Doppia discriminazione per chi è disabile e omosessuale: spiega Nadir Malizia


La società nel suo complesso pensa che se hai una disabilità, non puoi amare, lavorare, avere disponibilità economica, niente di più falso. E’ la società che non ci permette di poterlo fare: asserisce Nadir Malizia

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E’ l’autore del libro autobiografico “Vita su quattro ruote” Nadir Malizia, specializzato in diritto comunitario e diritto internazionale dell’Unione Europea. In Vita su quattro ruote l’autore ha voluto smuovere la società troppo spesso carica di pregiudizi e mettere quindi in evidenza, la doppia discriminazione a cui vanno incontro coloro che sono sia disabili che omosessuali. Per lui la società crede che se una persona è disabile, non può amare, lavorare o fare carriera e questo non corrisponde al vero perché afferma che, è la società che gli mette nelle condizioni di non poter fare determinate cose e aggiunge che, la diversità è una risorsa e non va lasciata da parte ma deve essere parte integrante di una società civile.

Se ti chiedessi di raccontarti cosa risponderesti?
Direi che sono una persona che ama mettersi in gioco, che ama le sfide e vedere dove mi porteranno in seguito.

La tua infanzia come è stata?
È stata come tutti gli altri bambini, anche se sono dovuto crescere in fretta. La vita mi ha messo fin da subito alla prova dai primi anni di vita fino all’adolescenza, passandola tra casa, scuola e ospedali. Tutto questo non mi ha mai creato problemi, affrontavo tutto con il sorriso.

I tuoi compagni di classe come si rapportavano con te?
Si rapportavano benissimo. Non mi facevano sentire diverso ma come un loro pari.

Credi che l’educazione alla disabilità andrebbe insegnata?
Credo che sia molto importante portare il tema della disabilità nelle scuole. È da qui che bisogna iniziare; con la nuova generazione, sperando che possano far parte di una società priva di pregiudizi e che venga accettata ogni tipo di diversità.

“Vita su quattro ruote” è il titolo del tuo libro. Come nasce l’idea?
Il tutto è nato per caso. Sentivo che dovevo mettermi al servizio degli altri, raccontando la mia testimonianza. Inoltre volevo smuovere una società ormai piena di pregiudizi, anche se molte cose sono cambiate la strada è ancora lunga.

Di cosa tratta?
Ho cercato di trattare in questo libro autobiografico, temi personali che possano riguardare tutti, scontrandosi con la società odierna. C’è tanto di me, donando le mie emozioni, sentimenti, paure che ora non sono solo mie ma di tutti.

E’ vero che è difficile associare un disabile ad un rapporto, tu dici che viene visto sempre come un infermiere, per quale motivo?
Ho usato la parola infermiere perché rende bene l’idea in quello che sto per dire. La maggior parte delle persone credono che quando frequenti una persona diversamente abile, abbia sempre bisogno di aiuto, ma non è così. Molti di noi sono autonomi e chiediamo aiuto quando c’è bisogno. Siamo persone non siano persone da accudire, non siamo degli incapaci.

Nel libro non tratti solo di disabilità, ma anche di omosessualità?
Ho pensato di affrontare il tema dell’omosessualità perché è importante, nessuno ne parla compresi i giornali e mass media che si occupano di omosessualità soltanto tra normodotati ma ci sono uomini e donne come me che oltre a essere disabili sono anche omosessuali. Quindi ho ritenuto doveroso raccontare la mia testimonianza con quale convivo bene la mia vita. Ho conosciuto persone che non accettano nessuna delle due e io li ho aiutati con il tempo ad accettarsi, nonostante ci siano ancora pregiudizi in merito.

Da chi è stato pubblicato?
Il libro è stato pubblicato da una casa editrice di Roma la GruppoC1V Edizioni. È una casa editrice, capace di affrontare qualsiasi tipo di tema. La gestisce l’editore Cinzia Tocci il direttore Editoriale Federica Barbarossa.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere ai lettori?
Il messaggio che vorrei trasmettere con il libro ė che la diversità è una risorsa e non va lasciata da parte ma deve essere parte integrante di una società civile.

Dici che se si parla di omosessuale e disabile c’è una doppia discriminazione. Cosa intendi dire?
Per molti essere disabile e omosessuale ė una doppia discriminazione perché si teme essere presi in giro e cosa ancora più grave essere lasciati da parte.

Ti è capitato di essere additato per tale motivo?
Personalmente è capitato anche a me ma più per la mia condizione di disabile che per la mia omosessualità. Crescendo cominci a fregartene di tutte le malelingue e affronti tutto a testa alta. Il mio carattere positivo mi fa affrontare ogni situazione traendone a volte un insegnamento, migliorando come uomo.

Si parla di adozioni alle coppie gay. Cosa ne pensi?
Questo è un tasto dolente. In questi giorni se ne parla ovunque. Chi sono io per giudicare. Dico solo dove c’è amore c’è famiglia.

Quali sono gli stereotipi sui disabili?
In una passata intervista per un giornale online di Bruxelles mi chiesero quali stereotipi esistevano sui disabili e io risposi che ne esistono molti. La società nel suo complesso pensa che se hai una disabilità, non puoi amare, lavorare, avere disponibilità economica, niente di più falso. E la società che non ci mette in condizione di poterlo fare.

Perché?
Semplicemente perché veniamo considerati cittadini di serie C.

A tuo parere sono rispettati i diritti dei disabili?
No assolutamente. Siamo dei cittadini che non servono alla società. Se vuoi quello che ti spetta o paghi o non ricevi quello che chiedi.

Sei mai stato vittima di diritti negati?
Soprattutto nel lavoro. Pur facendo parte delle categorie protette niente da fare. All’ufficio di collocamento ti propongono mansioni come carpentiere, operaio anche se hai una laurea. Con tutto il rispetto per queste professioni ma mi spiegate come posso svolgerle?

Nonostante una laurea in giurisprudenza e tu sia un Giurista specializzato in Diritto Internazionale dell’Unione Europea, hai difficoltà a trovare un lavoro?
A causa principalmente delle barriere architettoniche che si trovano all’interno degli edifici. E poi per gli studi legali dove ho fatto il colloquio per poter svolgere la pratica forense, hanno detto che secondo il loro parere sono troppo preparato visto che so due lingue e sono specializzato in Diritto Comunitario e Diritto internazionale dell’ Unione Europea.

Come venite considerati dalla società?
Siamo considerati gli ultimi. Cosa che ho toccato con mano all’estero non è così, siamo trattati con rispetto e vengono ascoltati.

A tuo parere la società vi mette dei limiti per la vostra indipendenza? 
Purtroppo devo rispondere di si c’è un passo del mio libro”Vita su quattro ruote” dove dico che io mi sento un uomo normale in una società disabile che non vuole vedere al di là dei propri occhi.

Cos’è per te l’autonomia?
L’autonomia per me significa indipendenza, libertà di essere cittadino del mondo senza chiedere l’aiuto continuo di qualcuno, ma solo quando è necessario.

Dici che la disabilità è una risorsa. Che cosa intendi dire?
Ma la maggior parte delle persone con diverse abilità ha raggiunto degli ottimi livelli di studio e potrebbe essere utile alla società ma non solo, può insegnare anche a vedere la vita con occhi diversi e vedere quello che è veramente importante.

Se potessi dire qualcosa a chi sta ai vertici del potere, cosa diresti?
Di essere considerati come tutti cittadini con pari diritti e doveri.

Alla società?
Che siamo tutti uguali con le nostre diversità.

Attualmente in cosa sei impegnato?
Sto scrivendo un secondo libro che riguarda il mondo della lirica.

Progetti?
Con la casa editrice ci sono tanti progetti in piedi che vorremmo portare avanti, ma non posso dire nulla.

Vuoi aggiungere altro?
In un futuro spero presto mi piacerebbe occuparmi di Diritti Umani per le persone disabili e non.

Sledet. com ringrazia per l’intervista Nadir Malizia.

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