Chiacchierando con la modella e fotomodella Ilaria Capponi


Modella, fotomodella, attrice ed ex campionessa di basket


Intervista di Desirè Sara Serventi

Kap-7

Ha sfilato e fatto servizi fotografici per grandi marchi ottenendo grandi soddisfazioni la modella e fotomodella Ilaria Capponi. La sua passione e il suo talento nella pallacanestro le hanno permesso di essere convocata nella nazionale giovanile e nella squadra del Viterbo in Serie A. Se in passerella o sui set fotografici riscuote un grande successo, il suo debutto come attrice regge bene il confronto, ha infatti recitato come una delle protagoniste nel film drammatico Cam Girl.

Se ti chiedessi di raccontarti, cosa risponderesti?
Raccontarmi è la cosa che meno m’appartiene, pur consapevole di quella che è l’epoca della sintesi di noi stessi: ora che raccontarsi è pubblicarsi, darsi al giudizio del mondo tramite sharing quotidiano di un ridicolo e superficiale sunto di noi stessi, minimizzato nella facciata del profilo social o nella lista delle nozioni che aiutino a delineare la nostra persona, è il pubblico, il numero di followers, il tuo essere “influencer” a stilare il resoconto della tua persona, non il tuo io. Un’avida e spietata classificazione lasciata al volere e al gusto altrui: è così che oggi improntiamo la ricerca della nostra individualità, il giudizio di noi stessi. Pura follia.

Quindi?
Quindi, ti ringrazio particolarmente per questa domanda, di quelle che chiunque vorrebbe sentirsi volgere, e che chiunque dovrebbe iniziare a porsi. Sono una ragazza baciata dalla fortuna nel nascere in salute, intelligente ed innamorata della vita; una famiglia alle spalle che mi ha sempre imposto l’umiltà come virtù: eterna gratitudine, una consapevole riconoscenza per non lamentarmi mai, quel volgere costantemente lo sguardo verso coloro che hanno meno per imparare ad apprezzare quello che si ha, e goderne a pieno in ogni istante, ad ogni conquista, per ogni nuovo obiettivo, da raggiungere con entusiasmo, dedizione e dignità.

Hai parlato dei social, cosa puoi dire riguardo a questa nuova moda di sbandierare tutto sul web?
La gente pubblica sui social, ma non s’interroga più su quello che vuole e su cosa è diventata.

Che cosa intendi dire?
Notificare non è vivere: l’immagine del profilo non rispecchia minimamente voi stessi, tantomeno quella riflessa negli occhi delle persone delle quali vi circondate. E nella vita potete solo scegliere.

Quindi?
A voi la sedia del regista.

Dove ti sei formata professionalmente?
Ho iniziato a lavorare prestissimo. A tredici anni ho intrapreso la carriera da modella. Avevo già il corpo di una donna, ma ero una bambina: fondamentale anche in quel caso mia madre che mi ha accompagnato nel primo anno di attività. Dai quattoridici anni in poi, a scuola la mattina, poi corso di portamento, dizione e all’allenamento.

Quali sono state le prime soddisfazioni?
Prime soddisfazioni come modella, sfilate e servizi per grandi marchi, ed in parallelo la passione per la pallacanestro, la mia prova razionale quotidiana, il mio mettermi a nudo coi miei limiti e lavorarci sopra.

Sei stata convocata nella nazionale giovanile?
A sedici anni sono stata convocata nella nazionale giovanile, e quella in serie A a Viterbo. Lascio moda e città, e vivo da sola questa esperienza meravigliosa che mi cambierà la vita.

Scegliesti lo sport alla moda?
Fu la mia scelta, non la mia strada. Non in Italia, non in quel modo. Intraprendo gli studi universitari a Perugia di comunicazione di massa, riprendo il lavoro da modella, poi la chiamata nel film di Mirca Viola come una delle protagoniste: la vita vuole che il mio ruolo sia quello di una giocatrice di basket. La notorietà che inizia ad ingranare, e la chiamata per questo nuovo ruolo di giornalista sportiva SKY, tramite FIP, a chiudere in bellezza. La passione e la dedizione vengono sempre ripagate prima o poi. È stato il mio riscatto personale.

Hai debuttato come attrice nel film drammatico Cam Girl?
È stata un’esperienza emozionante. Il mondo del cinema è affascinante per chiunque, e la lusinga con la proposta a far parte delle protagoniste del film è stata immediata. Ovviamente niente a che vedere con le attrici vere: per me è stata un’esperienza, e mi ha fatto un immenso piacere collaborare con persone competenti dalle quali ho potuto apprendere quale possa essere la preparazione e la determinazione che ci vogliono per diventare un attore. Penso che più che una professione, sia quello uno stile di vita, una vocazione innata.

Quale la tematica del film?
La tematica del film era inerente alla problematica attuale delle ragazze che si spogliano sul web, unita ad un altro disagio concreto della contemporaneità, quale disoccupazione. La regista ha voluto evidenziare questo fattore, non tanto per giustificare una scelta così estrema, quanto per sensibilizzare sul piano sociale le persone che messe alle strette vanno a perdere la propria dignità per tirare avanti. Senza dignità, senza rispetto per sé stessi, il sopravvivere non sarà mai vivere.

Puoi essere più precisa?
C’è il bisogno di ritrovare i valori, soprattutto quello di se stessi, della propria persona, del proprio essere unici. C’è sempre un’alternativa, ma a volte si prende sottogamba la più comoda, pensando di poter gestire tutto nella vita. Non è così, e il film una morale l’ha espressa, in maniera cruda, e inequivocabile. Immensa stima per Mirca Viola che per prima ha toccato una tematica ormai presente da anni, della quale nessuno aveva mai parlato prima del film.

Il lavoro più significativo nella tua carriera?
Non sono ancora arrivata a poterne determinare uno in particolare. Ogni lavoro è stato un gradino per creare quella che sarà la mia figura professionale più avanti. Il “ci sto lavorando”, non è mai stato più appropriato.

Cosa vuol dire lavorare nel mondo della moda?
La moda è un mondo meraviglioso, fatto di lustrini e paillettes: il limbo, il sogno condiviso, l’utopia della libertà d’espressione, dell’arte, della passione per la bellezza, del gusto. Amo la moda, con tutta me stessa. Quel suo essere a sé, quella sua spavalderia nell’affrontare il giudizio altrui, quel suo imporsi e reinventarsi come istituzione, dal nulla. Farne parte è una lama a doppio taglio: s’impara ad imporsi senza remore, ad approcciare con chiunque, a lavorare di squadra, perché nella creazione di qualsiasi prodotto il ruolo del sarto o della modella, dello stilista o del coreografo sono allo stesso livello d’importanza per il successo della collezione. S’impara ad essere umani, umili, che l’esser brillanti e il mettersi in gioco premia, che chiunque possa entrarne a sua scelta, perché c’è sempre spazio nella moda. Questo su carta però.

Cioè?
E’ un mondo spietato. L’esporsi al giudizio arma spesso di meschineria, di falsità, d’arrivismo, di competizione chiunque. E il poter entrare di chiunque, vale allo stesso modo per il non esser mai sicuro di non doverne uscire all’improvviso, rimpiazzato, “skippato” per far spazio alla novità, a contributi freschi, ad una spinta di modernità. La moda non è mai certezza: questo è la sua affascinante meraviglia, e la sua più grande e viziosa dannazione.

Modella, fotomodella o attrice?
Non mi rispecchio più in nessuna delle tre. Voglio rivendicare un “lato agonistico” in quella che è la costruzione del mio profilo professionale, che mi porti a poter scegliere in modo consapevole cosa voglio fare nella vita, cosa mi darà davvero soddisfazione, e sono ormai consapevole che non lo troverei in nessuno di questi profili professionali. Ne ho vissuto, ne ho fatto tesoro, me li sono goduti e faranno sempre parte del mio bagaglio personale, una parentesi felice ed idilliaca.

Progetti?
Ho ripreso gli studi, e con la maturata ambizione di concluderli quanto prima, e d’improntare tutt’altra carriera. Amo scrivere, ed il giornalismo mi ha sempre appassionato. Ho grandi progetti. Ma aspetto di rendervene partecipi alla prossima vera soddisfazione.

Sledet.com ringrazia per l’intervista.

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