A parlare è Adriana Musella: L’antimafia non può essere gestione di potere!


E’ il Presidente del Coordinamento Nazionale Antimafia Riferimenti e vuole trasmettere un messaggio di riscatto dalla barbarie


Intervista di Desirè Sara Serventi

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A gran voce il Presidente del Coordinamento Nazionale Antimafia Riferimenti, Adriana Musella asserisce che, l’antimafia non può dar luogo ad equivoci, e non può essere gestione di potere, ma di nomi e cognomi riconoscibili e disinteressati e aggiunge che la gestione del potere degli affari e del denaro non vanno bene con l’impegno antimafia, perché dev’essere quest’ultimo a controllare il potere e non viceversa. Ha un ottimo rapporto di amicizia col Presidente del Senato, Pietro Grasso e afferma che quei valori in cui lui ha creduto li ha portati nelle istituzioni sedendo sul banco del senato, e sono gli stessi che aveva da magistrato e con i quali ha combattuto la mafia. Con la garbatezza e la disponibilità che la caratterizzano ha accettato di essere intervistata per parlare del suo impegno nella lotta alla mafia.

Lei è il Presidente del Coordinamento Nazionale Antimafia Riferimenti?
Si sono il presidente e la mia associazione è stata fondata da Antonino Caponnetto. Il mio impegno dura da 25 anni.

Di cosa vi occupate?
Ci interessiamo soprattutto di formazione e di giovani fin dal 1993. Oggi tutti parlano di educazione alla legalità, anche a sproposito. Quando invece, ho iniziato questo percorso, si negava anche l’esistenza del fenomeno mafioso.

Il simbolo che avete scelto per il Coordinamento è la gerbera gialla, perché?
E’ un simbolo di resistenza, un fiore dallo stelo forte e robusto, come forte e robusto è l’impegno di chi combatte in trincea. Giallo perché nella sua solarità vuole trasmettere un messaggio di rinascita e quindi di riscatto dalla barbarie.

Che caratteristiche deve avere chi fa antimafia?
Chi assume quest’impegno deve essere credibile, perché l’antimafia non può dar luogo ad equivoci, non se lo può permettere in quanto è una questione che ha a che fare col sangue e con la morte. L’antimafia non può essere gestione di potere, l’antimafia non può essere una cozzaglia di sigle, l’antimafia non può essere identificata o non può avere al proprio interno pezzi di partiti politici.

Quindi?
L’antimafia deve essere fatta da nomi e cognomi riconoscibili e disinteressati, tali da mettere in gioco la propria vita per la causa. Non può confondersi con la politica né ospitare al proprio interno centri di potere, poiché diventa uno strumento di potere a sua volta incontrollabile.

Sta puntando il dito su qualcuno?
Non punto il dito, e non prendo nemmeno le difese di nessuno. Troppi scandali, troppi veleni in questi ultimi tempi in un mondo che si è appropriato abusivamente e calpestato qualcosa che dovrebbe essere semplicemente un valore nonché un problema di coscienza un sentimento per me. Ritengo che le tante attività che si consumano all’ombra dell’antimafia, non ultima quella del riutilizzo dei beni confiscati, andrebbero diversificate e chiamate ciascuna col proprio nome.

Vuole essere più precisa?
Chi vuole creare, gestire e fare commercializzazione lo faccia, ma non parli in nome dell’antimafia. La gestione del potere degli affari e del denaro non vanno bene con l’impegno antimafia, perché dev’essere quest’ultimo a controllare il potere e non viceversa.

A suo parere si è affievolita la lotta alla mafia?
Credo proprio di sì. Non ritengo ci sia un effettiva volontà politica di combattere la mafia, e non mi riferisco solo al governo attuale, non c’è da tempo. Ultimamente con i tagli che sono stati fatti, però, non mi si può dire che si tiene alta la guardia nel contrasto al crimine. Nelle liste che vengono presentate dai vari partiti, nelle competizioni elettorali, vi sono candidati di dubbia moralità e dall’altra parte non si sostiene chi s’impegna che resta solo, ovunque operi: nei tribunali come nell’associazionismo o nelle Forze dell’Ordine. Si va avanti per la buona volontà dei singoli.

Lei come si sente?
Io sono sola, perché non gestisco potere, perché dico le cose come stanno e risulto un personaggio scomodo. Cerco di parlare con le istituzioni politiche ma non rispondono, sono isolata come tutti coloro che combattono realmente e questo non è bello nè confortante. Costoro sostengono soltanto i grandi business o coloro che parlano la stessa lingua politica. E’ tutto un gioco di potere dove gli ideali non esistono.

Cosa può dire riguardo ai tagli alla sicurezza?
La sicurezza riguarda l’incolumità dei cittadini, e non dovrebbe essere mortificata come invece lo è. Tribunali senza uomini e mezzi. Forze di polizia con strumenti insufficienti e obsoleti. Io vivo sotto scorta e le autovetture in dotazione alla Questura di Reggio Calabria contano non meno di 200.000 Km con tutte le conseguenze del caso, per cui se non ti ammazzano i criminali, rischi di morire su strada. Non si può combattere la criminalità in questa maniera perché le armi risultano spuntate.

Col Presidente del Senato Pietro Grasso, lei ha un ottimo rapporto?
Con Piero Grasso ho un ottimo rapporto perché siamo amici da lunga data. Ha fatto parte del comitato scientifico del Coordinamento che presiedo quando questo è stato fondato. Per tutti noi è un degno successore di Antonino Caponnetto. Il Presidente del Senato è una persona con cui ho collaborato per circa vent’anni. Oggi è la seconda carica dello Stato, ma ciò non toglie i nostri rapporti di stima, di fiducia e di affetto reciproco. Lui che è una persona per bene ha realizzato un disegno di legge contro la corruzione ma la verità è, che il sistema dei partiti l’ha dimezzato e stravolto.

Cosa può dire del Presidente del Senato come persona?
E’ una gran bella persona. Un uomo buono e semplice. Per me è un amico cui voglio bene così come ne voglio alla sua famiglia. Quei valori in cui ha sempre creduto, li ha portati nelle istituzioni sedendo sul banco del senato e sono gli stessi che, aveva da magistrato e con i quali ha combattuto la mafia.

Le è stato assegnato il premio nazionale Antonino Caponnetto?
Per me ricevere un premio alla memoria di Antonino Caponnetto è stato motivo di grande commozione. E’ stato proprio Caponnetto ad avviarmi a questo impegno, ad insegnarmi a parlare ai giovani. Ho avuto la grande fortuna di averlo avuto come maestro ed oggi questo riconoscimento è come se attestasse che quegli insegnamenti sono andati a buon fine, e’ quasi la conferma di non averlo tradito.

Da dove nasce la sua lotta alla mafia?
La mia antimafia nasce da un grande dolore cui ho cercato di dare un senso: l’uccisione di mio padre, fatto saltare in aria dalla ‘ndrangheta calabrese. Ho cercato di tenere viva la memoria attraverso quel poco o quel tanto, che sono riuscita a costruire nella società. Non so se vi sono riuscita, ma so che ce l’ho messa tutta mettendo in gioco la mia vita.

Un impegno di tutto valore quello del Presidente del Coordinamento Nazionale Antimafia Riferimenti, fatti di una battaglia all’insegna dell’onestà e della legalità.

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