Medaglia al merito ai membri del Moby Prince la richiesta di Luchino Chessa


Il professor Luchino Chessa chiede sia riconosciuta una medaglia al merito per tutti i membri dell’equipaggio del Moby Prince


Articolo di Desirè Sara Serventi

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Il figlio del Comandante del Moby Prince il prof. Luchino Chessa, in veste di portavoce dei familiari delle vittime del traghetto passeggeri, a gran voce chiede in un comunicato stampa alle Istituzioni, che sia riconosciuta una medaglia al merito per tutti i membri dell’equipaggio del Moby Prince.
Nel comunicato il prof. Luchino Chessa asserisce che:
“Per la festa dei lavoratori, non possiamo non ricordare i nostri cari morti nella strage del Moby Prince. Su quel traghetto passeggeri in servizio da Livorno ad Olbia c’erano 66 persone che erano membri dell’equipaggio e stavano facendo il loro lavoro, ognuno con il suo ruolo, ognuno addestrato al lavoro quotidiano, ma anche all’emergenza. E l’emergenza si è presentata improvvisamente in una tranquilla notte di primavera del 10 aprile del 1991. Non sappiamo cosa sia successo nei minuti precedenti la collisione, ma siamo sempre più sicuri, e noi lo sapevamo già, che tutti i membri dell’equipaggio del Moby Prince hanno fatto il loro dover fino in fondo. Prima o in prossimità della collisione con la petroliera AGIP Abruzzo, i membri dell’equipaggio hanno radunato tutti i passeggeri nei punti di riunione, mentre in plancia il comandante, il primo ufficiale e il timoniere hanno tentato di risolvere il problema, pur nella ineluttabilità della collisione. I membri dell’equipaggio che secondo le procedure facevano parte del drappello antincendio, hanno indossato le tute ignifughe e si sono presentati sul ponte di poppa con le manichette antincendio e sono state carbonizzati in brevissimo tempo dalle fiamme. Come il Comandante ed il primo ufficiale che sono rimasti sul ponte di comando e fino all’ultimo hanno tentato l’impossibile. Poi raggiunti dalle fiamme sono morti carbonizzati. Mio padre, il Comandate Ugo Chessa, l’ho riconosciuto perché aveva il mio orologio e per un ponte odontoiatrico per il resto era un tronchetto carbonizzato di poco meno di mezzo metro. I membri dell’equipaggio che dopo aver portato i passeggeri nel salone Delux, coibentato e con porte tagliafuoco, sono stati fino all’ultimo con loro, nella speranza per loro concreta che i soccorsi sarebbero arrivati quanto prima, ed invece il loro calvario è durato ore, ore di attesa in un inferno di fumo e fiamme. E nel momento che è stata percepita la presenza dei soccorsi, dopo ore di attesa, qualcuno dell’equipaggio è sceso in sala macchine e ha messo le eliche in “folle”, pensando che ormai tutto sarebbe andato per il meglio. Poi invece di cercare da solo vie di fuga, è tornato del zona di riunione per continuare il suo compito con da procedura. A parte il mozzo Alessio Bertrand, recuperato oltre un’ora dalla collisione, gli altri 65 membri dell’equipaggio sono morti durante il loro lavoro e, anche da quello emergendo sempre di più anche nei lavori della Commissione Parlamentare di inchiesta, con pieno spirito di abnegazione e di sacrifico. Le sentenze dei processi e da ultimo la sentenza di archiviazione delle indagini bis del 2010 hanno disegnato un equipaggio distratto, superficiale e chiediamo che coloro che hanno scritto certe nefandezze facciano un passo indietro e chiedano scusa. Nel frattempo chiediamo che le Istituzioni, nelle persone del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, dei presidenti del Senato e della Camera, Piero Grasso e Laura Boldrini e del presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, si impegnino per riconoscere la medaglia al merito a tutti i membri dell’equipaggio del Moby Prince. Noi familiari delle vittime nel frattempo attendiamo verità e giustizia”, queste le parole dal professor Luchino Chessa.

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