Intervista alla rocker campana Lea


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E’ una tipa tosta e determinata la cantautrice rock campana Lea. Simpatica e alla mano, ha risposto con grandissima schiettezza alle domande che le abbiamo rivolto qualche giorno dopo l’ uscita del suo primo cd ufficiale, recante come titolo il suo semplice nome, e pubblicato per Hammer Music.

Domanda a bruciapelo: chi è Lea?
Una musicista che scrive canzoni ed un’interprete delle canzoni che scrive.

Con quali parole descriveresti il tuo rapporto con la musica?
Viscerale, necessario ma non ossessivo, oltre che un rapporto d’amore totalizzante ma basato sulla stima reciproca!



Un disco sulle stagioni in senso stretto, e in senso lato sulle stagioni della vita: perchè questa scelta?
Perchè la scrittura è durata il tempo di tutte e quattro le stagioni ma in senso lato perchè parallelamente ogni stagione mi ha visto in un momento compositivo diverso, le canzoni che le caratterizzano infatti hanno quattro punti di vista completamente diversi sulla vita.
Lo stato d’animo è di per se una stagione?
C’è bisogno di chiederlo? Assolutamente sì!



Che idea hai sui talent show?
I talent show sono un’ottima vetrina, la visibilità che ti da la tv in un momento così breve non ha pari, il problema è non diventare meteore, se non hai basi solide è difficile stare in piedi, ma questo vale in ogni occasione che la vita ci offre, solo che l’aggravante del talent è che è tutto amplificato.


Qual è il tuo rapporto con il pubblico?
Ottimo, è la gente che mette in moto la musica che scriviamo, possiamo comporre anche le canzoni più belle del mondo, ma senza nessuno ad ascoltare è difficile che possano decollare e muoversi da sole

E con i social?
Molto buono, li uso, ma con la giusta distanza, il problema è che fondamentalmente io sono una donna analogica!


E per concludere, prima di salutarci: ci riveli a che cosa stai lavorando ora?
Stiamo lavorando su più fronti per promuovere al meglio l’album, di conseguenza tanti concerti, che poi è la dimensione che preferisco.

Intervista di Ilaria Grasso

foto di Giuseppe Barbato

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