Chiacchierando con il regista Francesco Branchetti


Impegnato in teatro con lo spettacolo Medea nel doppio ruolo di regista e attore. In scena l’affermato artista vestirà il ruolo di Giasone, mentre Medea sarà interpretata da Barbara De Rossi


Intervista di Desirè Sara Serventi

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Ama definirsi un teatrante, il grande attore e regista Francesco Branchetti. Il suo è un curriculum d’eccezione, ricco di lavori sia in teatro che in televisione e cinema. La sua attività non si limita a questo, infatti la sua evidente preparazione artistica, gli permette di collaborare con i maggiori drammaturghi italiani contemporanei mettendo in scena molti loro testi. Come attore Francesco Branchetti ha lavorato in svariate fiction e films di successo, dove il suo talento sempre emerge con naturalezza. Impegnato con lo spettacolo teatrale di Medea di Jean Anouilh, dove vestirà un doppio ruolo, quello di regista e di attore nel ruolo di Giasone, affiancato in scena nel ruolo di Medea, dalla bravissima attrice Barbara De Rossi.

Nasci come attore per poi occuparti di regia. Come è avvenuto questo passaggio?
È un passaggio avvenuto molto naturalmente, lavorando come attore con registi come Francesco Maselli in cinema o come Riccardo Reim, Carlo Quartucci in teatro, registi dal talento straordinario e spesso circondati da professionisti straordinari, è stato così che ho iniziato ad essere attratto dalla regia, e ho cominciato abbastanza presto a fare delle regie e devo dire che sono stato molto fortunato e ho potuto quasi subito dirigere grandi attori come Gabriele Ferzetti, Pino Micol e molti altri.

Quali sono le differenze che hai trovato?
Sono due lavori completamente diversi che richiedono competenze, caratteristiche, attitudini e qualità totalmente diverse, ma sono due professioni altrettanto meravigliose e per me ormai è vitale esercitarle entrambe.

Credi che lavorare sia nel mondo della regia che in quello della recitazione, dia una marcia in più?
Credo che una marcia in più la dia solo tentare di farlo bene.

Qual è stata la tua formazione nel mondo dello spettacolo?
Ho iniziato con il teatro negli anni ‘90 prima come attore e poi anche come regista. Come attore dopo essermi diplomato alla scuola di teatro “La Scaletta” diretta da G.B. Diotajuti ho frequentato i corsi di Francesca De Sapio e del grande mimo Marcel Marceau e poi, ho iniziato subito a lavorare sia in teatro che in televisione che al cinema; come regista sono stato molto fortunato con i miei primi spettacoli e ho quindi avuto la possibilità prestissimo di portare i miei spettacoli nei teatri più prestigiosi a livello nazionale.

Che cosa rappresenta per te il teatro?
Il teatro è diventato la mia vita, non saprei immaginarmi a fare altro. Il teatro secondo me inoltre oggi è ancora più importante di sempre, perché ha una libertà maggiore rispetto alla televisione di poter affrontare in maniera critica e approfondita temi importanti e di grande attualità e ha la possibilità di farlo confrontandosi ogni sera con il pubblico e questo confronto secondo me è vivo e vero come altrove è difficile immaginare. Il mio teatro inoltre risponde all’esigenza di parlare di ciò che mi circonda sia se porto in scena un testo moderno sia nel caso che si tratti di un classico di cui cerco sempre di mettere in evidenza la modernità e spesso la sconcertante attualità.

Cosa puoi dire riguardo le tue collaborazioni, con i grandi drammaturghi italiani contemporanei?
Ho cercato sin da subito di portare in scena i testi migliori ed ho avuto la fortuna di mettere in scena quasi tutti i maggiori autori italiani contemporanei, per me è essenziale nella scelta di fare uno spettacolo la scrittura, e la collaborazione con grandi drammaturghi mi ha aiutato molto a sviluppare idee, progetti teatrali che quasi sempre siamo poi riusciti a portare in scena.

Per te non sono tardati premi e riconoscimenti?
Senz’altro i premi sono un forte stimolo a non fermarmi, anzi, ad andare avanti con maggiore decisione e convinzione; i premi rappresentano certamente una conferma al lavoro fatto, ma sono soprattutto un incoraggiamento per nuovi slanci artistici e creativi.

Quali sono i lavori a cui sei più legato?
Come attore senz’altro a “Cronache del terzo Millennio” un film di Francesco Maselli e in teatro quando ho interpretato Antonio nell’ “Antonio e Cleopatra” di Shakespeare a Taormina, Segesta.

Come regista?
Come regista in teatro sono particolarmente legato a molti spettacoli ma se proprio ne devo citare qualcuno direi : “Scandalo” con Gabriele Ferzetti, “Corale dell’attesa” di Manfridi, “Senso” di Gianni Guardigli , “Girotondo” di Schnitzler e “Medea” di Anouilh con Barbara De Rossi che sta per tornare in scena a Milano al teatro San Babila dal 26 febbraio al 6 Marzo, a Roma al Teatro Ghione dal 15 al 24 marzo e sarà in tournée in molte città italiane e in Svizzera.

Spieghi il motivo per cui sei più legato a questi lavori?
Per ognuno il motivo è diverso per Cronache del terzo Millennio il motivo fu la maestria di Maselli, per Antonio e Cleopatra il motivo fu l’enormità della mole di lavoro e la soddisfazione alla fine fu grande, al Corale dell’attesa sono molto legato perché è il mio spettacolo forse più coraggioso e il risultato ci premiò, Scandalo è il primo spettacolo in cui ho avuto la possibilità di dirigere un grande attore come Gabriele Ferzetti e l’emozione fu enorme; Girotondo, Senso e Medea sono spettacoli inseguiti e realizzati in un’atmosfera di passione e magia che è quello che più mi gratifica quando faccio teatro.

Teatro, cinema o televisione?
Teatro senza dubbio, perché è la mia maniera di comunicare col mondo ed è la cosa che faccio con maggiore gratificazione.

Quali sono a tuo parere le difficoltà per un giovane attore teatrale?
Riuscire a distinguere nella moltitudine di tutto quello che c’è in giro quali sono le vie da seguire; la carriera di un attore dipende dai registi che incontra nel suo percorso e credo che adesso sia piuttosto difficile orientarsi nelle scelte per dare senso e sviluppo ad un percorso attoriale in teatro.

Il teatro in Italia è apprezzato quanto merita?
Credo che oggi purtroppo il rapporto tra gli spettatori e il teatro sia un rapporto estremamente in crisi fatta eccezione per un teatro estremamente commerciale e di marca “televisiva” il teatro e la prosa veri stanno vivendo un momento molto difficile.

Per quale motivo?
La ragione è estremamente complessa e non riguarda solo la competizione con la televisione è una ragione più “culturale” in senso stretto e, devo dire che in Italia si fa molto poco per promuovere una cultura teatrale e riportare il fatto teatrale al centro del quotidiano della gente come in molti altri paesi europei.

Attualmente sei impegnato con lo spettacolo teatrale Medea di Jean Anouilh, qual è il tuo ruolo?
Avendo curato la regia dello spettacolo in realtà si tratta di un doppio ruolo estremamente impegnativo ma molto gratificante, dal 23 Febbraio sarò in tournée con uno degli spettacoli più impegnativi che possano esistere per un regista e nello spettacolo inoltre interpreterò Giasone ruolo importante quanto difficile per cui credo proprio di non potermi lamentare.

Cosa vuol dire mettere in scena questo spettacolo?
Mettere in scena oggi “Medea” di Jean Anouilh significa non solo rendere omaggio ad uno dei più grandi autori del teatro francese del Novecento, ma anche e soprattutto riscoprire un testo straordinario da ogni punto di vista, un testo in cui regna un personaggio come quello di Medea dalla enorme forza tragica, nella sua solitudine straziante, nella sua sensualità dolorosa, nel suo essere votata ad un amore che non conosce limiti, nella sua disperazione, nel suo essere travolta da un sentimento incontrollabile e nella sua rivolta alle regole. Anouilh, mirabilmente, rende sentimenti e rapporti sempre più assoluti e universali, nella loro più scoperta quanto complessa umanità. La tragedia e la vicenda umana ed esistenziale di Medea assumono nel testo significati appunto universali e di straordinaria attualità.

Descrivi il personaggio di Medea?
In scena Medea dolorosamente emarginata vive, insieme alla Nutrice, una condizione di disperata solitudine e, ancora di più, la sua condizione di estraneità dovuta al suo essere “barbara” e “diversa” in una lotta feroce per la sua dignità di donna e per un amore che non conosce limiti. Medea sarà emblema dell’amore e insieme della morte e la tragedia vivrà tutta in lei e nella sua sfaccettata e travolgente personalità.

Qual è l’intento?
Quello di restituire al testo la straordinaria capacità, attraverso la voce di Medea e degli altri personaggi, di parlare, di evocare, di “far apparire” un mondo di passioni estreme, di paure, di incubi, di umane debolezze, di solitudine, di lotta disperata per la propria dignità, di forze oscure, misteriose, magiche ed arcane, di pulsioni innominabili, di violenza, in cui tutti noi finiremo per trovare, attraverso la parola di Anouilh, il nostro presente più dilaniato, il nostro oggi cosi travagliato, sia che si parli di rapporti umani, che di guerre, che di contrapposizione fra culture, che di “esuli”, che di lotta per il potere, che di eventi “straordinari” di violenza oppure di dolore o di sofferenza, che sembrano talvolta evocare il mito e gli straordinari personaggi mirabilmente disegnati dalla penna di Anouilh.

Qual è il punto di forza dello spettacolo?
Il punto di forza di questo spettacolo è l’interpretazione straordinaria di Barbara De Rossi, il suo magnetismo in scena, la sua umanità e la profondità e verità che ha saputo dare ad ogni battuta e ad ogni istante dello spettacolo.

Come è stata impostata la struttura drammaturgica?
Ho rispettato fino in fondo il testo di Anouilh. La “Medea” di Anouilh ha una struttura drammaturgica molto forte e caratteristiche specifiche ed originali che la rendono unica. In pochi testi come in questo ho trovato la perfezione della drammaturgia unirsi alla costruzione di personaggi teatrali dalla potenza tragica strepitosa e ad un’indagine psicologica straordinaria.

Se dovessi parlare dello spettacolo descrivendolo ai lettori, cosa diresti?
La regia e lo spettacolo ricostruiscono scenicamente, visivamente, musicalmente, il mondo della protagonista e dei suoi sentimenti “straordinari”, “estranei”, da “emarginata”, la sua anima straziata e dolente, capace di piegarsi al dubbio, alla debolezza, addirittura alla tenerezza più struggente, che, secondo me, tanto ci parlerà della condizione universale della donna, pur se indagata in un esempio estremo ed eccezionale.

A interpretare Medea è la bravissima attrice Barbara De Rossi?
È stato ed è un onore per me poter lavorare con Barbara De Rossi, uno dei volti più conosciuti e soprattutto una delle più grandi attrici del cinema italiano, attrice dal talento straordinario e dal fascino e dal carisma da tutti conosciuto, più volte diretta da grandi maestri del cinema come Alberto Lattuada, Carlo Lizzani, Claude Chabrol, interpretando magistralmente ruoli difficili e complessi accanto ad attori di fama internazionale tra i quali Marcello Mastroianni, Bob Hoskins, Antony Hopkins, Susan Sarandon, Klaus Kinsky, Christopher Lambert, Brad Davis e molti altri.

Vuoi parlare di lei come attrice?
Ho amato infinitamente dirigere attori come Gabriele Ferzetti o Pino Micol per il loro talento, la loro maestria, tecnica, ma soprattutto per la loro spaventosa generosità e capacità di mettersi in discussione con coraggio ed infinità umiltà. Barbara è questo tipo di attrice. Mi entusiasma dirigere chi mette tutto se stesso in ciò che fa e devo dire che sono stato molto fortunato ad incontrare sul mio cammino più volte attori di questa natura e statura professionale.

Da chi è prodotto lo spettacolo?
Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Garage di Genova con cui ho già lavorato in passato e che in anni così difficili per il teatro continua a fare scelte coraggiose come è successo anni fa con “Girotondo” di Schnitzler e adesso con “Medea” di Anouilh.

Quando andrà in scena lo spettacolo?
Lo spettacolo inizierà la tournée invernale il 23 Febbraio ad Albenga e proseguirà in molte città italiane e in Svizzera, a Milano sarà in scena al Teatro San Babila dal 26 Febbraio al 6 Marzo e a Roma al teatro Ghione dal 15 al 24 marzo.

 Sledet.com ringrazia il regista Francesco Branchetti per l’intervista.

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