Intervista all’eclettica pittrice Ester Campese 1


La colorista polimaterica premiata con il Premio Montecarlo durante la mostra Montecarlo Calling


Intervista di Desirè Sara Serventi

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E’ stata definita, per l’uso delle nuances rosse nei suoi quadri, la “colorista polimaterica”, l’eclettica pittrice Ester Campese in arte Campey. Ha esposto i suoi lavori sia in Italia che all’estero, riscuotendo sempre un grande successo. Tra le principali mostre organizzate vi sono quelle a Londra presso la Galleria PallMall dove sono stati selezionati sedici artisti in rappresentanza Italiana, un tour artistico in Russia, a Barcellona alla Crisolart Gallery dove ha esposto un quadro vincitore di un premio, a Miami nell’Hotel Victor, ad Osaka e ovviamente in Italia dove ha partecipato a diverse Biennali Internazionali tra cui Biennart e Romart, per citarne alcune. A Roma, ha esposto anche presso le Sale del Bramante, il Complesso Museale Agostiniana, Villa Eur e Galleria Domus Romana. L’artista è stata recentemente premiata con il “Premio Montecarlo” durante la mostra Montecarlo Calling. Un ulteriore riconoscimento questo, per il suo evidente talento nella pittura.

Quando ti sei avvicinata alla pittura?
E’ qualcosa di innato in me che mi ha connotato già da bambina; infatti avevo spesso pastelli e pennarelli tra le mani. Da più grande ho cercato di incanalare questa predisposizione verso la pittura fino a farne diventare una costante nella mia vita con un percorso tecnico artistico un po’ più consolidato.

La tua permanenza in Brasile ha segnato la tua tecnica?
L’aver vissuto in Brasile senza dubbio è stato un “passaggio” non solo artistico, ma anche umano, molto importante per me.

In che modo?
Oltre ad aver avuto la possibilità di uno scambio umano e culturale, ho potuto confrontarmi con altri valori e scenari. Vedere e sperimentare tecniche e accostamenti di colori inusuali anche solo osservandomi intorno, apprettandoli e facendoli miei. Il Brasile è una terrà fertile, colorata allegra, nonostante le difficoltà del luogo. Mi piace questa similitudine anche come accostamento personale, che sento mi possa calzare.

Come definiresti il tuo stile?
Mi piacerebbe che le persone apprezzassero un certo eclettismo. Non prediligo l’essere “incasellata” in un clichè. Non so se il mio tratto sia distinguibile al di là della forma espressa, ma personalmente penso di stare ancora facendo un percorso tecnico artistico, con ancora tanta voglia di saggiare e curiosare cose “nuove”.

Sei stata definita, per l’uso del colore nei tuoi dipinti, “la colorista polimaterica”?
In quasi tutti i quadri che faccio non manca l’uso delle nuances rosse, e anche in quelli con toni più pacati, l’impiego del colore è in ogni caso determinato. Credo che questo possa imprimere una forza espressiva ai miei dipinti, come quasi un improvviso colpo di reni per il nuotatore che sale verso il cielo, verso l’aria.

Quali materiali utilizzi?
Ho voluto utilizzare varie tecniche ed i più svariati materiali, nel corso degli anni, tra i quali anche carta, stucco, corda, juta, polvere di vetro. Molto interessante, fra l’altro, vedere le varie reazioni e la resa tecnica per quanto desideravo esprimere. Oggi prevalentemente uso la tecnica olio su tela, talvolta utilizzata con “pastosità” per non rinunciare del tutto al “materico”.

Quale messaggio vuoi portare nei tuoi quadri?
In ogni mio quadro c’è una piccola provocazione e un doppio messaggio. Il primo quello immediatamente percepibile spero sia di armonia, di gioia, di bellezza. Se si osserva con più attenzione si può scorgere il messaggio più profondo che desidero veicolare, che di volta in volta introduco, come un monito, un incoraggiamento, una memoria, uno stato d’animo o valori da condividere.

Cos’è per te l’arte?
E’ un modo per comunicare con gli altri. Un qualcosa che probabilmente nasce prima come espressione intimistica e personale, e che nel tempo ho desiderato mettere a disposizione anche degli altri.

Cosa puoi dire sulle sovvenzioni pubbliche all’arte in Italia?
Purtroppo le varie discipline artistiche sono sempre meno supportate dalle sovvenzioni pubbliche. Questo è un gran peccato perché penso che l’arte sia un patrimonio da conservare e trasmettere a tutti. L’arte a mio avviso è un veicolo di comunicazione molto efficace ed è portatore anche di pace tra le persone ed i popoli.

Dove hai esposto i tuoi lavori?
Sono stata più volte contattata da direttori artistici che hanno organizzato mostre che mi hanno portato prevalentemente all’estero, ma ho esposto anche in Italia. Tra le principali mostre all’estero mi piace ricordare quella fatte a Londra, Galleria PallMall dove sono stati selezionati solo sedici artisti in rappresentanza Italiana e per la quale ho ricevuto anche una nota del giornalista e critico d’arte Paolo Levi, un tour artistico in Russia che ha toccato le città di San Pietroburgo, Volgograd e Mosca, a Barcellona alla Crisolart Gallery dove ho esposto un quadro vincitore di un premio, a Miami presso l’Hotel Victor che mi ha portato la pubblicazione su catalogo Mondadori, ad Osaka in occasione del 150° anniversario del Trattato d’Amicizia e di Commercio tra l’Italia e il Giappone.

E in Italia?
In Italia ho partecipato a diverse Biennali Internazionali tra cui Biennart e Romart ed ho avuto il piacere di esporre con Spoleto Arte, organizzazione artistica di cui è presidente il manager Salvo Nugnes e curata dal Prof Vittorio Sgarbi, esponendo i miei quadri a Spoleto a Palazzo Leti sia nel 2015 che nel 2016. Roma, città in cui abito, non è stata trascurata, ho infatti esposto anche presso le Sale del Bramante, il Complesso Museale Agostiniana, Villa Eur e Galleria Domus Romana.

Quali le differenze tra le mostre fatte nel nostro Paese e quelle fuori dall’Italia?
Talvolta in Italia inspiegabilmente è più complesso. Nel mercato straniero ed in particolare per quello inglese devi avere degli “accrediti” meritori. In ogni caso trovo sempre stimolante il confronto diretto sul mercato ed il riscontro del pubblico.

Vuoi parlare della tua recente premiazione a Montecarlo?
E’ stato davvero molto emozionante il momento della premiazione e della consegna della targa che ho ricevuto dalle mani della giornalista ed esperta d’arte dott.ssa Elena Gollini che mi ha fatto in passato una delicata critica definendo la mia una “pittura  dell’animo” cogliendo profondamente ciò che provo.

Che cosa ha rappresentato per te questo premio?
Una tappa importante e significativa per me, che devo a più persone, in primis Riccardo Bramante. Questo riconoscimento è per me anche uno stimolo ed una responsabilità per fare ancora meglio.

Progetti?
Sto preparando sia un nuovo progetto da condividere con un altro artista, e con un amico fotografo. Entrambi spero di poterli realizzare nel 2017. Desidero inoltre proseguire la personale ricerca e sperimentazione che da sempre perseguo.

Vuoi lasciare un messaggio ai lettori di Sledet.com?
Di non aver paura nella vita di esprimersi, ognuno nella modalità che trova più consona. Magari attraverso ciò si può aiutare qualcun altro condividendo il proprio “sentire”.

Sledet.com ringrazia per l’intervista Ester Campese.

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