Gli eccentrici piedi dell’artista Monsieur David


La trasmissione Colorado è stata per lui una vetrina per far conoscere la sua arte dei piedi


Intervista di Desirè Sara Serventi

MonsignorDavid

E’ un artista internazionale dotato di piedi eccentrici, il talentuoso Monsieur David. E’ un esperto nel teatro di figura, che realizza con i suoi piedi con una maestria eccezionale. Ed è proprio con i suoi straordinari piedi, che racconta nei vari teatri, le storie musicali che scrive, ricche di entusiasmo e di originalità. Un personaggio che si è fatto conoscere al grande pubblico per le sue performance ricche di creatività.

Ci parli di te?
Certo che parlare di se è una cosa che ho sempre evitato.

Perché?
Perché mi piace l’idea che siano gli altri a raccontare di me, per conoscere meglio questo specchio cosa riflette sul mondo.

Farai un’eccezione?
A un certo punto della mia vita adolescenziale mi sono accorto che c’erano troppe persone che vivevano una vita che non gli piaceva, e mi rendevo conto che la prima cosa che bloccava le persone era la paura di affrontare se stessi. Allora mi promisi che se volevo stare sul pianeta, e riflettere la luce della vita mi sarei dovuto impegnare, affrontando la vita con grande coraggio, andando sempre alla ricerca delle cose che mi risuonavano di più. Mi feci la promessa che per ogni lavoro che avrei iniziato, non mi sarei semplicemente accontentato della sicurezza di uno stipendio, ma doveva essere prioritario il fatto di riconoscere se quel lavoro mi dava felicità o non, e sono felice di come ho preso la vita di petto, e del coraggio che metto ogni giorno.

La trasmissione Colorado, è stata una bella opportunità?
Sicuramente è stata una vetrina che mi ha dato l’opportunità di far conoscere la mia arte dei piedi, ma credo che il vero successo che si deve costruire nel tempo, sia attraverso la cassetta degli attrezzi interiore.

Vuoi essere più chiaro?
Prima parlavo di coraggio, e aggiungo azione, intuito, creatività, dolcezza, diplomazia, amore e quant’altro. Quando riusciamo a vedere e diventare amici, quasi partner della nostra tristezza, del nostro momentaneo senso di insicurezza e paure di varia natura, possiamo pensare di essere persone di successo. Il successo che mi scorre dentro è quello della fede, del mio legame con la natura che non mi fa mai sentire solo. Successo significa riconoscere di essere parte di una grandiosa comunità di persone, del cosiddetto uno universale che se sappiamo sentire quotidianamente, ci spinge con grande forza a realizzare i nostri scopi.

Parli della tua esperienza a Colorado?
Appena sono entrato negli studi Mediaset mi sentivo come un bimbo che entra in una caverna, curioso, un po’ spaesato perché dove mi giravo, vedevo i miei miti che poco prima avevo visto solo dallo schermo.

Poi?
Di li a poco mi esibivo in uno dei palchi italiani più visti, e una volta superata la prima sfida, avevo tutti i colleghi che mi abbracciavano e si complimentavano, e le sensazioni da li a poco cambiarono. La televisione è bella, ma non bisogna confonderla con la realtà.

Come nasce il tuo nome d’arte?
Il mio nome è Davide, e quando avevo 19 anni cominciai a lavorare nei villaggi turistici, il capo villaggio era molto simpatico e pittoresco, e amava dare il nome inventato ai suoi animatori, a un duo del mini club li chiamò Tom & Jerry a uno sportivo lo chiamo Rh positivo, e a me Monsieur David.

Per quale motivo?
Mi disse che da come vestivo e da come mi ponevo con gli ospiti, sembravo un francese, e devo ammettere che quel nome d’arte segnò tutta la mia carriera artistica. Oggi posso dire che Davide quel semplice ragazzo del quartiere San Paolo di Torino che per un po’ di tempo si è sentito trascurato, oggi è molto amico di Monsieur David.

Qual è stata la tua formazione artistica?
La mia formazione artistica parte dal mio quartiere all’età di 12 anni circa, quando frequentavo una compagnia molto grande. Ero un po’ imprevedibile, amavo fermare gli sconosciuti, salutare chiunque incontrassi, rompere sempre lo schema, i miei amici si divertivano molto. Ero un po’ il buffone di corte, non simpatico, ma avevo l’esigenza di far sentire la mia presenza nel mondo. Questa capacità di mettermi un po’ in ridicolo, mi faceva attingere informazioni da un luogo sconosciuto dai molti, che camminavano allineati come un esercito.

Hai fatto tanti lavori diversi tra di loro?
Cambiai molti lavori dal cuoco, al venditore di aspirapolveri, l’elettricista, il muratore ,barista, tentando anche la carriera militare, ma niente mi faceva gioire come i miei scherzi in mezzo alla gente.

Allora?
Un giorno mentre ero in visita da Gianfranco un mio amico fraterno, trovai un giornale degli annunci, che modificò per sempre la mia vita.

Cosa c’era scritto?
Cercasi animatore per lavorare Italia e estero anche senza esperienza.

Cosa hai fatto?
Partii e passarono tanti anni in cui affinai la mia personalità, dove imparai a condurre davanti a moltissime persone. Imparai il mondo del teatro, del dietro le quinte, la scenografia, ma la cosa più bella e più difficile, fu quello di imparare a confrontarmi con i miei compagni di viaggio. Credo che quella fantastica esperienza sia stato il motore principale della mia carriera artistica, mi misi a frequentare scuole teatrali, stage, ma l’esperienza sul campo è stata determinante per creare quella presenza necessaria nel mestiere dello spettacolo.

Tu lavori con i piedi?
Ancora oggi non mi capacito di come abbia potuto fare dei miei piedi il mio mestiere. Se penso a quando ero più piccolo, odiavo i miei piedi perché erano grandi, ossuti e io magrolino. Quando mi abbronzavo e solo loro rimanevano bianchi, sembrava che avessi le pinne ai piedi.

I tuoi piedi sono diventati eccentrici?
I miei piedi sono più eccentrici di me. Quando entro in scena i miei piedi manifestano tutta quella voglia e quell’entusiasmo che gli ho trasmesso.

Se la cavano bene?
Se la cavano bene direi, al punto che questo natale gli ho regalavo un pediluvio nel sale grosso. Quando sono entrati in scena, come si atteggiavano.

Che cosa si intende per teatro di figura?
Viene denominato teatro di figura, quella particolare arte teatrale che utilizza burattini, marionette, pupazzi, ombre, oggetti, come protagonisti dello spettacolo teatrale, e segni di un linguaggio fortemente visivo e sensoriale. Io lo realizzo con i piedi.

Tu provieni dal teatro, quali sono le differenze che hai trovato lavorando in televisione?
La differenza fra teatro e televisione e netta, sopratutto per quanto riguarda il tempo a disposizione.

Per le storie che porti in scena punti gli occhi sulla trama, o sulla musica?
Entrambe le cose sono importanti, io passo delle ore prima di inventare una storia. All’ascolto della musica spazio dall’operetta alla musica New age, perché ogni frequenza della musica può darmi delle sollecitazioni di immagini e avvenimenti. La musica è molto importante perché solo al pensiero che la gente che mi deve seguire possa annoiare le proprie orecchie, mi rattristerebbe. La trama nasce dopo, sì è vero che amo le cose minimal, mi affascina dar vita ad un personaggio che fa semplici azioni perché poi, un piede vestito è proprio curioso da guardare. Spero di poter scrivere nuove storie sempre più coinvolgenti.

Cosa è per te l’arte?
L’arte per me è l’esigenza di esprimere un senso di presenza, di unicità in cui ognuno in base alla propria scelta può fare la differenza con la sua maestria. L’arte è un’ occasione per incontrarsi con i nostri simili, è un’opportunità che ci permette di distinguere i pensieri corrotti della mente competitiva.

Un artista creativo, talentuoso, che riesce a portare in scena degli spettacoli eccentrici, e con una tecnica di espressione alternativa e ricca di originalità. Sledet.com è stata ben lieta di aver intervistato un professionista dell’arte figurata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *