L’onore e il rispetto… delle regole


Trasformismo all’Italiana


Articolo di Mirko Zucca

Sondaggio Piazza Pulita - Principale

In questi giorni, da sempre, e per qualsiasi posizione politica riguardante il Movimento 5 Stelle (M5S), abbiamo assistito alla solita spruzzata di mer*a da parte di TV, radio e giornali indirizzata ai parlamentari ed ai garanti pentastellati.

Il tutto, parte dalla decisione del gruppo M5S di Roma, di “darsi” come regola, tra le altre, il pagamento di € 150.000 nel caso, uno o più degli eletti, volesse non aderire più al programma politico per Roma o volesse andar via dal Movimento per intascarsi tutto lo stipendio fino a fine legislatura (che per gli eletti del M5S, come noto, è di circa la metà rispetto agli “Onorevoli degli altri Partiti”, poiché l’eccedenza, la mettono in dei fondi a disposizione dei cittadini). beppegrillo.it/…/codice_comportamento_M5SRoma.pdf

Partiamo dal principio e da ciò che è noto.

L’articolo 67 della Costituzione Italiana recita: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Questo articolo della Costituzione italiana fu scritto e concepito per garantire la libertà di espressione più assoluta ai membri del Parlamento italiano eletti alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica. In altre parole, per garantire la democrazia i costituenti ritennero opportuno che ogni singolo parlamentare non fosse vincolato da alcun mandato né verso il partito cui apparteneva quando si era candidato, né verso il programma elettorale, né

verso gli elettori che, votandolo, gli avevano permesso di essere eletto a una delle due Camere. it.wikipedia.org/…/Articolo_67_della_Costituzione_italiana

Quando questo articolo della Costituzione Italiana fu concepito, quest’ultimo, aveva un senso, dato che era “appena” terminata la seconda guerra mondiale ed ancora puzzavamo di “dittatura”. Ora però, 60 anni dopo, questo articolo della nostra Carta Costituente, pare essere “sorpassato”… e non perché non sia necessaria la libertà d’espressione del parlamentare, ma per via dell’Uso che viene fatto dagli stessi parlamentari di questo articolo. Quante volte, gli “onorevoli”, usando l’assenza del “vincolo di mandato”, han cambiato sponda da destra a sinistra e viceversa, oppure si son accomodati nel “gruppo misto” (che ricordo essere il terzo “partito” più numeroso dopo Partito Democratico (PD) ed il M5S)? Quante volte, questo trasformismo, a noi elettori\cittadini ci ha fatto esclamare “hanno il cu*o attaccato allo scranno parlamentare?” Ora, una forza politica, che nel suo “piccolo” vorrebbe eliminare questa “mancanza di rispetto” verso gli elettori, perché dovrebbe essere bersagliata insistentemente su una “regola” che dovrebbe essere semplicemente di buonsenso?

Candidarsi e fare il portavoce del M5S, non è un ordine del medico a cui devi assolvere… puoi tranquillamente Non candidarti come rappresentante del M5S, oppure, se pensi che, a metà legislatura, il tuo pensiero non sia più in linea con i “principi del M5S”, potresti fare una cosa rivoluzionaria… dimetterti!

Sembrerà strano, eppure questo della “multa” ai voltagabbana, non è una novità! La stessa identica “norma”, in Italia, fu introdotta qualche anno fa da Antonio Di Pietro per l’Italia dei Valori (IDV), che puniva le interruzioni del mandato per “espulsione dal partito o dimissioni”, con una multa di € 100.000. Però, giornali, tv e radio, non ne diedero così “risonanza” quanta ne han data

in questi giorni, accusando Grillo e Casaleggio, ricordo, garanti delle regole del M5S, d’essere dei “dittatori” e voler decidere “loro” per il Comune di Roma.

Se però la Stampa non mi ha stupito, dato che è da anni che disinforma, chi invece mi ha lasciato di stucco, è la posizione del PD, che, ergendosi a “Paladino della giustizia”, commentava come “ingiusta ed opaca” la decisione del M5S nel far firmare ai propri candidati questo “contratto”. Ciò che però il PD non dice, è che nel proprio statuto, all’articolo 22, “Doveri degli eletti”, al comma 2, c’è questa norma:

Gli eletti hanno il dovere di contribuire al finanziamento del Partito versando alla tesoreria una quota dell’indennità e degli emolumenti derivanti dalla carica ricoperta. Il mancato o incompleto versamento del contributo previsto dal Regolamento di cui all’articolo 36, comma 2, è causa di incandidabilità a qualsiasi carica istituzionale da parte del Partito Democratico, nonché dei provvedimenti disciplinari di cui al Regolamento previsto all’art. 39 e 40 del presente Statuto. partitodemocratico.it/statuto

Quindi un Parlamentare PD, che rifiuta di dare la quota del proprio stipendio al Partito, verrà cacciato o meno dal PD? La loro norma è dittatoriale o meno, dato che son obbligati a dare parte del loro lauto stipendio per regolamento?

Altra cosa di non poco conto, è che i soldi eventualmente “incassati” dal M5S in caso di “tradimento del mandato”, verrebbero utilizzati totalmente nella beneficenza, e non intascati dal duo Grillo\Casaleggio come fatto ampiamente credere dai mass media!

In sintesi, penso che bisognerà aprire bene gli occhi! Perché solo coerenza e rispetto delle regole senza nessuna deroga ci potranno salvare.

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