I successi del ring e il talento sul set, è lui Vincenzo Della Corte 2


Ruoli importanti per l’attore in teatro, nel cinema indipendente e sul piccolo schermo


Intervista di Desirè Sara Serventi

Della Corte Vincenzo 1

E’ un attore emergente Vincenzo Della Corte, che ha già mostrato con grinta e determinazione il suo talento. Muove i suoi primi passi nel mondo delle arti marziali, raggiungendo ottimi risultati, è infatti ex campione italiano e vice campione mondiale di kick boxing. Successivamente decide di accantonare il ring per lavorare nel mondo dello spettacolo. E’ un attore che si sta facendo spazio nel cinema indipendente, ottenendo con le sue interpretazioni ottime critiche per i ruoli da lui interpretati.

Dal ring al palcoscenico, due mondi completamente diversi, ci racconti di come è avvenuto questo passaggio?
Completamente diversi? Si chiamano arti marziali perché è arte tanto quanto la recitazione, nel mio attuale campo forse si lotta ancor più, di quando e quanto lottavo sul ring, quindi tutte queste differenze non riesco a trovarle. I successi sul ring e il voler diventare il “Bruce Lee Italiano” mi hanno portato a intraprendere questo percorso, strada intrapresa a Milano dove frequentai il mio primo corso. Esigenze lavorative mi portarono a Pavia e lì, lontano dal ring, mi avvicinai al set.

Sei un attore, un presentatore, un intrattenitore, un cabarettista. Possiamo definirti un artista versatile?
Per essere un artista versatile dovrei anche saper cantare, ho frequentato corsi di canto, ma ammetto la mia lacuna. Sono versatile come attore, dicono che riesco sia in ruoli drammatici che comici. Lavoro come cabarettista e fortunatamente il pubblico sembra apprezzare, ma non riesco a sentirmi tale, mi diverto molto quando presento ed intrattengo il pubblico durante gli eventi, e penso che lo faccia anche il pubblico, perché sono dell’opinione che se ci divertiamo noi sul palco, lo trasferiamo anche a chi ci osserva.

Il tuo percorso formativo nel mondo della recitazione?
Il mio percorso varia tra stage e workshop con agenti registi e casting director. Ho cominciato a studiare nel 2004, abitavo a Pavia e lavoravo in un campo molto lontano dai riflettori, sostituivo i contatori “Enel”, ma recitare mi è sempre piaciuto e quando seppi che a Milano, Marco Predolin e Marco Balestri tenevano uno stage di introduzione alla tv, non riuscii a resistere e mi iscrissi. Seguo tutt’oggi, corsi di recitazione come lo studio della “tecnica Chubbuk” con la straordinaria e unica insegnante ufficiale in Italia, Patrizia De Santis.

Ci parli dei tuoi lavori come attore?
Ho recitato nelle fiction ” I Cesaroni”, ” Un medico in Famiglia” e ” Un Posto Al Sole”, e al cinema ho scambiato qualche battuta con Sergio Castellitto in un film di Vincenzo Terracciano. Ho esordito nel mondo del doppiaggio, ho doppiato una miniserie rai e una parte, nel film di Alberto de Venezia “Io è morto” prodotto da “Ipnotica Produzioni”, in uscita a breve al cinema.

Ruoli importanti?
I ruoli importanti per ora li ottengo solo nel cinema indipendente e sul piccolo schermo in sit com e in cortometraggi, oltre che a teatro naturalmente.

Tra le tue esperienze lavorative per il teatro, cinema e televisione, quale spicca più degli altri?
Se per “spicca” intendi quale preferisco, beh, amo il teatro.

Perché?
Per le emozioni che regala, l’immediatezza di sapere cosa hai trasmesso al pubblico, ma la popolarità che crea e dona la televisione, anche in pochi minuti, mi fa impazzire.

Sei un po’ egocentrico?
Ammetto di essere sia egocentrico che narcisista e per questo, l’essere riconosciuto e fermato mi piace molto.

Qual è il genere in cui preferisci recitare?
Amo far ridere, e preferisco i ruoli comici a quelli drammatici.

In scena ti ritrovi ad interpretare ruoli non proprio comici?
Per i miei lineamenti, mi ritrovo spesso ad interpretare ruoli molto lontani da quel che sono, spesso sono il malvivente o il camorrista.

Quali sono le difficoltà per un attore che vuole emergere?
Le difficoltà che si possono incontrare in qualsiasi tipo di lavoro! Come diceva Amanda Sandrelli in “Non ci resta che piangere” di Massimo Troisi: Bisogna provare provare provare, provare. E cosa ancor più fondamentale, bisogna farsi trovare sempre preparati!

Un tuo parere sul cinema italiano?
La commedia all’italiana penso abbia ancora molto da dire e, gli incassi lo confermano anche se sembra che le produzioni italiane lavorino molto di più per la televisione.

Per quale motivo?
Non so il perché, ma penso che con i registi di alta qualità che abbiamo nel nostro paese, potremmo prenderci una bella fetta del cinema mondiale. Si potrebbe e dovrebbe anche dar spazio ai molti giovani che spesso restano nell’anonimato perché non hanno potenzialità distributive.

Quali film scegli di vedere al cinema?
Quando vado al cinema scelgo sempre film italiani, il nostro cinema è quello che ancora preferisco, subito dopo mi sta piacendo sempre più il cinema francese.

Se ti chiedessi di parlare dei casting?
Sono stato da entrambe i lati della scrivania. I casting sono il colloquio di lavoro che si fa in un’azienda, spesso però, hanno dei passaggi troppo lunghi, devi conoscere troppe persone prima di arrivare al regista, cosa che in altri paesi non accade, e nemmeno nell’indipendente. Spesso poi, si organizzano casting solo per ruoli minori, perché gli altri sono già assegnati, difficilmente sono aperti per i ruoli da protagonisti.

Sei stato impegnato con lo spettacolo teatrale, Barbara?
Recito i “pezzi” di Angelo Orlando dal mio primo provino, Barbara è un copione molto particolare, ho accettato solo perché sapevo di chi fosse il testo, poi gli accorgimenti del regista sul personaggio me lo hanno fatto piacere ancora di più. Carmine, che nel film è pugliese, lo abbiamo fatto diventare napoletano e aggiunto due ingressi in scena, uno dei due in cui recitavo nei panni di un pulcinella 2.0. Abbiamo fatto sold-out e il pubblico era molto divertito e soddisfatto. Una bella esperienza!

Tra il cinema e il teatro, quali sono le differenze che hai trovato?
Il pubblico!

Vuoi essere più preciso?
L’immediatezza del sapere cosa stai trasmettendo, le emozioni che regala il teatro sono troppo forti e, difficilmente puoi provarle davanti ad una cinepresa. Il teatro permette di creare più squadra che il cinema, forse perché non ci sono tutte le figure che si trovano sul set. Ammetto però che quando sento “Motore, ciak, azione” le gambe mi tremano lo stesso.

Fai parte del cast della serie tv “Il potere di Roma”. Puoi svelare qualcosa?
Se vi svelo qualcosa poi rischio di farvi perdere la curiosità di vederci. Vi dico che è un action scritto e diretto molto bene, attualmente in montaggio. Facciamo così, io domani vado a sbirciare il lavoro in ufficio e, alla prossima intervista vi svelo cosa ho scoperto.

Prima di andare in ufficio a sbirciare, perché non ci dici chi interpreti?
Il nome del mio personaggio è Antonio Capasso, camorrista napoletano, freddo e cinico, l’unico della banda che non era in carcere con loro. E’ il tramite dal loro vecchio modo di delinquere al nuovo.

Racconta un aneddoto divertente durante le riprese?
Considera che Mainboard Production ha la capacità di far diventare un gruppo di lavoro, una famiglia, di aneddoti divertenti ce ne sono a bizzeffe, dalle papere, alle cene o i pranzi insieme, agli scherzi in albergo o i video di back stage, poi con Mirko Alivernini, è una recita continua.

Cosa puoi dire riguardo al regista Mirko Alivernini?
Un talento coraggioso, un “autodidatta accademico”. Un mio conoscente diventato mio regista, per poi diventare mio Amico!

Nel mondo della recitazione vige la meritocrazia?
Un vecchio personaggio di Francesco Paolantoni direbbe: Posso avere la domanda di riserva?

Se ti dicessi che non c’è la domanda di riserva, cosa risponderesti?
La meritocrazia in Italia non vige in nessun campo! Se si è bravi si hanno delle possibilità, se hai delle conoscenze ne hai di più, se hai pure fortuna allora: “bongibongibobobo”, ti piace vincere è facile.

Quanto è utile per il vostro lavoro il social?
Il social è utile, ma le pubbliche relazioni dal vivo, lo sono ancor di più! Partecipare ad eventi, rassegne, spettacoli, prime o presentazioni, serve sicuramente più di un “like”, ma ammetto che mi è capitato di prendere lavori tramite i social. I social sono utili ed importanti più per creare un filo diretto con il pubblico.

Usi i social?
Ho tre profili facebook, un officialpage, twitter, linkedin e instagram. Esagerato?

Attualmente in cosa sei impegnato?
Con la dieta. Scherzi a parte, sono impegnato con il teatro, uno spettacolo con il quale siamo in tourné di matineé, da ottobre e finiremo ad aprile: “Xche con la X” di Luca Varone, che lo vedremo in Gomorra2 prodotto dalla Klimax.

Progetti?
Con la Mainboard Production, a breve cominceremo a girare la sitcom “Un tetto per 2”, in attesa di risposte dal mio agente, a teatro sarò impegnato, oltre che con “Xche con la X”, collaborerò con l’associazione “Source Of Emotions” di James Lamotta e “Funny Moon” di Ettore Rossi, dovrei perché il condizionale è d’obbligo nel nostro campo, anche girare un film come coprotagonista, in primavera e uno a fine febbraio.

Vuoi aggiungere altro?
Aggiungerei di incrociare le dita e sperare che a quanto elencato si aggiunga altro e di consacrarmi e affermarmi presto. Aggiungo anche che alle mie esperienze, grazie ad Ipnotica Produzioni, ci sarà la radio. Comincio infatti, un programma divertente su radio Top 100 Rtv, dove si sentiranno anche i miei personaggi di cabaret. Ti ringrazio per il tempo dedicatomi. e saluto tutti i lettori.

Piacevole chiacchierare con l’attore, che mostra talento per la recitazione e simpatia nei rapporti con gli altri. Che dire, Sledet.com incrocia le dita per lui.


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