Intervista al promettente attore Salvatore Ruocco 1


Un’escalation di successo per il promettente attore, dove tutti i film cui ha partecipato sono stati selezionati ai Festival internazionali


Intervista di Desirè Sara Serventi

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Nasce come pugile promettente il prestante attore Salvatore Ruocco. Il ring era la sua passione, una passione che lo portò, inseguito ad una squalifica ad imbattersi in un mondo pericoloso, quello della boxe clandestina, dove le persone ”per bene” scommettevano sui pugili, come se la scommessa riguardasse degli oggetti, dove l’importante era vincere e portarsi il premio a casa. Ma lui non è una persona che si accontenta, ma è uno che vuole ottenere il meglio, e lo vuole ottenere con onestà e giustizia, ecco perché appende i guantoni dei match clandestini al chiodo, e inizia a frequentare dei corsi di recitazione, scoprendo una nuova vocazione, in cui il ring era rappresentato dal set. Sul palcoscenico il suo talento non passa inosservato ai grandi del cinema, che lo cercano per interpretare ruoli importanti, da Abel Ferrara a Leonardo di Costanzo e altri colossi del cinema.

Muovi i tuoi primi passi nel mondo del pugilato ma inseguito ad una squalifica, per inseguire la tua passione verso la boxe, ti imbatti sui match clandestini. Che ricordo hai di quel periodo?
Ricordo con quale accanimento la gente rispettabile, puntava sui match. C’erano personaggi di un certo rilievo che scommettevano a distanza, e mandavano altre persone. Altre volte, c’erano dei falchi dell’anticrimine che venivano a scommettere senza problemi.

Dopo la squalifica, come è stato il tuo rapporto con chi ti stava vicino?
Dopo la squalifica ho smesso anche con i match clandestini, quindi con quel filo che mi legava con determinate persone, che pensavano solo agli interessi e a fare soldi, era gente spietata.

Allora cosa hai fatto?
Per un periodo mi rintanai in un convento dei cappuccini. Lì c’era padre Alessandro, un mio amico.

Il periodo in convento, che cosa ha significato?
Attraverso quel silenzio ho capito chi fosse veramente Salvatore, e cosa volesse dalla vita. Attraverso quel silenzio mi sono salvato. Parecchi miei amici o sono morti o stanno in galera. A volte bisogna contemplare sul tuo cammino, solo così puoi diventare luce di te stesso.

Parli del suo percorso formativo nel campo della recitazione?
Dopo la squalifica, ho partecipato ad un corso di recitazione diretto da Lello Serao e Renato Carpentieri. Poco dopo ne feci un altro, con gli allievi attori di Peter Brook. Ancora oggi studio, perché credo che un attore non debba mai smettere di studiare.

In quali spettacoli teatrali hai partecipato?
“L’opera di periferia” di Pasquale De Cristofaro, e “KO” di Alessandra Cutolo che è stato ideato e scritto da me, insieme alla regista.

Quale era il tuo ruolo?
In entrambi gli spettacoli, ero il protagonista.

Poi sei entrato direttamente nel grande schermo?
Beh devo dire che ho avuto la fortuna di essere entrato subito dalla porta del grande schermo. Ciò però, mi fa avere poco tempo per il teatro, che amo molto. Un giorno porterò in scena Otello, di William Shakespeare.

Come sei stato scelto nel cast di Gomorra?
Mentre ero in scena con uno spettacolo al Teatro Parioli di Roma, venne a vedermi Matteo Garrone, che mi scelse per Gomorra.

Che cosa ha rappresentato per te, far parte del cast?
Garrone, come Ferrara, Costanzo e tanti altri registi con cui ho avuto la fortuna di lavorare, mi hanno insegnato tanto.

Vuoi essere più preciso?
Un attore nel momento in cui è sul set, a parte immedesimarsi ed essere quel personaggio che gli è stato assegnato, deve assorbire come una spugna tutti i consigli e le indicazioni che gli da il regista, per poi metterli in atto, nella esperienza successiva.

Tra le tue esperienze nel mondo della recitazione, quale reputi la più importante?
Tutte le mie esperienze le reputo importanti. Non c’è progetto che non mi abbia regalato qualcosa. Tutti i film cui ho partecipato sono stati selezionati a Festival importanti nel mondo, dal Festival di Cannes alla Mostra di Venezia, e tantissimi altri ancora. Alcuni hanno vinto premi importanti.

Cosa significano per te, quei premi?
Sai, è un po’ una ricompensa per il lavoro portato a termine, ma soprattutto è suggestivo per il tuo percorso artistico.

Al ciak?
E’ buona la prima.

Il tuo primo ciak?
Il mio primo ciak è stato per la “Squadra” Rai. Ero il protagonista di puntata, e avevo l’emozione a mille.

Teatro o cinema?
Amo il Teatro quanto il cinema. Hanno due colori di emozioni diverse. Ma ogni volta che si va in scena con uno spettacolo, o un set, per me è come se fosse il primo giorno della mia carriera.

Che cosa intendi dire?
Rimane accesa in me quell’emozione mischiata con ansia, e il giorno che non proverò più queste determinate sensazioni, credo che cambierò mestiere.

Cosa puoi dire riguardo al cinema italiano?
Il cinema italiano artisticamente è il migliore del mondo, anche se negli ultimi anni la crisi si fa sentire anche lì. Ci vorrebbero più produttori coraggiosi, e non favorire solo progetti sicuri.

Cosa deve avere un copione per suscitare in te la voglia di interpretare un determinato ruolo?
Ultimamente a malincuore ho rifiutato qualche lavoro. Prima di essere attori, dobbiamo essere noi stessi, e se un progetto non ci piace, non dobbiamo accettare per forza. Personalmente una sceneggiatura deve colpirmi dalla prima lettura, e come se fosse, amore a prima vista.

Il genere in cui prediligi recitare?
Sono pronto a interpretare tutti i generi, siano drammatici, gangster, thriller, o sportivi.

Lontano dalle luci dei riflettori, come sei?
Adesso devo scappare, qua ci sono cinque dei miei sedici nipoti,mi diverto molto con loro.

Non vorrai scappare senza rispondere?
Lontano dai riflettori sono molto riservato, anche timido. Alcuni amici non capiscono come faccio nei film ad avere quella faccia tosta, ma quando sto in scena non sono più Salvatore.

Attualmente in cosa sei impegnato?
Sono impegnato ma, non dico in cosa. Ci saranno delle belle novità, quindi giornalisti preparatevi!

Un talento che, quando sale sul palcoscenico o sta sul set si evidenzia dalle prime battute, e una simpatia e una galanteria che piace invece, quando si ha la fortuna di dialogare con lui.


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