di noi, credo sia una parte piccolissima rispetto all’immenso e infinito universo che siamo. Sono una lavoratrice stacanovista, testarda e forse anche per questo ho scelto questa professione.

Dove ti sei formata artisticamente?
Sono nata e cresciuta a Palermo e ho iniziato a studiare nella mia città. Mi sono diplomata all’Istituto Statale d’Arte, e durante gli studi scolastici ho coltivato le mie grandi passioni per la danza e la recitazione, formandomi quindi inizialmente come danzatrice. Ho iniziato da piccolissima a studiare danza classica per poi esplorare anche la danza moderna e contemporanea e i loro vari stili, sempre per la mia voglia di continua conoscenza e ampliamento artistico. Nella mia città ho iniziato a lavorare al Teatro Massimo di Palermo, dove ho continuato a formarmi tra studio e una continua pratica di palcoscenico per poi proseguire affiancando anche gli studi di recitazione, e diplomandomi al Teatro Biondo Stabile di Palermo e frequentando anche la Scuola di Teatro Teates. E così dopo le prime esperienze lavorative e i primi risparmi, decido di trasferirmi a Roma per perfezionarmi come artista completa frequentando la Scuola di Musical di Gino Landi, e sempre alternando il lavoro con lo studio, ho continuato con vari seminari di recitazione per il cinema. Insomma devo dirti che oltre lo studio, che sicuramente deve esserci di base, quello che mi ha formato e continua ancora oggi a formarmi è stata anche la mia voglia di affrontare esperienze lavorative diverse tra loro, che affronto sempre come esperienza di crescita e di ricerca, acquisendo e traendo insegnamento nel mio percorso in campo sia artistico che umano.

Che ricordo hai del tuo esordio nel mondo dello spettacolo?
Un ricordo legato ad una favola e vissuto come in una favola, la più bella e magica di tutti i tempi, “Cenerentola”. E’ stato il mio primo spettacolo al Teatro Massimo di Palermo, un ricordo ed un’emozione magica, come la magia di questa favola, che mi ha portato a esibirmi a sedici anni sul palco del più bel teatro d’Europa, e proprio come una Cenerentola mi ritrovo in mezzo a quello splendore senza capire, ma vivendo in entrambi i sensi, la magia di quella splendida favola.

Reciti sia in il teatro che in televisione. Quali le principali differenze che hai trovato?
Personalmente a parte le varie tecniche da utilizzare in maniera differente, dall’utilizzo della voce al movimento corporeo che in teatro deve arrivare fino all’ultima fila e dunque il tutto deve essere più “esagerato”, a livello emozionale e di ricerca interiore del personaggio, per me non c’è differenza. Sicuramente l’attore che recita in teatro deve essere cassa risonanza di se stesso, nel senso che deve amplificarsi sia vocalmente che gestualmente mantenendo, se pur gesti e suoni che nella vita reale sarebbero innaturali, la sua credibilità e naturalezza, facendo sì che la sua interpretazione sia dunque credibile e recepita in modo distinto sia dalla prima che dall’ultima fila.

E l’attore cinematografico?
Al contrario l’attore cinematografico recitando davanti ad una camera che va sui particolari, sui primi piani e con diverse prospettive, crea la necessità di un lavoro attoriale più accurato sul micro movimento e sulle sfumature gestuali, vocali ed emozionali meno enfatizzate, elementi quasi impercettibili che in teatro andrebbero persi. Ma in entrambi i casi devo trovare la verità nella finzione, perché così come un gesto enfatizzato deve risultare credibile a teatro, anche su un set, a seconda delle inquadrature, e quante volte può capitare che ti muovi in modo che senti innaturale per determinate esigenze, ma all’occhio della camera deve arrivare naturale. Quello che posso dire a differenza dei luoghi comuni, dove si dice che l’attore teatrale è superiore a quello cinematografico, posso dire che per me non è così.

Puoi essere più precisa?
L’attore cinematografico deve entrare e uscire dal personaggio per ogni stop del regista e per ogni inquadratura differente mantenendo le stesse emozioni, movimenti e credibilità delle riprese precedenti, quindi, per me a parte delle differenze tecniche non esiste differenza. Quando interpreti un ruolo lo vivi e lo senti, è quella la cosa essenziale. E se è vero che a teatro hai un regista molto esigente che è il pubblico, e non dà possibilità di replica, ma io anche sul set vivo quel momento come se entrassi in scena, non mi do la possibilità di ripetere, a meno che non è il regista a chiedermelo, anche perché se sei dentro al personaggio lo stai vivendo, non puoi pensare altro.

Preferisci la scena o il set?
Preferisco recitare! E’ il mestiere che ho scelto, che preferisco, il luogo è indicativo, trovo la mia verità. Quando interpreto un personaggio, sono dentro quel personaggio non lo interpreto solamente, lo vivo e quel luogo diventa proprio, qualsiasi esso sia, sia la scena sia un set.

Quale reputi l’esperienza più significativa per la tua carriera?
Se me l’avessi chiesto qualche mese fa ti avrei risposto: quando ebbi la mia prima esperienza nel musical, dove riuscendo ad esprimermi sia a livello attoriale che ballettistico riuscivo a sentirmi completa artisticamente e da lì, la voglia di approfondire ancora di più i miei studi trasferendomi a Roma e perfezionarmi come artista completa.

Invece, adesso cosa rispondi?
Adesso, dopo le ultime esperienze avute, posso dirti che quella più significativa soprattutto per la mia carriera è stata proprio il mio ingresso nel cast di Squadra Antimafia, una serie che riscuote da sempre tanto successo e che amavo, ed alla quale da diversi anni ambivo a farne parte. Vorrei tuttavia aggiungere che qualche mese fa, quando ho girato la Campagna Sociale di sensibilizzazione per i sottotitoli al cinema per i non udenti, recitare con un ragazzo non udente è stata un’esperienza fortissima, oltre a darmi delle emozioni potenti, mi ha fatto riflettere sull’importanza di certe emozioni condivise e sull’importanza di un’iniziativa così valida per il cinema italiano verso coloro che hanno una forma di handicap, ai quali è impedito di poter partecipare ad alcuni momenti importanti di condivisione della nostra vita, in questo caso il Cinema.

Cosa deve avere un copione per interessarti?
Un po’ come l’amore a prima vista, con il copione a prima lettura! Se durante la lettura sento che non riesco a staccarmi da quella sceneggiatura è perché ha qualcosa da raccontarmi, perché dietro quella scrittura ci deve essere un messaggio sociale forte o qualcosa che mi attrae a diversi livelli, psicologici, emozionali o di interesse sociale.

Come ti prepari per interpretare un nuovo personaggio?
Per la preparazione del personaggio mi baso su alcuni elementi costanti ed altri variabili.

Cosa intendi dire?
Inizialmente come prima cosa leggo la sceneggiatura e studio l’autore, questo mi aiuta ad inserirmi sia nel contesto della sceneggiatura che a comprendere le aspettative e gli obbiettivi artistici. Successivamente, dopo avere assimilato il personaggio e condiviso con il regista, lo completo con la mia interpretazione personale e la mia intuizione artistica.
In Squadra Antimafia interpreti Rebecca Nigro, moglie del vice questore Carlo Nigro, interpretato da Giulio Berruti.

Puoi parlare del tuo personaggio?
Siamo ancora all’inizio, quindi, posso solo dirvi che Rebecca e una donna sicuramente forte e coraggiosa. Lei personifica i valori dell’amore e della dedizione alla famiglia. Una moglie e una mamma decisa, sa a quali rischi va incontro avendo scelto di sposare un uomo dell’antimafia, e cosi desiderato da tante donne. Potrebbe sembrare un ruolo ordinario di una moglie gelosa, invece, è una donna straordinaria e non si abbatte nei momenti difficili. Le puntate continueranno e c’è ancora molto da scoprire.

Qual è stata la difficoltà più grande nell’interpretazione di questo ruolo?
Non ci sono state difficoltà ma delle bellissime esperienze che hanno arricchito il mio bagaglio di attrice.

Cosa puoi dire lavorativamente parlando su Giulio Berruti?
Con Giulio mi sono trovata e mi sto trovando benissimo. Davvero un bravo attore, è una bellissima persona e questo devo assolutamente sottolinearlo perché è una persona estremamente sensibile, comprensiva e umanamente mi lascia davvero tanto. Da subito c’è stato un bel feeling attoriale e una bellissima empatia. Ho avvertito in lui molta umiltà, e le maniere di un vero gentiluomo pieno di premure. Mi ritengo davvero fortunata ad aver avuto un partner così attento e collaborativo e così sensibile alle esigenze del partner, dandomi sostegno ed aiuto nei momenti di maggiore intensità emotiva. E’ davvero un grande professionista.

Vuoi raccontare un aneddoto divertente, durante le riprese?
Ricordo che mi ha fatto tanto sorridere Giulio quando non erano passati neanche cinque minuti dalla scena intima in camera da letto dove ci trovavamo nudi, che entrando nella stanza attigua volendo provare la scena successiva, mi trova già vestita, solo la camicetta appena aperta per sistemare il microfono, e lui di colpo imbarazzatissimo mi chiede scusa uscendo dalla stanza e insiste per voler provare da dietro la porta. Mi ha fatto si sorridere, ma allo stesso tempo ho apprezzato la sua professionalità.

Cosa significa per te lavorare in “Squadra antimafia”?
E’ stata per me una doppia emozione entrare a far parte del cast di una serie così amata e seguita e di già grande successo, e anche perché da attrice siciliana sentivo tanto di voler recitare e far parte di una serie che tratta problemi della mia terra cui sento fortemente di appartenere. La forza e il successo di Squadra Antimafia è il successo di tutti gli attori, registi, autori, sceneggiatori, operatori e produzione: è il successo di una vera “Squadra”.

Che consiglio daresti a chi vuole farsi strada in questo settore?
Sicuramente c’è un enorme concorrenza non è un lavoro facile, quante delusioni ti fanno a volte perdere l’entusiasmo, la voglia di crederci, e bisogna davvero essere molto capace di rialzarsi e reagire, bisogna soprattutto essere molto forti psicologicamente! Ma se è davvero una passione così forte, non ti possono fermare tutti gli ostacoli, se veramente ci credi li superi continuando a provare e riprovare, studiando e migliorandosi sempre.

Attualmente in cosa sei impegnata?
Proprio ora sto tornando dal set dove ho girato delle scene per il nuovo film di Jerry Calà. Ho scelto di proseguire principalmente la mia carriera artistica come attrice, e sto quindi dedicando totalmente il mio tempo a questo scopo, cercando ogni giorno il modo per potermi perfezionare ed essere all’altezza di soddisfare al massimo le proposte e i progetti che mi si presentano nella vita.

Progetti?
A novembre sarò in scena con uno spettacolo teatrale per la regia di Valentino Picone. Una commedia divertente, dove questa volta però interpreterò il ruolo dell’amante, e poi altri due progetti cinematografici.

Vuoi lasciare un messaggio ai lettori di Sledet.com?
Mi raccomando sostenete Rebecca che già porta tanta pazienza per sopportare questo maritino bello e maledetto.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Ester Vinci.

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