Intervista a Janet De Nardis ideatrice e direttore artistico del Roma Web Fest


Un percorso lavorativo all’insegna del successo e della professionalità


Intervista di Desirè Sara Serventi

Janet De Nardis foto di Vittorio Carfagna-2210

Un percorso lavorativo d’eccezione quello di Janet De Nardis, versatile e talentuosa attrice, giornalista, conduttrice televisiva, nonché ideatrice e direttore artistico del Roma Web Fest, importante festival internazionale. Ha firmato diversi programmi televisivi e ha lavorato per Sky, Rai, Class CNBC e Class News, mettendo ogni volta in evidenza sia la sua preparazione artistica che la grande professionalità.

Se ti chiedessi di raccontarti, cosa risponderesti?
Direi che sono una romantica pragmatica, nata in Canada, da padre ciociaro e mamma Peruviana; che vivo a Roma da quando ho 18 anni e nonostante i molti viaggi all’estero che spesso mi hanno portato lontano per lunghi periodi, amo questa città e le sue contraddizioni. Aggiungerei che sono disordinatissima, ma organizzatissima, che amo l’arte e la natura e i buoni sentimenti e che tratto bene chi è gentile con me, agli altri riservo solo una gentilezza di circostanza. Infine direi che sono una sognatrice che ha i piedi ancorati a terra, con il cuore che vola alto e libero nell’immensità. Può bastare? Insomma sono un vero “Caos”.

Qual è stato il tuo percorso lavorativo?
Mentre studiavo all’università ho iniziato a lavorare come modella e a viaggiare nelle città più belle del mondo, poi sono stata selezionata per entrare a fare parte di un gruppo musicale “Finger Prints”, cinque modelle, cantanti e ballerine, con cui ho cantato nelle tournée della Coca Cola, a Miss Italia, per i Mondiali in Giappone a Sendai. Nel frattempo studiavo recitazione e ho iniziato a lavorare a teatro, passione che coltivo ancora oggi. Poi il gruppo si è sciolto e dopo una breve esperienza nel 2002 nei primi programmi di Sky, sono entrata in Rai come annunciatrice Buonasera. Da quel momento ho condotto vari programmi, sono stata autrice di altri ed ho preso nel 2007 il tesserino da giornalista pubblicista e nel 2008 la mia laurea in Architettura. Nel 2009 conduco “Mattino in Famiglia”, su Canale Italia e nel 2010 il TG del Parlamento Europeo su Class News e Class CNBC. In questo periodo mi sono appassionata ai prodotti audiovisivi webnativi americani e nel 2012, dopo un periodo dedicato a capire meglio come funziona la filiera produttiva cinematografica passando dal set come attrice al backstage come direttore di produzione, ho capito che il web mi avrebbe dato la possibilità di realizzare qualcosa di mio e ho ideato il Roma Web Fest. Da quel momento in poi sono accadute molte cose e insieme ai convegni e alle pubblicazioni è arrivato l’insegnamento presso varie scuole di cinema fino ad arrivare alla Sapienza dove insegno nel corso Web serie e prodotti multimediali.

Sei ideatrice e direttore artistico del Roma Web Fest, come è nata l’idea?
Da tempo seguivo con passione le web serie americane e i pochi esperimenti italiani. Durante il TIFF, ho ascoltato degli autori canadesi che mostravano ad un produttore americano una web serie che aveva avuto milioni di visualizzazioni. Un anno prima, la stessa storia declinata sotto forma di lungometraggio era stata scartata da quel produttore che davanti a me comprò i diritti della web serie. Capii allora che l’unico modo per rompere lo schema tutto italiano in cui gli stessi produttori, lavorano con gli stessi, autori, registi e attori era quello di avere il grande palcoscenico del web e che io potevo creare una nuova vetrina.

Quali difficoltà hai incontrato per attuare il tuo progetto?
Tantissime, prima tra tutte la diffidenza sulle capacità dei giovani autori, l’incapacità di cambiare e di adeguarsi ad un mondo in continua evoluzione, la burocrazia di ogni singola cosa a partire dalle strutture che devono essere impegnate per organizzare un progetto che coinvolge migliaia di persone in tutto il mondo, perché il Roma Web Fest è un festival internazionale.

Che cosa caratterizza il Roma Web Fest?
La rete internazionale con gli altri web fest per il fatto di essere nato come terzo web fest al mondo dopo Los Angeles e Marsiglia. Le connection con broadcaster e importanti produzioni cinematografiche. La credibilità nei confronti di brand importanti, la fiducia dei creativi italiani e di quelli di molte zone del mondo.

Qual è lo scopo?
Creare una vetrina indipendente che permetta ai creativi talentuosi e ai loro prodotti di qualità di avere reali possibilità nell’avere rapporti diretti con il mondo del lavoro, con produttori, broadcaster e aziende.

A tuo parere sul web vige la meritocrazia?
Assolutamente sì se si considera il parametro di crescita nel tempo, ovvero un prodotto che nell’arco di sei mesi un anno ha una progressiva crescita determina nella maggior parte dei casi l’esistenza di un prodotto qualitativamente interessante, mentre non vale la stessa cosa per quei video che raggiungono nell’arco di pochi giorni picchi di visualizzazioni e poi perdono di appeal per chiunque. In questo caso potrebbe trattarsi semplicemente di avere caricato un video con l’argomento giusto al momento giusto, come d’altronde accade in tanti campi della vita senza determinare comunque una corrispondenza tra numero di visualizzazioni e valore del prodotto.

Cosa vuol dire organizzare un evento di tale portata?
Lavorare incessantemente tutto l’anno e sapere fare un’infinità di cose, ma soprattutto essere circondati dalle persone giuste.

Quale reputi l’esperienza più significativa per la tua carriera?
Più tappe sono state importanti. La prima davvero significativa è stato il mio ingresso in Rai come “Signorina Buonasera”, poi il lavoro di giornalista a Class News e quello di Direttore del festival più innovativo di questi anni e lo dico con orgoglio. Infine il ruolo di Professore a La Sapienza che sto amando moltissimo.

Vuoi parlare del programma trasmesso su Sky “Look Maker Academy, dove tu hai vestito i panni di coach?
E’ stata un’esperienza nuova e completamente diversa dalle altre in quanto un talent ti pone davanti a scelte emotivamente toccanti. Fare il coach e scegliere chi escludere o meno da un percorso o da una piccola vittoria è sempre impegnativo. La cosa di cui sono felice è l’aver lavorato con Eduardo Tasca, amico e collega e con una squadra di grandi professionisti.

Attualmente in cosa sei impegnata?
Sto lavorando moltissimo alle fasi finali del festival. Tra pochi giorni si chiude il Bando Janssen che premierà un’idea di web serie con 20mila Euro per lo sviluppo e stiamo raccogliendo le puntate zero di web serie che promuovono il territorio laziale per il bando Movieland promosso dalla Roma Lazio Film Commission e l’Agenzia Regionale del Turismo della Regione Lazio. In questi giorni stiamo montando il promo del Roma web fest 2016 che vede protagonisti Clayton Norcross al cinema con “Ciao Brother”, Luca Vecchi, The Pills e la blogger Cristina Spagnuolo.

Progetti?
Tantissimi nei cassetti. Primo tra tutti quello di sviluppare alcune idee creative insieme al partner del festival Micromegas SPA, azienda leader nell’organizzazione di grandi eventi e collaboro con Palomar che per me è una delle società di produzione più stimolanti che conosca, l’unica che investe nei giovanissimi dando a loro speranza nel futuro attraverso la messa in scena dei buoni sentimenti di cui tutti abbiamo enormemente bisogno.

Vuoi aggiungere altro?
Che ho bisogno di una seria vacanza!

 Sledet.com ringrazia per l’intervista Janet De Nardis.

Foto di Vittorio Carfagna

 

 

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